Protostoria

Archeologos 2009: l’autunno trentino ricco di musica, teatro, mostre, escursioni comprende anche il prestigioso Meeting Annuale degli Archeologi Europei

L’ARCHEOLOGIA PER TUTTI

Musica e teatro, laboratori didattici, mostre e convegni specialistici per ‘estate-autunno 2009

ArcheoLogos 2009

Dai concerti sull’antica strada della Tridentum romana ai laboratori per tutta la famiglia al Museo Retico di Sanzeno, dall’archeologia sperimentale all’area di Acqua Fredda al Passo del Redebus alla caccia al tesoro per i più piccoli presso il sito delle palafitte di Fiavè, sono numerose le iniziative curate nel corso dell’estate dal Settore archeologia della Soprintendenza per i Beni librari archivistici e archeologici della Provincia autonoma di Trento. Tutti gli appuntamenti sono ora raccolti nella pubblicazione “ArcheoLogos – parole sull’antico”.

Grazie al supporto e alla collaborazione di Comuni, Aziende per il Turismo, Enti e Associazioni che operano sul territorio, le iniziative costituiscono un’opportunità per approfondire, divertendosi, la conoscenza del ricco e variegato patrimonio archeologico del Trentino. Ecco allora che le tracce del passato si intrecciano con il presente e diventano luoghi di incontro e svago che in un’ambientazione di particolare fascino accolgono mostre, attività didattiche, concerti, spettacoli teatrali, conferenze.

TRIDENTUM

Di grande atmosfera per il contesto che li ospita e per la bravura degli esecutori sono i tradizionali concerti di musica classica in programma al S.A.S.S. il 10 e il 18 luglio nell’ambito dell’8° Festival Risonanze Armoniche.

Tridentum farà anche da sfondo alla trasposizione teatrale della vita di Federico Halbherr che il 25 settembre sarà protagonista di “Kyrios Frederikos. Un archeologo trentino nei labirinti di Creta”, letture itineranti con il gruppo Emit Flesti al S.A.S.S. e all’area archeologica di Palazzo Lodron.

Nel corso dell’autunno verrà inoltre riproposto, in collaborazione con il Museo Diocesano Tridentino, “Alla scoperta di Tridentum. La città sotterranea”, l’itinerario archeologico nel centro di Trento, dal S.A.S.S. a Porta Veronensis e alla Basilica Paleocristiana.

MUSEO RETICO

Il Museo Retico – Centro per l’archeologia e la storia antica della Val di Non, a Sanzeno, oltre all’interessante percorso espositivo che si snoda nel “pozzo del tempo” e alle visite guidate tematiche, offre interessanti laboratori per famiglie.

Il 28, 29 e 30 luglio “Piccoli e grandi archeologi al lavoro” vedrà i partecipanti impegnati nella lavorazione della ceramica con il tornio, del ferro e del vetro sotto la guida dell’archeotecnico Pino Pulitani, mentre il laboratorio di tessitura del 22 agosto “Storia di trame. Pratiche tessili nell’età del Ferro” sarà tenuto da Tiziana Aste.
Prendono invece spunto dalle favole di Esopo “Animali da favola. “Se un capretto, un lupo e un leone…” divertenti spettacoli teatrali per bambini e ragazzi con il gruppo Emit Flesti in scena al museo il 25 luglio e il 4 settembre.

Per gli appassionati di musica l’appuntamento è il 4 agosto con “Suonatori Erranti” melodie mediterranee, balcaniche, yiddish eseguite dal Gruppo Caronte con jazz voice, violino, clarinetto, arpa, tastiera. Serata archeologica il 19 agosto con “Squilli di guerra: il karnyx celtico di Sanzeno” a cura di Paolo Bellintani e Rosa Roncador che presenteranno una rara scoperta avvenuta proprio a Sanzeno.

15° MEETING DELL’ASSOCIAZIONE EUROPEA DEGLI ARCHEOLOGI

E sempre a Riva del Garda si terrà, dal 15 al 20 settembre, il 15° Meeting annuale dell’EAA (European Association of Archaeologists), l’Associazione Europea degli Archeologi. Il prestigioso convegno, che porterà in Trentino alcune centinaia di archeologi (sono già quasi 500 gli iscritti) provenienti da numerosi paesi europei, ma anche da oltreoceano, è organizzato in collaborazione con il Comune di Riva del Garda, attraverso il Museo di Riva.

Si tratta di un evento di eccezione che offre una opportunità unica di incontro per lo scambio di idee e opinioni sulla pratica e la teoria della disciplina archeologica. Maggiori informazioni sul sito www.eaaitaly2009.com

ACQUA FREDDA

Spostandoci in un’altra zona del Trentino, tra l’Altopiano di Pinè e la Valle dei Mocheni, al Passo del Redebus, si trova il sito di Acqua Fredda, una delle aree archeologiche musealizzate più alte d’Europa. Gli archeologi hanno riportato alla luce una delle più importanti fonderie preistoriche della tarda età del Bronzo (XIII-XI sec.a.C.) dell’intero arco alpino.

Nel corso dell’estate, proprio nel luogo dove i minerali di rame erano lavorati fin dai tempi più remoti, si potranno conoscere i segreti della lavorazione dei metalli e vedere gli archeotecnici realizzare dal vivo uno strumento in metallo (il 31 luglio, 21 e 23 agosto, 27 settembre).

E ancora cimentarsi in prima persona nei laboratori a cura dei Servizi Educativi della Soprintendenza (3 luglio e 11 settembre), partecipare all’ archeotrekking sulle tracce della metallurgia preistorica (il 18 luglio e il 22 agosto) e assistere a “Incontro con il mito. Piè zoppi, man’ di fata. Le meraviglie di Vulcano”, un originale spettacolo teatrale interattivo dedicato al mito di Vulcano (il 17 luglio, 7 agosto e 4 settembre).

Infine due appuntamenti serali per chi desidera approfondire: il 4 agosto a Palù del Fersina, presso l’Istituto Culturale Mocheno, Franco Marzatico terrà un incontro dal titolo “Dal minatore al metallurgo: i forni preistorici al passo del Redebus”, mentre il 20 agosto al Centro Congressi Pinè, Paolo Bellintani presenterà “Le vie dei metalli nella preistoria”.

PALAFITTE DI FIAVE’

Bambini e famiglie saranno protagonisti anche a Fiavè, dove presso il famoso sito delle palafitte torna “Ma come facevano a fare? Cerca e Ricerca, Trova e Sperimenta”. Tre gli appuntamenti, il 14 luglio, 4 agosto e 1 settembre, per conoscere, partecipando ad un’avvincente caccia al tesoro sulle tracce degli antichi palafitticoli di Fiavè, come vivevano, come si procacciavano il cibo e quali attività svolgevano i nostri antenati nella preistoria.

DOSS CASTEL
Dedicato alle famiglie è anche il percorso della “Scuola del Bosco” a Fai della Paganella. Grazie alla collaborazione degli alunni della scuola primaria di Fai, il sentiero che dalla località Ori porta al sito archeologico sulla sommità del Doss Castel è stato corredato da originali e colorati pannelli. Pannello dopo pannello, la passeggiata si trasforma in racconto per vivere un’insolita avventura, conoscere i segreti del bosco e scoprire chi erano e come vivevano i Reti, gli antichi e “misteriosi” abitanti di Doss Castel.

MOSTRE
Non mancano suggerimenti per saperne di più sulla storia più antica del territorio trentino con le visite al Centro Documentazione di Luserna dove la Soprintendenza ha curato gli aspetti archeologici della mostra “Il cacciatore delle Alpi – Da predatore a gestore” e al Museo di Riva del Garda dove è in corso la mostra “Sulle antiche sponde. Un abitato neolitico della Cultura dei vasi a bocca quadrata in via Brione a Riva del Garda”.

MONTE SAN MARTINO

Riprendono nel mese di luglio le indagini archeologiche sul monte di san Martino a Lundo, sulle creste che separano l’Altogarda dalle Giudicarie e il Lomaso, dove si celano i ruderi di un antico castello, predisposto al tramonto dell’impero romano e dimenticato dalla storia.

L’attività di ricerca, sostenuta e coordinata della Soprintendenza e dal Comune di Lomaso, è riuscita a riportarne alla luce i tratti più significativi, voci di un tempo lontano e segni di passati poteri, civili e religiosi.

INFORMAZIONI:
Provincia Autonoma di Trento
Soprintendenza per i Beni librari archivistici e archeologici
Settore Beni archeologici
Via Aosta, 1 – 38100 Trento
Tel. 0461 492161 Fax 0461 492160
e-mail sopr.librariarchivisticiarcheologici@provincia.tn.it
www.trentinocultura.net/archeologia.asp

“Echi dall’età del Ferro” Il 13 giugno a Castelletto Sopra Ticino la riscoperta dell’arpa celtica nel rapporto con la tradizione e l’archeologia cisalpina

Nell’ambito delle manifestazioni collegate alla mostra archeologica L’alba della città (www.albadellacitta.it), il Comune di Castelletto Sopra Ticino – Assessorato alla Cultura e il Gruppo Storico Archeologico Castellettese organizzano, in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Piemonte e del Museo Antichità Egizie, una serata dal titolo:

Echi dall’età del Ferro: i ritmi del banchetto e della festa
La riscoperta dell’arpa celtica nel rapporto con la tradizione e l’archeologia cisalpina

Sabato 13 giugno 2009 – ore 21
Sala Polivalente “Albino Calletti”,Parco Comunale “Giovanni Sibilia”
Castelletto Sopra Ticino (NO)

Arpa Celtica

Introduce il dott. Filippo Maria Gambari, con un intervento intitolato: Protostoria dell’arpa celtica: le musiche da banchetto nell’età del Ferro in Cisalpina ed in Gallia.

A seguire, Concerto di arpe celtiche, con Agnese Picco e Claudia Brosio, che eseguiranno arrangiamenti per arpa celtica di musica tradizionale irlandese, bretone e piemontese.

L’arpa celtica è, sul piano tecnico e morfologico, all’origine delle arpe da concerto attualmente in uso nella musica da camera e nell’orchestra. L’improvvisa “esplosione” dell’arpa celtica dall’Irlanda e dalla Scozia durante il Medioevo ne ha finora messo in ombra le più lontane origini.

Non sono frequenti le raffigurazioni di arpa nell’età del Ferro in Gallia Cisalpina e Transalpina, anche se alcuni esempi sulle incisioni rupestri della Valcamonica, sulle situle di produzione bolognese e nelle statue in pietra dell’età di La Tène in Gallia permettono di ipotizzare l’evoluzione di uno strumento introdotto in età orientalizzante nei centri dell’Etruria Padana a partire da Bologna e da qui trasmesso alle popolazioni celtiche, che ne cureranno i successivi sviluppi.

Per comprendere tale linea evolutiva bisogna rapportarsi con il progressivo prevalere di cetra e lira nella musica greco-romana, in cui l’arpa tende occupare un ruolo di secondo piano. Le melodie tradizionali europee rese per arpa mostrano alcuni elementi di base comuni, dal Piemonte alle Isole Britanniche, e riecheggiano reminiscenze di un passato lontano.

In occasione della serata sarà possibile visitare la mostra archeologica L’alba della città – Le prime necropoli del centro protourbano di Castelletto Ticino, che rimarrà aperta fino al 29 novembre 2009 con i seguenti orari:

Mercoledì e domenica ore 15.00 – 18.00

Sabato ore 10.00 – 12.00 e 15.00 – 18.00

Aperture straordinarie su richiesta

L’evento di sabato 13 giugno a Castelletto Sopra Ticino anticipa la “Festa Europea della Musica” del 21 giugno, in occasione della quale Agnese Picco e Claudia Brosio presenteranno un programma analogo presso Museo di Antichità di Torino.

Per maggiori informazioni:

Anna Maria Locarno

ODT & Associati

Tel: 335.7603449

Email: info@odt-associati.it

“L’alba della città”, in mostra a Castelletto Ticino nuovi reperti dalle necropoli golasecchiane

L’alba della città – Le prime necropoli del centro protourbano di Castelletto Ticino

Sala Polivalente “Albino Calletti”,  Castelletto Sopra Ticino (No)
Dal 26 aprile al 29 novembre 2009

Stele della BriccolaLa mostra, curata dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici del Piemonte e del Museo Antichità Egizie in collaborazione con il Gruppo Storico Archeologico Castellettese, fortemente voluta dall’Amministrazione comunale e realizzata grazie al contributo di Regione Piemonte, Provincia di Novara, Fondazione della Comunità del Novarese e Distretto Turistico dei Laghi, ha sede nella Sala Polivalente “Albino Calletti”, presso il Parco Comunale “Giovanni Sibilia”, e resterà aperta dal 26 aprile al 29 novembre 2009.

La manifestazione “Le pietre dei signori del fiume“, tenutasi dal settembre al dicembre 2007, aveva rappresentato il primo passo di un progetto espositivo che culmina ora nella Mostra “L’alba della città – Le prime necropoli del centro protourbano di Castelletto Ticino“, dedicata ad illustrare il momento di avvio del primo centro protourbano dell’Italia nord-occidentale.

Oggetto dell’esposizione sono i reperti provenienti dagli scavi condotti dalla Soprintendenza per i beni archeologici del Piemonte a Castelletto Ticinolocalità Croce Pietra (Via del Maneggio, Via Aronco, Via Repubblica), dove tra la fine del IX ed il VII secolo a.C. sorgeva una delle più arcaiche necropoli del Basso Verbano, caratterizzata da un’organizzazione monumentale con strutture a recinto e marginata da grandi stele in pietra, quale la stele della Briccola, protagonista dell’evento.

A Castelletto Ticino tra il 750 ed il 680 a.C. l’elite guerriera dominante riorganizza la stessa urbanistica dei villaggi golasecchiani cresciuti sul controllo della via fluviale del Ticino e celebra la propria legittimazione dinastica attraverso un’unica necropoli monumentale a circoli. Mentre la necropoli risulta marginata con grandi stele in pietra, forse ma non necessariamente corrispondenti a sepolture particolari, si consolida il potere su un ampio territorio che costituisce il fondamentale presupposto economico ed alimentare di una rapida e consistente crescita demografica del nuovo centro, che raggiungerà nel VI secolo diverse migliaia di abitanti.

Orari della mostra:
Mercoledì e domenica ore 15.00 – 18.00
Sabato ore 10.00 – 12.00 e 15.00 – 18.00
Aperture straordinarie su richiesta

Sito ufficiale:
www.albadellacitta.it

L’età del ferro tra Veneto orientale e Friuli occidentale. Ciclo di conferenze alla Società Friulana di Archeologia

Società Friulana di ArcheologiaLa Società Friulana di Archeologia – ONLUS, sezione coordinata della Destra Tagliamento, organizza per il mese di maggio 2009, in collaborazione con il Museo Civico Federico De Rocco di San Vito al Tagliamento, un ciclo di tre conferenze sull’età del ferro tra Veneto orientale e Friuli occidentale, alla luce delle scoperte e delle ricerche recenti.

Gli incontri si terranno nei giorni 8, 15 e 22 maggio, con inizio alle ore 20,45, nel salone di lettura della Biblioteca Civica di San Vito al Tagliamento (via Amalteo, 41).

Programma delle conferenze:

- 8 maggio: Angela Ruta Serafini (Soprintendenza Archeologica del Veneto), Vita morte e miracoli dei Veneti antichi;

- 15 maggio: Giovanna Gambacurta (Soprintendenza Archeologica del Veneto), Tra Piave e Tagliamento: ‘commercio’ e ‘piccola impresa’ nell’età del ferro;

- 22 maggio: Silvia Pettarin (Studiosa di protostoria friulana), Tra Isonzo e Livenza: il Friuli dell’età del ferro tra Veneti e Celti.

Cani addestrati al ritrovamento di “siti archeologici”

Studiosi milanesi stanno addestrando unità cinofile specializzate nell’individuazione e nel recupero di resti umani del passato e reperti archeologici. Nove gli animali coinvolti, due le razze - Labrador e Golden Retriever – entrambe caratterizzate da un fiuto eccezionale e da grandi capacità di apprendimento.

Finora, grazie al loro aiuto, sono state fatte due importanti scoperte archeologiche: una in bergamasca, l’altra in Svizzera.

In bergamasca, nei pressi di Martinengo, è venuta alla luce una necropoli romana: i cani sono stati fondamentali per l’individuazione di almeno 27 aree di scavo, da cui è stato possibile riportare in luce tombe e urne cinerarie.

In Svizzera, invece, a ridosso del ghiacciaio Schnidejoch, sono stati scoperti – sempre grazie al fiuto dei quattrozampe – ossa e frammenti di cuoio appartenuti, probabilmente, a un individuo contemporaneo alla famosa mummia del Simulaun, rinvenuta in Val Senales nel 1991.

Prossima missione dei cani soprannominati non a caso “dogtective” – impiegati anche dalla medicina legale tradizionale – ancora il ghiacciaio svizzero, nel quale potrebbero nascondersi molti altri resti risalenti all’Età del Rame (5mila anni fa).

Le Unità Cinofile R.R.U. di Milano sono le uniche ad operare in Italia in questo settore e collaborano con i Carabinieri, la Polizia di Stato e l’Istituto di Medicina Legale dell’Università di Milano (LABANOF).

Fonte:
http://www.milanoweb.com/

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POTERE E SPLENDORE. Gli antichi Piceni in mostra a Matelica.

Si chiuderà il 31 ottobre 2008 la mostra “Potere e splendore. Gli antichi Piceni in mostra a Matelica” (di cui avevamo segnalato l’apertura qui), allestita a Matelica (MC), Palazzo Ottoni.

La mostra si pone come il coronamento degli ultimi anni di ricerche archeologiche nella città marchigiana ed è quindi il regalo che la Soprintendenza Archeologica delle Marche vuole fare agli abitanti di Matelica, per renderli partecipi dei grandi ritrovamenti nel loro territorio e per renderli consapevoli della propria storia. Quest’evento si pone come un utile strumento di comunicazione delle scoperte archeologiche ai diretti interessati, gli abitanti nel cui territorio sono avvenute le ricerche.

L’ingresso alla mostra è accattivante: due plastici ricostruttivi illustrano la deposizione del defunto nella sepoltura sotto il tumulo e la realizzazione del tumulo stesso, mentre sulle pareti disegni ricostruttivi ci mostrano l’abitato, la necropoli con i tumuli, il funerale del principe deceduto. La mostra infatti espone oggetti provenienti da ricche tombe “principesche” per risalire dal correso di ogni singolo inumato, uomo o donna che sia, alla società di cui esso faceva parte. Il popolo dei Piceni, di cui gli inumati erano rappresentanti, si distinguono dagli altri popoli preromani coevi per alcune specificità della cultura materiale, che vengono qui prontamente messe in mostra.

Il periodo preso in esame è quello dell’età del Ferro e del successivo orientalizzante – quando giungono oggetti e stili di vita dal Vicino Oriente – quindi i secoli IX-VII.

L’esposizione si sviluppa in sei sale. Nelle prime due attraverso l’esposizione di due corredi, uno maschile e uno femminile, si illustra Matelica e la valle dell’Esino nell’età del ferro, quando cominciano a formarsi le aristocrazie. La sala 3 espone alcuni corredi rinvenuti a Fabriano e a San Severino Marche risalenti all’età Orientalizzante. Grazie a questi corredi gli archeologi non hanno avuto difficoltà a collocare le tombe scavate a Matelica, che vengono presentate nelle successive sezioni della mostra.

Il primo corredo di Matelica è quello appartenuto ad una principessa, all’interno del quale spicca per la sua bellezza e per la sua rarità un’oinochoe, ovvero un vaso per versare il vino, con il corpo costituito da un uovo di struzzo interamente graffito con scene del mito e del banchetto, probabilmente giunte tra i Piceni per il tramite degli Etruschi, presso i quali la pratica del banchetto era diffusa. Vengono presentati nelle sale successive altri corredi provenienti da contesti di Matelica, tra cui spicca la sepoltura di un principe accanto al quale erano sepolto un cane sacrificato ritualmente, e corredi di armi con le else impreziosite da appliques in avorio. Infine chiude la mostra la ricostruzione di un currus, il carro da guerra del principe che veniva deposto insieme a lui.

La mostra è tutto sommato breve ma essenziale: in poche sale illustra il passaggio dall’età del Ferro, con semplici tombe scavate in terra, all’Orientalizzante, quando il principe è seppellito al di sotto di un tumulo ma è tenuto separato dal corredo che viene deposto in una camera sotterranea. Corredi maschili e femminili si distinguono per la presenza delle armi nelle tombe maschili cui corrisponde nelle tombe femminili una grande abbondanza di vasi in ceramica e in metallo. Alcuni oggetti sono importati dall’Etruria o dalla Magna Grecia, altri sono stati realizzati localmente ad imitazione di produzioni “straniere”, a dimostrazione dell’intensità dei contatti tra popoli del Centro Italia a diversi gradi di “civilizzazione”: i Piceni per esempio non vivono in città, mentre i contemporanei Etruschi sì.

La mostra dà tutti gli strumenti di comprensione utili al visitatore per sapere qualcosa sul popolo che per primo abitò Matelica. Per chi poi vuole approfondire l’argomento, è in vendita presso il Bookshop il catalogo della mostra al prezzo decisamente promozionale e scontatissimo di 30 euro. Perché la cultura è un bene prezioso, e a tutti deve essere data la possibilità di poterla accrescere.

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Museo Archeologico Nazionale delle Marche di Ancona

Museo Archeologico Nazionale delle Marche di AnconaIl percorso espositivo allestito all’interno dello storico Palazzo Ferretti (XVI sec. d.C.), documenta la preistoria e la protostoria del territorio marchigiano, dal paleolitico alla fine dell’età del ferro.

L’attuale allestimento aggiornato a più riprese (1988, 1991, 1995, 1996) è davvero “datato” ed in parte NON fruibile, molti cartelli retroilluminati sono spenti e risultano illeggibili, le immagini a colori sono per lo più sbiadite ed anche le didascalie lasciano molto a desiderare, ma la qualità e la quantità dei reperti esposti è straordinaria!

La sezione preistorica documenta ampiamente le fasi paleolitica (sale 1, 2,3), neolitica (sale 4, 5, 6) ed eneolitica (sala 7),  i numerosi reperti esposti testimoniano l’attività venatoria, agricola, tessile, la carpenteria, la lavorazione di selce, legno, osso, corno e argilla.

All’età del bronzo sono dedicate le ampie sale 8 e 9, qui è possibile ammirare gli splendidi corredi Protovillanoviani.

Il cuore della mostra è rappresentato dalla sezione dedicata alla Civiltà Picena, si tratta dei reperti della mostra ”Piceni Popolo d’Europa“, che dal 1999 al 2001 sono stati esposti a Francoforte, Ascoli Piceno e Roma.
I cartelli (solo parzialmente funzionanti) e le vetrine, illustrano ampiamente tutte le fasi della Civiltà Picena ed i contatti con le civilità limitrofe, sono eposti reperti straordinari e corredi davvero ricchi provenienti dalle principali necropoli marchigiane.
E’ anche possibile ammirare la splendida testa di guerriero in pietra da Numana, che ha prestato la sua immagine alla copertina del catalogo della mostra.

Ai Galli Senoni sono dedicate le sale 27, 28, 29, 30 e 31, dove sono esposti magnifici corredi di guerrieri, caratterizzati da spade lateniane, punte di lancia e giavellotto e dai caratteristici elmi.
Il corredo più straordinario è quello femminile della tomba 8 della necropoli gallica di Montefortino d’Arcevia (sala 31), davvero ricco e caratterizzato da tre splendide corone in foglia d’oro che lasciano senza fiato.

In una sala attualmente chiusa al pubblico è esposto il Fregio di Civitalba, che rapprersenta i Galli in fuga dopo il saccheggio di un tempio, chiedendo al gentilissimo personale di servizio è possibile farsi aprire la sala ed ammirare una delle più famose rappresentazioni dei Guerrieri Gallici del mondo classico.

L’ultima nota per il bookshop che presenta una nutrita raccolta di titoli per tutte le tasche e per tutti i tipi di pubblico, peccato che nel periodo estivo sia chiuso.

Museo Archeologico Nazionale delle Marche di AnconaINFO:
Indirizzo: via Ferretti, 6 – Ancona 60100
Orario: 8.30–19.30 Chiuso il Lunedì.
Ingresso intero Euro 4,00 – ridotto Euro 2,00
Telefono: 071/202.602 – 071/207.53.90
Sito: www.archeomarche.it/musarch.htm

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In Peru ritrovata piazza di 5.500 anni fa, è tra le più antiche al mondo

LIMA (Reuters) – Una piazza cerimoniale costruita 5.500 anni fa è stata rinvenuta in Perù da alcuni archeologi peruviani e tedeschi, che affermano sia una delle strutture più antiche mai trovate in America.

La piazza, di forma circolare con un diametro di circa 14 metri, era coperta dalle rovine di Sechin Bajo, a Casma, 370 km a nord di Lima. Vicino la piazza sono stati rinvenuti fregi raffiguranti un guerriero con un pugnale e trofei.

“La datazione fatta dagli studiosi tedeschi la pone a circa 5.500 anni fa. E’ una grande scoperta che potrebbe riscrivere la storia di un Paese”, ha detto Cesar Perez, scienziato all’Istituto Nazionale di Cultura in Perù che ha supervisionato il progetto.

Piazza peruviana di Sechin Bajo
La piazza ritrovata a Sechin Bajo
(fonte http://abcnews.go.com/)

Prima di questa scoperta, si pensava che fosse Caral — antica città peruviana — il primo insediamento urbano dell’emisfero occidentale, insieme a quelli di Mesopotamia, Egitto, Cina, India e Mesoamerica che risalgono a 5,000 anni fa.

Precedenti scoperte nell’area erano datate 3.600 anni fa, non si esclude che ci siano altre parti della cittadella ancora più antiche della piazza.

“Abbiamo trovato altre strutture al di sotto della piazza che potrebbero essere anche più antiche” afferma German Yenque, archeologo presente sullo scavo. “Ci sono quattro o cinque piazze, una sotto l’altra, il che significa che il sito è stato ricostruito ogni 100 – 300 anni”.

“Dopo lo scavo il sito verrà ricoperto” – continua Yenque – “per preservarlo e metterlo al sicuro dai tombaroli in attesa di trovare i fondi per scavi futuri”.

Abbiamo inoltre scovato un video, con sottotitoli in tedesco, sulle rovine di Sechin Bajo ed una ipotesi ricostruttiva:

Fonte e approfondimenti:
http://news.yahoo.com/s/n … archeology_dc_2
http://mysterium.blogosfere.it/20 … a-precolombiana.html

“Il mistero basco. Alle origini della civiltà occidentale” – Louis Charpentier

Il mistero basco - copertinaLouis Charpentier nel suo “Il mistero Basco” ripercorre, come facilmente intuibile, la suggestiva storia del popolo basco, ponendosi domande sulle sue origini e sulle parentele con altri popoli del bacino del mediterraneo. Filo rosso dell’intero libro la presunta discendenza del popolo basco dall’uomo di Cro-Magnon e la diffusione delle sue peculiari caratteristiche al di fuori degli attuali confini.

Leggendo il libro ci troveremo a riflettere su rituali religiosi e su gruppi sanguigni, su Atlantide e sui miti delle origini, spesso con una punta polemica nei confronti del mondo scientifico ed accademico, dal punto di vista dell’autore troppo ciecamente rigoroso nelle metodologie di ricerca.

Nel perfetto stile del suo tempo (la prima pubblicazione de “Il mistero basco” risale al 1975), l’autore dà ampio spazio alle sue personali opinioni, con una carica ed un trasporto che raramente troviamo negli scritti a noi contemporanei, anche se a volte con il pericolo di perdere di obiettività o di chiarezza nelle sue trattazioni.

Il mistero basco” nonostante si configuri come veloce carrellata “pseudoarcheologica” su antiche leggende e tesi novecentesche volta a corroborare un punto di vista oramai superato, può essere di interesse per approfondire un particolare momento del dibattito sulle origini di alcune civiltà preistoriche del bacino del Mediterraneo.

L’autore
LOUIS CHARPENTIER è uno dei grandi scrittori esoterici e della Tradizione. Tra i suoi numerosi libri ricordiamo I misteri della cattedrale di Chartres, Il mistero di Compostela e I giganti e il mistero delle origini.
L.C. ha trascorso la sua vita cercando di penetrare i segreti che la terra, lungo tutta la sua storia, ha consegnato alla curiosità degli uomini.

Il mistero basco
Titolo: Il mistero basco. Alle origini della civiltà occidentale
Autore: Charpentier Louis
Prezzo: € 19,50
Dati: 2007, 230 p., brossura
Editore: L’Età dell’Acquario

Acquistabile sia su ibs che su L’età dell’acquario.

Scoperto abitato e area di culto di 4.000 anni fa a Trento

Diamo spazio all’ultima segnalazione arrivataci dalla Soprintendenza per i Beni archeologici della Provincia autonoma di Trento:

STRAORDINARIA SCOPERTA ARCHEOLOGICA
A GARDOLO DI MEZZO A NORD DI TRENTO
Riportati alla luce dalla Soprintendenza per i Beni archeologici della provincia autonoma di Trento un abitato e un’area di culto di 4.000 anni fa

 

Gardolo di Mezzo - Gli scavi

Trento, frazione Gardolo di Mezzo.
Le due monumentali strutture a tumulo
della fase del Bronzo Recente (XIII secolo a.C.).

La piccola frazione di Gardolo di Mezzo, a pochi chilometri a nord di Trento, è destinata a diventare uno dei luoghi simbolo dell’archeologia delle Alpi. Le estensive indagini condotte dal 2003 dalla Soprintendenza per i Beni archeologici della Provincia autonoma di Trento stanno mettendo in luce uno dei più importanti siti archeologici dell’età del Bronzo del territorio sudalpino. Si tratta della più significativa scoperta archeologica effettuata in Trentino negli ultimi anni.

Fino all’agosto del 2003 Gardolo di Mezzo non era noto per la presenza di alcuna area di interesse archeologico ad eccezione dei resti murari di un castello medievale posto sulla sommità del Doss de la Luna. Il controllo archeologico preventivo degli sbancamenti effettuati nell’ambito di un progetto di lottizzazione edilizia, ha consentito di mettere in luce una estesa area che si è rivelata da subito di grande interesse.

Nel corso della campagna di scavi sono emerse eccezionali evidenze di inestimabile valore scientifico e archeologico relative a due monumentali strutture a tumulo che documentano la presenza di un luogo sacro, adibito a pratiche funerarie e successivamente, nel corso dei secoli, trasformato in monumento dedicato al culto degli antenati. Inoltre, fatto rarissimo in ambito archeologico, i tumuli di Gardolo di Mezzo si sono potuti mettere in relazione con un’area insediativa coeva posta nelle immediate vicinanze che in questi anni è stata solo parzialmente esplorata dalla Soprintendenza per i Beni archeologici. Lungo il versante occidentale del soprastante Doss de la Luna sono state infatti messe in luce le tracce di un esteso insediamento pluristratificato che è stato frequentato dall’Antica alla Recente età del Bronzo ovvero per quasi tutto il II millennio a.C. Inoltre a nord dell’area insediativa e di quella di culto, già nelle prime fasi dell’età del Bronzo (ultimi secoli del III millennio a.C.) è stata realizzata una imponente opera infrastrutturale di bonifica con lo scopo di rendere abitabile il terrazzo orografico di Gardolo di Mezzo, il che lascia presupporre che vi sia stata una progettazione rigorosamente razionale dello spazio disponibile al fine della pianificazione “urbanistica” dell’intera area.

A questi dati si somma un’altra importantissima acquisizione scientifica. L’insediamento sorto nell’Antica età del Bronzo lungo le pendici occidentali del Doss de La Luna con molta probabilità basava la propria attività economica sullo sfruttamento delle cospicue risorse minerarie del Monte Calisio che quindi iniziarono ad essere utilizzate già a partire dalla fine del III millennio a.C., come documentano le abbondanti scorie di fusione rinvenute nell’abitato, nell’area di culto e in alcune zone limitrofe al sito.

Per tutti questi aspetti il sito di Gardolo di Mezzo rappresenta un unicum in tutta l’area alpina. Le indagini sono dirette dalla dott.ssa Elisabetta Mottes archeologa della Soprintendenza per i Beni archeologici della Provincia autonoma di Trento e coordinate sul campo dal dott. Michele Bassetti, geoarcheologo dell’Impresa Cora Ricerche Archeologiche s.n.c. di Trento e dalla sua equipe di ricerca.

Le ricerche archeologiche preliminari sono state integrate da una serie di indagini geofisiche svolte in collaborazione con il Laboratorio Geotecnico del Servizio Geologico della Provincia autonoma di Trento. Al fine di ottimizzare il lavoro di documentazione delle evidenze archeologiche messe in luce ci si è avvalsi delle più moderne tecnologie di rilevamento con la collaborazione del personale della Microsystems Division (MIS) della Fondazione Bruno Kessler-IRST di Povo (Trento) che ha realizzato un modello digitale con tecnologia laser 3D delle strutture a tumulo messe in luce.

Lo studio scientifico del ricco archivio di dati fornito dall’eccezionale deposito archeologico di Gardolo di Mezzo sarà effettuato da una equipe di ricerca interdisciplinare che prevede la partecipazione di enti e specialisti di varie istituzioni italiane e straniere tra cui il Dipartimento di Geoscienze dell’Università di Padova per le analisi archeometallurgiche, il Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense dell’Università degli Studi di Milano per le analisi antropologiche, il Laboratorio di Archeologia e Storia Ambientale dell’Università degli Studi di Genova per le analisi archeozoologiche, l’Istituto di Zootecnia Generale dell’Università degli Studi di Milano per l’analisi sul DNA antico dei resti faunistici, il Laboratorio di Archeobiologia dei Musei Civici di Como per le analisi archeobotaniche, l’Institut für Botanik della Leopold-Franzens Universität di Innsbruck per lo studio pollinico e paleoecologico, il Leibniz Labor für Altersbestimmung und Isotopenforschung della Christian-Albrechts-Universität di Kiel (Germania) per le datazioni al radiocarbonio.

Va inoltre sottolineato che le indagini archeologiche sul sito di Gardolo di Mezzo, oltre alle finalità scientifiche, hanno avuto anche un risvolto nell’ambito della formazione in quanto, nel corso degli anni, sui cantieri di scavo aperti dalla Soprintendenza per i beni archeologici nei diversi settori, sono stati accolti in stage numerosi studenti dell’Università degli Studi di Trento e di altre istituzioni universitarie italiane e straniere.

I primi risultati scientifici relativi alla straordinaria scoperta del sito archeologico di Gardolo di Mezzo saranno comunicati nel corso di un Convegno internazionale sui tumuli dal titolo “Ancestral landscapes: burial mounds in the Copper and Bronze ages (Central Europe-Adriatic-Aegean-Balkans, 3rd-2nd millennium BC)” che si terrà a Udine nel maggio del 2008.

Informazioni
Provincia Autonoma di Trento
Soprintendenza per i Beni Archeologici
Via Aosta, 1 – 38100 Trento
Tel. 0461 492161 – 0461 492182 Fax 0461 492160
E-mail: sopr.archeologica@provincia.tn.it
www.trentinocultura.net/archeologia.asp

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