Periodo Greco

Scoperta tomba greca (VII-IV a.C.) a Vibo Valentia

Vibo Valentia - Una tomba del periodo greco che va dal VII al IV secolo, e’ stata rinvenuta nel centro abitato di Vibo Valentia nel corso di alcuni scavi eseguiti da una impresa per conto della Telecom, esattamente in Via Pellicano’, proprio dinnanzi all’entrata della caserma del comando provinciale dei carabinieri.

Sul luogo e’ arrivato il personale della sovrintendenza che sta provvedendo a circoscrive la tomba disegnata in mattoni, i piedi rivolti verso Oriente, la testa verso ponente, caratteristica appunto delle tombe di quel periodo. I lavori sono stati sospesi e riprenderanno domattina. A pochi passi del luogo dove e’ venuta alla luce la tomba, nel 1962, durante i lavori per la costruzione dell’attuale sede dell’Asp, e’ stata rinvenuta una laminetta aurea con inciso un messaggio orfico, unica del genere in tutto il mondo e che viene conservata nel locale museo della citta’. Grande attesa per questa nuova scoperta che, a detta della archeologa Teresa Iannelli, direttore dello stesso museo, potrebbe rivelare delle sorprese.

Fonte:
http://www.design-oggi.it/archives/0003020.html

Scoperto in Grecia presunto Tempio di Kronos

Per la prima volta nella storia dell’archeologia vengono alla luce i resti di un tempio dedicato a Kronos, il Tempo padre di Zeus, da questi spodestato all’inizio della mitologia olimpica. Si tratta con ogni probabilita’ del tempio piu’ antico di tutta l’Ellade. Risale al 3.000 avanti Cristo. Il rinvenimento ha avuto luogo sul Monte Lukaios, in Arcadia, 35 chilometri da Olimpia. Esattamente il luogo in cui, secondo la “Teogonia” di Esiodo, nacque Zeus.

Come spesso accade in archeologia, si cercava una cosa e se n’e’ trovata un’altra: la squadra di ricercatori della University of Pennsylvania stava studiando il sito di un santuario dedicato proprio a Zeus, quando al di sotto delle fondamenta ha incontrato uno strato ancora piu’ antico, in cui alcuni resti in muratura racchiudevano quello che rimane di sacrifici e libagioni sacre: ossa bruciate di animali, vasellami senza decorazioni. La datazione dei reperti fa risalire l’epoca del culto all’inizio del terzo millennio avanti Cristo. “Una tradizione che precede l’introduzione dello stesso Zeus nella mitologia greca”, commenta David Gilman Romano, direttore degli scavi. “Il luogo non e’ quello di in insediamento urbano, il vasellame era sicuramente destinato a scopi rituali”, assicurano gli archeologi. Tra i reperti rinvenuti diverse pietre d’altare, manufatti in bronzo ed un sigillo a forma di toro. Particolare, questo, che rimanda ad un’altra figura antropofaga del mito: il minotauro minoico.

Fonte:
http://www.repubblica.it/new … 98798.html?ref=hpsbdx1

Ritrovato l’Artemision di Reggio Calabria nelle acque di Punta Calamizzi

Diamo spazio alla segnalazione del Prof.‭ ‬Daniele Castrizio‭ dell’Università degli Studi di Messina, Dipartimento di Scienze dell‭’‬Antichità, sul ritrovamento nelle acque di Punta Calamizzi (Reggio Calabria), di elementi di trabeazione facenti probabilmente parte dell’Artemision di Reggio, ricordato dalle fonti greche.

Alcune immagini del ritrovamento:

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La città di Reggio Calabria,‭ ‬in epoca antica,‭ ‬era avvantaggiata per la sua collocazione geografica e,‭ ‬soprattutto,‭ ‬per la naturale presenza di un ottimo porto naturale.‭ ‬Tale porto era‭ ‬reso sicuro,‭ ‬a nord,‭ ‬dalla Rada Giunchi,‭ ‬che lo proteggeva dai venti settentrionali,‭ ‬mentre a sud la presenza di Punta Calamizzi riusciva a ripararlo dallo scirocco e dal libeccio.
Il porto,‭ ‭ ‬secondo le evidenze storiche,‭ ‬si doveva trovare vicino all’attuale fiumara Calopinace,‭ ‬come‭ ‬dimostra la contrazione della città in epoca romea,‭ ‬quasi abbarbicata al suo approdo.
Solo la scoperta della vera foce del Calopinace, dopo il‭ ‬1547‭ ‬ci ha permesso di individuare sul fondale di Calamizzi i cospicui resti di epoca classica,‭ ‬riconducibili a strutture architettoniche pubbliche,‭ ‬che ‬su base storica,‭ ‬crediamo di poter attribuire‭ ‬ipoteticamente all‭’‬unico edificio antico attestato in quel punto:‭ ‬l’Artemision di Reggio.‭ ‬L‭’‬individuazione di‭ ‬un elemento della trabeazione con triglifi e metope‭ ‬ci ha permesso di rompere gli indugi e‭ ‬di segnalare il sito in sovrintendenza.

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Accordo con il museo di Princeton per la restituzione di 8 opere

ROMA
Il Ministero per i Beni e le Attività Culturali (MiBAC) e il Princeton University Art Museum hanno raggiunto ieri un accordo riguardo alle richieste avanzate dal Ministero per alcuni oggetti conservati nella collezione del Museo.

A seguito dell’intesa trovata dalle parti, rientreranno in Italia le seguenti 8 opere d’arte: frammento di altorilievo con centauromachia; loutrophos di Apulia con figure, attribuito al Pittore di Dario; oinochoe etrusco con figura di serpente disegnata; testa di leone; frammenti di uno skyphos etrusco a figure nere; psykter attico a figure rosse, attribuito al Pittore di Cleofrade; oinochoe etrusco a figure nere; cratere a volute di Apulia.

Il calendario stabilito dalle parti prevede che entro e non oltre 60 giorni dalla firma dell’accordo rientreranno in Italia il frammento di altorilievo con centauromachia, l’oinochoe etrusco con figura di serpente disegnato, i frammenti di uno skyphos etrusco a figure nere e l’oinochoe etrusco a figure nere. Rientreranno, invece, nel 2011 il loutrophos di Apulia con figure, attribuito al Pittore di Dario, la testa di leone, lo psykter attico a figure rosse, attribuito al Pittore di Cleofrade e il cratere a volute di Apulia, di cui l’accordo trasferisce la proprietà all’Italia.

In cambio, il Ministero si impegna a concedere in prestito al Princeton University Art Museum altri manufatti di prestigio e di interesse storico-artistico equivalente a quello dei beni trasferiti.

Il MiBAC e il Museo stabiliscono, inoltre, un rapporto di collaborazione di ampio respiro di natura accademica e scientifico-culturale, formativa, informativa ed espositiva, nell’ambito del comune impegno nella lotta contro gli scavi e il commercio illegale di beni archeologici.

L’accordo tra le due parti è stato firmato dal Segretario generale del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Giuseppe Proietti, e dal Direttore del Princeton University Art Museum, Susan Taylor.

Il Ministro per i Beni e le Attività Culturali Francesco Rutelli ha così commentato l’intesa raggiunta: “L’accordo con Princeton è un prezioso tassello nell’azione di diplomazia culturale intrapresa dal Governo italiano, che va ad aggiungersi ai risultati positivi ottenuti con il Metropolitan di New York, il Fine Arts di Boston e il Getty di Los Angeles”. “L’Italia si conferma all’avanguardia a livello internazionale nella lotta al traffico illecito di reperti archeologici – ha concluso Rutelli – all’insegna di una ispirazione etica che è ormai divenuta un inaggirabile punto di riferimento per le istituzioni culturali di tutto il mondo”.

Fonte:

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/arte/ … News

Bronzi di Riace - Se ne interessa anche la stampa

Segnaliamo due articoli sulla nota vicenda dei bronzi di Riace:

  1. Una foto rivela: i bronzi di Riace forse erano tre (il Mattino)
  2. Bronzi di Riace, forse ce n’era un terzo (l’Arena)

ne avevamo già parlato nell’articolo “Bronzi di Riace - Il mistero continua“.

Conclusa la campagna di scavi a Monte Palazzi (RC)

Alla fine della seconda campagna di scavi a Monte Palazzi, contr. Croceferrata di Grotteria, condotta dal prof. Paolo Visonà dell’Università del Kentucky (USA), su concessione del Ministero per il Beni Culturali ed Ambientali, sotto l’egida della Soprintendenza Archeologica della Calabria dalla fine di maggio all’inizio di luglio, si aprono nuove ed interessanti prospettive. I risultati a cui sono pervenuti gli studiosi dell’équipe americana (composta da 13 ricercatori e studenti provenienti dalle migliori università degli USA), sono stati resi noti in una conferenza stampa, che si è tenuta a Cassari di Nardodipace, nei locali della sala consiliare, alla quale hanno partecipato il prof. Claudio Sabbione, Direttore del Museo Archeologico di Locri ed il prof. Vincenzo Naymo dell’Università di Messina. “Oggi non si fa più archeologia di mero insegnamento, o basata solo su scavi di abitati e di necropoli mentre il territorio rimane archeologicamente sconosciuto”, esordisce Paolo Visonà. Scavare un sito o due non dice nulla sulla cultura degli abitanti. Il luogo definito come “villaggio” o “città” non basta a definire usi, costumi e credenze della popolazione. Esplorare un territorio significa, invece, ricostruire la cultura dei suoi abitatori. Questa è la metodologia più aggiornata dell’archeologia americana, anglosassone ed europea del 2007. Oggi si opera su modelli scientifici, non si lavora più soltanto su abitati e fattorie, ma essenzialmente sul territorio. Per ritornare a Monte Palazzi, la cosa più interessante, oltre che dinamica ed avvincente all’interno del territorio, è il fatto che si tratti del sito più alto di tutta la Calabria e, forse, del meridione (m. 1.215 s.l.m.). Come si sa, l’edificio ellenico è situato sul punto più alto del territorio di Croceferrata, nel passato crocevia di transito con le vie Grotteria - Fabrizia, S. Giovanni - Croceferrata (passando proprio per Monte Palazzi), Mammola - Fabrizia, Roccella - Fabrizia e Castelvetere - Fabrizia ed è stato scoperto da E. Barillaro nel 1961, il quale ha rinvenuto frammenti architettonici di argilla (parti di tegole di pretta fattura locrese), reperti metallici e fittili (vascolari) e resti di una costruzione a pietrame sciolto (V sec. a. Cr.). Le ricerche, fin qui condotte da Paolo Visonà, hanno messo in luce il muro perimetrale di un complesso architettonico di dimensioni ancora incerte, costruito sulla roccia in posto granitico e databile preliminarmente al pieno V secolo a.C. Se, poi, le ipotesi di studiosi come S. Settis e C. Sabbione sono vicine al vero, potrebbe trattarsi di un fortino (phrourion) locrese o kauloniate, posto a controllo di un asse di comunicazione tra lo Jonio e il Tirreno - oppure con funzione di presidio in prossimità di giacimenti minerari o di risorse strategiche come il legname d’alto fusto, indispensabile nell’antichità per l’industria navale. Già Tucidide (VII, 25) fece riferimento a Kaulonia come centro per l’imbarco di legname pregiato durante la guerra del Peloponneso (431-404 a. Cr.). Lo storico greco racconta, tra l’altro, che una flottiglia formata da undici triremi siracusane incendiò sulla marina di Kaulonia una grande quantità di legname per costruzioni navali destinato agli ateniesi, disposto in quel luogo in attesa di essere caricato a bordo. Da parte sua, anche E. Ciaceri in Storia della Magna Grecia, II, Milano 1940, pag. 218, così annota: “non v’è dubbio che i Locresi, forse più che gli altri abitanti della costa jonica, nella raccolta del legname svolgessero quella che va considerata come l’ultima forma dell’attività agricola”. Di conseguenza “non v’è da meravigliarsi se famosi fossero i boschi resinosi di Locri, nella Sila”, ivi, pag. 221. Perfino il più importante Santuario di Locri, il “Persephoneion”, considerato dalla tradizione storica “il più celebre Tempio d’Italia”, era situato nel bel mezzo di una ricca estensione di boschi. A ciò si aggiunge che il Torbido, fiume navigabile della Locride antica, non lontano da Monte Palazzi, risulta uno dei più importanti corsi d’acqua con un’area complessiva di ettari 19.009 e con la più estesa superficie ora scompaginata da eventi umani e naturali (ettari 6.420). C’è chi ritiene che al punto di confluenza del Livadio e del Caturello (che presenta un letto di circa 500 metri di larghezza), fino alla zona Santa Maria fosse ubicato il sito del lago Lucrino o Locritano citato dagli storici. Non a caso “Plinio il Vecchio (“Naturalis Historia”, lib. III, cap. X, par. 15) definì “innumerevoli” i fiumi che, ai suoi tempi (I sec. d. Cr.), solcavano il suolo della Locride italica, ossia il paese detto grecamente “e Lokris” (Thucid. III, 99; 103, 3; Dion. XIV, 100, 2; Polyb. I, 56, 3), ch’è quanto dire gli “akra tes Lokridos” di straboniana memoria (VI, 259): “A Locris Italiae frons incipit, Magna Graecia appellata, in ea ora flumina innumera, sed smemorata digna a Locris Sagra, et vestigia Oppidi Caulonis” (E. Barillaro, Fiumi “navigabili” della Locride antica, S. Giovanni di Gerace 1973, pag. 33). Si ritiene, pertanto, anche a titolo preliminare, che l’insediamento di Monte Palazzi possa aver giocato un ruolo eminente nell’ambito dell’approvvigionamento di materie prime di grande importanza per lo sviluppo delle città greche sulla costa jonica - in particolare Locri, a cui si attribuiscono in quantitativo crescente i rinvenimenti di reperti ceramici nel sito. Tra questi frammenti figurano anfore di produzione locrese, con orlo a cuscinetto rigonfio e con orlo a mandorla, databili tra l’inizio del V ed il IV sec. a. Cr., vasellame da cucina tra cui tegami, olle, comparabili con piccole chytrai ed altri vasi domestici del tutto simili ad esemplari rinvenuti a Locri Epizefiri. Come pure meritano attenzione numerosi frammenti di vasellame in ceramica fine a vernice nero-bluastra, (particolarmente skyphoi, cioè coppe per vino), presente a Kaulonia e a Locri. La scoperta di tre punte di freccia in bronzo suggerisce, inoltre, uno o più episodi di conflittualità (per ora non meglio precisabili), aventi come obiettivo la conquista del sito da parte di forze ostili. Ovviamente, dato il lungo arco di occupazione dell’insediamento (dalla seconda metà del VI a forse la seconda metà del III sec. a. Cr.), non si esclude, per il momento, che Monte Palazzi sia stato investito a più riprese da nemici di origine diversa (a partire da Greci di altre polis come Kaulonia, Crotone, Medma, Hipponion, fino ai Lucani e Brettii), per arrivare forse a Cartagine e ai Romani nei primi anni della seconda guerra punica (216–215 a. Cr.), allorché l’intero entroterra locrese potrebbe essere passato sotto il controllo di Annibale e dei suoi alleati italici. Con queste ipotesi di lavoro si conclude la seconda fase esplorativa della missione americana, in attesa di una auspicabile ripresa dei lavori su scala molto più ampia nel 2008. L’interesse del prof. Visonà sul periodo annibalico in Calabria (dal 216 al 203 a. Cr.) si collega direttamente alle sue ricerche precedenti nel territorio dei Tauriani ed in particolare a contrada Mella, nel Comune di Oppido Mamertina. Nella prima metà di agosto il docente italo-americano parteciperà ad una spedizione dell’Università californiana di Stanford (Stanford Alpine Archaelogical Project), finanziata dal National Geografhic, avente come obiettivi l’ubicazione e lo scavo degli accampamenti militari usati da Annibale sulle Alpi italo-francesi, prima del suo passaggio in Italia e del fatidico scontro con Roma. A conclusione dell’incontro il dott. Sabbione ha insistito sull’importanza da parte del pubblico di Cassari, in particolare, a tutelare il sito di Monte Palazzi perché, trattandosi di un complesso architettonico ancora inesplorato e già soggetto di interesse scientifico a livello nazionale, possa essere salvato per future generazioni. Il luogo è particolarmente fragile perché esposto agli agenti atmosferici, data la sua altitudine e gli estremi climatici a cui è soggetto, nonché alla difficoltà di proteggerlo in modo adeguato. I risultati finora conseguiti sono stati già discussi in ambito accademico in recenti convegni scientifici tenutisi a Firenze (Novembre 2006) e a Cosenza (Giugno 2007).

Fonte:
http://www.larivieraonline.com/news.asp?id=1577

Bulgaria: trovata maschera d’oro del IV aC

Sofia, 15 lug. - (Adnkronos/Dpa) - Gli archeologi hanno scoperto in Bulgaria una maschera d’oro risalente al IV secolo a.C. che, secondo quanto riferiscono i media del Paese balcanico, apparteneva al corredo funerario di un alto dignitario dell’antica Tracia. L’eccezionale ritrovamento e’ stato fatto ieri, durante le operazioni di scavo in un sito archeologico nei dintorni di Silven, 250 chilometri ad est della capitale Sofia.

La maschera d’oro e’ soltanto uno dei preziosi reperti celati in una tomba, le cui pareti sono rivestite e lavorate in legno. Si tratta del secondo ritrovamento di questo genere compiuto nella stessa zona, che gli studiosi hanno ribattezzato la “Valle dei re della Tracia”.

Fonte: http://notizie.interfree.it/cgi-bin/desc.cgi?id=110777

Workshop sulla Venere di Morgantina

Los Angeles, 11 mag. - (Adnkronos/Adnkronos Cultura) - Il J. Paul Getty Museum ha ospitato un workshop per approfondire le conoscenze accademiche relative alla ”Statua di Culto di una Dea”, la cosiddetta Afrodite. Da un punto di vista storico questa e’ la statua piu’ importante nella collezione del J. Paul Getty Museum, fra quelle richieste dal Ministero Italiano per i Beni e le Attivita’ Culturali. Hanno partecipato al workshop un gruppo di esperti internazionali nei settori dell’archeologia, della storia dell’arte, della geologia e dell’analisi di polline e terra, nonche’ dell’Assessorato per i Beni Culturali e Ambientali della Regione Sicilia e dell’Istituto Archeologico Americano. (Adnkronos)

Fonte:
http://www.adnkronos.com … ura/?id=1.0.940234596

Approfondimenti:
http://www.getty.edu/ … aphrodite_workshop_051007.html
http://www.getty.edu/ … workshop_announcement_030807.html

Grecia - Scoperte tombe durante lavori autostradali

Atene - Gli archeologi hanno scoperto 8 tombe con i resti di uomini e donne vissuti oltre 2000 anni fa nel nordest della Grecia. Nelle tombe sono stati rinvenuti anche gioielli, armi e oggetti d’uso quotidiano in agricoltura.

Le tombe, datate tra il V e il III secolo a.C., sono scavate nella roccia, probabilmente coperte da lastre di pietra e situate ai lati di una antica strada.

Il luogo del ritrovamento è non lontano dall’autostrada che collega le città di Salonicco ed Edessa, la scoperta è avvenuta proprio durante gli scavi per la costruzione della strada.

Precedenti campagne di scavo avevano già riportato alla luce 3 fattorie risalenti al periodo romano ed ellenistico e 4 di epoca cristiana.

Fonte [in inglese]:
http://www.news24.com/ … 3-1443_2102236,00.html 

Bronzi di Riace - Il mistero continua

Un nuovo episodio va ad aggiungersi al mistero del ritrovamento dei bronzi di Riace.

Ieri sul blog montebelloionico.blogspot.com è apparso un articolo di Giuseppe Braghò, autore del libro “I Bronzi: le altre verità” in merito ai presunti pezzi mancanti.

Giusto per incuriosirvi ecco un passaggio dell’articolo:

… Stefano Mariottini, il sub romano che “ufficialmente” (ma non canonicamente, secondo le mie personali ponderazioni) scoprì le statue descrive chiaramente -nella denunzia di rinvenimento- “…un gruppo di statue, presumibilmente in bronzo”. Continua a evidenziare che “…al braccio sinistro” di una delle “…due emergenti” “…si presenta uno scudo“.

l’articolo completo è disponibile a questa pagina montebelloionico.blogspo [...] ei-bronzi-di-riace-alcune.html

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