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Gli “Horti pompeiani” al Giardino di Boboli

Dall’esterno si presentano come due grossi cubi neri seminascosti dalla vegetazione nel Giardino di Boboli, Firenze, nelle vicinanze della Limonaia di Palazzo Pitti. Ma entrando all’interno di ciascuno di questi due “cubi” si viene catapultati indietro nel tempo, in un’epoca, quella romana, e in un luogo, Pompei, che immediatamente ci evocano il lusso e l’otium, quell’attitudine dei ricchi cittadini romani a circondarsi di cose belle per il proprio piacere e benessere fisico e intellettuale.

Horti Pompeiani nel Giardino di Boboli

Finora conoscevamo i giardini dei Romani per averli visti dipinti sulle pareti del Triclinio della Villa di Livia a Roma o dello studiolo della Casa del Bracciale d’Oro a Pompei. Ma una sempre maggiore cura e raffinatezza nella conduzione degli scavi col metodo stratigrafico, accompagnata ad un’indagine scientifica, palinologica e archeobotanica, sui pollini e sulle sementi rinvenute nei giardini delle domus pompeiane, permette oggi di poter ricostruire fisicamente quei giardini con una precisione incredibile!

Ed ecco che il Giardino di Boboli ospita un particolare allestimento: Horti Pompeiani, la ricostruzione filologicamente corretta di due giardini privati a Pompei, così come dovevano presentarsi al momento dell’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C.

Sono due i giardini delle domus ricostruiti a Boboli: il giardino della Casa dei Pittori al Lavoro e quello della famosa Casa dei Vettii.

Il giardino della casa dei Pittori al lavoro è stato il primo ad essere ricostruito: gli scavi hanno permesso di individuare le aiuole, delimitate da vialetti in terra battuta. Esse erano delimitate da una recinzione di cannucce intrecciate a due a due e sostenute da canne più grandi. Le aiuole periferiche, non recintate, ospitavano l’artemisia, la pianta dell’assenzio. Nelle aiuole si alternavano cespugli di rose e di ginepro, mentre il muro di fondo era mascherato con festoni di viti. Tutte le essenze coltivate potevano essere usate anche a fini terapeutici, secondo il gusto romano della prima età imperiale; la varietà delle piante era dovuta ad un gusto “enciclopedico” dei domini per la coltivazione di specie diverse ad uso ornamentale, farmaceutico e alimentare.

Il giardino della casa dei Vettii è senza dubbio più spettacolare. La domus fu scavata già a fine ‘800 ma nonostante il metodo stratigrafico all’epoca fosse ancora di là da venire, essa è stata costantemente oggetto dell’attenzione di tutti gli studiosi per il suo ricco apparato decorativo e scultoreo (tra l’altro, si tratta dell’apparato scultoreo più famoso e meglio conservato di tutta Pompei) e per il suo giardino, animato da eleganti giochi d’acqua. Proprio questi sono ricostruiti nel secondo “cubo” di Boboli. Fra le 18 colonne del peristilio che circonda il giardino, era collocata una dozzina di statue (se ne conservano 9) che emettevano getti d’acqua che ricadevano in 8 bacini marmorei circolari e rettangolari. La disposizione delle statue nel giardino ha solo ed esclusivamente un carattere estetico e ornamentale. Di particolare interesse sono due statuette in bronzo collocate specularmente al centro del portico settentrionale del giardino e raffiguranti due fanciulli che reggono in una mano un grappolo d’uva e nell’altra un’anatra dalla quale fuoriesce il getto d’acqua. Poiché ai tempi dello scavo del giardino non esistevano ancora studi di paleobotanica in grado di capire quali essenze fossero coltivate, si pensò di popolare il giardino con le piante dipinte sulle pareti del peristilio, in particolare rose e margherite. Lo scavo aveva comunque permesso di individuare la corretta conformazione delle aiuole, all’interno delle quali vennero riposizionate esattamente le statue e le fontanelle.

Boboli ospita gli Horti pompeiani; antico e moderno si incontrano, soprattutto si incontra un modo di vivere privatamente il giardino in età romana, calato nel contesto rinascimentale e lussureggiante del Giardino di Boboli, che oggi è aperto al pubblico e ha perso il suo carattere di giardino privato.

Gli Horti pompeiani sono visitabili fino al 31 dicembre 2009 e la loro visita è compresa nell’ingresso al giardino di Boboli.

Medioevo in Mostra al Castello di Belgioioso (PV), tra falconieri, lupari e fantasy

Medioevo in Mostra al Castello di Belgioioso (PV)

Giunta alla decima edizione, con i suoi oltre 100.000 visitatori è la rassegna internazionale di riferimento per i cultori dell’Età di Mezzo. Quest’anno si aggiungerà anche il fantasy.

Medioevo in mostra - Belgioioso 2009

Dalle 14 alle 20 di sabato 29 agosto e dalle 10 alle 20 di domenica 30 agosto 2009, al Castello di Belgioioso tornerà la manifestazione “Medioevo in Mostra”, che deve la sua duratura fama internazionale – la prima edizione risale infatti al 1996 – a un felice e unico connubio e cioè unire molteplici spettacoli e attrazioni di tipo medievale, accattivanti anche per i neofiti, al fatto di essere il luogo deputato d’incontro e confronto culturale per tutti coloro che operano filologicamente nella rievocazione di questo affascinante periodo storico.

Fra gli oltre 140 espositori provenienti da tutta Europa ci saranno università, musei, città d’arte, rocche e castelli, enti di ricerca e tutela storica, artigiani, oplologi, famosi e selezionati gruppi e associazioni di rievocazione storica medievale.

Nel parco del castello, sia sabato che domenica, saranno montati diversi accampamenti militari con ricostruzioni di vita da campo medievale, con molti banchi e botteghe di armaioli, calzolai, ricamatrici, amanuensi, erboristi, orafi, vasai e cesellatori, fra i quali si aggireranno e si esibiranno musici, saltimbanchi, burattinai, mangiafuoco e danzatrici. Non mancheranno naturalmente i falconieri – presenti domenica – con i loro affascinanti rapaci di diverse specie, tutti perfettamente addestrati così come realmente accadeva nel medioevo e che alle 17 circa di domenica stupiranno con le loro acrobazie nel volo libero. Per questo motivo, oltre che per la presenza di cavalli, per motivi prudenziali è assolutamente vietato l’ingresso ai cani e ad altri animali estranei all’organizzazione.

Fra gli animali messi in campo dall’organizzazione, anzi, ve ne saranno di particolari. Infatti, a Medioevo in Mostra a ogni edizione si affronta – con mostre o spettacoli – un tema diverso. Quello del 2009 sarà relativo ai lupari, addetti specializzati alla caccia al lupo che Carlo Magno nel IX secolo mise in campo in tutto l’impero. Allora i lupi erano un problema diffuso e grave, al contrario di oggi in cui questa specie è giustamente protetta.

Belgioioso - Medioevo fantasy 2009

Da non perdere, alle 16,30 di domenica, la Giostra della Quintana – tipica gara medievale in cui i cavalieri mettevano in mostra la loro abilità, oltre alle capacità dei loro destrieri – e il Torneo a Cavallo.

La novità più eclatante di questa edizione è che circa metà del parco del castello, vasto diversi ettari, sarà riservato al cosiddetto “medioevo fantastico” e cioè al fantasy. Qui, sarà presente un mercato in tema con articoli provenienti da tutto il mondo – corone elfiche, libri, spade hobbit, oggettistica Uruk-Hai e così via – nonché, sia sabato che domenica, laboratori didattici, scuole di magia e di incantesimi (con tanto di rilascio di attestato di mago), investiture di cavalieri, musicanti, danze e ballate elfiche, taverne e locande con cibi e vini “magici”. In castello sarà visitabile, già inclusa nel prezzo d’ingresso, anche una mostra su “Il Signore degli Anelli” relativa soprattutto a Orchi, Uruk-Hai, Nazgul e WitchKing. E chi vorrà avrà anche a disposizione molte postazioni di giochi di ruolo fantasy, con la possibilità di “scendere in campo” e partecipare.

Il biglietto d’ingresso, valido per un giorno, costerà 9 euro. Fino a 5 anni d’età l’ingresso è gratuito. E’ possibile ottenere il biglietto scontato a mezzo Internet su www.medioevoinmostra.com

In caso di maltempo la manifestazione avrà comunque regolare svolgimento essendo in buona parte al coperto.

PER INFO:

Castello di Belgioioso (Pv).

Tel.0382.970525

www.belgioioso.it

Archeologos 2009: l’autunno trentino ricco di musica, teatro, mostre, escursioni comprende anche il prestigioso Meeting Annuale degli Archeologi Europei

L’ARCHEOLOGIA PER TUTTI

Musica e teatro, laboratori didattici, mostre e convegni specialistici per ‘estate-autunno 2009

ArcheoLogos 2009

Dai concerti sull’antica strada della Tridentum romana ai laboratori per tutta la famiglia al Museo Retico di Sanzeno, dall’archeologia sperimentale all’area di Acqua Fredda al Passo del Redebus alla caccia al tesoro per i più piccoli presso il sito delle palafitte di Fiavè, sono numerose le iniziative curate nel corso dell’estate dal Settore archeologia della Soprintendenza per i Beni librari archivistici e archeologici della Provincia autonoma di Trento. Tutti gli appuntamenti sono ora raccolti nella pubblicazione “ArcheoLogos – parole sull’antico”.

Grazie al supporto e alla collaborazione di Comuni, Aziende per il Turismo, Enti e Associazioni che operano sul territorio, le iniziative costituiscono un’opportunità per approfondire, divertendosi, la conoscenza del ricco e variegato patrimonio archeologico del Trentino. Ecco allora che le tracce del passato si intrecciano con il presente e diventano luoghi di incontro e svago che in un’ambientazione di particolare fascino accolgono mostre, attività didattiche, concerti, spettacoli teatrali, conferenze.

TRIDENTUM

Di grande atmosfera per il contesto che li ospita e per la bravura degli esecutori sono i tradizionali concerti di musica classica in programma al S.A.S.S. il 10 e il 18 luglio nell’ambito dell’8° Festival Risonanze Armoniche.

Tridentum farà anche da sfondo alla trasposizione teatrale della vita di Federico Halbherr che il 25 settembre sarà protagonista di “Kyrios Frederikos. Un archeologo trentino nei labirinti di Creta”, letture itineranti con il gruppo Emit Flesti al S.A.S.S. e all’area archeologica di Palazzo Lodron.

Nel corso dell’autunno verrà inoltre riproposto, in collaborazione con il Museo Diocesano Tridentino, “Alla scoperta di Tridentum. La città sotterranea”, l’itinerario archeologico nel centro di Trento, dal S.A.S.S. a Porta Veronensis e alla Basilica Paleocristiana.

MUSEO RETICO

Il Museo Retico – Centro per l’archeologia e la storia antica della Val di Non, a Sanzeno, oltre all’interessante percorso espositivo che si snoda nel “pozzo del tempo” e alle visite guidate tematiche, offre interessanti laboratori per famiglie.

Il 28, 29 e 30 luglio “Piccoli e grandi archeologi al lavoro” vedrà i partecipanti impegnati nella lavorazione della ceramica con il tornio, del ferro e del vetro sotto la guida dell’archeotecnico Pino Pulitani, mentre il laboratorio di tessitura del 22 agosto “Storia di trame. Pratiche tessili nell’età del Ferro” sarà tenuto da Tiziana Aste.
Prendono invece spunto dalle favole di Esopo “Animali da favola. “Se un capretto, un lupo e un leone…” divertenti spettacoli teatrali per bambini e ragazzi con il gruppo Emit Flesti in scena al museo il 25 luglio e il 4 settembre.

Per gli appassionati di musica l’appuntamento è il 4 agosto con “Suonatori Erranti” melodie mediterranee, balcaniche, yiddish eseguite dal Gruppo Caronte con jazz voice, violino, clarinetto, arpa, tastiera. Serata archeologica il 19 agosto con “Squilli di guerra: il karnyx celtico di Sanzeno” a cura di Paolo Bellintani e Rosa Roncador che presenteranno una rara scoperta avvenuta proprio a Sanzeno.

15° MEETING DELL’ASSOCIAZIONE EUROPEA DEGLI ARCHEOLOGI

E sempre a Riva del Garda si terrà, dal 15 al 20 settembre, il 15° Meeting annuale dell’EAA (European Association of Archaeologists), l’Associazione Europea degli Archeologi. Il prestigioso convegno, che porterà in Trentino alcune centinaia di archeologi (sono già quasi 500 gli iscritti) provenienti da numerosi paesi europei, ma anche da oltreoceano, è organizzato in collaborazione con il Comune di Riva del Garda, attraverso il Museo di Riva.

Si tratta di un evento di eccezione che offre una opportunità unica di incontro per lo scambio di idee e opinioni sulla pratica e la teoria della disciplina archeologica. Maggiori informazioni sul sito www.eaaitaly2009.com

ACQUA FREDDA

Spostandoci in un’altra zona del Trentino, tra l’Altopiano di Pinè e la Valle dei Mocheni, al Passo del Redebus, si trova il sito di Acqua Fredda, una delle aree archeologiche musealizzate più alte d’Europa. Gli archeologi hanno riportato alla luce una delle più importanti fonderie preistoriche della tarda età del Bronzo (XIII-XI sec.a.C.) dell’intero arco alpino.

Nel corso dell’estate, proprio nel luogo dove i minerali di rame erano lavorati fin dai tempi più remoti, si potranno conoscere i segreti della lavorazione dei metalli e vedere gli archeotecnici realizzare dal vivo uno strumento in metallo (il 31 luglio, 21 e 23 agosto, 27 settembre).

E ancora cimentarsi in prima persona nei laboratori a cura dei Servizi Educativi della Soprintendenza (3 luglio e 11 settembre), partecipare all’ archeotrekking sulle tracce della metallurgia preistorica (il 18 luglio e il 22 agosto) e assistere a “Incontro con il mito. Piè zoppi, man’ di fata. Le meraviglie di Vulcano”, un originale spettacolo teatrale interattivo dedicato al mito di Vulcano (il 17 luglio, 7 agosto e 4 settembre).

Infine due appuntamenti serali per chi desidera approfondire: il 4 agosto a Palù del Fersina, presso l’Istituto Culturale Mocheno, Franco Marzatico terrà un incontro dal titolo “Dal minatore al metallurgo: i forni preistorici al passo del Redebus”, mentre il 20 agosto al Centro Congressi Pinè, Paolo Bellintani presenterà “Le vie dei metalli nella preistoria”.

PALAFITTE DI FIAVE’

Bambini e famiglie saranno protagonisti anche a Fiavè, dove presso il famoso sito delle palafitte torna “Ma come facevano a fare? Cerca e Ricerca, Trova e Sperimenta”. Tre gli appuntamenti, il 14 luglio, 4 agosto e 1 settembre, per conoscere, partecipando ad un’avvincente caccia al tesoro sulle tracce degli antichi palafitticoli di Fiavè, come vivevano, come si procacciavano il cibo e quali attività svolgevano i nostri antenati nella preistoria.

DOSS CASTEL
Dedicato alle famiglie è anche il percorso della “Scuola del Bosco” a Fai della Paganella. Grazie alla collaborazione degli alunni della scuola primaria di Fai, il sentiero che dalla località Ori porta al sito archeologico sulla sommità del Doss Castel è stato corredato da originali e colorati pannelli. Pannello dopo pannello, la passeggiata si trasforma in racconto per vivere un’insolita avventura, conoscere i segreti del bosco e scoprire chi erano e come vivevano i Reti, gli antichi e “misteriosi” abitanti di Doss Castel.

MOSTRE
Non mancano suggerimenti per saperne di più sulla storia più antica del territorio trentino con le visite al Centro Documentazione di Luserna dove la Soprintendenza ha curato gli aspetti archeologici della mostra “Il cacciatore delle Alpi – Da predatore a gestore” e al Museo di Riva del Garda dove è in corso la mostra “Sulle antiche sponde. Un abitato neolitico della Cultura dei vasi a bocca quadrata in via Brione a Riva del Garda”.

MONTE SAN MARTINO

Riprendono nel mese di luglio le indagini archeologiche sul monte di san Martino a Lundo, sulle creste che separano l’Altogarda dalle Giudicarie e il Lomaso, dove si celano i ruderi di un antico castello, predisposto al tramonto dell’impero romano e dimenticato dalla storia.

L’attività di ricerca, sostenuta e coordinata della Soprintendenza e dal Comune di Lomaso, è riuscita a riportarne alla luce i tratti più significativi, voci di un tempo lontano e segni di passati poteri, civili e religiosi.

INFORMAZIONI:
Provincia Autonoma di Trento
Soprintendenza per i Beni librari archivistici e archeologici
Settore Beni archeologici
Via Aosta, 1 – 38100 Trento
Tel. 0461 492161 Fax 0461 492160
e-mail sopr.librariarchivisticiarcheologici@provincia.tn.it
www.trentinocultura.net/archeologia.asp

“Nubai- Viaggio attraverso l’archeologia del Sudan”, due culture a confronto al Castello di Torre (PN)

Il ministro dell’Ambiente e delle Antichita’ dello Stato di Khartoum, Abu Obieda Abdelrahim, e il direttore del National Corporation for Antiquities and Museums del Sudan, Hassan Hussein Idriss, sono intervenuti alla cerimonia di apertura della mostra ‘Nubai- Viaggio attraverso l’archeologia del Sudan‘, allestita al Castello di Torre, sede del Museo Archeologico di Pordenone visitabile dal 27 giugno al 27 settembre 2009.

Nubai - viaggio attraverso l'archeologia del Sudan

Il ministro ha rimarcato l’importanza della mostra che mette in relazione i manufatti e i reperti di due culture cosi’ lontane, ma che tuttavia appaiono simili, ha ringraziato la citta’ per l’ospitalita’ e la spedizione archeologica italiana per il forte impulso che da’ alla ricerca nel proprio paese.

Il direttore dei Musei sudanesi dello Stato di Khartoum che lo accompagnava, ricordando l’apporto di archeologici di altri paesi europei, ha annunciato che la mostra, dopo Pordenone, sara’ trasferita prima in altre citta’ italiane e poi sara’ ospitata anche in Sudan. A far gli onori di casa il sindaco di Pordenone Sergio Bolzonello che ha ribadito che ancora una volta il Comune, con questa iniziativa, si apre al confronto con le altre civilta’, mentre l’assessore alla cultura Gianantonio Collaoni ringraziando gli ospiti per la loro presenza, ha introdotto la mostra lasciando poi la parola alla curatrice Donatella Usai che, con Sandro Salvatori, e’ da tempo impegnata in campagne di scavo in Sudan effettuate per conto dall’Isiao (Istituto Italiano per l’Africa e l’Oriente di Roma).

I due studiosi in collaborazione con la direzione del Museo Archeologico hanno ideato un percorso espositivo che riproduce una sorta di ‘dialogo’ tra gli oggetti e le culture del nostro passato e quelli dell’antica Nubia, oggi Sudan. Oltre ai numerosi pannelli illustrativi che trattano dell’archeologia del paese africano dalle origini dell’umanita’ all’epoca cristiana, sono presenti una serie di oggetti archeologici costituita da vasi e monili provenienti direttamente dal Sudan. Recenti studi e ricerche pare dimostrino che la storia dell’uomo e delle societa’ possano aver avuto origine in l’Africa e piu’ precisamente in una porzione di territorio attraversata dal Nilo.

Fonte:

http://www.agi.it/trieste/notizie/…mostre_a_pordenone_viaggio_attraverso_archeologia_del_sudan

Crollo dei visitatori nei musei: 1.6 milioni in meno per il 2008 e la crisi continua

I 30 musei italiani più visitati hanno accolto nel 2008 circa 23 milioni di visitatori, quasi un quarto di tutto il pubblico dei siti culturali della Penisola (circa 3.800 musei e 1.800 aree archeologiche). I Musei Vaticani, gli Scavi di Pompei e gli Uffizi sono stati i 3 luoghi d’arte più visitati, raccogliendo complessivamente 8,2 milioni di visitatori.

Ma si manifesta un trend negativo, che vede solo 6 su 30 musei con numeri in crescita, mentre per gli altri si riscontra una generale contrazione degli accessi quantificabile in circa 1,6 milioni di visitatori in meno rispetto al 2007.

Il trend negativo dei musei italiani sembra indicare non tanto una crisi delle singole strutture, quanto un calo generalizzato ‘di settore’, iniziato nel 2007 e acuitosi nel 2008, mentre per il 2009 i dati dell’affluenza confermano un ulteriore calo nelle visite anche se inferiore a quello del 2008.

Fonte:

http://www.ttgitalia.com/pagine/news_Meno_visitatori_nei_musei_nel_2008;_stabile_il_trend_2009 … IT

Comunicare la Scienza attraverso la Storia: “Galileo. Immagini dell’Universo dall’Antichità al telescopio

Comunicare la scienza attraverso la storia.

Potrebbe essere questo lo slogan della mostra

“Galileo. Immagini dell’Universo dall’Antichità al telescopio”

Palazzo Strozzi, Firenze, fino al 30 agosto 2009.

Nell’anno dell’Astronomia, celebrato perché giusto 400 anni fa Galileo inventava il canocchiale, Firenze dedica allo scienziato toscano una mostra sull’astronomia, dalle origini ai giorni nostri, prendendo le mosse dalle culle delle civiltà, Mesopotamia ed Egitto, per salire a Roma, all’Islam, al Medioevo, al Seicento della Rivoluzione Scientifica e all’eredità di Galileo fino a noi.

Il percorso, storico e scientifico allo stesso tempo, è illustrato perciò da testimonianze delle concezioni astronomiche dei popoli antichi.

In Mesopotamia per primi si accorsero dell’importanza e della necessità di scandire il tempo, di misurarlo, e al tempo stesso di interrogare gli astri per organizzare il lavoro sulla terra in funzione del cielo. Si fondono e si confondono scienza e religione: il sole diventa un dio cui il re deve rendere conto (una tavoletta in calcare proveniente dall’Iraq e datata al IX secolo a.C. mostra proprio un re al cospetto del dio Sole in trono); in Egitto la dea Nut (rappresentata frontale nel coperchio di un sarcofago del 740-700 a.C) è la dea del cielo, collegata al Sole e al suo coclo quotidiano di alba e tramonto. D’altronde sono proprio gli Egizi che inventano l’anno, così come racconta Erodoto.

Galileo. Immagini dell'Universo dall'Antichità al telescopio

Con i Greci facciamo un passo in avanti. Se da un lato abbiamo gli dei, il carro del Sole e della Luna e i miti che cercano di spiegare il perché e il percome del Cosmo, dall’altro abbiamo i filosofi (i pitagorici, ad esempio) che disegnano un cosmo perfettamente organizzato e ordinato secondo precisi rapporti numerici. Ai Greci si deve l’intuizione della Terra rotonda e i calcoli di misurazione di essa.  In mostra è esposta la ricostruzione di uno degli oggetti più discussi e controversi che sia mai stato rinvenuto: il meccanismo di Antikythera, un complesso strumento di misurazione che doveva essere in grado di calcolare equinozi, eclissi, fasi lunari, la posizione del sole e dei pianeti. L’originale fu rinvenuto a bordo del relitto di Antikythera, naufragato intorno al 70 a.C. famoso per aver restituito anche la famosa statua bronzea dell’Efebo di Antikythera, esposto al Museo Archeologico Nazionale di Atene.

In Roma accanto alla ricerca astronomica si diffonde con crescente importanza lo zodiaco,  usato anche come strumento di propaganda imperiale.

La mostra prosegue poi con la spiegazione della concezione astronomica dell’Islam, un’astronomia matematica, basata su osservazioni sistematiche, calcoli e previsioni, quindi con l’Astronomia nel Medioevo, dove accanto agli strumenti di misurazione si diffondono iconografie e simbologie che tendono in qualche modo a cristianizzare il Cosmo. Esemplare è un arazzo da Toledo, in cui sono personificate le scienze, tra le quali l’Astronomia ha un ruolo non secondario, mentre nel centro campeggia un’immagine del cosmo secondo le concezioni medievali.

E’ con il Seicento, con Galileo, che avviene una vera rivoluzione nel campo dell’astronomia. Costretto ad abiurare le scoperte fatte col suo canocchiale, Galileo non riceverà in vita i giusti onori per le sue intuizioni. Ma l’eredità da lui lasciata ha gettato le basi dell’astronomia moderna, dal canocchiale si è passati al telescopio, dalla comprensione del funzionamento del sistema solare, oggi si cercano nuovi sistemi solari a zonzo nell’infinità dell’Universo.

Il percorso espositivo è concepito in chiave storica. Paradossalmente a Galileo, fulcro dell’esposizione, è riservata una sola sala di tutta l’intera mostra. L’astronomia ci viene spiegata attraverso i passaggi graduali che gli astronomi di ogni tempo hanno fatto, ogni piccola cosa che ci viene mostrata costituisce una grande conquista che a loro tempo questi uomini fecero. Con l’aiuto anche di installazioni multimediali ci viene spiegato il contesto culturale in cui tali scoperte furono fatte, in cui tali concezioni si svilupparono.

Una mostra accessibile a tutti (come per tutte le mostre di Palazzo Strozzi è studiato un percorso appositamente per i bambini) e con la possibilità di una visita in notturna: il giovedì sera l’esposizione tiene aperti i battenti fino alle 23.

Per info su orari e biglietto v. http://www.galileofirenze.it/index.jsp

La Luna sul Colosseo: vedere l’archeologia sotto una luce diversa

Una mongolfiera inonda di luce come la luna piena l’arena dell’anfiteatro più famoso del mondo. “La luna sul Colosseo – Notti Flavie” è solo una delle iniziative promosse dalla Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma per promuovere il patrimonio archeologico della Capitale in questa estate 2009.

La luna sul Colosseo

Il calendario è denso di eventi: dal 19 giugno al 30 settembre sono previste l’apertura straordinaria di aree finora chiuse del Foro, visite guidate notturne alla mostra “Divus Vespasianus”, che si sviluppa tra Colosseo e Fori, spettacoli serali ad ingresso gratuito nelle quattro sedi del Museo Nazionale Romano: Palazzo Altemps, Palazzo Massimo alle Terme, Terme di Diocleziano, Crypta Balbi.

In particolare “La luna sul Colosseo – notti flavie” consente di visitare l’anfiteatro e la mostra “Divus Vespasianus” allestita al suo interno in orario notturno, godendo quindi della suggestiva atmosfera che solo gli antichi monumenti possono ispirare.

La prenotazione è ovviamente obbligatoria, con biglietto a pagamento (15 euro adulti, 12 euro ridotto, gratis bambini sotto i 6 anni)

La manifestazione avrà luogo nei seguenti giorni:

- martedì 23, giovedì 25 e martedì 30 giugno;

- giovedì 2, martedì 7, giovedì 9, martedì 14, giovedì 16, martedì 21,giovedì 23, martedì 28 e giovedì 30 luglio;

- martedì 22, giovedì 24 e martedì 29 settembre

    Le visite guidate avranno il seguente orario:

    - ore 20.45

    - ore 21.00

    - ore 21.15

    - ore 21.30 (in inglese)

    - ore 21.45

    - ore 22.00

    - ore 22.15

    - ore 22.30 (in inglese)

    - ore 22.45

    - ore 23.00

      “La Luna sul Colosseo -notti flavie” insieme alle altre manifestazioni dell’estate romana costituiscono senz’altro un’occasione di valorizzazione e promozione del nostro patrimonio archeologico nazionale, una risposta a quanti da più parti sostengono che il nostro Patrimonio sia mal gestito e mal valorizzato. Questa “estate archeologica” ha sicuramente il merito di avvicinare molti, turisti ma anche e soprattutto cittadini, alle meraviglie archeologiche della capitale e sicuramente riusciranno a trasmettere un po’ di amore per le vestigia del nostro passato, necessario per poter continuare a conservarlo, a valorizzarlo e a promuoverlo.

      Per il calendario completo di tutti gli eventi di “Archeologia d’estate” v. http://archeoroma.beniculturali.it/it/mostre/archeologia_estate

      “Le notti dell’Archeologia 2009″ dal 3 al 26 luglio oltre duecento eventi nei luoghi dell’archeologia toscana

      Le notti dell’Archeologia

      Dal 3 al 26 luglio 2009

      Accanto a noi è una Toscana, spesso poco conosciuta, che può ancora sorprenderci per la storia che narra e le emozioni che è in grado di dare. Ruderi, resti di case, di terme e di teatri, antichi tracciati stradali, tombe monumentali, percorsi sotterranei, grotte di insediamenti preistorici, centinaia di musei con oggetti preziosi e frammenti di materiali della vita quotidiana.

      Le notti dell'archeologia 2009

      Le Notti dell’Archeologia vogliono dar voce a questo patrimonio. Lo fanno, quasi sempre, con un incontro con gli archeologi che con scienza, ma anche con arte, cercano ogni giorno di ricostruire il passato.

      Quella proposta dalle Notti dell’Archeologia è una storia del nostro passato più antico ma anche della nostra conoscenza, dell’idea che abbiamo elaborato di chi ci ha preceduto su questa terra determinando, in alcuni casi, lo sviluppo stesso del territorio in cui viviamo.

      Nel programma una premura particolare è riservata ai bambini e alle bambine con attività che privilegiano il fare. Coloro che vogliono approfondire un argomento possono farlo con gli appuntamenti della sezione tematica dedicata quest’anno al rapporto tra potere religioso e potere civile. Chi vuol guardare oltre la Toscana per conoscere popoli diversi da quelli che hanno avuto insediamenti nella regione può seguire il programma della rassegna cinematografica.

      Infine, le escursioni e le passeggiate offrono la possibilità di seguire itinerari in cui si fondono natura e cultura.

      Tutti gli appuntamenti sono sostenuti dalla competenza e dalla passione di archeologi impegnati ogni giorno nella Soprintendenza per i Beni Archeologici, nei musei, nelle università, dei soci dell’Associazione Musei Archeologici della Toscana e dei volontari dei gruppi archeologici.

      PER IL PROGRAMMA COMPLETO DELLE INIZIATIVE:

      http://musei.planetweb.it/musei/eventi/section_result.php?ID_SECTION=68

      FONTE:

      http://www.regione.toscana.it/nottidellarcheologia

      Inaugurato il Nuovo Museo dell’Acropoli di Atene – 14.000 mq di spazio espositivo

      Gli storici capolavori del nuovo Museo dell’Acropoli, compresi i resti archeologici dell’antica Atene, lasciati in vista sotto l’edificio, e parti del glorioso Fregio del Partenone installato nella parte superiore, saranno ora completamente visibili dopo l’inaugurazione ufficiale del nuovo Museo.

      Nuovo museo dell'acropoli

      Progettato dallo Studio di Bernard Tschumi, con sedi a New York e Parigi, insieme all’architetto locale Michael Photiadis di Atene, il museo ha già presentato una serie di mostre temporanee sulle epoche passate nella galleria al piano inferiore.

      Con oltre 14.000 metri quadri di spazi espositivi, dieci volte di più rispetto al vecchio museo, il nuovo Museo metterà in mostra gli antichi reperti provenienti dall’Acropoli e si propone di funzionare come punto di riferimento internazionale per chi è interessato al mondo classico.

      Per esporre questa collezione di opere d’arte unica al mondo l’architetto Bernard Tschumi, ideatore del progetto, ha creato una struttura volutamente non-monumentale progettata secondo idee lineari e precise che si richiamano alla chiarezza concettuale e matematica dell’architettura dell’antica Grecia. “La forma dell’edificio si presenta come una risposta alla sfida di creare una struttura che sia degna di ospitare le più suggestive sculture dell’antica Grecia e di farlo in un ambiente storico e monumentale“, spiega Tschumi. “La posizione ai piedi dell’Acropoli si confronta direttamente con il Partenone, uno degli edifici più importanti della civiltà occidentale. Allo stesso tempo, abbiamo dovuto considerare l’estrema delicatezza degli scavi archeologici la presenza della città contemporanea e della sua griglia di strade, il clima caldo di Atene ed il rischio sismico di questa regione.”

      Nuovo museo dell'acropoli - interno

      Nel corso degli scavi di preparazione ai lavori gli archeologi hanno scoperto alcuni resti dell’antica Atene, oltre 4.000 metri quadri di scavi. Questi resti sono stati conservati, integrati nella costruzione del Museo, e adesso rappresentano una parte importante del Museo.

      L’edificio si articola su tre livelli, uno di base, uno centrale ed uno superiore. La base “galleggia” sugli scavi archeologici e appoggia su oltre 100 esili pilastri di cemento armato, che sono stati posizionati uno per uno, in accordo con gli archeologi, in maniera da non arrecare danni ai delicati reperti.

      Le pareti in vetro consentono ai visitatori un panorama di 360° sugli antichi templi e sulla città circostante. Il nucleo di calcestruzzo al centro della Galleria del Partenone, di forma rettangolare, serve come supporto per esibire il Fregio del Partenone, esposto con la stessa posizione ed orientamento che aveva quando adornava il monumento.

      Sito del Museo:

      http://www.theacropolismuseum.gr/

      Fonte:

      http://www.architectour.net/main/page.php?id=120

      Principi ed Eroi della Basilicata Antica. Grande mostra sulle élite lucane al Museo Archeologico di Potenza

      Si inaugura giovedì 18 giugno al Museo Archeologico Nazionale Dinu Adamesteanu di Potenza

      Principi ed Eroi della Basilicata Antica. Immagini e segni del potere tra VII e V secolo a.C.

      Museo Archeologico Nazionale Dinu Adamesteanu via Serao, 11 – 85100 Potenza

      La mostra scaturisce da alcuni recentissimi rinvenimenti archeologici di eccezionale rilievo effettuati a Torre di Satriano (PZ) nell’ambito di una ricerca programmata e condotta dalla stessa Scuola di Specializzazione.

      Principi ed eroi della Basilicata antica - locandina

      L’esposizione, prendendo spunto dalla straordinaria scoperta di una residenza monumentale del VI secolo a.C., rarissima nel panorama della Magna Grecia, vuole portare l’attenzione sulle manifestazioni del potere e i rituali che caratterizzano le élites locali in un’epoca di grandi trasformazioni nell’entroterra indigeno dell’Italia meridionale, segnata dalla fondazione di colonie greche e dal complesso sistema di relazioni, anche culturali, con le comunità indigene.

      Di particolare rilievo è la complessa decorazione architettonica, contraddistinta da un fregio figurato che sintetizza in modo emblematico il mondo ideale delle élites insediate nell’Appennino lucano.  Gli straordinari corredi funerari pressoché coevi, rinvenuti nei centri dello stesso comparto territoriale (in particolare Serra di Vaglio, Baragiano e Ruvo del Monte) e caratterizzati da armature da parata tipiche degli opliti greci, definiscono un quadro d’insieme unitario sotto il profilo ideologico.

      Tema centrale dell’esposizione è l’ideologia del potere delle aristocrazie italiche della Basilicata antica tra VII e VI secolo a.C. In particolare, per la prima volta sono in esposizione preziosi oggetti di straordinaria valenza evocativa provenienti dalle antiche “metropoli” delle genti nord-lucane (Vaglio, Baragiano, Torre di Satriano). Si tratta di simboli che rimandano alla forza e alle virtù guerriere e all’importanza della competizione tra guerrieri armati alla maniera degli eroi celebrati nei poemi omerici: una spada con l’immanicatura in avorio, un elmo con alto cimiero, un emblema di scudo con la Chimera, essere mostruoso a tre teste, di leone, capro e serpente, per spaventare il nemico in battaglia. Eroi del mito greco quali Eracle e Teseo sono rappresentati anche su splendidi vasi a figure nere da Baragiano, ad evocare un mondo leggendario che diventa un riferimento ideale.

      Principi ed eroi della basilicata antica - corredo

      Segni del cerimoniale e del lusso femminile sono un eccezionale fuso in ambra, vari pendenti in ambra raffiguranti figure del corteggio dionisiaco (satiro e menade), una parure in ambra e oro e uno splendido diadema in oro: elementi di vesti cerimoniali, indossate per accompagnare rituali, come il matrimonio, che scandiscono il ciclo esistenziale della donna. Pesi da telaio con decorazioni rituali rimandano all’attività femminile per eccellenza, la tessitura, cui si dedicava Penelope in attesa del ritorno di Ulisse.

      Le sezioni successive approfondiscono il tema del processo di strutturazione degli insediamenti e delle élites italiche, con l’elaborazione di tratti culturali ben riconoscibili che identificano l’area nord-lucana. I centri più importanti, nel corso del VI secolo a.C., sono Serra di Vaglio, Torre di Satriano, Baragiano, Ruvo del Monte, Ripacandida in Basilicata, Buccino ed Atena Lucana in territorio campano posti su alture a controllo delle vallate fluviali.

      Accanto al rito funebre, caratterizzato dal rannichiamento, un tratto culturale che definisce queste popolazioni è la produzione di ceramica a decorazione geometrica di VII-VI secolo a.C., definita Ruvo-Satriano Class dai due maggiori centri produttori.

      Gli insediamenti dell’area nord-lucana sono organizzati per nuclei sparsi di capanne, affiancati dalle relative sepolture e da spazi coltivati. Un altro importante rinvenimento effettuato sempre a Torre di Satriano è rappresentato da una grande dimora absidata di VII secolo a.C. che non doveva essere molto diversa dalle regiae degli eroi omerici. L’ingresso principale era caratterizzato da un cortile che immetteva in un’ampia sala ove si svolgevano le attività quotidiane. In prossimità di un ingresso laterale era collocato un soppalco ligneo destinato alle attività femminili della filatura e la tessitura della lana. In posizione centrale era il grande focolare, ove dovevano svolgersi banchetti con l’uso di bevande, tra cui senza dubbio il vino greco. Lo spazio più remoto della casa fungeva da magazzino per le derrate alimentari e per la conservazione di beni preziosi quali le eleganti ceramiche, sia greche che locali a decorazione geometrica utilizzate durante i banchetti.

      Principi ed eroi della basilicata antica - ceramica

      Il nucleo principale dell’esposizione è dedicato al “palazzo” di Torre di Satriano costruito intorno alla metà del VI secolo a.C. da artigiani greci provenienti dalla costa ionica, che hanno lasciato sulle terracotte architettoniche la traccia della loro attività artigianale, apponendo iscrizioni in dialetto laconico, funzionali alla messa in opera del tetto.

      La straordinaria decorazione architettonica che ornava la monumentale dimora doveva renderla simile ad un tempio greco: sime, gocciolatoi a tubo (sostituiti in una seconda fase da gocciolatoi a protome leonina), una rarissima statua acroteriale rappresentante una sfinge e soprattutto una serie di lastre figurate in terracotta originariamente dipinta dovevano impressionare chiunque si avvicinasse alla residenza, segnalando la potenza della famiglia che lì risiedeva.

      Fonte:

      http://www.mileneventi.com/articolo.php?id=494

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