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informazioni su come si inizia uno scavo

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UtenteMessaggio

3:42 pm
27 giugno 2009


martelletta

Ospite

Gentili archeologi (o aspiranti tali),

io non sono un'archeologa, sebbene nutra un certo interesse e subisca indubbiamente il fascino dell'archeologia. Scrivo racconti e adesso sto iniziando il mio primo romanzo. Sono qui per chiedervi un aiuto. Uno dei miei personaggi è un archeologo, non un Indiana Jones, ma una persona normale (non è un romanzo d'avventura), è, diciamo così, un archeologo sfigato, uno che non riesce mai a individuare il sito giusto. Mi chiedevo se qualcuno di voi sarebbe così gentile da fornirmi alcune indicazioni che mi sarebbero utili per rendere il personaggio verisimile, per esempio:

1) prima di scavare è necessaria un'autorizzazione ( magari dalla Sovrintendenza)? E se sì quanto può estendersi (da un min. a un max.) l'area dello scavo?

2) è plausibile che un archeologo, scelta l'area da scavare,  dopo un piccolo saggio se ne penta e si sposti, diciamo così, di 100 metri in 100 metri e che ritorni più volte sulle sue decisioni? Se così fosse, quale tipo di ricerca sarebbe più plausibile?

3) un privato può ottenere l'autorizzazione allo scavo? Può (magari di nascosto) superare i limiti impostigli dalla Sovrintendenza?

Sono molto grata a tutti per l'attenzione. Aspetto suggerimenti.


6:06 am
2 luglio 2009


elisa

Amministratore

messaggi76

Ciao.

Ti rispondo da archeologa "da manovalanza", non ho mai organizzato uno scavo in prima persona ma ho assistito al processo.

Innanzitutto per iniziare a scavare serve un'autorizzazione. L'ente stesso che scava deve avere l'autorizzazione ministeriale agli scavi, l'archeologo capo scavo deve essere scelto (generalmente) in accordo con la soprintendenza e date, luogo di scavo, durata, dello scavo etc etc va tutto dichiarato prima dell'inizio dei lavori.

Che io sappia l'area archeologica non ha dei limiti prefissati, può essere estesa a parecchi ettari, ma l'area indagata (quella che poi si va effettivamente a scavare) è generalmente di dimensioni ridotte, per una questione di personale, spese e durata nel tempo.

L'archeologo, soprattutto in aree archeologiche molto estese, può procedere per piccoli saggi di scavo. Ovviamente le aree da scavare sono scelte con cura a priori, per evitare inutili spese di tempo e denaro, ma può capitare (in uno scavo a cui ho partecipato) che il saggio poi in effetti non portasse a nulla. Non ho però mai visto dei ripensamenti, una volta che hai scavato un saggio ti sei fatto un idea più o meno precisa di cosa ci sia nei paraggi.

Un privato, che io sappia, non può ottenere l'autorizzazione allo scavo. Questo è un processo di accreditamento molto lungo e complesso, fatto di conoscenza e fiducia reciproca tra associazione (o ente che sia) e soprintendenza. Non nasce dall'oggi al domani.

Purtroppo però, come insegna la cronaca, clandestinamente si può fare tutto ciò che si vuole… finchè non si viene beccati!

Ah, un'ultima precisazione, io parlo per lo più di scavi romani e medievali. Non ho molta conoscenza in campo preistorico… qualcosa potrebbe cambiare!

Spero di essere stata utile e non troppo imprecisa ;) … buon lavoro e complimenti per l'idea!

10:21 am
5 luglio 2009


martelletta

Ospite

Ultimo aggiornamento messaggio: ore 5:34 pm – 5 luglio 2009 | autore: martelletta


elisa ha detto:

Ciao.

Ti rispondo da archeologa “da manovalanza”, non ho mai organizzato uno scavo in prima persona ma ho assistito al processo.

Innanzitutto per iniziare a scavare serve un'autorizzazione. L'ente stesso che scava deve avere l'autorizzazione ministeriale agli scavi, l'archeologo capo scavo deve essere scelto (generalmente) in accordo con la soprintendenza e date, luogo di scavo, durata, dello scavo etc etc va tutto dichiarato prima dell'inizio dei lavori.

Che io sappia l'area archeologica non ha dei limiti prefissati, può essere estesa a parecchi ettari, ma l'area indagata (quella che poi si va effettivamente a scavare) è generalmente di dimensioni ridotte, per una questione di personale, spese e durata nel tempo.

L'archeologo, soprattutto in aree archeologiche molto estese, può procedere per piccoli saggi di scavo. Ovviamente le aree da scavare sono scelte con cura a priori, per evitare inutili spese di tempo e denaro, ma può capitare (in uno scavo a cui ho partecipato) che il saggio poi in effetti non portasse a nulla. Non ho però mai visto dei ripensamenti, una volta che hai scavato un saggio ti sei fatto un idea più o meno precisa di cosa ci sia nei paraggi.

Un privato, che io sappia, non può ottenere l'autorizzazione allo scavo. Questo è un processo di accreditamento molto lungo e complesso, fatto di conoscenza e fiducia reciproca tra associazione (o ente che sia) e soprintendenza. Non nasce dall'oggi al domani.

Purtroppo però, come insegna la cronaca, clandestinamente si può fare tutto ciò che si vuole… finchè non si viene beccati!

Ah, un'ultima precisazione, io parlo per lo più di scavi romani e medievali. Non ho molta conoscenza in campo preistorico… qualcosa potrebbe cambiare!

Spero di essere stata utile e non troppo imprecisa ;) … buon lavoro e complimenti per l'idea!


Grazie mille,

le tue informazioni mi saranno utilissime. Non ho capito solo una cosa: il saggio si effettua prima di chiedere l'autorizzazione o dopo? Inoltre, quando parli di associazioni o enti, contempli anche associazioni ed enti privati? Uno può investire in uno scavo e perdere il suo investimento perchè non trova nulla?

Grazie ancora, a presto.

5:08 am
6 luglio 2009


elisa

Amministratore

messaggi76

Anche il saggio e' soggetto ad autorizzazione della soprintendenza. Lo si può fare come sondaggio preliminare allo scavo (ma di solito si utilizza una ricognizione di superficie, meno costosa e anch'essa soggetta ad autorizzazione) o come fase iniziale dello scavo, soprattutto in aree archeologiche estese.

Per quando riguarda le associazioni o enti, possono essere privati, ma con autorizzazione ministeriale allo scavo. I fondi possono essere privati o pubblici. Non capisco molto bene la questione dell'investimento. Uno scavo non porta denaro diretto. Ne porta indirettamente in quanto trovare reperti significativi di solito fa aumentare i fondi per uno scavo successivo (fondi sia privati che pubblici), ma chi spende i soldi per uno scavo non fa un investimento, spende soldi e basta!

1:52 pm
7 luglio 2009


martelletta

Ospite

Gentilissima Elisa,

ti ringrazio ancora per la precisione e la pazienza. Ti farò sapere se verrà fuori qualcosa di leggibile!

A presto.

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