Nuovi Ritrovamenti

Forse scoperto cenotafio di Aiace sull’Isola di Salamina

Trovato da archeologi greci sull‘isola di Salamina un monumento funebre dedicato a Aiace.

Aiace - scavi di Salamina

Se fosse vero,confermebbe la storicita’ della Guerra di Troia cantata da Omero. Per ora e’ solo un’ipotesi di lavoro degli archeologi greci, ma se al termine degli scavi venisse riconosciuto come cenotafio di Aiace, cio’ avra’ conseguenze enormi.

Il fatto che gli abitanti di Salamina gli avessero dedicato un monumento funebre vuoto dimostrerebbe che quanto tramandato nell’Iliade e’ vero: Aiace lotto’ e mori’ a Troia, dove fu sepolto.

Fonte:

http://www.ansa.it/site/notizie/awnplus/cultura/news/2009-07-24_124365913.html

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Novita’ dal Corso di Archeologia Subacquea: scoperto un torso maschile in marmo nelle acque di Punta Secca (Ragusa)

La V edizione del Corso di Introduzione all’Archeologia Subacquea, organizzato al Castello di Donnafugata (Ragusa), dalla Lega per le Attività Subacquee della UISP e dal Centro subacqueo ibleo “Blu Diving”, voluto e coordinato dalla Soprintendenza del Mare di Palermo, ha infatti riservato un’insperata sorpresa.

Punta Secca - Relitto

La parte pratica del corso è stata eseguita all’interno dell’area del “Palmento” presso Punta Secca (RG), dove si ipotizza la presenza di un porto tardo romano – bizantino, legato probabilmente al vicino abitato di Kaukana. All’ interno dello specchio d’acqua sono noti da diversi decenni due relitti non ancora scientificamente indagati.

Il corso prevedeva il rilievo di uno dei due relitti attualmente visibili e il prelevamento di campioni lignei per la datazione al Carbonio 14. Durante una fase di didattica operativa, chiamata “ricognizione a pettine”, è stato individuato dalla corsista Barbara Ferrari di Massa Carrara un elemento litico di forma anomala, rivelatosi poi un frammento scultoreo in marmo di notevole interesse.

Torso in marmo

Nicolò Bruno, coordinatore del corso per la Soprintendenza del Mare, ha attivato, con l’ausilio degli archeologi esterni presenti le procedure di posizionamento GPS del ritrovamento e di documentazione fotografica del reperto.
Valutato l‘effettivo pericolo di depredamento del manufatto per la vicinanza alla spiaggia affollata dai bagnanti, si è proceduto al suo recupero ed è stato successivamente affidato in custodia al locale Museo Archeologico Regionale di Camarina, in attesa di restauro.

Il contesto di ritrovamento del frammento scultoreo in una località con testimonianze archeologiche risalenti al IV-VII sec. d. C., apre molti interrogativi riguardo alla datazione o quantomeno alla sua presenza in quel luogo; infatti si tratta di un torso maschile di chiari stilemi classici, dunque di epoca precedente, riguardante una statua originariamente alta circa cm 100.

torso in marmo

Probabilmente già da ora, dopo un’accurata indagine nell’area circostante caratterizzata dalla sola presenza dei massi di zavorra utilizzati all’interno delle navi antiche, si potrebbe ipotizzare un riutilizzo del frammento a questo stesso scopo, considerata la forma cilindrica del busto.

Il restauro del reperto, che permetterà di cogliere con puntualità le sfumature stilistiche, e le analisi del marmo, che consentiranno di risalire alle cave di provenienza, consentiranno di inquadrare con maggiore puntualità il frammento della statua.

L’Assessore ai Beni Culturali e Ambientali On.le Lino Leanza, prontamente informato della scoperta, si è congratulato con i tecnici della Soprintendenza del Mare ed ha convocato per i primi giorni della prossima settimana una riunione operativa per discutere delle operazioni e degli interventi da effettuare nella zona.

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Udine, scoperti i resti del castelliere protostorico durante i lavori alla sede della Filologica Friulana

Alla storia di Udine si aggiunge un nuovo importante tassello. Durante i lavori di ristrutturazione di palazzo Mantica, storica sede della società Filologica friulana, in via Manin, sono venuti alla luce rinvenimenti archeologici di età protostorica. Si tratta più precisamente di alcuni resti del castelliere di Udine – cioè del terrapieno difensivo dell’abitato -, databili all’età del bronzo recente (1400 a.C.), ma sono emersi anche elementi che attestano la frequentazione dell’area già all’età del bronzo medio e cioè al 1700 avanti Cristo.

Una scoperta eccezionale per la città, anche perché grazie a questi nuovi elementi si potrà stabilire con più esattezza pure il perimetro del castelliere e la sua superficie. È noto, infatti, che si tratta del nucleo primigenio della città di Udine e gli studiosi ritengono che la sua area fosse almeno di 30 ettari.

I lavori di restauro del palazzo erano cominciati per le nuove esigenze della Filologica. L’istituzione, infatti, nell’ultimo periodo aveva notevolmente aumentato l’afflusso di visitatori alla sua biblioteca e si era così reso necessario un intervento di adeguamento della struttura. Ma scavando sotto l’ex segreteria è avvenuto il rinvenimento e i lavori – effettuati grazie al contributo della Regione – sono stati immediatamente bloccati. Ora le opere e i progetti devono subìre modifiche e a tale scopo è intervenuta anche la Soprintendenza regionale per i Beni archeologici.

Ieri, in una conferenza stampa-sopralluogo, è stata mostrata l’area del rinvenimento. Il presidente della Filologica friulana, Lorenzo Pelizzo, ha precisato che «si tratta di un’occasione unica per la città», ma ha anche espresso il suo rammarico, perché «in questa importante circostanza non è presente alcun rappresentante del Comune, che dovrebbe partecipare attivamente al notevole intervento archeologico». Presente invece l’assessore regionale alla cultura, Roberto Molinaro, il quale ha sottolineato che «questo scavo archeologico è un esempio di collaborazione tra la Soprintendenza e la Regione e rappresenta un significativo tassello per conoscere in modo più approfondito la storia della città».

E se per il soprintendente ai beni archeologici della regione, Luigi Fozzati, «tutti i friulani devono conoscere la nuova pagina di storia e per raggiungere tale obiettivo ci impegneremo seriamente in questo sito archeologico», secondo la direttrice del Museo archeologico di Cividale, Serena Vitri, «questa è la prima volta che un tratto del terrapieno difensivo di Udine vede la luce mentre alcune ceramiche rinvenute fanno arretrare l’età del castelliere al 1700 a. C.».

Fonte:

http://www.ilgiornaledelfriuli.net/2009/07/14/udine-via-manin-trovati-i-resti-del-castelliere/

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Sulle Antiche Sponde. Un abitato neolitico della Cultura dei vasi a bocca quadrata in via Brione a Riva del Garda

PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO
SOPRINTENDENZA PER I BENI LIBRARI ARCHIVISTICI E ARCHEOLOGICI SETTORE BENI ARCHEOLOGICI

SULLE ANTICHE SPONDE
Un abitato neolitico della Cultura dei vasi a bocca quadrata in via Brione a Riva del Garda

Riva del Garda, Museo, 8 maggio – 1 novembre 2009
orario: 10.00 – 12.30 / 13.30 – 18.00, chiuso il lunedì;
luglio, agosto e settembre aperto tutti i giorni.

Il lago di Garda, 6.000 anni fa, era all’incirca tre metri più alto di oggi e si spingeva molto più a nord nella piana glaciale del Sarca. Questa e altre interessanti novità sono al centro della mostra “SULLE ANTICHE SPONDE. Un abitato neolitico della Cultura dei vasi a bocca quadrata in via Brione a Riva del Garda” allestita fino al 1° novembre al Museo di Riva del Garda, e realizzata dalla Soprintendenza per i Beni librari archivistici e archeologici della Provincia autonoma di Trento con la collaborazione del Dipartimento Storico Archeologico del Progetto MAG.

Sulle antiche sponde - Riva del Garda

La mostra documenta il ritrovamento di un abitato neolitico risalente alla metà del quinto millennio a.C. scoperto nel 2007 alle pendici del monte Brione. Ben 20 specie arboree e arbustive già riconosciute, testimonianza della presenza – oltre 6.500 anni fa – di una flora mediterranea nella quale si distinguono il leccio, il cerro, le filliree. Ma anche la quercia a foglia caduca, il pino silvestre, l’ontano e le pomoidee. Testimonianza – soprattutto – di caratteristiche ambientali già allora particolarmente favorevoli rispetto al restante territorio trentino.

La mostra, inaugurata lo scorso 8 maggio, restituisce i primi risultati scientifici relativi ad una delle più importanti scoperte archeologiche avvenute nel territorio del Basso Sarca: il rinvenimento a Riva del Garda nel corso del 2007 e della primavera del 2008, in un’area destinata alla costruzione di un albergo-garnì, di un vasto insediamento neolitico della Cultura dei vasi a bocca quadrata risalente alla metà del quinto millennio a.C. L’abitato preistorico si trovava nei pressi di un canale del fiume Sarca, non lontano dall’antica sponda del lago di Garda, in un’area già nota per la presenza di sepolture riferibili alla Cultura dei vasi a bocca quadrata e per il ritrovamento di numerose testimonianze di epoca romana.

Il percorso espositivo presenta i primi risultati degli studi interdisciplinari in corso e una selezione dei reperti più significativi, con lo scopo di offrire al visitatore un quadro della preistoria rivana attraverso la ricostruzione del paesaggio antico, della cultura materiale, delle attività economiche e tecnologiche della comunità neolitica che era insediata alle falde del monte Brione.

Le evidenze archeologiche messe in luce in via Brione sono di straordinaria importanza scientifica perché hanno consentito per la prima volta di documentare stratigraficamente la presenza di un deposito neolitico nel territorio dell’Alto Garda. La posizione strategica del sito, nei pressi di antiche vie d’acqua, e il rinvenimento di materie prime e manufatti provenienti da lontano, suggeriscono che l’insediamento alle falde del monte Brione si trovasse all’interno di un’ampia rete di contatti culturali e di circolazione di prodotti su lunga distanza, sia con i territori a nord delle Alpi, sia con quelli dell’area padana e peninsulare.

INFORMAZIONI:

Provincia Autonoma di Trento
Soprintendenza per i Beni librari archivistici e archeologici
Via Aosta, 1 – 38100 Trento
Tel. 0461 492161 Fax 0461 492160
E-mail: sopr.librariarchivisticiarcheologici@provincia.tn.it
www.trentinocultura.net/archeologia.asp

Museo di Riva del Garda
piazza Cesare Battisti, 3/a
telefono 0464 573869 – fax 0464 573868
museo@comune.rivadelgarda.tn.it

Nuove scoperte sotto Palazzo Vecchio a Firenze. Ritrovato teatro romano di epoca imperiale

Scavi archeologici sotto Palazzo vecchio a Firenze hanno portato alla luce un teatro risalente al primo secolo d. C. Lo ha annunciato in conferenza stampa questa mattina l’assessore comunale alla Cultura Eugenio Giani. ‘‘Entro due anni i turisti potranno passare dal cortile della Dogana di Palazzo Vecchio e arrivare sopra l’antico palcoscenico del teatro romano”.

L’ultimo ritrovamento degli scavi sottostanti il palazzo civico fiorentino corrisponde alla burella centrale che permetteva agli ospiti del teatro di passare dalla parte superiore a quella inferiore.

I lavori curati dalla cooperativa Nuova Archeologia hanno già permesso di rinvenire i resti murari della cavea del teatro, con le costruzioni delle gradinate dove sedevano gli spettatori e una porzione dell’orchestra. Gli spazi tra le costruzioni, le burellae, hanno svelato la storia della demolizione del teatro – realizzato a partire dal primo secolo d.C. e attivo fino al quarto – e del loro riutilizzo come calcinaie, luoghi di sepoltura, stalletti per animali, prigioni in epoca medievale.

”Continueremo a lavorare su questo corridoio centrale – ha detto Giani – che ci permetterà un collegamento diretto con il cortile della Dogana di Palazzo Vecchio: in quella che attualmente è una stanza utilizzata dall’economato, alta 7 metri, realizzeremo una stanza degli arazzi con la discesa al teatro romano. Ci vorranno due anni per aprirne la visione al pubblico”.

Fonte:

http://lanazione.ilsole24ore.com/…/novita_negli_scavi_sotto_palazzo_vecchio.shtml

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Scoperta in Germania la Venere di Hohle Fels, la più antica scultura del mondo: risale a 35.000 anni fa

Risale ad almeno 35.000 anni fa la piccola scultura femminile in avorio di mammut ritrovata nella grotta di Fels (Hohle Fels), vicino alla cittadina di Schelklingen, nel Giura svevo, nella Germania sud-occidentale.

Venere di Hohle Fels

Questa datazione della “Venere di Hohle Fels” indica che essa rappresenta uno dei più antichi esempi di arte figurativa del mondo. Per fare un confronto, la famosa “Venere di Willendorf“, il più celebre esempio di scultura paleolitica, secondo le più recenti datazioni risale a 22-24.000 anni fa.

La scoperta è descritta in un articolo a firma Nicholas J. Conard, dell’Istituto di studi preistorici dell’Università di Tübingen, pubblicato su “Nature“.

La datazione al radiocarbonio degli orizzonti stratigrafici nella cui prossimità è stata ritrovata la nuova Venere indica un periodo compreso fra i 31.000 e i 40.000 anni, e l’insieme dei dati stratigrafici la fanno attribuire agli albori del periodo cosiddetto Aurignaziano. (Un orizzonte stratigrafico è un’interfaccia che indica una posizione particolare nella successione stratigrafica, dotata di caratteristiche tali da poterne seguire l’andamento laterale.)

La Venere di Hohle Fels era stata rinvenuta nel settembre 2008 a tre metri sotto l’attuale pavimento della grotta, a una ventina di metri dall’ingresso della caverna. Alta otto centimetri, la scultura appare ben conservata, pur mancandole il braccio sinistro.

La Venere di Hohle Fels si caratterizza per una serie di tratti molto originali che la distinguono dalle altre Veneri posteriori. La prima cosa che si nota è l’assenza della testa, al cui posto, al di sopra delle larghe spalle è scolpito un piccolo anello inciso. Le braccia sono corte con mani ben scolpite dalle dita chiaramente identificabili appoggiate sul ventre, appena al di sotto del prominente seno, mentre una serie di linee orizzontali tracciate su tutto il corpo richiamano la presenza di un vestito o un drappeggio.

Fonte:

http://lescienze.espresso.repubblica.it/articolo/titolo/1338399

“L’alba della città”, in mostra a Castelletto Ticino nuovi reperti dalle necropoli golasecchiane

L’alba della città – Le prime necropoli del centro protourbano di Castelletto Ticino

Sala Polivalente “Albino Calletti”,  Castelletto Sopra Ticino (No)
Dal 26 aprile al 29 novembre 2009

Stele della BriccolaLa mostra, curata dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici del Piemonte e del Museo Antichità Egizie in collaborazione con il Gruppo Storico Archeologico Castellettese, fortemente voluta dall’Amministrazione comunale e realizzata grazie al contributo di Regione Piemonte, Provincia di Novara, Fondazione della Comunità del Novarese e Distretto Turistico dei Laghi, ha sede nella Sala Polivalente “Albino Calletti”, presso il Parco Comunale “Giovanni Sibilia”, e resterà aperta dal 26 aprile al 29 novembre 2009.

La manifestazione “Le pietre dei signori del fiume“, tenutasi dal settembre al dicembre 2007, aveva rappresentato il primo passo di un progetto espositivo che culmina ora nella Mostra “L’alba della città – Le prime necropoli del centro protourbano di Castelletto Ticino“, dedicata ad illustrare il momento di avvio del primo centro protourbano dell’Italia nord-occidentale.

Oggetto dell’esposizione sono i reperti provenienti dagli scavi condotti dalla Soprintendenza per i beni archeologici del Piemonte a Castelletto Ticinolocalità Croce Pietra (Via del Maneggio, Via Aronco, Via Repubblica), dove tra la fine del IX ed il VII secolo a.C. sorgeva una delle più arcaiche necropoli del Basso Verbano, caratterizzata da un’organizzazione monumentale con strutture a recinto e marginata da grandi stele in pietra, quale la stele della Briccola, protagonista dell’evento.

A Castelletto Ticino tra il 750 ed il 680 a.C. l’elite guerriera dominante riorganizza la stessa urbanistica dei villaggi golasecchiani cresciuti sul controllo della via fluviale del Ticino e celebra la propria legittimazione dinastica attraverso un’unica necropoli monumentale a circoli. Mentre la necropoli risulta marginata con grandi stele in pietra, forse ma non necessariamente corrispondenti a sepolture particolari, si consolida il potere su un ampio territorio che costituisce il fondamentale presupposto economico ed alimentare di una rapida e consistente crescita demografica del nuovo centro, che raggiungerà nel VI secolo diverse migliaia di abitanti.

Orari della mostra:
Mercoledì e domenica ore 15.00 – 18.00
Sabato ore 10.00 – 12.00 e 15.00 – 18.00
Aperture straordinarie su richiesta

Sito ufficiale:
www.albadellacitta.it

Scavata necropoli del I a.C. in Egitto. Hawass annuncia: potrebbe essere la tomba di Antonio e Cleopatra

Fa scalpore, l’annuncio di un gruppo di archeologi, che avrebbe individuato nel sito dell’antica Taposiris Magna, ad Abusir, ovest di Alessandria. la sepoltura di due amanti.

Testa in alabastro - CleopatraSotto le rovine di un tempio dedicato a Iside che si affaccia sul mediterraneo, alcuni studiosi di una spedizione della Repubblica Dominicana hanno scoperto, con l’aiuto di un radar, tre camere alla profondità di 20 metri sotto le rocce. Secondo gli archeologi potrebbe essere la tomba della coppia più famosa e tormentata dell’antichità: Marco Antonio e Cleopatra.

Zahi Hawass, a capo degli archeologi, dirama un immediato comunicato stampa, in cui precisa che, dopo tre anni di scavo del sito sospettato di accogliere l’eterno riposo della coppia e dopo tre mesi di indagine sistematica con il georadar, ha identificato con i colleghi una vasta necropoli con più di 27 tombe (per un totale di 20 scheletri tutti del I sec. a.C.: quindi proprio il periodo di Cleopatra, nata nel 69 a. C. e deceduta nel 30 a. C.).

Ma si tratta di tombe ordinarie, destinate a gente comune: “tuttavia è l’ambiente ideale, dove occultare personaggi importanti per sottrarli alla vendetta dell’occupante romano – avverte Hawass -. E proprio in questa zona sono stati identificati tre spazi vuoti, riempiti da crolli molto successivi: fanno pensare ad altrettanti ipogei monumentali, ambienti degni di cadaveri illustri“.

Nel corso degli scavi scoperta una testa in alabastro di Cleopatra, 22 monete in bronzo con il ritratto della regina e un frammento di una maschera forse di Marcantonio.

Fonte:

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/ … View=Libero

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Servizio della BBC sulla chiesa di 1.500 anni fa scoperta a Palmyra (Siria)

Lo scorso novembre abbiamo appreso della scoperta di una chiesa cristiana risalente a 1.500 anni fa nella famosa citta’ di Palmyra, nel deserto siriano. Un gruppo di archeologi polacchi e siriani l’hanno trovato scavando a circa 220 chilometri dalla capitale siriana Damasco.

”Il cristianesimo arrivò a Palmyra nell’anno 312 e questa è la chiesa cristiana più grande mai ritrovata da queste parti”, ha detto il direttore del museo cittadino, Walid Assaad.  ”La sua realizzazione dovrebbe risalire al quarto o quinto secolo dopo Cristo”. L’edificio, di forma rettangolare, misura 12 metri per 24 ed ha delle colonne alte sei metri. Gli archeologi hanno ritrovato a fianco alla costruzione anche due stanze che venivano probabilmente usate per cerimonie particolari, come i battesimi.

In questi giorni ne ha parlato anche la BBC con un servizio (in inglese) direttamente da Palmyra. Nel servizio ci sono anche interviste agli archeologi del team di lavoro ed immagini dello scavo di una domus romana di recente scoperta. Per vedere il filmato cliccate il link seguente:

http://news.bbc.co.uk/1/hi/world/middle_east/7849698.stm


Palmyra (Foto: David W. Bender)

Palmyra (Foto: David W. Bender)

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Cani addestrati al ritrovamento di “siti archeologici”

Studiosi milanesi stanno addestrando unità cinofile specializzate nell’individuazione e nel recupero di resti umani del passato e reperti archeologici. Nove gli animali coinvolti, due le razze - Labrador e Golden Retriever – entrambe caratterizzate da un fiuto eccezionale e da grandi capacità di apprendimento.

Finora, grazie al loro aiuto, sono state fatte due importanti scoperte archeologiche: una in bergamasca, l’altra in Svizzera.

In bergamasca, nei pressi di Martinengo, è venuta alla luce una necropoli romana: i cani sono stati fondamentali per l’individuazione di almeno 27 aree di scavo, da cui è stato possibile riportare in luce tombe e urne cinerarie.

In Svizzera, invece, a ridosso del ghiacciaio Schnidejoch, sono stati scoperti – sempre grazie al fiuto dei quattrozampe – ossa e frammenti di cuoio appartenuti, probabilmente, a un individuo contemporaneo alla famosa mummia del Simulaun, rinvenuta in Val Senales nel 1991.

Prossima missione dei cani soprannominati non a caso “dogtective” – impiegati anche dalla medicina legale tradizionale – ancora il ghiacciaio svizzero, nel quale potrebbero nascondersi molti altri resti risalenti all’Età del Rame (5mila anni fa).

Le Unità Cinofile R.R.U. di Milano sono le uniche ad operare in Italia in questo settore e collaborano con i Carabinieri, la Polizia di Stato e l’Istituto di Medicina Legale dell’Università di Milano (LABANOF).

Fonte:
http://www.milanoweb.com/

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