Scavi
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Sono ripresi da pochi giorni, all’Isolino Virginia che si trova a poche decine di metri dalla riva di Biandronno, i lavori per riscoprire le tracce del più antico passato.
A condurre gli scavi, come avviene ormai da tempo, è l’equipe guidata da Daria Banchieri, conservatrice archeologica del Museo Civico di Villa Mirabello a Varese. L’esperta è tornata sulla minuscola isola, uno dei siti più famosi della preistoria europea, per continuare il lavoro di studio e di ricerca che, in passato, ha permesso di portare alla luce preziosi reperti.

Le ultime scoperte sono infatti sorprendenti: resti di piattaforme in legno sulle quali gli antenati palafitticoli dei varesini costruivano le loro abitazioni, strumenti in pietra e in ceramica colorata, ossa di animali che raccontano di cosa si cibavano i nostri avi. Oggetti, che vanno ad aggiungere un tassello fondamentale alla storia del Varesotto. Grazie a queste scoperte gli studiosi non hanno più dubbi: gli antenati palafitticoli erano abilissimi pescatori e cacciatori, eccezionali carpentieri e costruttori.
Tanto resta ancora da scoprire di questo “giacimento” archeologico, l’unico dell’Italia settentrionale, dove vengono ritrovate monumentali strutture lignee che risalgono addirittura al periodo Neolitico, ancora ben conservate grazie alle particolari condizioni del deposito archeologico: l’umidità e la presenza dell’acqua. L’attività di scavo continuerà fino a settembre. Intanto, i reperti venuti alla luce negli anni passati hanno già fatto bella mostra di sé al convegno internazionale di Lisbona lasciando il segno tra i presenti. “I nostri oggetti – conclude l’esperta Daria Banchieri – non si trovano solo nel museo archeologico di Varese, ma anche a Torino, all’università di Pisa e in altre località oltre confine. Un patrimonio di cui esserne davvero fieri”.
Fonte:
Alla storia di Udine si aggiunge un nuovo importante tassello. Durante i lavori di ristrutturazione di palazzo Mantica, storica sede della società Filologica friulana, in via Manin, sono venuti alla luce rinvenimenti archeologici di età protostorica. Si tratta più precisamente di alcuni resti del castelliere di Udine – cioè del terrapieno difensivo dell’abitato -, databili all’età del bronzo recente (1400 a.C.), ma sono emersi anche elementi che attestano la frequentazione dell’area già all’età del bronzo medio e cioè al 1700 avanti Cristo.
Una scoperta eccezionale per la città, anche perché grazie a questi nuovi elementi si potrà stabilire con più esattezza pure il perimetro del castelliere e la sua superficie. È noto, infatti, che si tratta del nucleo primigenio della città di Udine e gli studiosi ritengono che la sua area fosse almeno di 30 ettari.
I lavori di restauro del palazzo erano cominciati per le nuove esigenze della Filologica. L’istituzione, infatti, nell’ultimo periodo aveva notevolmente aumentato l’afflusso di visitatori alla sua biblioteca e si era così reso necessario un intervento di adeguamento della struttura. Ma scavando sotto l’ex segreteria è avvenuto il rinvenimento e i lavori – effettuati grazie al contributo della Regione – sono stati immediatamente bloccati. Ora le opere e i progetti devono subìre modifiche e a tale scopo è intervenuta anche la Soprintendenza regionale per i Beni archeologici.
Ieri, in una conferenza stampa-sopralluogo, è stata mostrata l’area del rinvenimento. Il presidente della Filologica friulana, Lorenzo Pelizzo, ha precisato che «si tratta di un’occasione unica per la città», ma ha anche espresso il suo rammarico, perché «in questa importante circostanza non è presente alcun rappresentante del Comune, che dovrebbe partecipare attivamente al notevole intervento archeologico». Presente invece l’assessore regionale alla cultura, Roberto Molinaro, il quale ha sottolineato che «questo scavo archeologico è un esempio di collaborazione tra la Soprintendenza e la Regione e rappresenta un significativo tassello per conoscere in modo più approfondito la storia della città».
E se per il soprintendente ai beni archeologici della regione, Luigi Fozzati, «tutti i friulani devono conoscere la nuova pagina di storia e per raggiungere tale obiettivo ci impegneremo seriamente in questo sito archeologico», secondo la direttrice del Museo archeologico di Cividale, Serena Vitri, «questa è la prima volta che un tratto del terrapieno difensivo di Udine vede la luce mentre alcune ceramiche rinvenute fanno arretrare l’età del castelliere al 1700 a. C.».
Fonte:
http://www.ilgiornaledelfriuli.net/2009/07/14/udine-via-manin-trovati-i-resti-del-castelliere/
Un veliero da carico del ‘500 è stato rinvenuto nelle acque di Castellammare del Golfo. Evidentemente le mareggiate invernali hanno rimosso grandi quantità di sabbia facendo emergere i resti del probabile veliero. Su segnalazione di collaboratore esterno, Vito Sottile, è stata effettuata prontamente una ricognizione guidata da Gaetano Lino della Soprintendenza del Mare, coadiuvato da Franco Balistreri.
LE RICERCHE
Era da tempo che la Soprintendenza del Mare era sulle tracce di questa imbarcazione segnalata da gente del luogo. Ma ogni tentativo di individuarla era stato vano, per la non identificazione dell’esatto luogo di giacitura o per la presenza di forte insabbiamento. Tutte le segnalazioni convergevano nell’affermare la presenza di una nave naufragata presso la costa sabbiosa tra Castellammare del Golfo e la foce del San Bartolomeo, di fronte alla località oggi definita “Plaja”.
Vi era anche un documento datato alla fine del 1400 che concorreva ad animare la ricerca. Si tratta di un documento d’archivio che menziona un vascello che, dopo aver caricato grano al caricatore del Vallone sito ad est della località Magazinazzi, si era spostato al caricatore di Castellammare e aveva caricato un’altra partita di grano. Per il sopravvenire di condizioni meteorologiche avverse la nave non riuscì a prendere il largo e naufragò. Il documento non è sufficientemente preciso né sulle circostanze del naufragio né sulle caratteristiche dell’imbarcazione (nome, armatore etc:), tuttavia pone degli interrogativi, a cui forse il rinvenimento odierno potrebbe parzialmente rispondere.
LA DESCRIZIONE
Ciò che emerge è una sequenza di quattro spezzoni di imbarcazione poste su un asse parallelo alla costa per una lunghezza totale di 22 metri che dovrebbe essere all’incirca la lunghezza totale della nave. La larghezza non è determinabile poiché la nave si fracassò con l’urto sulla sabbia durante il naufragio e il tempo trascorso ha fatto il resto deteriorando parti consistenti dello scafo. Si notano ordinate, madieri e fasciame assemblati in porzioni emergenti dalla sabbia. La prua è all’estremità orientale dello scafo. All’altra estremità, verso la poppa, si è localizzato un piccolo cannone parzialmente affiorante dal fondo sabbioso della lunghezza di poco superiore al metro, con la bocca del diametro di circa 15 centimetri esterno e 7 interno. La presenza di armi da fuoco in navi mercantili non deve meravigliare poiché esse erano sempre armate per fronteggiare eventuali aggressioni piratesche.
A circa metà della lunghezza totale, tra prua e poppa, si notano delle barre metalliche sporgenti dalla sabbia, che potrebbero essere identificate come sartie di murata. Interessante è notare che il fasciame e, quindi, lo scafo, era rivestito all’esterno da una lastra di metallo verosimilmente in bronzo.
Dalla giacitura delle varie parti del relitto emergenti dalla sabbia si evince che la nave si adagiò sul fianco destro sospinta dalle onde a circa 2,20 metri di profondità e 70/80 metri dalla spiaggia.
IL CARICO
Del carico non si intravede alcunché. Del resto, se era effettivamente grano, esso andò completamente perso, mentre una gran massa di materiale ferroso non identificabile è sparso nell’area del relitto e nelle sue immediate vicinanze. Tra questo si notano alcuni probabili cerchi di botticelle, appartenenti ai contenitori d’acqua per l’equipaggio, e tubi che potrebbero essere parti di fucili. Vi è anche della ceramica frammentaria tra cui frammenti di giare invetriate in verde scuro con collo distinto attraversato da solcature di un tipo in uso sin dal XV secolo.
GLI INTERVENTI
Al momento, i tecnici della Soprintendenza del Mare, coordinati dal Soprintendente Sebastiano Tusa, hanno soltanto operato per la documentazione e localizzazione del relitto al fine di approntare immediatamente i dispositivi di tutela affinché non venga sottoposto a danneggiamenti o razzie. Hanno anche avanzato le prime deduzioni sottolineando l’importanza del relitto per la storia dei commerci marittimi siciliani datando il relitto probabilmente ai secoli XV – XVII. Ci vorranno altre immersioni e altre osservazioni per valutare con precisione la datazione della nave ed, eventualmente, sciogliere l’enigma della probabile identificazione con il veliero mercantile citato nel documento cinquecentesco.
LE DICHIARAZIONI
L’assessore Armao: “La provincia di Trapani è fortemente legata alla storia della Sicilia”
Il soprintendente Tusa: “Nessuna casualità, queste scoperte sono il risultato di un lavoro costante”.
Riparte anche quest’anno la campagna di scavo a Peltuinum, condotta dagli studenti dell’ Università di Roma “ La Sapienza” sotto la direzione della prof.ssa Luisa Migliorati.
Lo scavo, iniziato negli anni ’80, e che prosegue con cadenza annuale dal 2000, si svolgerà nei mesi di Luglio e Settembre. Esso stato fortemente voluto dalla prof.ssa Migliorati – docente di Urbanistica Antica all’Università di Roma ma di origini abruzzesi – “per dare un segnale concreto di continuità, nonostante il terremoto”.

Le difficoltà logistiche sono maggiori rispetto agli altri anni: gli studenti, iscritti a Roma e provenienti da tutta l’Italia, dovranno, infatti, dormire in tenda e vivere da “terremotati volontari”, ma sono tutti motivati e consapevoli di aiutare nel loro piccolo l’economia abruzzese, sia portando denaro agli esercizi commerciali della zona, sia dando visibilità ad uno scavo poco conosciuto, anche tramite l’organizzazione di visite guidate gratuite per tutto il periodo dello scavo.
Della antica città romana di Peltuinum, sita sulla piana di Navelli, tra Prata d’Ansidonia e S.Pio delle Camere, non si parla molto, rimanendo spesso fuori dall’elenco di località che ha reso questa parte d’Abruzzo una meta per le vacanze di tantissimi turisti, anche stranieri, ma essa è invece una importante testimonianza della cultura romana, immersa in uno splendido panorama.
Infatti sebbene le strutture private antiche e le abitazioni siano state parzialmente distrutte da secoli di aratura del terreno, restano ben visibili le strutture pubbliche, che confermano l’importanza di questa città sorta attorno alla metà del I sec. a. C. e che ebbe il suo massimo sviluppo nel I- II sec. d. C.: sono infatti conservati il tratto occidentale delle mura con la porta, il tempio del foro circondato da un portico, e soprattutto il teatro, ancora solo parzialmente scavato, e attualmente oggetto di indagine.
Del tempio, scavato negli anni 80, sono visibili il nucleo in calcestruzzo del podio, e i resti del portico colonnato che lo circondava su tre lati, restaurati e resi permanentemente visibili con i lavori di consolidamento e valorizzazione ad opera della Soprintendenza Archeologica d’Abruzzo.
Il luogo di culto è stato attribuito al dio Apollo grazie al ritrovamento di una mensa per offerte alla divinità – poi riutilizzata come soglia in una abitazione – che recava incisa la scritta APELLUNE, probabilmente una deformazione del nome della divinità.
Lo scavo del teatro, invece, sta restituendo interessanti informazioni sia sulla sua costruzione, pensata come un terrazzamento che colmasse il dislivello naturale tra il tempio e lo spazio sottostante, sia sulla sua parziale demolizione avvenuta a partire dal periodo medioevale, con il sistematico riutilizzo dei blocchi calcarei come materiali da costruzione. I materiali lapidei venivano infatti smontati, tagliati e squadrati sul posto, in modo da renderli pietrame da costruzione per le case del vicino paese e per molte chiese, a partire dalla splendida S.Paolo di Peltuinum, ora seriamente danneggiata dal terremoto, fino ad arrivare alle chiese di Bominaco.
Il risultato è che la cavea del teatro è stata riempita, fino ad una altezza di 2,5 m, da “scarti di lavorazione” medioevali, che si rivelano spesso essere frammenti di capitelli ionici e corinzi, cornici con decorazioni a palmette, dentelli e volute, eliminati in fase di squadratura dei blocchi. Questi frammenti, oltre ad essere molto belli, sono materiale prezioso per gli archeologi, in quanto consentono di ricostruire la decorazione architettonica dell’area.
Inoltre si è compreso come il teatro fu oggetto di una modifica strutturale sia della parte dei gradini della summa cavea, quelli più in alto, sia della porticus ad scaenam (il portico adiacente all’ingresso), molto probabilmente in conseguenza di un altro forte terremoto, avvenuto nel 51 d.C.
Anche questo evento sismico, però, non abbatté gli abruzzesi di allora, che reagirono rinforzando la struttura a tal punto che essa ha resistito sino ad oggi, non riportando danni neanche nel sisma del 6 Aprile scorso.
Per info e prenotazioni visite:
Telefonare al n. cell. 347 1407128; oppure, dal 18/07, recarsi direttamente presso l’area archeologica del teatro dalle 8 alle 17.
Fonte:
http://www.ilcapoluogo.com/e107_plugins/content/content.php?content.17242
Dal 6 al 24 luglio 2009 si svolgerà a Ventimiglia (IM), presso l’area delle mura settentrionali della città romana di Albintimilium, l’8a campagna di scavo archeologico.
Le indagini, iniziate alla fine degli anni ’80 del secolo scorso e riprese in modo continuativo solamente a partire dal 2002, hanno riportato in vista una consistente parte della cinta muraria. In aderenza al lato settentrionale delle mura, ad occidente dell’area di scavo, si è individuata una piccola necropoli con tombe di diversa tipologia, che presentavano ciascuna i resti di almeno due deposizioni. A sud della cinta muraria, sul lato orientale dell’area di scavo, è stata riscoperta la parte terminale di un cardine della città romana, settore caratterizzato dalla presenza di una serie di buche di scarico riempite con materiali di diversa tipologia (ceramica, vetro, bronzo ecc.). Nel corso della campagna di scavo del 2003 è stata inoltre individuata anche una piccola porta urbica, la cui presenza è da mettere in relazione al vicino castellum aquae ed ai probabili collegamenti con la retrostante Val Nervia, sede di funda agricoli e di agglomerati suburbani.
Lo scavo è inserito nell’ambito del Modulo 4 della Scuola Interdisciplinare delle Metodologie Archeologiche, Metodi e pratica dello scavo archeologico.
Per informazioni e iscrizioni:
Tel. 0184.263601
Sito: www.iisl.it
E-mail. corsisima@istitutostudi.191.it
0 comments elisa | Comunicati stampa, Epoca Romana, Generale, Scavi
Che fare, quando Roma e Napoli vogliono una metropolitana e Firenze il tram? O se dalle viscere di piazza Sordello a Mantova spunta un’antica villa romana? Si deturpa una piazza trecentesca per mostrare l’unico resto della città di Virgilio? Si sceglie il medioevo o la romanità? E che fare di fronte alla scoperta delle antiche mura cittadine, greche a Siracusa o romane a Modena?
Domande attualissime, tornate agli onori della cronaca dopo la nomina del professor Andrea Carandini – noto come il nemico giurato dei “talebani della tutela” – a Presidente del Consiglio Superiore dei Beni Culturali.
Di questo si parlerà al convegno

I luoghi non sono mai neutrali. Ogni luogo assorbe quel che vi accade e ne conserva memoria, così che strati su strati di storia si sovrappongono e s’intrecciano sopra e sotto terra. Le trasformazioni dei luoghi, i modi diversi in cui nel tempo si sono disegnati e gestiti gli spazi, sono dunque lo specchio delle società che le producono.
Per questo ogni scelta che riguarda la trasformazione di un paesaggio, rurale o urbano, non può essere lasciata al caso o alla fiducia del “senso estetico” di chicchessia, ma deve essere il frutto di scelte ponderate e partecipate da parte della collettività, di un dibattito pubblico a cui ogni cittadino si deve sentire in dovere di contribuire.
Soprattutto in un paese come l’Italia così denso di luoghi “parlanti”, e d’insediamenti urbani che si sovrappongono a strati su strati di storia precedente, spesso insondati ma comunque parte integrante di quel bene culturale che chiamiamo “centro storico”. Lì, ogniqualvolta scaviamo per costruire il nuovo sveliamo inevitabilmente l’antico. Sveliamo la storia passata. E spesso, tra molti strati di storia, dobbiamo scegliere cosa costruire o conservare, e cosa distruggere. E’ una scelta di valore complessa e dolorosa, che forse non vorremmo mai fare ma vi siamo costretti.
Quali principi seguire, dunque, nell’operare tale scelta? È possibile stabilire delle linee guida che consentano di salvare ricordi di ogni epoca passata, di rendere palpabile il fluire cronologico del tempo, nonostante le necessarie scelte urbanistiche?

Si tratta di una riflessione sempre più necessaria e impellente, quanto più si moltiplicano le aggressioni irresponsabili al nostro paesaggio e alla nostra storia. Per questo Italia Nostra ha promosso il convegno “Progettare la memoria”. Per sollecitare i professionisti impegnati nella conoscenza, la tutela e la trasformazione dei nostri paesaggi – archeologi, architetti, urbanisti, antropologi, geografi – a promuovere una cultura della progettazione che sia vera sintesi tra le prospettive e le competenze di tutti.
Ma soprattutto per far uscire tale dibattito dalle aule specialistiche e affidarlo a tutti i cittadini. Stimolare la collettività a interrogarsi sull’uso pubblico della storia e progettare in prima persona il proprio paesaggio quotidiano. Perché storia e paesaggio sono bene comune.
PROGRAMMA:
ore 10 Introduzione
Le ragioni del convegno
Giovanni Losavio, presidente Italia Nostra
Rovine e cittadinanza
Stefano De Caro, direttore generale per l’Archeologia del MiBAC
ore 10.30 Prima sessione
L’antico in città e la progettazione urbanistica: archeologia-evento o bene comune?
coordina Cinzia Dal Maso
intervengono Bruno D’Agostino, Michel Gras, Piero Guzzo, Giovanni Losavio, Daniele Manacorda, Jacopo Ortalli, Elisabetta Pallottino, Francesco Scoppola
ore 12 Seconda sessione
I Fori di Roma. Quale antico e per chi?
coordina Fabio Isman
intervengono Dora Galani, Italo Insolera, Adriano La Regina, Giuseppe Strappa
ore 15 Terza sessione
Treni, metro, parcheggi. Archeologia e grandi opere
coordina Maria Pia Guermandi
intervengono Stefano De Caro, Vezio De Lucia, Elio Garzillo, Mario Torelli, Maria Rosa Vittadini
ore 16.15 Quarta sessione
L’anima della città storica tra antico e moderno
coordina Francesco Erbani
intervengono Paolo Berdini, Francesco Cellini, Sergio Conti, Marxiano Melotti, Edoardo Salzano
ore 17.30 Conclusioni
Salvatore Settis
PER INFO ED ISCRIZIONI:
http://www.italianostra.org/eventi/nostri_eventi/progettare_memoria.html
FONTE:
http://www.exibart.com/notizia.asp?IDNotizia=27974&IDCategoria=204
Il Comune di Cagliari deve assumere, con contratto a tempo determinato, due archeologi specialisti ed un tecnico di scavi archeologici da impiegare in un cantiere di scavi a capo Sant’Elia.
Alle selezioni, avviate presso il Centro per l’Impiego dell’Amministrazione provinciale, potranno partecipare disoccupati residenti a Cagliari in possesso dei titoli e delle conoscenze tecniche richieste, che saranno sottoposti a verifica: per gli archeologi sono richiesti la laurea quadriennale, il diploma di specializzazione triennale in archeologia ed un’esperienza lavorativa triennale in scavi archeologici (con almeno sei mesi lavorativi per ogni anno); per i tecnici la qualifica professionale di “tecnico di scavi archeologici” conseguita dopo specifico corso biennale ed un’esperienza lavorativa quinquennale.
Le adesioni potranno essere presentate da lunedì 15 giugno, a venerdì 19 compreso, allo stesso Centro per l’Impiego di Cagliari, in via Calamattia 12, aperto dalle ore 8.30 alle 11, dove gli interessati potranno chiedere ulteriori informazioni.
Documenti da presentare personalmente al Centro dei Servizi per il Lavoro per partecipare alle procedure di selezione:
- Scheda anagrafica aggiornata;
- modello Isee in corso di validità (redditi 2007);
- documento di identità.
Fonte:
http://www.sardegnalavoro.it/portal/sil-portale.aspx?enc=…..
La proloco “I Bronzi per Riace”, presieduta dalla Dott.ssa Anna Maria Bombardieri, ha organizzato una giornata studio dedicata ai Bronzi di Riace il 16 maggio 2009 a Riace Marina presso l’hotel Federica, in collaborazione con l’Università della Calabria e con il patrocinio del Ministero dei Beni culturali e della Regione Calabria.
Ho chiesto al Prof. Giuseppe Braghò di commentarci quanto emerso in questa prestigiosa sede, dopo la pubblicazione della sua ricerca-inchiesta con sui ha evidenziato e documentato molte criticità circa il possibile trafugamento di parti dei Bronzi di Riace, per i quali gli ultimi Ministri per i Beni Culturali Rutelli e Bondi hanno enunciato l’impegno a verificare il da farsi per ridare integrità a questi beni culturali che sono anche patrimonio dell’umanità.
Caro Pagni, ho letto – tra il “materiale” partorito dal convegno di Riace – un esilarante articolo (Gazzetta del Sud) in cui tale Prof. Giuseppe Roma (o qualcosa di simile) ha pubblicamente dichiarato che i Bronzi sicuramente rappresentano Castore e Polluce e che gli stessi, ancora sicuramente, nella mano destra reggevano originariamente delle redini, alle quali erano attaccati due cavalli.
Non intendo soffermarmi sulla bizzarria della seconda affermazione: al contrario, lancio un invito agli studenti (che frequentano il corso del docente UNICAL) di cambiarlo, se possibile. Prendano loro – in seconda ipotesi – delle redini in mano: soltanto per trascinare altrove un asino come il saccente Prof. Basterà d’altronde scorrere la pomposità del Curriculum Vitae dell’esimio relatore (specialmente soffermandosi sulla voce “Pubblicazioni”, le quali altre non sono che articoli ed articoletti ospitati su riviste e rivistine più o meno orfane di stima accreditata) per raccoglierne grandeur e preparazione specifica.
Si conosce, nel regesto ufficiale intorno alle due Statue, un solo altro esempio di pedanteria ilare, vezzosamente propinatoci dalla Brunilde Sismondo Ridgway, secondo la quale le magnifiche espressioni del periodo severo greco sono, nella squallida realtà, delle opere romane (!). L’archeologa nunziante, da allora, è universalmente riconosciuta come fantasiosa, e la gentilezza del termine è unicamente dovuta alla galanteria degli altri seri ricercatori. In tanti, e soltanto dopo la mia documentale inchiesta, si occupano ora dei Bronzi: ciò è positivo. Negativa è la maniera con la quale si disquisisce intorno ad essi.
Su Calabria Ora di ieri, domenica 24 maggio, si potrà leggere altra disquisizione di tale Danilo Franco, firmatosi senza qualifica professionale: potrebbe dunque essere fabbro, rigattiere, farmacista, botanico forse. Sono portato a ritenere il soggetto molto vicino all’ultima figura citata, trattando l’accaduto con ironia, che non fa male anche quando si toccano argomentazioni serie. Lo immagino dunque botanico poiché il noioso articolo può avelo scritto chi, con gramigne e carciofi, possiede familiarità.
La ricerca storiografica non è argomento da chiosco domenicale. Nessuno dei timorati convegnisti – oltre che il Danilo Franco – sostiene la via più consona per sciogliere i dubbi su origine e provenienza degli sventurati A e B: l’indagine della Magistratura e un futuro, approfondito scavo nell’area ri Agranci-Riace, misure da me più volte chieste al MIBAC. Spiego perché. Mariottini dice di aver visto per primo le statue. Crediamogli. Ancora, afferma che si trattava di “un gruppo”. Crediamogli. Continua, il sub capitolino, a narrare che al braccio sinistro di una di esse ha visto uno scudo. Crediamogli. Scrive nella denuncia, il fortunato pescatore, che le stesse sono differenti (e vistosamente) per postura, mostrandosi (una delle due) con braccia aperte e gamba sopravanzante,espressione contrastante con la realtà espositiva presente presso il Museo di Reggio Calabria,mentre la seconda corrisponde alla descrizione. Crediamogli.
A questo punto, il passo che Magistratura e Carabinieri della Tutela dovrebbero fare è banale soltanto: costringere il “papà dei Bronzi” a dire la verità. Lo stesso, in note interviste, afferma di voler parlare “soltanto col Giudice o con i Carabinieri”. Evidentemente, sussisterà qualcosa di riservato, da non svelare ai giornalisti e al popolo, sovrano (sulla carta).
Cos’ha fatto il Magistrato inquirente di Locri? A quali risultati sono pervenuti i Carabinieri? Tre anni dopo la personale, meritoria (parole di Ministro peri Beni Culturali, e non di botanico o convegnista griffato) inchiesta giornalistica, evolutasi nel volume “Facce di Bronzo”, nulla è dato sapere. Troppo facile. Strano e improprio, inoltre, che i convegnisti di Riace o il Danilo Franco ignorino di supportare la necessità primaria di stringere la morsa attorno a un falso eroe, per sapere. Probabilmente non amano o non vogliono, farlo.
Mariottini, se fosse quell’onesto “volontario servitore del bene pubblico” che dice di essere, dovrebbe toglierli, i drappi oscuri della menzogna. Certo, svelare le infamie di chi lo ha protetto fino ad oggi è pesante, e tanto. Meno pesante, tuttavia, dell’ombra che il cittadino Giuseppe Braghò, con “carte alla mano”, ha per sempre proiettato su Stefano & Co., lì dove Stefano sta per Mariottini e Co. sta per i noti personaggi istituzionali coinvolti nell’affaire Bronzi di Riace. Leggere, per credere. Dopo, e soltanto dopo, scrivere. O contestare, se possibile. Povera, poverissima Italia!
Cordialmente.
Prof. Giuseppe Braghò
P.S.: Ne autorizzo pubblicazione e divulgazione.
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L’obiettivo è trasformarla in un parco archeologico che diventi Centro di riferimento europeo per il megalitismo. L’area megalitica di Aosta, una delle più importanti per lo studio della preistoria continentale, dal 13 al 20 giugno sarà aperta al pubblico.
Presentato oggi agli organi di informazione, il cantiere-evento rientra nell’ambito del progetto ‘Sites ouverts’, realizzato dall’assessorato regionale alla cultura.
L’area megalitica di Aosta è costituita da un santuario all’aperto le cui prime tracce risalgono al quarto millennio a.C. e che è contrassegnato da allineamenti di statue-stele istoriate e da imponenti monumenti funerari costruiti con grandi pietre (megaliti).
“Il cantiere evento dell’area megalitica – ha spiegato l’assessore Laurent Vierin – è l’appuntamento più importante del calendario culturale della stagione estiva. Vogliamo così far conoscere lo stato dei lavori, i ritrovamenti archeologici, le prospettive di utilizzo dell’area, oltre a far percepire le potenzialità di sviluppo. Intorno all’area megalitica ci sono tante attese e curiosità che intendiamo soddisfare”.
Il cantiere evento prevede, oltre alle visite guidate (dal lunedì al venerdì dalle 13 alle 18, il sabato e la domenica dalle 10 alle 18; necessario prenotare), anche due conferenze: il 13 giugno alle 18.30 sui risultati delle ricerche archeologiche e il 17 giugno alle 18.30 sul progetto del parco archeologico.
Fonte:
http://www.regione.vda.it/notizieansa/details_i.asp?id=66712
Su segnalazione del dott. Carmine Sanchirico dell’Università degli Studi di Siena, informiamo che sono aperte le iscrizioni alla campagna di scavo di Marsiliana d’Albegna:
Dal 31/08 al 30/10/2009 riprendono le attività di ricerca archeologica nel centro etrusco di Marsiliana d’Albegna (Manciano, GR), con la direzione della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana, in collaborazione con il Dipartimento di Archeologia e Storia delle Arti dell’Università degli Studi di Siena (Insegnamento e Laboratorio di Etruscologia e Antichità Italiche, diretto da Andrea Zifferero) ed Etruria Nova, associazione no profit.
Avviato nel 2002, il Progetto Marsiliana d’Albegna ha contribuito alla riscoperta dell’importante centro protostorico ed etrusco, già noto per le ricche ed estese necropoli orientalizzanti scavate dal principe Tommaso Corsini agli inizi del Novecento.
La Campagna di Ricerca 2009 prevede le seguenti attività:
1. scavo di un sito produttivo etrusco (fornace?) localizzato presso il fiume Albegna. Si tratta di un consistente affioramento di anfore da trasporto di età arcaica e da scarti di produzione, contiguo ad un edificio che ha restituito bucchero, ceramica d’impasto e ceramica etrusco-corinzia;
2. prosecuzione dello scavo nella “Casa delle Anfore”, una residenza periferica con atrio centrale, datata tra l’ultimo quarto del VI e la fine del V secolo a.C. L’edificio, situato all’interno della Tenuta Corsini, ha un’estensione di 400 mq e si articola in almeno sei ambienti, dei quali soltanto due esplorati finora;
3. prosecuzione della ricerca di superficie all’interno della Tenuta Corsini: si procederà alla ripulitura e al rilievo di alcune tombe ancora non indagate e all’identificazione di nuovi siti per una più precisa definizione del tessuto abitativo e funerario di età etrusca.
CONDIZIONI DI PARTECIPAZIONE:
Le attività sul campo e in laboratorio comportano un impegno settimanale di 40 ore, certificate da un attestato valido per il rilascio dei crediti formativi (universitari e per Istituti scolastici superiori). Sono previsti, inoltre, laboratori pomeridiani sullo studio dell’epigrafia e della ceramica etrusca, sull’elaborazione informatica dei dati, sulla metodologia di scavo; nel fine settimana sono previste escursioni ai principali siti e musei dell’Etruria meridionale.
Tutti gli aspetti organizzativi e logistici sono a cura di Etruria Nova no profit: ai partecipanti è richiesta la certificazione della vaccinazione antitetanica e la quota di iscrizione annuale all’associazione, comprensiva di assicurazione. La quota di partecipazione è di 185 Euro 80 Euro per una settimana, 350 Euro 150 Euro per due settimane, 515 Euro 200 Euro per tre settimane. La quota comprende vitto e alloggio completo, trasferimenti in auto, attività di laboratorio ed escursioni.I partecipanti sono alloggiati nell’agriturismo La Speranza di Marsiliana d’Albegna, in appartamenti da 4 e 5 posti letto, con cucina e bagno indipendenti, aria condizionata e riscaldamento e avranno a disposizione piscina e campo da calcetto.
La partecipazione all’attività di ricerca è aperta a studenti di archeologia e a volontari, purché maggiorenni.
AGGIORNAMENTO 11 GIUGNO:
Sono variate le quote per l’iscrizione alla prossima campagna di ricerca a Marsiliana. Grazie ad uno sponsor inaspettato sono state abbassare drasticamente le quote.
1 settimana 80 euro + tessera associazione (20 euro)
2 settimane 150 euro + tessera associazione (20 euro)
3 settimane 200 euro + tessera associazione (20 euro)
CONTATTI PER INFORMAZIONI:
prof. Andrea Zifferero
tel. 0577/233659 (diretto)
E-mail: marsiliana@unisi.it