Sotto il Pastificio Garofalo di Gragnano riemerge una necropoli arcaica con tombe intatte


Categorie:  Nuovi Ritrovamenti Scavi Protostoria
Tags:  Gragnano   Campania   necropoli   Ager Stabianus   Pastificio Garofalo   età arcaica   corredi funerari   ambra   scarabei   sirena   archeologia preventiva   Italia  
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Durante i lavori di ampliamento del Pastificio Garofalo, a Gragnano, è tornata alla luce una necropoli arcaica della prima metà del VI secolo a.C. con circa 70 sepolture monumentali. Le casse in tufo hanno conservato corredi intatti (perfino tessuti, legni e ceste) insieme a scarabei egizi, ambre e argenti etruschi.
Durante i lavori di ampliamento del Pastificio Garofalo, a Gragnano, è tornata alla luce una necropoli arcaica della prima metà del VI secolo a.C. con circa 70 sepolture monumentali. Le casse in tufo hanno conservato corredi intatti (perfino tessuti, legni e ceste) insieme a scarabei egizi, ambre e argenti etruschi.

C’è una terra, in Campania, che sapeva di grano molto prima di sapere di Roma. A Gragnano, la patria della pasta, i lavori di ampliamento dello stabilimento del Pastificio Garofalo, in via dei Pastai, hanno restituito una scoperta che nessuno si aspettava: una necropoli arcaica della prima metà del VI secolo a.C., rimasta sigillata nel sottosuolo per oltre duemilacinquecento anni. I risultati della campagna di scavo 2025/2026 sono stati presentati il 15 luglio 2026 dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Napoli.

Le indagini, condotte nell’ambito dell’archeologia preventiva che accompagna i cantieri edilizi, hanno portato alla luce circa settanta sepolture monumentali, disposte con ordine quasi geometrico lungo un antico asse viario. Ci troviamo nel cuore dell’Ager Stabianus, il territorio dell’antica Stabia: un’élite di altissimo rango che qui seppelliva i propri morti quando Pompei era poco più di un villaggio.

Casse di tufo che hanno fermato il tempo

Il dato che ha lasciato senza parole gli archeologi non è tanto il numero delle tombe, quanto il loro stato di conservazione. Alcune delle grandi casse in tufo erano perfettamente sigillate e hanno protetto i corredi in modo pressoché miracoloso, custodendo persino i materiali organici che di norma il tempo cancella per primi: tessuti, oggetti in legno e ceste di fibre intrecciate. Reperti fragilissimi, che raramente sopravvivono anche solo qualche decennio, e che qui hanno attraversato venticinque secoli.

Accanto a questi oggetti deperibili, i corredi funerari raccontano una comunità ricca e profondamente connessa al Mediterraneo: scarabei egizi provenienti da Naucrati, nel delta del Nilo; ambre lavorate a figure di animali; argenti e bronzi di manifattura etrusca di grande pregio. Un catalogo di importazioni che, da solo, disegna la mappa dei traffici dell’epoca.

«È uno sguardo senza precedenti sulla vita nella Campania preromana», ha spiegato Francesca Mermati, direttrice scientifica dello scavo.

Dal cantiere proviene anche un piccolo capolavoro: un balsamario fittile a forma di sirena, databile tra il 580 e il 550 a.C., oggi già esposto al Museo Archeologico Nazionale di Napoli nell’ambito della mostra Parthenope. La sirena, creatura per metà donna e per metà uccello, non ancora la sirena marina dell’immaginario moderno, è un’immagine quasi perfetta per questa scoperta: un frammento di mito emerso da sotto una fabbrica di pasta.

Perché è importante

La necropoli di via dei Pastai conferma il ruolo centrale di Gragnano e dell’Ager Stabianus negli scambi commerciali che, già nel VI secolo a.C., collegavano la Campania alla Grecia, all’Egitto e al Mediterraneo orientale. Una vitalità economica e culturale che precede di secoli la grande stagione romana e restituisce dignità storica a un territorio spesso raccontato solo attraverso Pompei ed Ercolano.

C’è poi un secondo insegnamento, meno spettacolare ma non meno prezioso. La scoperta nasce da un cantiere industriale, non da una campagna di ricerca programmata: la testimonianza, come ha sottolineato Luigi La Rocca del Ministero della Cultura, che tutela del patrimonio e sviluppo produttivo possono, e devono, camminare insieme. Sotto i piedi di chi ancora oggi fa la pasta a Gragnano, l’archeologia preventiva ha salvato una pagina di storia che stava per rimanere per sempre nel silenzio.

Una breve rassegna stampa:

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Foto: veduta aerea della necropoli di via dei Pastai in corso di scavo (Soprintendenza ABAP Area Metropolitana di Napoli).

Fonte: Soprintendenza ABAP Area Metropolitana di Napoli, HeritageDaily

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