Protostoria
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E’ in corso a Orvieto fino al 31 agosto, sotto la direzione della dott.ssa Simonetta Stopponi, l’8^ campagna di scavo del Dipartimento di Scienze Archeologiche e Storiche dell’Antichità dell’Università di Macerata. Le ricerche archeologiche allo scavo di Campo della Fiera hanno portato alla luce nuove e importanti evidenze: una strada lastricata di V sec. a.C., pregevoli frammenti di ceramica greca, una mano di statua marmorea, matrici per la fabbricazione di terrecotte architettoniche e numerose monete.
Per conoscere da vicino i risultati delle ricerche, martedì 28 agosto visiteranno il cantiere Silvano Rometti, Assessore alla Cultura della Regione Umbria, Loriana Stella, Vice-presidente della Provincia di Terni, Mariarosaria Salvatore, Soprintendente Archeologo per l’Umbria, Paolo Bruschetti della Soprintendenza per i Beni archeologici dell’Umbria, Stefano Mocio, Sindaco del Comune di Orvieto, Giuseppe M. Della Fina, Assessore alla Cultura del Comune di Orvieto, Gianfranco Paci, Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Macerata e rappresentanti della Banca Monte dei Paschi di Siena, main sponsor dello scavo.
Intanto, venerdì 10 agosto gli studenti statunitensi che partecipano allo scavo riceveranno la visita di Mark J. Smith, Attaché culturale dell’Ambasciata Americana di Roma.
Fonte:
0 comments elisa | Etruschi, Nuovi Ritrovamenti, Protostoria, Scavi
Si svolgerà tra il 19 agosto e il 2 settembre la prima campagna di ricerche archeologiche organizzata dal Dipartimento di Scienze Umane dell’Università di Foggia e dal settore di archeologia subacquea dell’Istituto Nazionale Archeologico dell’Accademia delle Scienze di Albania, con il supporto dell’Ambasciata Italiana in Albania. La direzione delle ricerche è del prof. Giuliano Volpe, con la collaborazione di Adrian Anastasi (INA, Durazzo) ei Danilo Leone con Maria Turchiano (Università di Foggia). Le ricerche si avvalgono del supporto tecnico-scientifico dell’Associazione ASSO di Roma, specializzata in attività subacquee, con la responsabilità del dott. Mario Mazzoli.
La prima campagna di ricerche, resa possibile grazie al sostegno finanziario dell’Assessorato al Mediterraneo della Regione Puglia e dell’Agenzia per il Patrimonio Culturale Euromediterraneo, è parte integrante di un progetto più ampio denominato (con un richiamo alla tipica imbarcazione antica degli Illiri) ‘Liburna. Archeologia subacquea in Albania’ che prevede non solo la realizzazione della carta archeologica del litorale albanese e la conduzione di scavi, ma anche attività finalizzate alla formazione di giovani archeologi subacquei e alla valorizzazione del patrimonio archeologico sommerso. In particolare si punta alla costituzione di una Scuola italo-albanese di archeologia subacquea (sotto forma di Master internazionale), promossa dalle Università di Foggia, di Tirana e di Durazzo. Una tale struttura didattica di alta formazione potrebbe anche rivolgersi a studenti dell’intera area balcanica, contribuendo alla diffusione di una cultura dell’archeologia subacquea e alla definizione di standard condivisi sotto il profilo tecnico-metodologico.
Inoltre si prevede di poter garantire un supporto italiano per la creazione di una legge albanese sull’archeologia subacquea e per la costituzione in Albania di strutture di ricerca e tutela del patrimonio archeologico subacqueo.
Tra i vari paesi del Mediterraneo occidentale l’Albania è, infatti, quello nel quale la ricerca archeologica subacquea risulta al momento ancora meno sviluppata, nonostante la straordinaria importanza delle sue coste, costellate da importanti porti antichi, medievali e moderni. Soprattutto a partire dalla caduta del regime comunista, soprattutto nella fase di grandi sconvolgimenti che ha conosciuto il paese negli anni Novanta, si è avviata una drammatica e preoccupante attività di depredamento del ricco e, fino ad allora, intatto, patrimonio archeologico sommerso. Particolarmente grave è il problema, centrale in Albania come in tutti i paesi del Mediterraneo, di più efficaci misure di tutela e di vigilanza delle coste e dei porti. Al momento non si dispone di alcuna indicazione precisa sui siti sommersi e sui relitti antichi e mancano attività di indagine e di tutela di questo importante patrimonio archeologico ancora del tutto inesplorato.
Nel corso di un Convegno, organizzato dall’Ambasciata Italiana di Tirana nel luglio 2006 a Durazzo, dal titolo “La tecnologia ed il know–how italiano per la valorizzazione del Patrimonio Subacqueo in Albania”, si è effettuato il punto della situazione e si è tracciato un progetto, approvando anche un Documento che ha affidato in particolare alle Università di Foggia e di Tirana il compito di avviare attività di ricerca archeologica subacquea in Albania ed anche di costituire una Scuola italo-albanese di archeologia subacquea.
Le prime ricerche riguarderanno una delle zone più interessanti dal punto di vista paesaggistico e culturale, la baia di Porto Palermo. La baia presenta per più versi caratteri ideali per la ricerca sia perché si tratta di un naturale punto di sosta e di rifugio per le navi che praticavano il cabotaggio lungo la costa albanese, sia per la presenza del Castello di Ali Pasha, che si spera di poter trasformare in futuro in un ‘Museo del Mare’
La campagna di ricerche vedrà impegnata una équipe di circa 20 archeologi e tecnici italiani e albanesi, tra cui anche alcuni studenti dell’Università di Foggia e di Tirana.
Fonte:
Ieri pomeriggio è stato inaugurato l’Archeodromo di Belverde, un percorso didattico-cognitivo creato per completare e integrare la visita al Museo Civico di Cetona e al collegato Parco Archeologico Naturalistico.
L’Archeodromo, nato per volontà dell’Amministrazione Comunale di Cetona che si è potuta avvalere della collaborazione e disponibilità della Comunità Montana del Cetona, della Fondazione Musei Senesi, della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana e dell’Università di Siena, è stato realizzato con il concorso finanziario della Fondazione Monte dei Paschi di Siena, dell’Amministrazione Provinciale di Siena e della Regione Toscana, grazie ai fondi comunitari Docup, Obiettivo 2, 2000-2006.
La struttura si compone di alcune ricostruzioni a grandezza naturale, tra cui una parte di un villaggio dell’età del bronzo (II millennio avanti Cristo), con capanne e aree per le attività artigianali, e un abitato in grotta del paleolitico medio (circa 50.000 anni fa), che si ispirano alle due fasi della preistoria meglio documentate in questo territorio. Le ambientazioni sono collegate da un itinerario nel bosco e lungo la balza rocciosa sovrastante l’area archeologica delle famose grotte di Belverde. Sono state create inoltre alcune zone di sosta in punti panoramici da cui si gode una magnifica vista sulla Valdichiana fino ai monti dell’Umbria e del Lazio settentrionale.
Negli spazi dell’Archeodromo, oltre alle visite guidate accompagnati da operatori specializzati, avranno luogo attività di sperimentazione archeologica e laboratori didattici per il pubblico più giovane. Un’apposita area, inoltre, è stata destinata alla simulazione di scavi archeologici.
Il progetto è stato improntato su criteri di massima accessibilità, tant’è che, ad esclusione della grotta, tutti gli spazi sono percorribili da disabili.
L’Archeodromo sarà visitabile da martedì a domenica, nel periodo luglio-settembre, nei giorni festivi e su prenotazione per gruppi, nel resto dell’anno.
Fonte:
http://www.museisenesi.org/index.php?id=499&nid=81
Approfondimenti:
Il lancio dell’AGI
Circuito dei musei senesi
E’ visitablie presso l’ex Convento San Felice, in Viale degli Atlantici a Benevento, la mostra “Archeologia in Cattedrale. La Storia non scritta”, curata dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici di Salerno, Avellino e Benevento con la collaborazione della Soprintendenza BAPPSAE di Caserta e Benevento.
L’esposizione illustra gli importanti risultati conseguiti dall’esplorazione archeologica svolta nella Cattedrale di Benevento. Grazie all’intesa e alla collaborazione tra l’Arcidiocesi di Benevento, la Soprintendenza per i Beni Archeologici, l’Amministrazione Provinciale e il Comune di Benevento, che hanno finanziato le indagini, nel corso del 2005 saggi di scavo sono stati condotti nella parte della navata centrale antistante il presbiterio ed in alcuni settori delle navate laterali.
Nonostante le manomissioni e le distruzioni che hanno interessato l’edificio nel corso dei secoli – dai rovinosi terremoti del 1688 e del 1702 ai bombardamenti del 1943 e agli sventramenti posti in atto dalla ricostruzione post-bellica -, il giacimento archeologico ha restituito dati di grande interesse, che confermano il ruolo centrale assunto da quest’area in tutte le fasi e le vicende insediative della città: dall’epoca preistorica, con reperti che attestano una frequentazione del sito fin dal Neolitico Antico (VI-V millennio a.C.), alle strutture di età sannitica e repubblicana, all’impianto del Foro della città romana, fino alla prima Chiesa paleocristiana e alle successive ristrutturazioni di età medievale e moderna.
La Mostra, pertanto, propone un percorso organizzato per periodi cronologici, con la contestuale esposizione dei reperti portati in luce dagli scavi. Sono state inoltre realizzate due sezioni tematiche: la prima dedicata agli oggetti di corredo delle numerose sepolture rinvenute nella Cattedrale, tra cui spiccano monete e gioielli in bronzo, argento e oro; la seconda sezione è invece dedicata alle diverse tipologie di pavimenti documentate nel corso dei secoli. In un’ultima sala, infine, sono esposti alcuni brani del pulpito trecentesco della Cattedrale e preziosi oggetti appartenenti al tesoro del Cardinale Orsini, concessi in prestito dal Museo Diocesano di Benevento.
L’esposizione vuole rappresentare il primo passo verso il costituendo Museo della Città di Benevento, che sarà allestito presso l’ex Convento San Felice, e che sarà dedicato proprio alla narrazione della complessa vicenda insediativa che ha caratterizzato la città di Benevento dalla preistoria fino ad oggi.
Data Inizio: 28/05/2007
Data Fine: 04/11/2007
Prenotazione: Nessuna prenotazione
Città: Benevento
Luogo: ex convento San Felice
Proprietà: Statale
Indirizzo: Viale Atlantici, n. 14/16
Provincia: Benevento
Regione: Campania
Orario: dal 28 maggio al 30 giugno: 9-13 dal 1 luglio al 4 novembre:9-13, 16-19
Telefono: 0824 310945
Fax: 0824 310945
E-mail: archeosa@beniculturali.it
Sito Web: http://archeosa.beniculturali.it
0 comments arjuna | Epoca Romana, Medioevo, Mostre, Protostoria, Scavi
Ritorniamo a parlare del ritrovamento del semicerchio di pietre venuto alla luce durante gli scavi del nuovo ospedale di Como. L’occasione ci è data dalla segnalazione del sig. Franco Prada che gentilmente ci invia un articolo apparso il primo giugno su “La Provincia”.
Leggi l’articolo (file pdf 120Kb)
Approfondimenti:
Le prime fotografie
La scoperta
Riportiamo una notizia apparsa sul Corriere della Sera:
LUCCA - Studiosi del dipartimento di Scienze archeologiche di Pisa hanno scoperto due bivacchi di cacciatori di 10mila anni nel Parco dell’Orecchiella, in provincia di Lucca. Si tratta di una delle piu’ importanti scoperte degli ultimi anni che riguardano l’epoca preistorica. I due bivacchi temporanei, risalenti al Paleolitico Superiore Finale, erano probabilmente usati da cacciatori che, dai campi base del fondovalle, si spostavano sulle montagne dell’Orecchiella in cerca di selce, la pietra che serviva per costruire armi e utensili. Negli scavi sono stati trovati punte di freccia, altri strumenti, manufatti in pietra e carboni. Grazie proprio ai resti dei focolari il Laboratorio di Archeobiologia di Como ricostruira’ l’ambiente vegetale dell’Orecchiella di diecimila anni fa. (Agr)
Approfondimenti:
Dipartimento di Scienze Archeologiche dell’Università di Pisa
Il laboratorio di Archeobiologia di Como (link sulla sinistra)
Presentato a Matera, nell’Aula Sassu del Polo Umanistico di San Rocco, all’Università degli Studi della Basilicata, Scuola di specializzazione in Archeologia il volume “Monte Saraceno: sculture protostoriche in pietra“.
Il saggio ripercorre le vicende della scoperta e dello scavo di una interessantissima necropoli, individuata a Monte Saraceno, a Mattinata (provincia di Foggia), nel Gargano Meridionale. L’insieme di sepolture venne intercettato negli anni Cinquanta del secolo scorso e gli scavi, fatti a più riprese (dal 1981 sino al 1993 diretti da Maria Luisa Nava), consentirono di riportare alla luce reperti di straordinario interesse scientifico – archeologico. “Si trattava – racconta il Soprintendente Nava – di sculture identificate come geometrico – astratte, ovvero scudi su colonnetta di sostegno, e elementi antropomorfi, a forma conica e non”. La datazione dei reperti va dal XII secolo avanti Cristo alla metà del VI secolo a.C..
Fonte:
http://www.culturalnews.it/Article.aspx?c=38&a=2064
Comunicato stampa:
http://www.unibas.it/s … ?IdComunicazione=278
Creta - E’ stata inaugurata sabato scorso a Iraklion, la principale città dell’isola di Creta, dal sindaco Giannis Kourakis e dal soprintendente di Catania, Gesualdo Campo una mostra di reperti archeologici dall’età del rame a quella del bronzo trovati all’interno delle grotte vulcaniche etnee, che è stata realizzata dal Servizio per i beni archeologici della Soprintendenza per i Beni culturali e ambientali di Catania.
”Oltre ai 91 reperti - ha spiegato l’archeologo Francesco Privitera, curatore scientifico della mostra -, particolarmente interessanti visto che alcuni non vengono esposti da 40 anni, il percorso realizzato all’interno dell’ex basilica di San Marco di Iraklion, comprende anche la ricostruzione delle grotte laviche, destinate nella preistoria a usi funerari e altri rituali, delle tombe di quell’epoca, ma anche l’esposizione di pannelli sul vulcano Etna, con la sua natura, i suoi miti e le sue leggende”.
A Codroipo è prevista, per il mese di luglio, la quarta campagna di scavo presso il sito localizzato in prossimità della zona delle risorgive, dove sono state rinvenute tracce di un castelliere protostorico.
http://www.archeomedia.net/articolo.asp?strart=3446&cat=Campi%20archeologici
S.
Oggi, visto il clima di festa, volevamo riportare questo articolo semiserio:
LONDRA – Non è vero che i cavernicoli facevano sesso solo per riprodursi. Come noi, forse anche più di noi, lo facevano per puro piacere, con l’ausilio di «sex toys», pratiche di «bondage» e travestitismo. Lo ha scoperto un gruppo di scienziati dell’università di Bradford, capitanati da Timothy Taylor, uno studioso di archeologia che ha passato la vita a studiare centinaia di dati relativi alla vita sessuale dei nostri antenati. [...] Un antico fallo in pietra, ritrovato in una caverna in Germania e studiato attentamente, dimostrerebbe come gli scambi di coppie e i «giocattoli sessuali» fossero normali anche allora.