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	<title>ArcheoBlog &#187; Nuovi Ritrovamenti</title>
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	<description>News di Archeologia</description>
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		<title>Villaggio neolitico di Travo &#8211; scoperte 120 nuove tombe</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 14:04:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elisa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Nuovi Ritrovamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Protostoria]]></category>
		<category><![CDATA[Scavi]]></category>
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		<description><![CDATA[Importante ritrovamento archeologico nel piacentino, precisamente nel villaggio neolitico di Travo. 120 tombe risalenti al VI – VII secolo d.c. sono affiorate in località Sant&#8217;Andrea. Gli esperti presumono che nella zona si siano alternate diverse generazioni, dalla preistoria al medioevo e fino ai giorni nostri. Sono stati ritrovati anche oggetti in ceramica, pozzi, canalette di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Importante ritrovamento archeologico nel piacentino, precisamente nel<strong> villaggio neolitico di Travo</strong>. <strong>120 tombe</strong> risalenti al <strong>VI – VII secolo d.c.</strong> sono affiorate in località Sant&#8217;Andrea.</p>
<p><a href="http://archeoblog.net/wp-content/uploads/2010/09/travo.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2133" title="travo" src="http://archeoblog.net/wp-content/uploads/2010/09/travo.jpg" alt="" width="472" height="247" /></a></p>
<p>Gli esperti presumono che nella zona si siano<strong> alternate diverse generazioni</strong>,<strong> dalla preistoria al medioevo</strong> e fino ai giorni nostri. Sono stati ritrovati anche oggetti in ceramica, pozzi, canalette di drenaggio e resti di mura di pietra. E&#8217; la prima volta che una necropoli così estesa viene scoperta nella zona.</p>
<p>Il gruppo archeologico &#8220;La Minerva&#8221; presenterà l&#8217;importante scoperta il 2 settembre presso la biblioteca di Travo alle 21, ingresso gratuito.</p>
<p><em>Info:</em></p>
<p><a href="http://www.archeotravo.it/index.php" target="_blank">http://www.archeotravo.it/index.php</a></p>
<p><em>Fonte:</em></p>
<p><a href="http://www.piacenza24.eu/index.php?n=25227" target="_blank">http://www.piacenza24.eu/index.php?n=25227</a></p>
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		<title>Eccezionali rinvenimenti musivi ad Aquileia (Ud)</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Jul 2010 06:51:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elisa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicati stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Epoca Romana]]></category>
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		<description><![CDATA[L’antica Aquileia non smette di regalare emozionanti scoperte di superfici musive splendidamente conservate. È quanto ha rivelato la prosecuzione delle indagini nell’area demaniale ex-Violin, collocata all’ombra della millenaria torre campanaria tra i fondi Cossar e Piazza Capitolo. Già nell’autunno scorso gli scavi, finanziati dalla Fondazione Aquileia, con la Direzione scientifica della Soprintendenza per i Beni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’antica <strong>Aquileia</strong> non smette di regalare <strong>emozionanti scoperte di superfici musive</strong> splendidamente conservate. È quanto ha rivelato la prosecuzione delle indagini nell’<strong>area demaniale ex-Violin</strong>, collocata all’ombra della millenaria torre campanaria tra i fondi Cossar e Piazza Capitolo.</p>
<p><a href="http://archeoblog.net/wp-content/uploads/2010/07/aquileia-violin.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2117" title="aquileia-violin" src="http://archeoblog.net/wp-content/uploads/2010/07/aquileia-violin.jpg" alt="" width="500" height="332" /></a></p>
<p>Già nell’autunno scorso gli<strong> scavi, finanziati dalla Fondazione Aquileia</strong>, con la Direzione scientifica della Soprintendenza per i Beni archeologici del Friuli Venezia Giulia, ed eseguiti dalla<strong> ditta Arxe di Trieste</strong>, nell’ambito dei lavori di riqualificazione della piazza, avevano portato parzialmente alla luce una stupenda pavimentazione musiva, quasi intatta, con motivi figurativi che richiamano quelli presenti nel <strong>mosaico teodoriano della basilica</strong> (secondo decennio del IV secolo).</p>
<p>Ora le nuove indagini consentono di calcolare le dimensioni, veramente ragguardevoli, della <strong>sala rettangolare</strong> di cui il mosaico faceva parte: il lato corto misura poco più di <strong>8 metri</strong>, mentre quello lungo<strong> supera di molto i 4,5 metri</strong> finora messi in luce. Ma le sorprese per gli archeologi non sono terminate con la scoperta di questo bellissimo tappeto musivo: sul lato breve occidentale, infatti, si è scoperta un<strong>’abside semicircolare con un raggio di 3,33 metri</strong>, sopraelevata di una ventina di centimetri rispetto alla sala.</p>
<p>Nel panorama dell’archeologia aquileiese degli ultimi decenni, è un fatto straordinario che dell’ambiente si conservi sia il<strong> pavimento musivo, in stato quasi perfetto</strong>, sia la <strong>decorazione affrescata delle pareti</strong>, rinvenuta sopra la superficie del pavimento in<strong> posizione di crollo</strong>.<br />
Il mosaico dell’abside presenta un motivo di grande originalità, racchiuso entro un <strong>tradizionale bordo a rami d’edera</strong>. Una serie di <strong>fasce parallele</strong> rese in toni delicatamente sfumati sulle tonalità dei rossi e del grigio/blu occupa l’intera superficie dell’abside, sviluppandosi da un bordo ondulato che si ripiega al centro in modo da evocare la <strong>testa, estremamente stilizzata, di un uccellino</strong>. Si tratta di un motivo che troverà fortuna nei secoli successivi in<strong> ambito cristiano</strong>, ma di cui bisogna ancora approfondire l’origine e il significato in un contesto di cui rimane ancora da chiarire la destinazione. Ad una prima analisi, la datazione del mosaico absidale non si discosta da quella già avanzata per la pavimentazione della sala antistante, inquadrabile nella <strong>prima metà del IV secolo d.C</strong>.</p>
<p>All’originalissima decorazione musiva faceva da pendant, sulle pareti, un<strong> rivestimento pittorico a fondo rosso</strong> ornato da <strong>rami di vite e da volatili</strong>. I lacerti pittorici sono stati trasferiti nei laboratori della Soprintendenza per le prime operazioni di pulizia e consolidamento, in attesa del loro restauro definitivo.<br />
La scoperta è davvero eccezionale, sia per la posizione dell’area a breve distanza dalla basilica, sia per lo stato di conservazione, la ricchezza e l’originalità dell’apparato decorativo dei due ambienti, che ne suggeriscono una<strong> committenza di alto rango</strong>, in grado di rivolgersi forse alle stesse maestranze impegnate nella decorazione della vicina basilica cristiana.<br />
E proprio la lettura dei raffinati motivi decorativi sviluppati nello spazio absidato potrà fornire qualche<strong> indizio sull’utilizzo di un edificio</strong> costruito in una zona nevralgica della città, al momento del primo sviluppo del complesso basilicale, poco dopo il 313 d.C.<br />
Una delle ipotesi più affascinanti è che possa trattarsi di un<strong> fabbricato collegato alla residenza del vescovo Teodoro</strong>.</p>
<p>Ora, dopo secoli di oblio, i pavimenti musivi ritorneranno a splendere nel cuore di Aquileia: grazie al progetto di valorizzazione, finanziato e promosso dalla<strong> Fondazione Aquileia</strong> e messo a punto dallo<strong> Studio Tortelli Frassoni</strong>, saranno fruibili dal pubblico, trasformandosi in un ulteriore polo di attrazione per gli studiosi e le migliaia di visitatori di Aquileia.<br />
La politica di valorizzazione si inquadra nella nuova filosofia della Soprintendenza, che intende mantenere in vista con appropriati programmi di manutenzione tutto quanto si sia conservato nel tempo della millenaria storia di Aquileia.</p>
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		<title>Operazione Andromeda: rimpatriati reperti archeologici da 15 milioni di euro</title>
		<link>http://archeoblog.net/2010/operazione-andromeda-rimpatriati-reperti-archeologici-da-15-milioni-di-euro/</link>
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		<pubDate>Fri, 23 Jul 2010 06:00:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elisa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicati stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Mala Archeologia]]></category>
		<category><![CDATA[Nuovi Ritrovamenti]]></category>
		<category><![CDATA[recupero beni culturali]]></category>
		<category><![CDATA[scavi clandestini]]></category>
		<category><![CDATA[traffico reperti]]></category>

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		<description><![CDATA[RECUPERATO IN SVIZZERA OLTRE 300 STRAORDINARI REPERTI ARCHEOLOGICI Presentati nel prestigioso e spettacolare scenario della piattaforma dell’arena del Colosseo, trecentotrentasette eccezionali reperti archeologici, provenienti da Lazio, Puglia, Sardegna e Magna Grecia, di epoca compresa tra VIII secolo a.C. e IV secolo d.C., che i Carabinieri del Reparto Operativo Tutela Patrimonio Culturale hanno rimpatriato da Ginevra (Svizzera), il 25 giugno 2010. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>RECUPERATO IN SVIZZERA OLTRE 300 STRAORDINARI REPERTI ARCHEOLOGICI</p>
<p>Presentati nel prestigioso e spettacolare scenario della piattaforma dell’<strong>arena del Colosseo</strong>, <strong>trecentotrentasette eccezionali reperti archeologici</strong>, provenienti da Lazio, Puglia, Sardegna e Magna Grecia, di <strong>epoca compresa tra VIII secolo a.C. e IV secolo d.C</strong>., che i Carabinieri del Reparto Operativo Tutela Patrimonio Culturale hanno <strong>rimpatriato da Ginevra (Svizzera)</strong>, il 25 giugno 2010.</p>
<p><a href="http://archeoblog.net/wp-content/uploads/2010/07/andromeda.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2121" title="andromeda" src="http://archeoblog.net/wp-content/uploads/2010/07/andromeda.jpg" alt="" width="500" height="326" /></a></p>
<p>Tra i beni spiccano moltissimi <strong>oggetti di grandi dimensioni</strong> e alcuni <strong>rarissimi</strong> ed unici nel loro genere: <em>loutrophoros</em>, statue in marmo raffiguranti la dea <strong>Venere</strong>,<strong> crateri a volute</strong> apuli e attici, crateri a mascherone canosini, <em>kylix</em> calcidiche, oggetti in <strong>bronzo</strong> (tra cui padelle, <em>hydriae</em>, statuette ed un tripode), <strong>ferri chirurgici, affreschi </strong>pompeiani, una navicella e due <strong>guerrieri nuragici</strong>, il cui valore sul mercato illecito è determinato sulla base della loro grandezza in centimetri (circa diecimila euro a centimetro). Il valore patrimoniale complessivo delle opere supera i <strong>quindici milioni di euro</strong>.</p>
<p>I reperti sono stati sequestrati dalle autorità svizzere, nel corso di indagini iniziate nel 2008 dalla sezione archeologia del Reparto Operativo, su rogatoria internazionale emessa dalla Procura della Repubblica di Roma. L’importante recupero è un nuovo successo nell’azione di contrasto che il Comando TPC svolge da anni per arginare il traffico di reperti archeologici scavati illegalmente in comprensori italiani. L’indagine, denominata convenzionalmente “<strong>Andromeda</strong>”, prende spunto dagli approfondimenti del caso Medici. In particolare, i Carabinieri individuarono un noto commerciante londinese,<strong> Robin Symes</strong>, che tra gli anni ’70 ed ’80 era diventato il<strong> punto di riferimento di tantissimi ricettatori</strong> del settore. Basti pensare, a titolo di esempio, che è stato lui il <strong>curatore della vendita della Venere di Morgantina al Getty Museum</strong> di Malibù, opera che rientrerà in Italia nel gennaio 2011. La sua carriera, per lungo tempo in continua ascesa, si fermò quando, presso una lussuosa villa alle porte di Orvieto, il suo socio e compagno perse la vita in un incidente. L’impero costruito dal Symes vacillò poiché coinvolto, in Inghilterra, anche in vicende giudiziarie civilistiche, intentate dagli eredi del convivente. Le attività hanno portato a ritenere che il dealer per cercare di salvare la sua libertà personale e patrimoniale, trasferì i suoi <strong>interessi commerciali in Svizzera.</strong></p>
<p><strong><a href="http://archeoblog.net/wp-content/uploads/2010/07/reperti-andromeda.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2123" title="reperti-andromeda" src="http://archeoblog.net/wp-content/uploads/2010/07/reperti-andromeda.jpg" alt="" width="500" height="330" /></a><br />
</strong></p>
<p>A seguito di ulteriori rogatorie, nel mese di dicembre 2008, sono stati perquisiti nove locali, adibiti a magazzini nel predetto porto franco, riconducibili a un<strong> importante mercante giapponese</strong>, ove sono stati rinvenuti circa <strong>20.000 beni d’arte</strong>, provenienti da ogni parte del mondo, molti dei quali di chiara provenienza da aree archeologiche italiane. Sulla base quindi delle evidenze investigative e dei riscontri scientifici dei consulenti tecnici è stata comprovata, inconfutabilmente, la<strong> provenienza dei reperti da scavi clandestini in Italia</strong>.</p>
<p><em>Foto:</em></p>
<p><a href="http://roma.repubblica.it/cronaca/2010/07/16/foto/reperti_archeologici_al_colosseo-5629109/1/" target="_blank">http://roma.repubblica.it/cronaca/2010/07/16/foto/reperti_archeologici_al_colosseo-5629109/1/</a></p>
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		<title>La via delle anime &#8211; Sepolture di epoca romana in mostra a Riva del Garda</title>
		<link>http://archeoblog.net/2010/la-via-delle-anime-sepolture-di-epoca-romana-in-mostra-a-riva-del-garda/</link>
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		<pubDate>Thu, 08 Jul 2010 17:35:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elisa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicati stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Epoca Romana]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Mostre]]></category>
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		<description><![CDATA[PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO, SOPRINTENDENZA PER I BENI LIBRARI ARCHIVISTICI E ARCHEOLOGICI SETTORE BENI ARCHEOLOGICI presentano l’inaugurazione della mostra archeologica LA VIA DELLE ANIME A RIVA DEL GARDA venerdì 9 luglio alle ore 18 Il tema assoluto – la morte e l&#8217;atteggiamento, diverso nella varie epoche, dell&#8217;uomo nei confronti dell&#8217;estremo passaggio – visto con gli occhi degli antichi: l&#8217;immaginario [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<address style="text-align: left;">PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO, SOPRINTENDENZA PER I BENI LIBRARI ARCHIVISTICI E ARCHEOLOGICI SETTORE BENI ARCHEOLOGICI presentano l’inaugurazione della mostra archeologica</address>
<h3 style="text-align: center;">LA VIA DELLE ANIME A RIVA DEL GARDA<br />
<em>venerdì 9 luglio alle ore 18 </em></h3>
<p>Il  tema assoluto – la<strong> morte </strong>e l&#8217;atteggiamento, diverso nella varie epoche, dell&#8217;<strong>uomo  nei confronti dell&#8217;estremo passaggio</strong> – visto con gli occhi degli antichi:  l&#8217;immaginario  collettivo d&#8217;epoca romana è indagato e proposto al pubblico  presso  la  sede  della  <strong>Rocca  di  Riva  del Garda</strong> con un&#8217;ampia esposizione  di  reperti  recentemente  rinvenuti  nelle  due notevoli <strong>aree cimiteriali  della  Baltera  e  di San Cassiano</strong>, databili fra il primo e il quarto secolo d.C. Oggetti, recipienti e monili, provenienti da una <strong>ventina di   corredi   tombali,</strong> permettono   di  scrutare  convinzioni  profonde, aspettative e timori delle genti che abitarono l&#8217;Alto Garda duemila anni or sono.  «<em>La  via  delle  anime</em>»  –  questo  il titolo della mostra a cura di Cristina  Bassi  –  è organizzata dal MAG Progetto Museo Alto Garda e dalla Provincia   autonoma   di   Trento,   Soprintendenza  per  i  Beni  librari archivistici  e  archeologici.  L&#8217;inaugurazione è <strong>venerdì 9 luglio alle ore 18.00.</strong></p>
<p><strong><a href="http://archeoblog.net/wp-content/uploads/2010/07/la-via-delle-anime1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2103" title="la-via-delle-anime" src="http://archeoblog.net/wp-content/uploads/2010/07/la-via-delle-anime1.jpg" alt="" width="500" height="274" /></a><br />
</strong></p>
<p><strong><br />
</strong></p>
<p>Il<strong> territorio   di   Riva  del  Garda</strong> è,  insieme  a  Tridentum,  quello archeologicamente  più  significativo dell’intero Trentino. In particolare, le  testimonianze  più ricche sono d<strong>’epoca roman</strong>a e testimoniano una vivace<br />
realtà  economica. Tra i rinvenimenti, distribuiti sull’intero areale, sono numerosissime  le  <strong>necropoli</strong>,  distribuite  lungo l’antica viabilità, delle quali  sono  particolarmente  interessanti  quelle  che si sviluppano lungo l’odierna  <strong>via  Marone</strong>,  una strada con andamento nord-sud marcata alla sua estremità meridionale da un capitello (suggestivamente noto alla tradizione popolare  come  “<strong><em>capitello  delle  anime</em></strong>”). Da qui la scelta del titolo che<br />
restituisce  i  risultati  delle  ricerche  nate dai recenti scavi condotti dalla Soprintendenza archeologica nelle località San Cassiano e Baltera.</p>
<p>Obiettivo  della mostra è presentare il <strong>meglio del materiale rinvenuto</strong>, che tocca  soprattutto  il tema della <strong>ritualità sepolcrale in epoca romana</strong> e le sue  manifestazioni  in ambito locale. Nei due  nuclei cimiteriali scoperti lungo  via  Marone  fra  il  2006 e i 2008 sono infatti state rinvenute una <strong>settantina  di  tombe</strong>, alcune delle quali dovevano presentarsi monumentali. Il primo gruppo di sepolture, quello della Baltera, ascrivibile nell’ambito dell’ultimo  quarto  del  I  secolo  d.C,  presentava un recinto tombale di famiglia   con  tombe  a  cremazione;  qui  sono  stati  rinvenuti  <strong>corredi particolarmente  ricchi</strong>,  tra  cui  si  segnalano  alcune pissidi in lamina d’argento, uno specchio e diverse suppellettili in vetro. Il secondo gruppo è  riferito  ad  una  selezione di sepolture, parte a cremazione e parte ad inumazione, provenienti al complesso cimiteriale di <strong>San Cassiano</strong>, molto più ampio  del  precedente  e  dal  quale, per la mostra sono stati selezionati alcuni   corredi   tombali   particolarmente   significativi,  che  coprono l’orizzonte cronologico che va dagli ultimi decenni <strong>del I secolo d.C. al IV secolo d.C.</strong></p>
<p>Interessanti  anche  i  risultati  delle  ricerche documentate nel catalogo della  mostra  dai  quali  emergono  i risultati delle ricerche che narrano anche  di  una  villa  collocata a ridosso dell&#8217;asse viario in direzione di Arco.  Dalle  analisi  dei  corredi  tombali  le caratteristiche sociali ed economiche  degli  abitanti  di  un  sito  che  fu  caratterizzato  da  una<br />
lunghissima  durata  nella frequentazione, frequentato dall&#8217;età romana fino al diciottesimo secolo.<br />
La mostra sarà visitabile fino al 1° novembre con orario 10.00-12.30 / 13.30-18.00 tutti i giorni fino al 30 settembre; nel mese di ottobre da martedì a domenica.</p>
<p><em> Informazioni:</em></p>
<p><strong>Museo Riva del Garda</strong><br />
piazza Battisti, 3<br />
38066 Riva del Garda<br />
tel. 0464 573869<br />
fax 0464 573686<br />
<a href="mailto:museo@comune.rivadelgarda.tn.it"> museo@comune.rivadelgarda.tn.it</a><br />
<a href="http://www.comune.rivadelgarda.tn.it/museo" target="_blank"> www.comune.rivadelgarda.tn.it/museo</a></p>
<p><strong>Provincia Autonoma di Trento</strong><br />
Soprintendenza per i Beni librari archivistici e archeologici<br />
Via Aosta, 1 &#8211; 38122 Trento<br />
tel. 0461 492161<br />
fax 0461 492160<br />
<a href="mailto:sopr.librariarchivisticiarcheologici@provincia.tn.it"> sopr.librariarchivisticiarcheologici@provincia.tn.it</a><br />
<a href="http://www.trentinocultura.net/archeologia.asp" target="_blank"> www.trentinocultura.net/archeologia.asp</a></p>
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		<title>Scoperto un sito precolombiano nella Guyana Francese</title>
		<link>http://archeoblog.net/2010/scoperto-un-sito-precolombiano-nella-guyana-francese/</link>
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		<pubDate>Thu, 25 Mar 2010 22:57:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marina lo blundo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Estero]]></category>
		<category><![CDATA[Nuovi Ritrovamenti]]></category>

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		<description><![CDATA[E&#8217; stata resa nota da pochi giorni sul sito web dell&#8217;INRAP, l&#8216;Institut National des Recherches Arqueologiques Preventives, la scoperta di un abitato precolombiano lungo la costa della Guyana Francese, nel Sudamerica. L&#8217;INRAP ha infatti identificato negli anni vestigia attribuibili a popolazioni precolombiane amerindie che avrebbero vissuto tra il XIII e il XVI secolo. La scoperta era attesa: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; stata resa nota da pochi giorni sul sito web dell&#8217;<a href="http://www.inrap.fr/archeologie-preventive/p-7-Accueil.htm" target="_blank">INRAP</a>, l<em>&#8216;Institut National des Recherches Arqueologiques Preventives</em>, la scoperta di un <strong>abitato precolombiano lungo la costa della Guyana Francese</strong>, nel Sudamerica. L&#8217;INRAP ha infatti identificato negli anni vestigia attribuibili a <strong>popolazioni precolombiane amerindie che avrebbero vissuto tra il XIII e il XVI secolo</strong>. La scoperta era attesa: fin dal 1988 infatti gli archeologi avevano individuato nell&#8217;area un altro importante sito precolombiano. Si sono così susseguite le normali indagini di archeologia &#8220;leggera&#8221; le ultime delle quali, nel 2009, hanno aperto la via ad uno scavo archeologico.</p>
<div id="attachment_2013" class="wp-caption aligncenter" style="width: 430px"><img class="size-full wp-image-2013" title="sito_precolombiano_inrap" src="http://archeoblog.net/wp-content/uploads/2010/03/sito_precolombiano_inrap.jpg" alt="Immagine dello scavo - Fonte INRAP" width="420" height="279" /><p class="wp-caption-text">Immagine dello scavo - Fonte INRAP</p></div>
<p>La costa della Guyana francese è un susseguirsi di collinette sabbiose che, lunghe parecchi km, indicano lo spostamento della linea di costa nel tempo. L&#8217;ambiente costiero era piuttosto acquitrinoso, per cui le popolazioni precolombiane prime e coloniali poi privilegiarono queste alture per stabilirvi i loro abitati. Il sito appena scoperto di Sainte-Agathe sorge proprio su una di queste collinette.</p>
<p>Obiettivo dello scavo archeologico è stato quello di individuare le aree di attività dello spazio abitato, obiettivo che però è stato raggiunto solo in parte, a causa di recenti lavori condotti nella zona con mezzi meccanici che hanno in parte compromesso la stratificazione: le strutture archeologiche sono infatti molto mal conservate. Uniche tracce comprensibili sono quelle lasciate dalle concentrazioni di materiale ceramico, sparso su tutta la sommità della collinetta. Proprio in base alla distribuzione spaziale, sperano gli archeologi, sarà possibile dedurre le differenti aree di attività analizzando i reperti.</p>
<p>Le prime datazioni radiometriche effettuate parrebbero indicare un&#8217;occupazione del sito tutto sommato recente, dagli inizi del XIV secolo della nostra era fino al XVIII secolo. Queste datazioni, unitamente ai dati forniti dalla ceramica, sono in accordo con altre datazioni per altri siti della regione.</p>
<p>Il rinvenimento di questo sito, e il prosieguo nel futuro degli scavi archeologici, permetteranno di meglio comprendere le dinamiche del popolamento del litorale della Cayenna francese in epoca precolombiana, sul quale si hanno ancora poche conoscenze.</p>
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		<title>Un privato cittadino dona al Museo di Colleferro un prezioso sigillo del Papa Innocenzo III</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Mar 2010 06:58:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Diamo spazio ad una notizia inviataci dal MUSEO ARCHEOLOGICO DEL TERRITORIO TOLERIENSE, Colleferro, nella speranza tali atti di onestà e senso civico siano sempre più frequenti. UN PRIVATO CITTADINO DONA AL MUSEO DI COLLEFERRO UN SIGILLO DEL PAPA INNOCENZO III Il progetto del Museo Archeologico del Territorio“Toleriense” di Colleferro, sin dalla sua nascita, è stato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Diamo spazio ad una notizia inviataci dal MUSEO ARCHEOLOGICO DEL TERRITORIO TOLERIENSE, Colleferro, nella speranza tali atti di onestà e senso civico siano sempre più frequenti.</p>
<h3 style="text-align: center;">UN PRIVATO CITTADINO DONA AL MUSEO DI COLLEFERRO UN SIGILLO DEL PAPA INNOCENZO III</h3>
<p>Il progetto del <strong>Museo Archeologico del Territorio“Toleriense” di Colleferro</strong>, sin dalla sua nascita, è stato indirizzato verso una<strong> sensibilizzazione ed educazione dei giovani</strong>, cosi come della popolazione adulta al rispetto e valorizzazione del patrimonio culturale ed artistico; ad una concezione del “bene culturale” come proprietà di tutti e non di persone e di classi.</p>
<p>Questa politica culturale del Museo <strong>ha dato nel tempo i suoi frutti</strong>, permettendo all’istituzione di attingere ad una importante risorsa quale la<strong> donazioni da parte di privati cittadini di oggetti</strong> che hanno, in alcuni casi, dato<strong> notevole impulso alle ricerche</strong> sul territorio, esposti e messi a disposizione di tutti.</p>
<p><a href="http://archeoblog.net/wp-content/uploads/2010/03/sigillo-Innocenzo_III.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1978" title="sigillo-Innocenzo_III" src="http://archeoblog.net/wp-content/uploads/2010/03/sigillo-Innocenzo_III.jpg" alt="" width="500" height="367" /></a></p>
<p>In quest’ottica che va inquadrata un’altra <strong>donazione fatta al Museo</strong> dal Sig. Silvano Tummolo, noto giornalista e pubblicista locale.<br />
Si tratta di un oggetto di notevole valore storico: “<strong>un sigillo del papa Innocenzo III</strong>”, figura di spicco del medioevo italiano e personaggio che ha un profondo legame con la nostra terra, se non altro per la sua nascita nel Castello di Gavignano e la discendenza dalla famiglia del Conti che caratterizzò in maniera sensibile la storia di questo territorio dal XII al XV secolo.</p>
<p>Il <strong>sigillo, <em>bulla</em></strong>, era un elemento metallico ma anche di altro materiale che veniva applicato a documento scritto. Il termine bolla è poi passato ad indicare l&#8217;intero documento. Il sigillo veniva applicato al documento o mediante cordicelle di canapa (nel caso si trattasse di lettere di giustizia ed esecutorie) oppure seta rossa e gialla (nel caso di lettere di grazia) annodate attraverso piccole aperture nel documento stesso.</p>
<p>Il <strong>sigillo papale, dall’anno 1099</strong>, rappresentava, sul lato anteriore, le<strong> teste degli apostoli Pietro e Paolo </strong>mentre il nome del papa che emanava la bolla veniva scritto nel retro. Fin dal tardo XVIII secolo il sigillo di piombo è stato sostituito da un timbro di inchiostro rosso dei Santi Pietro e Paolo con il nome del papa regnante circondante l’immagine.</p>
<p>Il nostro sigillo, di <strong>forma circolare, di 3,5 centimetri di diametro</strong>,  è in cera mescolata ad argilla che gli conferisce un colore bruno in superficie. Sul dritto compaiono le teste degli apostoli Pietro e Paolo, il primo a destra ed il secondo a sinistra, nel rispetto di uno schema canonico, identificate dalle lettere SPA e SPE abbreviazioni di Sanctus PAulus e Sanctus PEtrus. Paolo ha la barba lunga ed è calvo, Pietro barba e capelli ricciuti resi con delle perline a rilievo, le stesse perline circondano sia le facce che l’intero campo. Tra i due volti vi è una croce. Sul rovescio, circondata da perline la scritta INNOCENTIUS PP III. Nella parte superiore del sigillo rimane ancora la cordicella di attacco.</p>
<p>Mancando il documento di riferimento è<strong> impossibile dare una datazione precisa</strong> alla bulla, che però si inquadra sicuramente entro il pontificato di Innocenzo III (1198-1216).<br />
Il <strong>pezzo si trova già esposto</strong> all’interno del percorso espositivo con tutte le spiegazioni pertinenti in modo da consentire agli utenti la sua più precisa e comprensibile fruizione.</p>
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