Scavi
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IRISH ARCHAEOLOGICAL FIELD SCHOOL apre le iscrizioni al programma di ricerca 2010.
PROGRAMMA 2010
L’obiettivo della scuola è quello di fornire a studenti, ma anche a chiunque sia interessato all’archeologia ed all’antropologia, un’esperienza pratica sul campo all’interno di un progetto di ricerca.
Lo scavo e la ricerca sono condotti da un gruppo di archeologi altamente qualificati usando le più moderne e sofisticate tecnologie e tecniche, tra le quali GPS, rilievo topografico, indagini geofisiche, rilievo fotogrammetrico e molto altro.
Oltre allo scavo archeologico offriamo ai partecipanti un intenso programma di attività, tra cui tour di siti storici, ma anche folcklore, ricostruzioni, rievocazioni storiche, corsi di lingua, musica, gastronomia e molto altro ancora.
Offriamo inoltre un modulo di una giornata per studenti di lingua non inglese come introduzione al progetto di scavo della IAFS e alla terminologia tecnica inglese usata in archeologia.
Dove:
Il programma di ricerca per la Irish Archaeological Field School 2010 ha come obiettivo lo scavo archeologico di Rath Maeve sulla Hill of Tara, dell’ abbazia di Bective, di Rossnaree e di Newgrange nella contea di Meath.
Quando:
Il programma si svolgerà per 12 settimane dal 7 giugno al 27 agosto 2010.
Responsabili del progetto:
• Dr Matthew Stout, Lecturer in the Department of History, St. Patrick’s College, Dublin.
• Dr Geraldine Stout, Archaeologist with the Archaeological Survey of Ireland and recognised authority on the Brú na Bóinne UNESCO World Heritage Site.
• Dr Conor Brady MIAI, Lecturer in the Department of Humanities, Dundalk Institute of Technology, Louth and member of the Royal Irish Academy Committee for Archaeology
• Finola O’Carroll MA MIAI, Senior Partner with CRDS Ltd Archaeological & Historical Consultants and Chairperson of the Institute of Archaeologists of Ireland
• Matthew Seaver BSc MA MIAI, Senior Archaeologist and Management Director of CRDS
• Dr Stephen Mandal MIAI EurGeol PGeo, Managing Director of CRDS and Vice-chair of the Royal Irish Academy Committee for Archaeology
Moduli del programma IAFS 2010:
• Introduzione all’archeologia irlandese
• Elementi di disegno e rilievo archeologico
• Metodologia e tecniche dello scavo archeologico, documentazione, fotografia e
campionatura delle untita’ startigrafiche
• Documentazione degli artefatti attraverso l’identificazione tipologica, il disegno e il data entry nel database online.
E’ inoltre disponibile un ampia gamma di moduli specialistici dedicati a survey GPS, survey topografico, fotogrammetria, survey archeo-geofisico, survey architettonico, survey geologico, archeologia subacquea, osteoarcheologia, informatica applicata all’archeologia, GIS (Geographical Information), modellazione 3-D e ricostruzioni CGI (Computer Generated Image), terminologia tecnica inglese.
Crediti:
Crediti universitari verranno forniti da St. Patrick’s College e da Dublin City University.Gli studenti/partecipanti possono guadagnare dai 3 ai 6 crediti universitari (3 crediti per un minimo di 2 settimane di partecipazione o 6 crediti per 4 settimane). Il trasferimento dei crediti verso altre istituzioni come il Diritto all Studio (casa dello studente) deve essere concordato tra lo studente e l’istituzione in oggetto. Tutte le attivita’, inclusi gruppi di studio e escursioni archeologiche, sono aperte a tutti i partecipanti nel caso essi decidano di accumulare ulteriori crediti.
Costo:
Quote di iscrizione, pagabili in Euro (€) alla IAFS:
Periodo:
1 settimana €550
2 settimane €1000
4 settimane €1900
Settimane extra €450
Costi settimanali per l’alloggio (pagabili in Euro (€) direttamente al gestore
(http://www.meathselfcatering.com/) – per ulteriori informazioni/prenotazioni contattare mmlydon@eircom.net .
Alloggio:
Self catering €150
Pensione completa €300
Per prenotare e’ necessario inviare un deposito di €500 al fine di garantirsi un posto alla IAFS.
La prenotazione sara’ confermata solo a seguito del ricevimento del suddetto deposito e della relative domanda di partecipazione.
Costi non inclusi nella quota di partecipazione alla IAFS:
• Trasporto da e per l’Irlanda
• Costi per passaporto o qualunque tipo di visto necessario per entrare in Irlanda
• Spese per shopping vario
Aiuti finanziari:
Nel caso tu voglia fare domanda per sostegni finanziari a istituzioni Italiane o a The Gilman International Scholarship (la domanda per il programma di studio all’estero 2010 sara’ disoponibile on line a www.iie.org/gilman entro Febbraio 2010 con scadenza entro il 6 Aprile 2010). I partecipanti interessaati ad altri sostegni economici possono inoltre consultare il sito web della IAFS (www.iafs.ie)
Per fare domanda:
• Puoi contattarci attraverso il nostro sitoweb (www/iafs.ie/contact us/) o mandarci una mail a info@iafs.ie .
• Termine ultimo per le prenotazioni e’ venerdi 15 Maggio 2010.
• Gli studenti che fanno domanda per crediti universitari devono essere in buone condizioni accademiche e disciplinari nei confronti delle istituzioni universitarie dalle quali provengono e devono inoltre avere l’approvazione del direttore del programma di facolta’.
Cancellazione prenotazione:
La IAFS provvedera’ al rimborso della somma depositata nel caso la richiesta di cancellazione della prenotazione arrivi tramite lettera scritta non oltre 6 settimane precedenti la data di arrivo in Irlanda.
Responsabilita’ – La Irish Archaeological Field School / CRDS, i suoi dipendenti e I suoi operatori, agiscono solo come agenti per la raelizzazione del programma e non sono imputabili di alcuna perdita, offese, danni a persone o cose che derivino da fattori esterni al controllo degli agenti stessi. Gli operatori si riservano il diritto di cambiare il programma della IAFS a loro discrezione e senza preavviso ai partecipanti. I direttori del programma si riservano il diritto di rifiutare partecipanti al progetto (in tal caso non e’ previsto il rimborso). Nessun rimborso e’ possible per servizi di cui il partecipante non abbia usufruito durante il progetto. Ulteriori spese dovute a malattia, incidenti, disastri naturali, guerre, scioperi, rivolte, azioni del Governo, problemi di passaporto, visti, o documentazione necessaria per il viaggio, o qualsiasi altra motivazione estranea al controllo della compagnia, sono a carico del singolo partecipante. Le compagnie aeree non sono tenute responsabili di ogni azione, omissione, o eventi verificatisi al di fuori del periodo di volo. Il contratto dei passeggeri in uso dale compagnie aeree al momento del volo costituisce l’unico contratto tra la compagnia aerea e i passeggeri stessi.
INFO:
Unit 4A Dundrum Business Park, Dundrum, Dublin 14, Ireland
Tel: +353 1 2968190;
Fax: +353 1 2968195;
email: info@iafs.ie;
web: www.iafs.ie
L’Associazione Etruria Nova, con la direzione scientifica dell’Università degli Studi di Siena ed in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana e il Comune di Manciano, presenta il Campo Internazionale di Introduzione all’Archeologia. L’iniziativa ha il patrocinio della Provincia di Grosseto ed è condotta con il sostegno della Tenuta Marsiliana dei Principi Corsini.
Il Campo offre ai partecipanti un’esperienza concreta sui metodi della ricerca archeologica e sarà articolato in due moduli di una settimana ciascuno. Essi saranno proposti da archeologi professionisti con lezioni frontali, conferenze ed esercitazioni di prospezione e scavo sui siti archeologici della zona, integrate dalla visita alle principali aree archeologiche dell’Etruria grossetana e viterbese.
L’esperienza è aperta a chiunque sia interessato all’archeologia, purchè maggiorenne e sensibile ai principi di tutela e conservazione del patrimonio culturale, contenuti nello statuto dell’Associazione.
Quote di partecipazione:
Modulo 1* (base) – 290 Euro
Modulo 2* (approfondimento) – 290 Euro
Modulo 1 + Modulo 2* – 570 Euro
* Le iscrizioni sono aperte fino al 15 maggio 2010. I moduli saranno attivati con un numero minimo di 18 partecipanti.
Servizi compresi:
Alloggio presso l’Agriturismo “La Speranza” di Marsiliana d’Albegna (www.agriturismolasperanza.it), in appartamenti da 4/5 posti letto con biancheria ed asciugamani, cucina e bagno con doccia. Possibilità di stanza singola con supplemento. Piscina a disposizione dei partecipanti.
Vitto con colazione in appartamento e pranzo al sacco con generi alimentari freschi e in scatola, forniti dall’organizzazione; cena in trattoria a Marsiliana, comprensiva di bevande.
Trasferimenti in auto/minibus da e per i luoghi di attività, le escursioni e la stazione ferroviaria di Albinia (Orbetello).
Attività didattica ed esercitazioni pratiche, complete di dispense, in lingua italiana ed inglese.
Copertura assicurativa contro gli infortuni durante le attività, fornita con l’iscrizione all’Associazione Etruria Nova.
Attestato finale di partecipazione.
Servizi non compresi:
Biglietti d’ingresso ai musei e alle aree archeologiche visitate in escursione.
Servizi extra in Agriturismo (campi da calcetto e tennis, sauna, lavanderia ed aria condizionata negli appartamenti).
Attività extra e comunque quanto non espressamente dichiarato nei servizi compresi.
Tessera associativa annuale (obbligatoria): 25 Euro (socio ordinario)
Contatti per info ed iscrizioni:
Associazione ETRURIA NOVA no profit
via A. Meucci, 63 – 50055
Lastra a Signa (FI)
tel. +39 (0) 577 600917
cell. +39 349 3613406
e-mail: etrurianova@gmail.com
Inizierà il 21 dicembre 2009 la 12a missione archeologica italiana, condotta dal CEFB – Centro di Egittologia Francesco Ballerini e diretta dal dott. Angelo Sesana, presso il Tempio dei milioni di anni di Amenhotep II a Luxor, West bank.
Lo scavo, che dopo molti anni ha permesso di riportare alla luce i resti di una delle più importanti strutture templari della XVIII dinastia, si protrarrà fino al 15 gennaio 2010.

Gli obiettivi principali sono quelli di completare l’indagine all’interno del cortile colonnato del tempio e di proseguire con l’indagine di alcune tombe relative a necropoli che hanno occupato l’area sia prima (Medio Regno) che dopo (Terzo periodo intermedio) la costruzione del tempio stesso. Proseguiranno inoltre le operazioni di conservazione e restauro, intraprese già lo scorso anno, volte a rendere in futuro fruibile al pubblico l’area attualmente oggetto di indagine.
Si potranno seguire le fasi principali dello scavo attraverso le notizie che verranno periodicamente pubblicate sul nuovo sito del CEFB, www.cefb.it. Il sito ospiterà infatti, oltre alle informazioni sulle attività scientifiche e di divulgazione condotte dal Centro di Egittologia Francesco Ballerini, anche una sorta di diario di scavo che aggiornerà quasi in diretta sulle più recenti scoperte effettuate.
I risultati di oltre dieci anni di ricerche, dagli aspetti archeologici a quelli più strettamente metodologici, verranno inoltre presentati al Colloquio Internazionale “The Temples of Millions of Years and Royal Power at Thebes in the New Kingdom: Science and New Technologies applied to Archaeology”, organizzato dal Supreme Council of Antiquities (SCA) in associazione con il CNRS francese (MAFTO/UMR 171), che si terrà sempre a Luxor dal 3 al 5 gennaio 2010.
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Si è svolta dal 20 al 26 agosto 2009 la prima campagna della Missione Archeologica Italiana in Giappone organizzata dalla Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana, dall’Università di Bologna e da Archeologiattiva s.c.a r.l., diretta da Daniele Petrella e Sebastiano Tusa in collaborazione con l’Asian Research Institute of Underwater Archaeology sotto la direzione di Hayashida Kenzō.

I lavori di ricerca subacquea si sono svolti nelle acque della Baia di Maegata, non lontano dal Capo Kusukuri, sulla costa occidentale del’isola di Ojika, prefettura di Nagasaki (Kyushū, Giappone meridionale). Già dal 2001 erano state condotte campagne di ricerca e scavo che hanno permesso l’individuazione di importanti reperti (ceramiche, ceppi d’ancora. ecc.) databili tra il XII e XIV secolo in gran parte di provenienza cinese.
Tale situazione porterebbe a legare le evidenze archeologiche di questa baia con le vicende inerenti il disastro della flotta di Kubilai Khan distrutta nel 1281 da un tifone durante il tentativo di invasione dell’arcipelago giapponese. E’, infatti, probabile che la flotta sia affondata in vari punti lungo le coste occidentali del Giappone meridionale laddove l’isola di Ojika (come tutto l’arcipelago di Goto, di cui fa parte) occupa un posto strategicamente interessante.

Ma i rinvenimenti effettuati danno anche la possibilità di ipotizzare che nella baia vi siano i resti di uno o più relitti di navi che servivano al commercio tra le coste della Corea e della Cina ed il Giappone.
Nel corso della recente campagna 2009 i ricercatori ed i tecnici subacquei italiani e giapponesi hanno lavorato in perfetta sinergia distribuendosi tra lo scavo subacqueo mediante sorbona e la ricognizione dei fondali della baia. In entrambe le attività sono state rinvenute numerose ceramiche, tra cui principalmente ciotole cinesi invetriate verdi della classe “blue celadon” (giap.: seiji) e bianche insieme a vasi d’uso corrente di fabbricazione cinese e giapponese. Molto interessante il rinvenimento di ciotole provenienti dalle provincie cinesi di Long quan e Zhe qian, nonché di ceramiche di fabbricazione giapponese inquadrabili nella classe Suribaji. Si segnala anche il rinvenimento di una ciotola cinese recante all’interno un cartiglio con formula augurale costituita da quattro ideogrammi ( 金玉満堂; giap.: kin gyoku man dō; cin.: jin yu man deng) la cui traduzione è: “che la vostra casa possa essere ricca di soldi e gioielli”.

In questa prima missione la squadra di archeologi e tecnici italiani ha effettuato sia operazioni di scavo con l’ausilio di sorbona che, soprattutto, di ricognizione e posizionamento cartografico dei reperti.
E’ stata anche valutata insieme ai colleghi giapponesi ed alle autorità comunali di Ojika la possibilità di realizzare un museo archeologico subacqueo nella baia di Maegata rivelatasi così ricca di reperti archeologici.

Ciò che ha contraddistinto maggiormente i lavori della missione archeologica è stata la fervida e fruttuosa collaborazione tra archeologi e tecnici giapponesi sviluppando una fortissima coesione e capacità di lavoro comune basata sugli intensi legami di amicizia che si sono creati grazie anche alla calorosa ospitalità giapponese.
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0 comments elisa | Comunicati stampa, Estero, Nuovi Ritrovamenti, Scavi
Si è conclusa domenica 17 agosto la seconda Campagna di Ricerca Archeologica realizzata dagli archeologi dell’Archeodomani s.a.s. nel territorio del Comune di Bibbiena (Arezzo).
Sul cantiere, nel corso del mese di intenso lavoro (gli scavi sono infatti iniziati il 19 Luglio) si sono alternati oltre 60 studenti provenienti dal tutta Italia (Firenze, Milano, Arezzo, Napoli, Vasto, Roma, Reggio Emilia, Parma, Bologna ecc.) con la direzione scientifica Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana (Soprintendente dott.ssa Fulvia Lo Schiavo, funzionario incaricato dott. Luca Fedeli). Il cantiere è stato diretto, per Archeodomani s.a.s., dal dott. Alfredo Guarino, con il coordinamento del dott. Lorenzo Dell’Aquila.
L’indagine archeologica ha riguardato gli ambienti delle “Piccole Terme” (indagati agli inizi degli anni ’80 e successivamente abbandonati fino alla Campagna dell’estate 2008) della parte residenziale (pars dominica) della villa romana di Domo, attiva per quasi tutta la romanità.
Importanti risultati sono stati raggiunti nella parte antistante le Piccole Terme dove i ritrovamenti ed i rapporti stratigrafici (il cui studio ha consentito di articolare ulteriormente la messa in fase del sito) permettono di ipotizzare la presenza di una fila di ambienti esterni agli edifici termali, ampliando così il presumibile perimetro dell’insediamento.
Significativi e particolareggiati approfondimenti sono stati forniti dall’indagine della stratigrafia sottostante l’acciottolato venuto alla luce durante la scorsa Campagna di Ricerca Archeologica. L’asportazione di porzioni di acciottolato, il loro studio ed il successivo riposizionamento, sono stati effettuati previa autorizzazione accordata dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana
E’ stata inoltre messa in luce la cosiddetta “cisterna delle Piccole Terme”. Considerata finora contemporanea alle strutture delle Piccole Terme è invece da ritenersi, per il posizionamento delle strutture ed i conseguenti rapporti tra i muri, ad essa precedente e forse usata solo in un secondo momento come cisterna.
Verificata la criticità degli intonaci interni si è proceduto a un accurato intervento di consolidamento effettuato da restauratori professionisti, con il supporto degli archeologi.
Si è poi verificato sperimentalmente il sistema di scarico d’acqua della “cisterna”, fistulae e canaletta, risultato ancora funzionante seppur danneggiato dal passare dei secoli, testimonianza di un’ingegneria idraulica che non ha nulla da invidiare ai complicati impianti dei nostri giorni!
Lo scavo è stato reso accessibile ai visitatori durante tutto il periodo di scavo. Oltre alle affascinanti strutture d’epoca romana, quindi, i numerosi turisti e curiosi che hanno deciso di passeggiare tra i campi del casentino hanno potuto vedere gli archeologi in azione.
CONTATTI:
Lorenzo Dell’Aquila (Presidente)
Cell. 3397786192
Tel/fax 0665744547
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0 comments elisa | Comunicati stampa, Epoca Romana, Nuovi Ritrovamenti, Scavi
Potrebbe essere la residenza di campagna dell’imperatore Vespasiano, di cui proprio quest’anno si celebra il bimillenario della nascita, la villa romana di età imperiale scoperta nell’alto Lazio, in provincia di Rieti, nei territori dell’antica Sabina pochi giorni fa.
Tito Flavio Vespasiano, il rifondatore che a Roma fece costruire il Colosseo, un nuovo foro, i bagni pubblici che da lui presero il nome e lo splendido Tempio della Pace, veniva da una famiglia umile di queste zone. Era nato a Falacrinae, un villaggio, e come tanti provinciali di successo volle tornare al paese e mostrare a chi l’aveva visto crescere il segno del suo trionfo.

«Di Falacrinae sapevamo l’esistenza dalle fonti letterarie, ma non s’era mai trovata traccia», racconta il sindaco di Cittareale al quotidiano torinese, Pierluigi Feliciangeli. Poco fuori il suo Comune, infatti, un gruppo di giovani archeologi inglesi e italiani – nel cantiere sono coinvolte la British School at Rome e l’Università di Perugia, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica per il Lazio – sta lavorando sodo sotto la guida del professor Filippo Coarelli, docente di antichità greche e romane all’Università’ di Perugia.
E i risultati non sono mancati: spostando metri cubi di terreno, è venuto fuori il perimetro di una villa che aveva sale di ricevimento, terme, colonnati. Il pavimento della sala principale, soprattutto, lascia senza fiato. È ancora lì in tutto il suo splendore, a intarsi di marmi policromi, preziosissimi, provenienti da cave del Nord Africa di cui s’è persa traccia.
È proprio la magnificenza di questa sala, che doveva avere rivestimenti in marmo anche sulle pareti, preceduta da altre due sale dove il pavimento è in delicatissimo mosaico, a far pensare che il proprietario originario della villa fosse lui, Vespasiano. Il professor Coarelli comprensibilmente è cauto, ma ci crede. «Non abbiamo trovato alcuna iscrizione – dice a ‘la Stampa’ – e quindi non c’è certezza. Ma l’epoca, la qualità degli ambienti, il luogo, e poi l’unicità di questa villa, il fatto che non ce ne siano altre nei dintorni… insomma, tutto lascia pensare a una residenza della dinastia dei Flavi».

Poco distante, poi, è saltata fuori anche l’antica Falacrinae. Merito di una antica pietra con iscrizione romana del periodo repubblicano. Rarissima, e in buono stato, era stata trovata più di dieci anni fa da un contadino della zona e conservata in cantina. Celebra in versi la partecipazione di un figlio di Falacrinae alle guerre sociali del 91-89 avanti Cristo, il conflitto che oppose Roma ai suoi alleati italici. Il figlio l’ha riscoperta, l’ha fatta vedere in giro, la notizia s’è sparsa, finché qualcuno non l’ha fotografata e, grazie alla rivista “Falacrina” edita dalla locale Associazione Pro Loco che ne pubblicò l’articolo, l’immagine arrivò al professor Coarelli. Il quale è saltato sulla sedia. E sono venute alla luce tombe, resti di abitazioni, vasellame. Un materiale che ora si può visitare nel piccolo delizioso museo di Cittareale, appena inaugurato dal Comune e dalla Provincia di Rieti.
«Il ‘vicus‘ – spiega il professor Coarelli – è un modello insediativo scarsamente noto, ma diffuso tra gli abitati minori dell’Italia antica». Si tratta di insediamenti rurali alternativi alla villa. «Una struttura insediativa diffusa sul territorio che assomma alle funzioni produttive (agricole, di allevamento, artigianali) quelle di scambio, ed è sede di poteri amministrativi nella sfera civile e religiosa».
Qualcosa del genere sta venendo fuori anche a Cascia, a pochi chilometri da Cittareale, ma sul versante umbro della montagna. Qui c’è in corso un altro scavo, gemello del primo, sempre seguito da Coarelli. E da sotto una chiesetta di campagna è venuto fuori il perimetro di un ‘forum’, ovvero una enorme piazza di 60 per 100 metri, ornata di colonne, con templi e edifici pubblici. I contadini della zona affluivano qui dai loro villaggi per il mercato, per avere giustizia, per le feste religiose, per l’arruolamento nelle legioni di Roma.
Dal punto di vista scientifico, le scoperte di Cascia e Cittareale. rileva ‘la Stampa’ permettono di capire molto meglio i meccanismi della ‘romanizzazione’ di un’area che fino al 290 avanti Cristo era territorio di un popolo italico che non parlava latino e che appena qualche secolo dopo, nel 9 dopo Cristo, da’ i natali a un imperatore. Ma è la scoperta della sua villa che affascina.
Fonte:
http://www.ilgiornaledirieti.it/leggi_articolo_f1.asp?id_news=15127
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[Lundo, Lomaso - Trentino] Da alcune settimane la sommità del monte di san Martino, tra il Lomaso e l’alto Garda, è tornata a rianimarsi. Dentro quello che si rivela un singolare insediamento abitato isolato tra i monti dalle valli alpine interne, sono riprese le indagini archeologiche a cura della Soprintendenza per i Beni librari archivistici e archeologici della Provincia autonoma di Trento.
Si tratta di un centro di non lunga durata, realizzato nei momenti più incerti dell’età antica che segue la fine del mondo romano. Anno dopo anno, le sue strutture diventano chiare: l’antico oratorio medievale, le difese murate attorno all’insediamento, i caseggiati interni, gli spazi con relative testimonianze di vita e le tombe. A poco a poco si svelano i segni di una realtà che la storia ha dimenticato e la natura a lungo ha nascosto. Il sito archeologico, oggi sede di un progetto di ricerca assurto a livello internazionale, vede consolidato il suo essere luogo dedicato anche alla formazione che ha visto, e vede, in questi anni partecipi più di cento studenti e laureati, giunti nel Lomaso da diverse università italiane (Trento, Padova, Verona e Milano) ed estere (Lubiana, Lille, Barcellona, Monaco, Friburgo). Al loro ritornare allo scavo, al loro entusiasmo, al loro lavoro e, soprattutto, all’interesse di interrogarsi e di conoscere si deve quanto il visitatore può scoprire salendo su questa cima.

Lundo - Studenti al lavoro nello scavo della fortezza di Monte San Martino
La quinta stagione di attività proseguirà ancora per diverse settimane, fino ad ottobre. Dopo aver recuperato quanto sopravvive dell’antico oratorio di san Martino (dominante nel cuore dell’insediamento oltre che segno di passati poteri, civili e religiosi) e dopo aver liberato ampi prospetti delle mura difensive, ben costruite e solide, il lavoro degli archeologi si concentra ora nello scavo e nella documentazione dell’urbanistica interna l’insediamento. Già chiare sono le superfici di una serie di caseggiati, diversi fra loro nella forma e nella collocazione, oltre che nei materiali e nella tecnica costruttiva. Realizzati nel V-VI secolo rivelano maestranze esperte, capaci di usare al meglio materiali locali: il legno e la pietra. Di assoluta novità appare una torre, simile a quelle impostate in altre fortezze alpine e orientali. Impostata sulle mura vigila l’accesso meridionale. Possente è lo spessore dei muri, ampio l’interno, rinforzato il fronte esterno con vistosi contrafforti rampanti sporgenti e che indicano l’originale, notevole altezza del manufatto sull’esempio di quanto ancora rivela la torre di Torba a Castelseprio o le “Torri Quadre” di Novaledo, in Valsugana, che recenti studi hanno prospettato essere di età bizantina. Questi gli elementi sui quali si lavorerà nelle prossime settimane.
E per chi desidera visitare gli scavi in corso e vedere in prima persona il lavoro degli archeologi l’appuntamento è per sabato 8 agosto con partenza alle ore 9 dalla piazza di Lundo. Il sito verrà raggiunto in circa un’ora e mezzo di cammino lungo una strada forestale agevole con un dislivello di 240 metri circa. Sono consigliati abbigliamento e calzature da escursione. La partecipazione è gratuita previa prenotazione presso l’ ApT Terme di Comano tel. 0465 702626. L’iniziativa è promossa dalla comunità di Lundo e il Comune di Lomaso con il sostegno dell’Azienda per il Turismo Terme di Comano Dolomiti di Brenta e la partecipazione della Soprintendenza per i beni librari archivistici e archeologici.
Con i suoi 1000 metri di altitudine il monte di san Martino si alza solitario e isolato nel cuore delle montagne delle Giudicarie, tra la valle del Sarca e l’alto Garda. Dalla cima lo sguardo spazia ininterrotto sull’aperto panorama delle antiche pievi di Bleggio, Banale e Lomaso. Lontani restano gli agglomerati, antichi e moderni: pugni di case spaziati tra i colori mutevoli dei campi e il verde dei prati, protagonisti in questo lembo di Trentino.
D’estate il luogo si rianima: studenti e laureati universitari, italiani e stranieri si inerpicano sul monte per proseguire un progetto e una ricerca avviati nel 2004. Per loro la fatica, ma anche l’orgoglio di essere protagonisti di un recupero di eventi dimenticati e di situazioni a lungo nascoste. Tracce sopravvissute di un tutto che resta da interpretare sul piano storico, culturale, funzionale.
Un contesto realizzato e attrezzato all’alba dell’Europa moderna con grande impegno e risorse ingenti. Tempi difficili questi, ma anche momenti di straordinaria vitalità e di trasformazione che vedono l’Occidente costretto al confronto con l’”altro”: i Barbari, molti e potenti. Goti, Visigoti, Longobardi, Baiuvari e Franchi sono i “popoli” che la narrazione storica ci ha consegnato coesi. Nella realtà una moltitudine di genti diverse: fuggitivi, profughi, razziatori, conquistatori che – tra scontri e confronti irrompono a Est superando gli antichi confini – Reno e Danubio – e rendono inesorabile il cambiamento: di costumi, di religione, di parlate, di razze. Le Alpi si trasformano, diventando frontiera, più ideale che reale. Molti centri esistenti e molte città ricevono rinforzo mentre sulle alture delle valli si disseminano presidi, si realizzano sbarramenti, si stabiliscono strategie e luoghi utili alla raccolta di uomini, masserizie e derrate. Una società che consapevole o meno si fa multietnica, multirazziale, multiculturale, un mondo su cui oggi si è tornati a riflettere per capire un possibile scenario di futuro del nostro presente, anche questo fatto di nuovi migranti di altrettanta cosmopolita origine. Gradatamente, il monte di san Martino restituisce ciò che è stato: materiali e tracce sopravvissute di un passato che è diventato concreto e tangibile, frenando la fantasia di molti che leggevano in questo luogo ciò che essi intendevano fosse stato. Un passato di cui sono rimaste a parlare le pietre e non il mito. Avvicinarsi a questo luogo – e questo è possibile seguendo il segnavia SAT 425 che raccorda Lundo o Vigo Lomaso al passo di san Giovanni – è camminare, è salire attraverso fitte faggete su sentieri che raccontano di momenti popolati di pellegrini, di greggi e di pastori, di mercanti e di viaggiatori; è raggiungere un luogo che, inaspettato, si svela allo sguardo con forme e panorami, un luogo dove passato e presente realmente si incontrano.
Provincia Autonoma di Trento
Soprintendenza per i Beni librari archivistici e archeologici
Settore Beni archeologici
Via Aosta, 1 – 38100 Trento
tel. 0461 492161 – fax 0461 492160
www.trentinocultura.net/archeologia.asp
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Trovato da archeologi greci sull‘isola di Salamina un monumento funebre dedicato a Aiace.

Se fosse vero,confermebbe la storicita’ della Guerra di Troia cantata da Omero. Per ora e’ solo un’ipotesi di lavoro degli archeologi greci, ma se al termine degli scavi venisse riconosciuto come cenotafio di Aiace, cio’ avra’ conseguenze enormi.
Il fatto che gli abitanti di Salamina gli avessero dedicato un monumento funebre vuoto dimostrerebbe che quanto tramandato nell’Iliade e’ vero: Aiace lotto’ e mori’ a Troia, dove fu sepolto.
Fonte:
http://www.ansa.it/site/notizie/awnplus/cultura/news/2009-07-24_124365913.html
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0 comments elisa | Curiosità, Nuovi Ritrovamenti, Periodo Greco, Scavi
La V edizione del Corso di Introduzione all’Archeologia Subacquea, organizzato al Castello di Donnafugata (Ragusa), dalla Lega per le Attività Subacquee della UISP e dal Centro subacqueo ibleo “Blu Diving”, voluto e coordinato dalla Soprintendenza del Mare di Palermo, ha infatti riservato un’insperata sorpresa.

La parte pratica del corso è stata eseguita all’interno dell’area del “Palmento” presso Punta Secca (RG), dove si ipotizza la presenza di un porto tardo romano – bizantino, legato probabilmente al vicino abitato di Kaukana. All’ interno dello specchio d’acqua sono noti da diversi decenni due relitti non ancora scientificamente indagati.
Il corso prevedeva il rilievo di uno dei due relitti attualmente visibili e il prelevamento di campioni lignei per la datazione al Carbonio 14. Durante una fase di didattica operativa, chiamata “ricognizione a pettine”, è stato individuato dalla corsista Barbara Ferrari di Massa Carrara un elemento litico di forma anomala, rivelatosi poi un frammento scultoreo in marmo di notevole interesse.

Nicolò Bruno, coordinatore del corso per la Soprintendenza del Mare, ha attivato, con l’ausilio degli archeologi esterni presenti le procedure di posizionamento GPS del ritrovamento e di documentazione fotografica del reperto.
Valutato l‘effettivo pericolo di depredamento del manufatto per la vicinanza alla spiaggia affollata dai bagnanti, si è proceduto al suo recupero ed è stato successivamente affidato in custodia al locale Museo Archeologico Regionale di Camarina, in attesa di restauro.
Il contesto di ritrovamento del frammento scultoreo in una località con testimonianze archeologiche risalenti al IV-VII sec. d. C., apre molti interrogativi riguardo alla datazione o quantomeno alla sua presenza in quel luogo; infatti si tratta di un torso maschile di chiari stilemi classici, dunque di epoca precedente, riguardante una statua originariamente alta circa cm 100.

Probabilmente già da ora, dopo un’accurata indagine nell’area circostante caratterizzata dalla sola presenza dei massi di zavorra utilizzati all’interno delle navi antiche, si potrebbe ipotizzare un riutilizzo del frammento a questo stesso scopo, considerata la forma cilindrica del busto.
Il restauro del reperto, che permetterà di cogliere con puntualità le sfumature stilistiche, e le analisi del marmo, che consentiranno di risalire alle cave di provenienza, consentiranno di inquadrare con maggiore puntualità il frammento della statua.
L’Assessore ai Beni Culturali e Ambientali On.le Lino Leanza, prontamente informato della scoperta, si è congratulato con i tecnici della Soprintendenza del Mare ed ha convocato per i primi giorni della prossima settimana una riunione operativa per discutere delle operazioni e degli interventi da effettuare nella zona.
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0 comments elisa | Comunicati stampa, Epoca Romana, Nuovi Ritrovamenti, Scavi
Si svolge dal 13 al 31 luglio 2009 nell’area del Prato Fiorito di Diano Marina (IM), lungo il fianco meridionale della chiesa dei SS. Nazario e Celso, la V campagna di scavo condotta dall’Istituto Internazionale di Studi Liguri con l’autorizzazione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.
Il sito è situato nel cuore del Lucus Bormani, il nome romano del territorio compreso tra Capo Berta e Capo Cervo il cui centro abitato si sviluppò in età imperiale grazie alla presenza di una mansio (stazione di sosta), posizionata lungo la via Iulia Augusta, e di cui è data menzione nella Tabula Peutingeriana e in altri importanti itinerari di età tardoromana.
La zona era già stata oggetto di interventi archeologici negli anni ‘50 del ’900 che avevano posto in luce, a nord dell’edificio di culto, una struttura articolata in più vani di piena età imperiale di incerta interpretazione, abbandonata nella seconda metà del III secolo d.C.
Le campagne successive, condotte da Nino Lamboglia nel 1959 e nel 1963 nell’area a sud della chiesa, avevano rilevato l’esistenza di almeno due fasi accertate dell’edificio di culto, datate genericamente ad età tardo romanica (fine XIII-XIV sec.) e preromanica, insistenti su un più antico impianto di età altomedievale che si è ipotizzato essere il primo nucleo religioso dedicato ai Santi Nazario e Celso, martiri cristiani del I secolo, il cui culto si diffuse in Liguria a partire dal V-VI secolo d.C. nell’ambito dell’influenza ambrosiana sulle diocesi liguri e, in particolare, su quella di Albenga.
A partire dal 2005 sono riprese le indagini archeologiche, dirette dalla dott.ssa Daniela Gandolfi, concentrate nell’area attigua alla chiesa, a sud della fiancata meridionale, dove è stata posta in luce un’estesa area cimiteriale in cui sono state individuate a tutt’oggi le sepolture di 28 individui.
Dai dati sinora emersi (tipologia delle tombe, modalità della sepolture, materiali ceramici – in particolare frammenti di maiolica arcaica di produzione ligure e pisana), si è ipotizzato che parte dell’area cimiteriale, databile tra la seconda metà del XIV e gli inizi del XV secolo, possa essere ricondotta ad un tragico avvenimento che colpì la comunità dianese nel periodo,come ad esempio un’ondata epidemica. Le sepolture sono infatti tutte realizzate nella nuda terra, in fosse sovente delimitate da pietre che ne rafforzano il taglio, con orientamento Ovest/Est, prive di corredo e segnalate nella maggior parte dei casi da semplici e anonimi segnacoli costituiti da cumuli di pietre di varia dimensione. In molti casi, poi, le sepolture risultano intercettate e parzialmente distrutte da altre sepolture di poco successive, il che fa propendere per l’ipotesi di un evento improvviso e tragico, quale un’epidemia.
Le ricerche sono al momento volte ad approfondire le indagini proprio nell’area cimiteriale. Lo scavo si pone come una vera e propria “palestra” per i giovani archeologi che vogliono acquisire esperienza relativamente allo scavo di tombe e delle relative inumazioni: essi possono infatti confrontarsi con la problematica non trascurabile dell’individuazione della fossa, della messa in luce dello scheletro, della documentazione grafica e fotografica e infine del recupero delle singole ossa. Gli scheletri degli individui recuperati finora sono in fase di studio antropologico. Stessa cosa accadrà agli scheletri che verranno recuperati nella presente campagna di scavo.
Per info: Istituto Internazionale di Studi Liguri, via Romana 39, Bordighera (IM)
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