Nuovi Ritrovamenti
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Scavi archeologici sotto Palazzo vecchio a Firenze hanno portato alla luce un teatro risalente al primo secolo d. C. Lo ha annunciato in conferenza stampa questa mattina l’assessore comunale alla Cultura Eugenio Giani. ‘‘Entro due anni i turisti potranno passare dal cortile della Dogana di Palazzo Vecchio e arrivare sopra l’antico palcoscenico del teatro romano”.
L’ultimo ritrovamento degli scavi sottostanti il palazzo civico fiorentino corrisponde alla burella centrale che permetteva agli ospiti del teatro di passare dalla parte superiore a quella inferiore.
I lavori curati dalla cooperativa Nuova Archeologia hanno già permesso di rinvenire i resti murari della cavea del teatro, con le costruzioni delle gradinate dove sedevano gli spettatori e una porzione dell’orchestra. Gli spazi tra le costruzioni, le burellae, hanno svelato la storia della demolizione del teatro – realizzato a partire dal primo secolo d.C. e attivo fino al quarto – e del loro riutilizzo come calcinaie, luoghi di sepoltura, stalletti per animali, prigioni in epoca medievale.
”Continueremo a lavorare su questo corridoio centrale – ha detto Giani – che ci permetterà un collegamento diretto con il cortile della Dogana di Palazzo Vecchio: in quella che attualmente è una stanza utilizzata dall’economato, alta 7 metri, realizzeremo una stanza degli arazzi con la discesa al teatro romano. Ci vorranno due anni per aprirne la visione al pubblico”.
Fonte:
http://lanazione.ilsole24ore.com/…/novita_negli_scavi_sotto_palazzo_vecchio.shtml
Risale ad almeno 35.000 anni fa la piccola scultura femminile in avorio di mammut ritrovata nella grotta di Fels (Hohle Fels), vicino alla cittadina di Schelklingen, nel Giura svevo, nella Germania sud-occidentale.

Questa datazione della “Venere di Hohle Fels” indica che essa rappresenta uno dei più antichi esempi di arte figurativa del mondo. Per fare un confronto, la famosa “Venere di Willendorf“, il più celebre esempio di scultura paleolitica, secondo le più recenti datazioni risale a 22-24.000 anni fa.
La scoperta è descritta in un articolo a firma Nicholas J. Conard, dell’Istituto di studi preistorici dell’Università di Tübingen, pubblicato su “Nature“.
La datazione al radiocarbonio degli orizzonti stratigrafici nella cui prossimità è stata ritrovata la nuova Venere indica un periodo compreso fra i 31.000 e i 40.000 anni, e l’insieme dei dati stratigrafici la fanno attribuire agli albori del periodo cosiddetto Aurignaziano. (Un orizzonte stratigrafico è un’interfaccia che indica una posizione particolare nella successione stratigrafica, dotata di caratteristiche tali da poterne seguire l’andamento laterale.)
La Venere di Hohle Fels era stata rinvenuta nel settembre 2008 a tre metri sotto l’attuale pavimento della grotta, a una ventina di metri dall’ingresso della caverna. Alta otto centimetri, la scultura appare ben conservata, pur mancandole il braccio sinistro.
La Venere di Hohle Fels si caratterizza per una serie di tratti molto originali che la distinguono dalle altre Veneri posteriori. La prima cosa che si nota è l’assenza della testa, al cui posto, al di sopra delle larghe spalle è scolpito un piccolo anello inciso. Le braccia sono corte con mani ben scolpite dalle dita chiaramente identificabili appoggiate sul ventre, appena al di sotto del prominente seno, mentre una serie di linee orizzontali tracciate su tutto il corpo richiamano la presenza di un vestito o un drappeggio.
Fonte:
http://lescienze.espresso.repubblica.it/articolo/titolo/1338399
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La mostra, curata dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici del Piemonte e del Museo Antichità Egizie in collaborazione con il Gruppo Storico Archeologico Castellettese, fortemente voluta dall’Amministrazione comunale e realizzata grazie al contributo di Regione Piemonte, Provincia di Novara, Fondazione della Comunità del Novarese e Distretto Turistico dei Laghi, ha sede nella Sala Polivalente “Albino Calletti”, presso il Parco Comunale “Giovanni Sibilia”, e resterà aperta dal 26 aprile al 29 novembre 2009.
La manifestazione “Le pietre dei signori del fiume“, tenutasi dal settembre al dicembre 2007, aveva rappresentato il primo passo di un progetto espositivo che culmina ora nella Mostra “L’alba della città – Le prime necropoli del centro protourbano di Castelletto Ticino“, dedicata ad illustrare il momento di avvio del primo centro protourbano dell’Italia nord-occidentale.
Oggetto dell’esposizione sono i reperti provenienti dagli scavi condotti dalla Soprintendenza per i beni archeologici del Piemonte a Castelletto Ticino – località Croce Pietra (Via del Maneggio, Via Aronco, Via Repubblica), dove tra la fine del IX ed il VII secolo a.C. sorgeva una delle più arcaiche necropoli del Basso Verbano, caratterizzata da un’organizzazione monumentale con strutture a recinto e marginata da grandi stele in pietra, quale la stele della Briccola, protagonista dell’evento.
A Castelletto Ticino tra il 750 ed il 680 a.C. l’elite guerriera dominante riorganizza la stessa urbanistica dei villaggi golasecchiani cresciuti sul controllo della via fluviale del Ticino e celebra la propria legittimazione dinastica attraverso un’unica necropoli monumentale a circoli. Mentre la necropoli risulta marginata con grandi stele in pietra, forse ma non necessariamente corrispondenti a sepolture particolari, si consolida il potere su un ampio territorio che costituisce il fondamentale presupposto economico ed alimentare di una rapida e consistente crescita demografica del nuovo centro, che raggiungerà nel VI secolo diverse migliaia di abitanti.
Orari della mostra:
Mercoledì e domenica ore 15.00 – 18.00
Sabato ore 10.00 – 12.00 e 15.00 – 18.00
Aperture straordinarie su richiesta
Sito ufficiale:
www.albadellacitta.it
0 comments elisa | Comunicati stampa, Generale, Mostre, Nuovi Ritrovamenti, Protostoria, Visite
Fa scalpore, l’annuncio di un gruppo di archeologi, che avrebbe individuato nel sito dell’antica Taposiris Magna, ad Abusir, ovest di Alessandria. la sepoltura di due amanti.
Sotto le rovine di un tempio dedicato a Iside che si affaccia sul mediterraneo, alcuni studiosi di una spedizione della Repubblica Dominicana hanno scoperto, con l’aiuto di un radar, tre camere alla profondità di 20 metri sotto le rocce. Secondo gli archeologi potrebbe essere la tomba della coppia più famosa e tormentata dell’antichità: Marco Antonio e Cleopatra.
Zahi Hawass, a capo degli archeologi, dirama un immediato comunicato stampa, in cui precisa che, dopo tre anni di scavo del sito sospettato di accogliere l’eterno riposo della coppia e dopo tre mesi di indagine sistematica con il georadar, ha identificato con i colleghi una vasta necropoli con più di 27 tombe (per un totale di 20 scheletri tutti del I sec. a.C.: quindi proprio il periodo di Cleopatra, nata nel 69 a. C. e deceduta nel 30 a. C.).
Ma si tratta di tombe ordinarie, destinate a gente comune: “tuttavia è l’ambiente ideale, dove occultare personaggi importanti per sottrarli alla vendetta dell’occupante romano – avverte Hawass -. E proprio in questa zona sono stati identificati tre spazi vuoti, riempiti da crolli molto successivi: fanno pensare ad altrettanti ipogei monumentali, ambienti degni di cadaveri illustri“.
Nel corso degli scavi scoperta una testa in alabastro di Cleopatra, 22 monete in bronzo con il ritratto della regina e un frammento di una maschera forse di Marcantonio.
Fonte:
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/ … View=Libero
0 comments elisa | Curiosità, Egizi, Epoca Romana, Estero, Nuovi Ritrovamenti, Scavi
Lo scorso novembre abbiamo appreso della scoperta di una chiesa cristiana risalente a 1.500 anni fa nella famosa citta’ di Palmyra, nel deserto siriano. Un gruppo di archeologi polacchi e siriani l’hanno trovato scavando a circa 220 chilometri dalla capitale siriana Damasco.
”Il cristianesimo arrivò a Palmyra nell’anno 312 e questa è la chiesa cristiana più grande mai ritrovata da queste parti”, ha detto il direttore del museo cittadino, Walid Assaad. ”La sua realizzazione dovrebbe risalire al quarto o quinto secolo dopo Cristo”. L’edificio, di forma rettangolare, misura 12 metri per 24 ed ha delle colonne alte sei metri. Gli archeologi hanno ritrovato a fianco alla costruzione anche due stanze che venivano probabilmente usate per cerimonie particolari, come i battesimi.
In questi giorni ne ha parlato anche la BBC con un servizio (in inglese) direttamente da Palmyra. Nel servizio ci sono anche interviste agli archeologi del team di lavoro ed immagini dello scavo di una domus romana di recente scoperta. Per vedere il filmato cliccate il link seguente:
http://news.bbc.co.uk/1/hi/world/middle_east/7849698.stm

Palmyra (Foto: David W. Bender)
0 comments arjuna | Estero, Nuovi Ritrovamenti, Scavi, Storia Cristiana
Studiosi milanesi stanno addestrando unità cinofile specializzate nell’individuazione e nel recupero di resti umani del passato e reperti archeologici. Nove gli animali coinvolti, due le razze - Labrador e Golden Retriever – entrambe caratterizzate da un fiuto eccezionale e da grandi capacità di apprendimento.
Finora, grazie al loro aiuto, sono state fatte due importanti scoperte archeologiche: una in bergamasca, l’altra in Svizzera.
In bergamasca, nei pressi di Martinengo, è venuta alla luce una necropoli romana: i cani sono stati fondamentali per l’individuazione di almeno 27 aree di scavo, da cui è stato possibile riportare in luce tombe e urne cinerarie.
In Svizzera, invece, a ridosso del ghiacciaio Schnidejoch, sono stati scoperti – sempre grazie al fiuto dei quattrozampe – ossa e frammenti di cuoio appartenuti, probabilmente, a un individuo contemporaneo alla famosa mummia del Simulaun, rinvenuta in Val Senales nel 1991.
Prossima missione dei cani soprannominati non a caso “dogtective” – impiegati anche dalla medicina legale tradizionale – ancora il ghiacciaio svizzero, nel quale potrebbero nascondersi molti altri resti risalenti all’Età del Rame (5mila anni fa).
Le Unità Cinofile R.R.U. di Milano sono le uniche ad operare in Italia in questo settore e collaborano con i Carabinieri, la Polizia di Stato e l’Istituto di Medicina Legale dell’Università di Milano (LABANOF).
Fonte:
http://www.milanoweb.com/
0 comments arjuna | Curiosità, Epoca Romana, Nuovi Ritrovamenti, Protostoria, Scavi
Rinvenuta nei giorni scorsi un’altra porzione del gia’ ampio pavimento musivo scoperto durante gli scavi nella Cappella dei Caduti della Cattedrale di Reggio Emilia. Si tratta di un mosaico databile tra il IV e il V secolo d.C., rinvenuto a circa 2,5 metri di profondita’ dall’attuale piano di calpestio della cripta. Lo rende noto la Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia Romagna, ricordando che il pavimento ha una decorazione policroma complessa e di notevole qualita’, caratterizzata da un’alternarsi di elementi geometrici e figurati. Piccoli riquadri incorniciano pernici, colombe, pavoni e figure di danzatori mentre negli emblemi principali compaiono figure femminili e maschili nude ma riccamente ingioiellate. Di estremo pregio e raffinatezza e’ la decorazione rinvenuta nei giorni scorsi, una figura maschile con il capo cinto da una corona d’edera.
Con questa nuova scoperta, il ‘tappeto di pietra’ si estende ora su una superficie di circa 13 mq. Al momento si sta procedendo al distacco del mosaico, operazione necessaria per preservarne l’integrita’ e consentirne la futura esposizione al pubblico. Il 13 gennaio prossimo si terra’ una conferenza stampa per illustrare il ritrovamento: saranno presenti rappresentanti del ministero per i Beni e le Attivita’ Culturali, della Diocesi di Reggio Emilia-Guastalla, dell’Ufficio Diocesano Beni Culturali, del Comitato per il Restauro della Cattedrale e la Direzione Lavori.
Il complesso progetto di recupero avviato nel 2002 dal Comitato per il Restauro della Cattedrale di Santa Maria Assunta di Reggio Emilia ha visto il coinvolgimento diretto del Ministero per i Beni e le Attivita’ Culturali, attraverso l’intervento di ben tre Soprintendenze di settore (Beni Archeologici, Beni Architettonici, Beni Artistici/Storici) che hanno operato in stretta collaborazione con la Diocesi di Reggio Emilia-Guastalla. Le indagini archeologiche sono effettuate sotto la direzione scientifica di Renata Curina, archeologa della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia-Romagna. Gli scavi all’interno della cripta sono iniziati nel 2007 e sono eseguiti dalla societa’ Aran Progetti (comunicato stampa del 18 Aprile).
Mosaico - Duomo di Reggio Emilia (rinvenuto nell'aprile 2008)
Fonti:
http://www.romagnaoggi.it/
http://www.archeobo.arti.beniculturali.it/
Pochi giorni fa viene scoperta una strada della quale si è molto sentito parlare nelle opere di Strabone. Un tratto di 23 km della “Via Emilia Scauri”, antica strada romana costruita nel 109 a.C. dal censore Emilio Scauro, è stata riscoperta tra Tortona e Acqui Terme, in Piemonte. Il ritrovamento archeologico è avvenuto alcuni giorni fa nel corso di un sorvolo aereo di alcuni siti archeologici dell’antica città romana di “Aquae Statiellae” (attuale Acqui Terme): è stata così verificata l’esistenza dell’antica arteria nel tratto che collegava l’antica “Dertona” (Tortona) a “Vada Sabatia” (attuale Vado Ligure in provincia di Savona) passando per la valle Bormida.
La Via Emilia Scauri è una strada romana fatta costruire dal censore Marco Emilio Scauro console nel 109 a.C.
Secondo la testimonianza del geografo Strabone, la via raggiungeva Vada Sabatia l’odierna Vado Ligure, presso Savona, partendo da Luna (Luni): essa non costituiva la prosecuzione della Via Aurelia, che si fermava a Pisa, ma completava il collegamento viario terrestre da Roma verso la Liguria, partendo dal ponte in legno di fronte alla Chiesa di Santa Cristina a Pisa. La Via Aurelia, all’epoca, terminava a Pisa, dopo essere stata prolungata da Vada Volaterrana (punto d’arrivo della strada costruita nel 239 a.C. dal censore Aurelio Cotta); cosicché per proseguire da Pisa verso la Liguria, cioè verso le basi marittime di Luni, Genova e Marsiglia i romani erano costretti ad “andar per mare” con la tecnica detta del “piccolo cabotaggio” (cioè lungo costa a portata di eventuali approdi visibili).
Maggiori informazioni sulla Via Emilia Scauri: http://it.wikipedia.org/wiki/Via_Emilia_Scauri
Il 22 novembre come di consuetudine, a seguire la chiusura delle campagne di scavo sul castello di Piombinara i responsabili della Missione Archeologica di Piombinara (Museo Archeologico del territorio Toleriense di Colleferro e Cooperativa il Betilo) in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Colleferro e la Soprintendenza ai Beni Archeologici del Lazio, hanno relazionato sulle nuove ed importanti scoperte che hanno caratterizzato la IX e X campagna del 2008.
L’area indagata a maggio come prosecuzione verso sud del saggio II ha portato alla scoperta di un grande muro perimetrale appartenente al cassero, ancora ben conservato in altezza, tanto da permettere di vedere per poco meno della metà i resti di portale d’accesso nord al complesso, delimitato da stipiti di tufo. Il portale mostrava chiari segni di riutilizzo a finestra, con la chiusura postuma di buona parte della sua luce. Un elemento sicuramente in fase con questo riutilizzo sono tre contrafforti in muratura, perpendicolari alla cinta del cassero, che ne salvaguardavano la stabilità, e che insieme ad una struttura parallela, andarono a delimitare un grande spazio ad uso non abitativo, entro il quale sono state rinvenute stratigrafie di abbandono estremamente interessanti al fine di ricostruire le vicende storiche del castello; in particolare, un grosso strato di bruciato, relativo molto probabilmente ad un incendio di grosse dimensioni che interessò quell’area. Potrebbe trattarsi dell’incendio connesso alla distruzione del 1431, opera delle soldatesche di ventura al soldo dei Colonna. I numerosissimi materiali rinvenuti in questo livello, per lo più maioliche, ad un primo esame autoptico sembrerebbero confermare questo dato cronologico.

Piombinara - porta nord del cassero
Ancor più importante quanto emerso dal terzo saggio di scavo. Qui, una volta rimossi i grandi resti murari del crollo della torre, fatta saltare in aria nel 1934, per motivi di sicurezza, si è potuta rilevare la presenza di due edifici contigui, uno dei quali sicuramente identificabile con la chiesa castellana. Uno dei due ambienti, di notevoli dimensioni, posto accanto alla porta d’accesso sud del castello, conservava ancora perfettamente la pavimentazione in lastre di tufo, pavimentazione che continuava anche oltre uno dei muri perimetrali ed era in asse con la porta sud del Castello.
Il secondo edificio, parallelo è stato parzialmente scavato, ma al suo interno sono stati raccolti un buon numero di frammenti di affresco. La posizione di quest’ultimo edificio, corrisponde ad una struttura identificata, in una pianta del castello del 1903, come chiesa che sfruttava uno dei salienti della cinta muraria come abside. Ad una ripulitura delle piante infestanti è risultato che questo saliente conservava all’interno chiare tracce d’intonaco, inoltre su uno degli angoli era stato ricavato un pilastro di base di un arco, ancora in parte conservato. Sul pilastro entro una piccola nicchia quadrangolare, si conservava, sul fondo, il contorno di un affresco, raffigurante forse un volatile, entro una cornice di colore rosso.

Piombinara - pavimentazione primo ambiente
Nel corso della presentazione è stato annunciato che nella primavera del 2009, probabilmente in occasione della Settimana della Cultura, verrà presentato il primo volume delle ricerche sul Castello di Piombinara, finanziato dalla Regione Lazio e dalla Provincia di Roma.
Angelo Luttazzi (Direttore Museo Archeologico del Territorio Toleriense di Colleferro
Tiziano Cinti, Mauro Lo Castro (cooperativa archeologica “Il Betilo”)
La relazione sulle scoperte dello scorso anno si trova qui: Santa Maria di Piombinara. Novità dagli scavi.
0 comments arjuna | Comunicati stampa, Medioevo, Nuovi Ritrovamenti, Scavi
Oltre 350 catanesi, vissuti in eta’ medievale e sepolti gli uni sugli altri in un fazzoletto di terra, ritornano alla luce a Catania alle Terme Romane della Rotonda, in pieno centro storico, alle spalle del Teatro Romano.
I volontari dell’associazione SiciliAntica stamattina hanno cominciato a scavare, sotto la supervisione del servizio Beni Archeologici della Soprintendenza catanese. Andranno avanti per un mese, fino a meta’ ottobre.
I lavori per la cupola e per l’area esterna, dove sono stati trovati un edificio termale e resti di necropoli che vanno dall’eta’ medievale al 1500, sono stati finanziati con un progetto del Por (valore circa 5 milioni di euro). Ma quei soldi sono gia’ finiti e cosi’ gli scavi saranno ultimati solo grazie al volontariato di SiciliAntica. La stessa associazione che qualche settimana fa ha trovato resti greci sotto il castello di Agira. I carabinieri del patrimonio culturale hanno piazzato telecamere per tenere alla larga curiosi e vandali.
Fonte:
http://www.repubblica.it/ne … 0984.html?ref=hpsbdx1