Scavi

Missione archeologica italo-turkmena scopre tomba di donna assassinata con un colpo d’ascia in fronte 4.000 anni fa

Si è conclusa la campagna primaverile della missione archeologica italo-turkmena nell’Oasi di Adji Kui (deserto del Karakum), promossa e organizzata dal Centro Studi Ricerche Ligabue con il contributo del nostro Ministero Affari Esteri, diretta da Gabriele Rossi Osmida.

Caminetti

Contrastati da un clima anomalo che, a sbalzi, ha registrato punte di 3°C e 45°C e frequenti tempeste di sabbia, gli archeologi hanno iniziato lo scavo dell’antica capitale dell’oasi, AK1, portando alla luce delle mura ciclopiche in mattoni crudi che poggiavano su alcune strutture più antiche, forse accampamenti.
Si è così appurato che la cittadella, la cui estensione si aggirerebbe sui 15 ettari, è stata costruita almeno in 3 fasi successive e che l’insediamento occupa un arco di tempo compreso tra la fine dell’epoca calcolitica (IV mill.a.C.) e la fine dell’età del bronzo (1500 ca a.C.).

Nell’area esplorata durante questa missione (ca 1300 m2 ), si sono rinvenute tracce di un vasto incendio che ha interessato la seconda fase della cittadella (fine del III mill.a.C.) e che ha provocato crolli consistenti. L’incendio ha comunque permesso di rintracciare e recuperare le coperture del tetto carbonizzate (travi e cannucce) e un consistente deposito di cereali, ora allo studio degli esperti.

Numerosi i caminetti per il riscaldamento e per la cottura del cibo, alcuni dei quali di notevoli dimensioni, elegantemente rifiniti con colonnette laterali e intonaco di alabastro e dotati di canne fumarie all’interno delle mura.

Sono proseguite le ricerche anche nell’adiacente necropoli dove, tra l’altro, è stata scoperta una eccezionale sepoltura con ricco corredo dedicata ad una dama di circa 40t’anni, assassinata con un colpo d’ascia al centro della fronte.

Sepoltura di donna

Determinante è stato in questo caso l’aiuto dell’antropo-paleopatologo, il Dr Emiliano Nisi, messoci a disposizione dalla Regione Veneto-ULSS n.13, che ha pazientemente ricostruito l’iter di questo omicidio consumatosi ben 4000 anni orsono.

Campi scavo estivi 2008 dell’Università di L’Aquila

Diamo spazio ad una segnalazione giunta via e-mail dei prossimi scavi dell’Università dell’Aquila.

In collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Abruzzo, il Parco regionale Sirente – Velino e il Comune di Rocca di Cambio

L’Archeoclub d’Italia - Sede di L’Aquila organizza nell’ambito dei Campi estivi 2008 il

I CAMPO SCUOLA
ABBAZIA DI S. LUCIA
ROCCA DI CAMBIO (Aq)

Luglio – settembre – ottobre 2008

Santa Lucia - Rocca di Cambio - Gli scavi

Per la prossima estate sono in programma a Rocca di Cambio, in provincia dell’Aquila presso la chiesa di S. Lucia campi didattici e di ricerca organizzati dall’Università degli Studi dell’Aquila tramite la cattedra di Archeologia Medievale del Prof. Fabio Redi.

I campi, sono alla loro prima edizione e offrono l’occasione per avvicinarsi al mondo dell’archeologia e conoscere temi e argomenti scientifici e accademici, a stretto contatto con gli “addetti ai lavori”, in un ambiente di grande suggestione.

I campi avranno per oggetto la partecipazione ad un cantiere archeologico diviso in saggi di scavo stratigrafico ubicati nell’area adiacente la Chiesa di S.Lucia a Rocca di Cambio di cui si hanno notizie certe solo nel 1313, e fu tra i primi luoghi di culto edificati lungo la via romana Claudia Nova che collegava Alba Fucens con la romana Aveia (vicino all’attuale Fossa) passando sull’altopiano delle Rocche.
L’interessante monumento è detto antica Abbazia di Santa Lucia, anche se non ci sono nelle vicinanze tracce di edifici che possano far pensare ad un convento, e sorge sui resti di una piccola costruzione rettangolare che ne costituisce oggi la cripta.

LO SCAVO

Verranno trattati tutti gli argomenti inerenti l’archeologia stratigrafica affiancati dalla didattica sul campo: tramite lo scavo diretto di stratigrafie archeologiche, la compilazione delle schede US, la realizzazione di rilievo grafici e fotografici dello scavo tramite l’uso di strumenti di precisione, nonché pulitura, siglatura e classificazione dei reperti affiancandone lo studio diretto tramite, disegno e schedatura.

L’attività di scavo sarà affiancata da una serie di lezioni specifiche sulle attività della cattedra di Archeologia Medievale dell’Università dell’Aquila, nonché lezioni specifiche su stratigrafia, ceramologia e topografia del territorio.

Il fine settimana potrà essere dedicato a escursioni nelle località di interesse turistico del territorio aquilano nonché a visite sugli altri scavi archeologici in corso da parte dell’insegnamento di Archeologia medievale, come il Castello di Ocre, il Castello di S. Pio, il Castello di Tornimparte e la chiesa di S.Paolo di Barete.

La durata dello scavo è prevista dal 1 luglio al 2 agosto e dal 1 settembre al 31 ottobre2008.
La quota è di € 200 a turno di due settimane.
Le quote dei campi comprendono vitto, alloggio, attrezzi e materiali didattici, assicurazione.
E’ richiesta l‘iscrizione all’Archeoclub d’Italia o ad altra associazione archeologica.
Al termine di ciascun Campo sarà rilasciato un attestato di frequenza dell’Università dell’Aquila.

Portare lenzuola e federe (o sacco a pelo), e munirsi di un abbigliamento da scavo (comprese calzature antinfortunistica) adatto alle condizioni climatiche (chiedere informazioni ai numeri telefonici di riferimento).
E’ necessaria una copertura antitetanica.

Per l’iscrizione e le modalità di trasferimento sui singoli scavi contattare i numeri telefonici o gli indirizzi di posta elettronica sotto indicati.

Dott. Ssa Martina Pantaleo
3498057191
martpantit@yahoo.it

INFORMAZIONI SULL’ABBAZIA DI SANTA LUCIA

La prima data certa in cui l’abbazia di Santa Lucia è citata è il 1313, però già in una bolla papale del 1178 era stata nominata “Rocca di Cambio con le sue chiese”. Probabilmente la prima costruzione risale al secolo XI, epoca di grande fioritura monastica. La facciata della chiesa si presenta sobria con un portale del XV secolo e una piccola finestrella a forma di ruota del periodo medievale. Il campanile a vela è stato aggiunto nel settecento. L’interno è suddiviso in tre navate, con un ampio presbiterio senza absidi. Da una piccola scala situata nella navata centrale si scende nella cripta, che conserva tracce di affreschi databili tra la fine del XIV secolo e l’inizio del XV. Lungo le pareti del presbiterio vengono custoditi pregevoli affreschi trecenteschi. La parete nord è divisa in tre fasce. Inferiormente è rappresentato Cristo con gli Apostoli nell’ultima cena. Come a Bominaco e a Fossa, Cristo è all’estrema sinistra della mensa, ma qui è nell’atto di benedire, mentre negli affreschi di Bominaco e Fossa è nell’atto di distribuire il pane. Nelle due fasce superiori sono rappresentate, in dieci riquadri, quattro a sinistra e sei a destra di una finestrella, “La Passione” e “La Resurrezione”del Redentore”. Domina la composizione in alto, dentro una mandorla, il Cristo tra gli Angeli.

INFORMAZIONI GENERALI SUL TERRITORIO

Rocca di Cambio è un piccolo centro montano in provincia dell’Aquila nel cuore dell’Abruzzo. Con i suoi 1434 metri è il comune più alto di tutto l’Appennino.

Il paese è situato a Nord dell’Altipiano Sirente - Velino in una incantevole vallata, caratterizzata da un aspro paesaggio, dall’aria purissima,con acque cristalline, il verde cupo dei boschi e quello brillante dei prati.
Ma non solo. Ci sono estese faggete e querce secolari cespugli di ribes, uva spina ,more, nocciolo,lamponi e rosa canina.

Una citazione a parte meritano i narcisi, splendidi fiori che tra maggio e giugno invadono l’altipiano e che sono i protagonisti di una sagra popolare nel vicino paese di Rocca di Mezzo. La fauna della zona è estremamente ricca con l’aquila reale , il lupo appenninico e l’orso marsicano; senza contare cinghiali, volpi, ghiri, faine donnole e scoiattoli neri. Questo è l’altipiano delle rocche. Un territorio che merita di essere conosciuto per gli usi, i costumi le tradizioni e l’inconfondibile sapore della sua cucina.

Oggi Rocca di Cambio è un affermato centro di turismo e sport invernali grazie anche alla stazione sciistica di Campo Felice ed è compreso all’interno del territorio del parco regionale Sirente-Velino.
Quest’ultimo comprende una area vasta con una media di alte quote dei rilievi superiore ai 2000 metri e la presenza dell’altipiano carsico delle Rocche il secondo dei grandi altipiani carsici dell’Appennino in ordine di grandezza dopo Campo Imperatore. Una zona ricca quindi di nevai, inghiottitoi, pareti rocciose, gole e fitte faggete. A tal proposito, come non menzionare le grotte di Stiffe, uno dei fenomeni carsici più famosi dell’Italia centrale. Oltre alle ricchezze della flora e della fauna all’interno del territorio del parco e nelle zone limitrofe vi è un patrimonio storico culturale di notevole valore.

C’è la chiesa di S. Maria in valle Porclaneta nei pressi di Rosciolo, ai piedi della punte gemelle del Velino con uno dei più bei pulpiti in pietra di tutta l’arte romanica.
Vicinissimo ad Avezzano i resti ben conservati dell’antica Alba Fucens, posto sulla via consolare Tiburtina Valeria al crocevia che collegava i Marsi con i Vestini attraverso l’altipiano delle rocche.
Come non ricordare la Piana Del Fucino, un antico lago che già i romani tentarono di bonificare con ancora evidenti i condotti di deflusso e lo splendido Castello Di Celano di XIV secolo.
Le torri di Aielli, Collarmele e S. Iona che servivano a controllare i percorsi che portavano a Celano da dove partiva il regio tratturo Celano-Foggia.
Ma anche lo stesso Altipiano Delle Rocche merita di essere visitato.
Tra gli altri paesi, Rovere, con il suo borgo medievale fortificato e Rocca Di Cambio con la chiesa romanica di S Lucia che presenta al suo interno un interessantissimo ciclo di affreschi.
Poco più a nord i suggestivi resti del borgo fortificato di Ocre oggetto di studi da parte dell’Università Degli Studi dell’Aquila negli ultimi anni.
Ma ci sono anche le pagliare di Tione Fontecchio e Fagnano, oggi disabitate ma un tempo importantissimi per la transumanza che legava l’altipiano delle Rocche alla valle dell’Aterno.
Quest’ultima con i centri di Fontecchio Tione degli abruzzi, Gagliano Aterno, Castelvecchio Subequo, Acciano, Beffi, e molti altri paesi che vale la pena visitare.
Ma l’altipiano delle rocche è vicinissimo al capoluogo di provincia, L’Aquila e a moltissimi altri centri di notevole interesse.

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Cremona - 12.000 euro per lo scavo di Bedriacum

(Adnkronos) - Ammonta a 12 mila euro lo stanziamento della Giunta regionale, su proposta dell’Assessore alle Culture, Identità e Autonomie della Lombardia, Massimo Zanello, a favore dell’Università Statale di Milano, per la realizzazione del progetto “Ricerche a Calvatone, Cremona, archeologia e nuove tecnologie“. Il progetto interessa il “vicus” (villaggio) romano di Bedriacum situato a due chilometri da Calvatone, in provincia di Cremona, posto in posizione chiave nella Pianura Padana alla convergenza tra la via Postumia, che univa Genova ad Aquileia, e il fiume Oglio, ove l’Università opera da 20 anni (a questo proposito è disponibile il volume “Cremona e Bedriacum in età romana. Vent’anni di tesi universitarie“). Proseguirà la sperimentazione di nuove tecnologie di ricerca avviate nel 2007 e nate dalla collaborazione tra Università e Regione Lombardia.

Gli scavi di Calvatone saranno presentati e pubblicati integralmente utilizzando un supporto multimediale (cd/dvd) in modo da offrire al pubblico e agli studiosi una completa disamina del lavoro svolto con ampio supporto di disegni e fotografie. Si intende poi applicare tale metodologia anche alla ricerche svolte a Palmira, citta’ carovaniera della Siria.

“Abbiamo accettato la richiesta di finanziamento presentata dall’Università di Milano - ha dichiarato l’assessore Zanello - per proseguire gli studi archeologici in quanto Bedriacum è un antico centro della Gallia Cisalpina romana che ha restituito nel corso di questi anni resti di strutture abitative e reperti archeologici di grande importanza scientifica che lo rendono uno tra i più importanti in Lombardia”.

Approfondimenti:
http://users.unimi.it/calvbedr/

Fonte:
adnkronos.com

“Vicus Costanziaci - Le origini di Venezia tra terra e acqua” - Lunedì verrà presentato il progetto per il recupero dell’”Atlantide Veneziana”

Venezia - Un insediamento tardo romanico nella laguna nord, base di scambi commerciali con Altino, e magari anche centro abitativo per una antica comunità? E’ quello che potrebbe emergere dagli scavi e dagli studi previsti con un nuovo progetto di recupero del patrimonio storico-archeologico di Costanziaco, l’antica città sommersa nella Laguna nord di Venezia.

Ricerche prima che i resti scompaiano del tutto. “Vicus Costanziaci” è un’area della laguna nord ora del tutto abbandonata: isole sommerse e disabitate da secoli, che però conservano intatta la storia più antica che le ha viste protagoniste dal momento che fino ad oggi si è ben poco indagato sul loro passato.

Verrà presentato lunedì 12 maggio a Ca’ Dolfin, a Venezia, in occasione della VI Giornata dell’Archeologia del Dipartimento di Scienze dell’Antichità di Ca’ Foscari, il progetto di ricerca “Vicus Costanziaci” che si avvale della direzione scientifica congiunta di Daniela Cottica e Luigi Fozzati, rispettivamente docente di Archeologia a Ca’ Foscari e responsabile del nucleo operativo Nausicaa della Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto.

«E’ un’area a rischio – spiega Daniela Cottica – ed è necessario intervenire presto prima che le tracce archeologiche scompaiano del tutto. Oltre al valore delle scoperte storiche, delle quali abbiamo già qualche indizio, si tratta del riconoscimento di un valore naturalistico dell’area, che proprio grazie a questo progetto verrà poi inserita all’interno del futuro Parco Archeologico Nazionale della Laguna di Venezia. Vogliamo riconsegnare alla città una pagina della sua storia che è stata trascurata».

«Ciò che manca a Venezia – spiega Luigi Fozzati – è proprio uno studio sistematico del territorio. Si fanno numerose scoperte archeologiche fortuite, ma per ottenere risultati importanti è necessario investire fondi e personale in progetti a lungo tempo come quello che stiamo avviando in collaborazione con l’università. E’ proprio grazie all’interessamento di Ca’ Foscari che è stato possibile intraprendere questo percorso di ricerca che in 5 anni porterà importanti risultati dal punto di vista archeologico».

«E’ la prima volta – spiega Davide Busato della società Arcomai, anch’essa coinvolta nel progetto – che si realizza a Venezia un progetto così ad ampio raggio, che coinvolge istituzioni pubbliche e privati. Segnale, questo, che ci sono molti interessi legati alla valorizzazione dell’area lagunare sotto analisi, anche dal punto di vista dello sviluppo di un turismo più sostenibile e più attento a cogliere il valore storico di tutta la laguna».

Attualmente il sito web del progetto http://lettere2.unive.it/costanziaco/ è ancora in fase di costruzione.

Costanziaco

Costanziaco o Costanziaca era un fiorente centro abitato, oggi scomparso, della Laguna Veneta, posto a nord-est di Torcello.

Fu fondata durante l’età barbarica da fuggiaschi dell’entroterra, così come Torcello, Burano, Mazzorbo, Murano e la stessa Venezia. In particolare, la tradizione indica il 650 come data di fondazione per almeno due delle sette chiese che aveva la città. Il nome sarebbe legato a Costantino a ricordo di un personaggio rilevante se non del noto imperatore romano. Un’altra ipotesi lo legherebbe a qualche luogo celebre (forse una porta) di Altino, città da cui proveniva gran parte dei profughi fondatori. Sembra che dipendesse dalla più importante Ammiana.

Il centro era costituito da quattro isole che formavano le due contrade di Costanziaco Maggiore e Costanziaco Minore, collocati rispettivamente sulle rive destra e sinistra di un ramo del Sile che qui sfociava. Vi si contavano, come già accennato, due parrocchiali (S.S. Sergio e Bacco e S. Massimo) e altre cinque chiese (S. Moro, S. Zanipolo, S. Maffio, S. Pietro, S. Arian). S.S. Sergio e Bacco e S. Maffio (S. Matteo) sorgevano sull’attuale isola de La Cura. Di S. Arian (S. Adriano, sull’attuale isola di Sant’Ariano) è da ricordare l’annesso monastero femminile (1160 ca.) le cui consorelle provenivano dalle più prestigiose famiglie veneziane. Le monache furono le ultime ad andarsene, nel 1549, quando Costanziaco era abbandonata ormai da secoli.

Nel XVII secolo si tentò di recuperare la zona per adibirla a campagna coltivabile, ma invano. Il convento di Sant’Ariano venne del tutto smantellato (fu utilizzato per recuperarne il materiale edile) e fu ampliato il già esistente cimitero perché raccogliesse le spoglie di defunti già sepolti a Venezia. Ciò che restava all’interno del cimitero è stato recentemente spianato e gli accessi dalle mura chiusi.

La zona di Costanziaco è oggi un prezioso sito da cui è possibile rinvenire le testimonianze dell’antico splendore (palafitte, vasi, urne, piatti, mattoni ecc.).

Fonti e approfondimenti:
http://www.gvonline.it/leggi_id.php?id=4781
http://it.wikipedia.org/wiki/Costanziaco
http://www.archeologiasubacquea.it/ind … emid=80

Axum: Scoperto dopo 9 anni di scavi il palazzo della regina di Saba

Berlino - Una equipe di archeologi tedeschi dell’Universita’ di Amburgo ha annunciato di aver scoperto i resti del palazzo della leggendaria regina di Saba ad Axum, nel nord dell’Etiopia.

I ruderi del palazzo reale, databile intorno al X secolo avanti Cristo, sono tornati alla luce sotto le mura di un altro edificio regale, quelle di un re cristiano ancora non identificato. Il palazzo della regina era stato distrutto dal re Menelik I, il figlio che la mitica Saba aveva avuto da Salomone, re di Israele, e ricostruito in modo da essere orientato verso la stella Sirio, della quale era adoratore.

Fu Menilik ad introdurre in Etiopia il culto di Sothis, divinita’ egizia identificata con la stella Sirio appartenente alla costellazione Canis Major.

Fonte:
http://www.adnkronos.com/IGN/Cultura/?id=1.0.2147520934

La ricerca archeologica come strumento di riabilitazione per disabili psichici lievi

Si svolgerà a Lubiana dal 13 al 18 maggio il primo workshop di archeologia condivisa in collaborazione tra il gruppo di ragazze e ragazzi del Centro di Riabilitazione Tangram di Roma e un gruppo di giovani sloveni. Dopo due anni di lavoro, con un pomeriggio dedicato a settimana, e già tre iniziative, tra mostre e visite guidate, i sette giovanissimi disabili psichici lievi partiranno da Roma in treno lunedì prossimo invitati a presentare presso il Museo Civico di Lubiana la loro esperienza di laboratorio archeologico.L’iniziativa prevede veri e propri sopralluoghi sul sito archeologico di Emona dove i ragazzi di entrambe le nazionalità guidati dal gruppo di Roma effettueranno veri e propri scavi, raccoglieranno, puliranno e catalogheranno i reperti. Saranno realizzati un mosaico, un plastico ed un erbario. I giovani, inoltre, andranno a fare la spesa per riprodurre e organizzare una cena ed il mercato. Nella settimana di lavoro sarà allestita una mostra con i prodotti del lavoro di questi anni: dal profumo all’essenza di arancio, ai saponi per le terme, ad ingredienti e piante che i romani utilizzavano per scopo alimentare, pietanze anche adattate al gusto dei ragazzi. E’ già pronto un mosaico, che sarà lasciato in dono al Museo, che riproduce proprio il pavimento dell’area archeologica di Lubiana. Inoltre, tra i plastici che saranno trasportati per allestire la mostra il primo raffigura le Terme di Via Diego Fabbri sulla Nomentana, e altri due rappresentano la villa romana di Cottanello in provincia di Rieti, tutti utilizzati nelle iniziative svolte dal gruppo tra il 2006 e il 2008. Nel corso delle giornate sarà proiettato il video con la conferenza di presentazione del lavoro realizzato in due anni di attività a Roma e nel Lazio.

“Con l’archeologia i ragazzi diventano scienziati in nuce e si sentono protagonisti del racconto che faranno - spiega Dario Scarpati, archeologo responsabile scientifico del progetto e direttore del Museo Civico di Poggio Mirteto “Ercole Nardi” di provincia di Rieti - Nelle attività di preparazione imparano, infatti, ad esternare, esprimere, narrare ciò che precedentemente hanno dovuto apprendere, studiare, cercare, manipolare, sperimentare. Avevano iniziato coi guanti bianchi ora sono i ragazzi a trainare l’attività. Questa trasferta all’estero per presentare il loro lavoro li vede sempre più protagonisti ed è davvero molto importante. Infatti, l’archeologia si presenta come una scienza che riprende i bisogni primari delle persone, che nella grande maggioranza oggi sono rimasti uguali a quelli dell’antichità: mangiare, lavarsi, dormire. Le cose con cui lavoriamo nelle attività del laboratorio appartengono alla cultura materiale: piatti, vasi, mattoni, brocche. Oggetti con cui i ragazzi possono ricostruire situazioni, raccontare storie, cucinare pietanze, ricreare momenti di divertimento attraverso il canto il ballo. Tutto questo attraverso l’inserimento del loro vissuto nella narrazione che viene creata di volta in volta e non riprodotta attraverso la memorizzazione di un copione. Il tipo di mostra che ne viene fuori valorizza i cinque sensi di cui è composta la nostra vita. Il visitatore entra in un igloo e vede il mosaico dove, con diverse tesserine accanto, i ragazzi cercano di aiutare l’ospite a costruirne un altro. Poi viene ricostruito l’ambiente delle terme dove sono utilizzati i saponi e i profumi che hanno creato. Poi anche altre situazioni di vita quotidiana e di condivisione dove i ragazzi mettono molto del loro vissuto adattando i contesti con storie e danze”.

Sito archeologico di Emona
Città romana che sorse dopo l’anno 14 d.C nella zona dell’attuale Ljubljana (Lubiana). Una gran parte dei resti della città romana è liberamente accessibile: le mura romane meridionali, il percorso delle mura romane lungo la via Vegova aulica, le pietre dell’ipocausto ai margini della piazza Plečnikov trg, una parte delle mura occidentali all’entrata al Cankarjev dom, la tomba di Emonec (abitante di Emona) con sarcofago e la copia della scultura scoperta sulla colonna ai margini del parco Zvezda nonché la parzialmente restaurata entrata settentrionale della città un po’ più a sud. I sarcofagi trovati si trovano nel cortile del Museo nazionale. Il turista attento troverà lapidi romane murate nelle facciate dei diversi edifici, dalla Cattedrale al Castello.

Centro Tangram
Il Centro Tangram (via Ida Baccini 80 – Roma) è una struttura per la riabilitazione di persone portatrici di handicap, convenzionato con la ASL RMA. Eroga varie tipologie di prestazioni (centro diurno, trattamenti ambulatoriali di piccolo gruppo, trattamenti ambulatoriali individuali) ed è in grado di ospitare settanta utenti. Le attività interne sono di tipo prettamente terapeutico e cognitivo-espressive, finalizzate all’autonomia personale e sociale.

Oltre alle prestazioni di fisioterapia, logopedia e psicoterapia, sono attivi laboratori di teatro, giardinaggio, lavorazione del cuoio, arte naturista, pittura, segretariato, orientamento, percezione tattile, globalità dei linguaggi, linguaggio gestuale oltre alla musicoterapia ed alla psicomotricità. Il Centro offre anche un servizio di sostegno psicologico alle famiglie dei propri utenti. In questi anni sono stati attivati diversi progetti in collaborazione con scuole (I.P.S. “Gobetti”, I.T.I.S. “Fermi”, S.M.S. “Villari” per un progetto sperimentale di educazione ambientale, I.P.S. “Sibilla Aleramo”, I.P.S.S.S. “Vittoria Colonna”) e associazioni ambientaliste (con il WWF Italia, con l’Oasi WWF di Macchiagrande, con Legambiente). Dal 1996 il Centro Tangram organizza mostre di lavori prodotti dai suoi utenti nell’ambito della Settimana della Cultura Scientifica in collaborazione con MUSIS, promossa dal Ministero della Ricerca Scientifica e Tecnologica.

Fonti e approfondimenti:
http://www.superabile.it/CA … 8282.html

http://www.casalepodererosa.org/ambiente/ortobio/progetto.htm

http://www.slovenia.info/it/kul- … sti=2760&lng=4

Dal 9 giugno al 4 luglio scavo volontario (gratuito) presso l’area archeologica della via Nomentum-Eretum in località Tor Mancina, Monterotondo (RM)

L’Archeoclub d’Italia Onlus sede Mentana-Monterotondo in collaborazione con il Museo Archeologico Territoriale di Monterotondo organizza, nell’estate 2008, una campagna di ricerca archeologica presso l’area archeologica della via Nomentum-Eretum in località Tor Mancina, Monterotondo (RM).

Immagine dello scavo via Nomentum-Eretum

L’attività è rivolta in pari modo a studenti delle discipline dei Beni Culturali, a quelli degli Istituti Superiori ed ad appassionati di archeologia, giovani o adulti. Non sono quindi richieste competenze preliminari, e l’attività sarà diretta e seguita in ogni momento da archeologi professionisti che garantiranno la scientificità delle tecniche di indagine. La campagna si svolgerà dal 9 giugno al 4 luglio, dal lunedì al venerdì. La partecipazione è a numero chiuso e gratuita. A tutti i partecipanti verrà rilasciato un attestato di partecipazione.

Scadenza iscrizioni 16 maggio 2008.

Per informazione e prenotazioni
Archeoclub 06/9091245, archeoclubmm@hotmail.com;
Museo Archeologico 06/9061490.

Straordinarie scoperte italiane in Perù

Una serie di eccezionali scoperte archeologiche relative alle civiltà precolombiane sta caratterizzando la nuova campagna di scavi avviata in Perù grazie al contributo dell’Italia e al sostegno dell’Università di Milano. Ne danno notizia Emilia Perassi e Antonio Aimi, i due docenti del Dipartimento di Scienze del Linguaggio della Statale, alla testa dell’équipe di studiosi che da circa un anno affianca Walter Alva, il più famoso archeologo peruviano.

Nella regione di Lambayeque, un’area costiera, pianeggiante e semidesertica nel nord del Perù, sono venuti alla luce nell’arco di pochi giorni straordinari reperti. Nella necropoli di Sipán è stata trovata la tomba di un re-sacerdote di 1600-1700 anni fa, ricca di monili e oggetti rituali in rame dorato, ceramiche, emblemi, bellissimi ornamenti in forma di testa di giaguaro. Nella vicina località di Ventarrón è invece riapparso un tempio con il più antico dipinto d’America (un cervo in una rete, 2000 a.C.), mentre a Collúd è emerso un secondo tempio, forse coevo, dove è stato scoperto anche un bassorilievo con testa di felino e ‘becchi’ di ragno. Questi ritrovamenti aprono numerosi interrogativi sulle culture preispaniche, per esempio sul significato simbolico di icone finora misteriose.

La maggior parte degli scavi è stata resa possibile dal progetto Prodesipán, che l’Università di Milano ha promosso con la Caritas del Perú e con il Museo Tumbas Reales de Sipán. Finanziato con circa 2,5 milioni di euro provenienti dalla conversione del debito che il Perù ha contratto con l’Italia, Prodesipán sta attuando anche un importante programma sociale per sviluppare quest’area poverissima. Oltre a finanziare le attività archeologiche, il progetto ha infatti consentito di fornire la zona di acquedotto e fognature nonché di istituire corsi di formazione per sviluppare il turismo.

Fonte:
http://www.adnkronos.com/Pro … 121942579

Scoperta tomba greca (VII-IV a.C.) a Vibo Valentia

Vibo Valentia - Una tomba del periodo greco che va dal VII al IV secolo, e’ stata rinvenuta nel centro abitato di Vibo Valentia nel corso di alcuni scavi eseguiti da una impresa per conto della Telecom, esattamente in Via Pellicano’, proprio dinnanzi all’entrata della caserma del comando provinciale dei carabinieri.

Sul luogo e’ arrivato il personale della sovrintendenza che sta provvedendo a circoscrive la tomba disegnata in mattoni, i piedi rivolti verso Oriente, la testa verso ponente, caratteristica appunto delle tombe di quel periodo. I lavori sono stati sospesi e riprenderanno domattina. A pochi passi del luogo dove e’ venuta alla luce la tomba, nel 1962, durante i lavori per la costruzione dell’attuale sede dell’Asp, e’ stata rinvenuta una laminetta aurea con inciso un messaggio orfico, unica del genere in tutto il mondo e che viene conservata nel locale museo della citta’. Grande attesa per questa nuova scoperta che, a detta della archeologa Teresa Iannelli, direttore dello stesso museo, potrebbe rivelare delle sorprese.

Fonte:
http://www.design-oggi.it/archives/0003020.html

Roma - Metro C, fotogalleria degli scavi

Il ministro uscente e candidato a sindaco di Roma, Francesco Rutelli, il direttore generale dell’Archeologia, Stefano De Caro, il soprintendente Angelo Bottini e il suo collega del Campidoglio, Eugenio La Rocca, hanno dato il via libera definito ai lavori della Metro C. E contemporaneamente, la Soprintendenza archeologica di Roma presenta i tesori dell’antica Roma che - finita la “fase uno” delle indagini e iniziata la procedura per scendere più a fondo piazzando le paratie che proteggono i cantieri dai rischi della falda acquifera ma che significheranno lo smontaggio e il trasloco di molti reperti e setti murari - sono stati avvistati nel corso dei cantieri.

Rassegna fotografica

(fonte: roma.repubblica.it)

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