Mostre

Mostre: a Rimini “Exempla. La rinascita dell’antico nell’arte italiana Da Federico II ad Andrea Pisano” fino al 7 settembre

EXEMPLA
La rinascita dell’antico nell’arte italiana
Da Federico II ad Andrea Pisano

Rimini, Castel Sismondo, fino al 7 settembre 2008

Oggi (sabato 7 giugno), a Rimini, Archeologia Viva e Meeting organizzano un incontro pubblico intorno ad “Exempla”.

Archeologia Viva, noto periodico diretto da Piero Pruneti, e il Meeting per l’Amicizia fra i Popoli, invitano a Rimini tutti gli appassionati dell’antico per discutere intorno ad un tema e a una mostra d’eccezione,  “Exempla. La rinascita dell’antico nell’arte italiana. Da Federico II ad Andrea Pisano” allestita, sino al 7 settembre, nella Rocca Malatestiana del capoluogo adriatico.

Ideata e curata da Marco Bona Castellotti e Antonio Giuliano e da un folto comitato scientifico, “Exempla” si articola su una solida base di studi specifici e sul confronto diretto fra opere medievali e opere antiche, avanzando nuove proposte, soprattutto per quanto concerne la scultura di età federiciana.

“Exempla” si traduce modelli. L’arte del Duecento italiano si rifà a modelli antichi, ma il ritorno all’antico nel Duecento italiano si distingue da quello che caratterizza il Rinascimento per il fatto che grandi artisti come Nicola Pisano, Arnolfo di Cambio, Giovanni Pisano, o pittori romani come Pietro Cavallini, si sentono eredi dell’antichità classica. Pertanto ad essa attingono con una particolare sensibilità, segnata sia dalla ripresa di certi moduli formali, sia dalla “verità di vita” propria del gotico.

La mostra, che il Meeting di Rimini ha organizzato in collaborazione con i Musei Vaticani, intende documentare visivamente come gran parte della produzione artistica duecentesca si rifaccia a opere greche o romane, paleocristiane o addirittura, nel caso di Arnolfo di Cambio, etrusche.

I reperti sia di epoca classica che di epoca federiciana esposti nella severa sede della Rocca Malatestiana offrono una sequenza di emozioni. Non a caso, molti esperti hanno definito questa mostra come una delle più belle, oltre che interessanti, tra quelle allestite nel 2008 in Italia. Un passa parola positivo che sta portando sempre più pubblico a visitare questa imperdibile esposizione.

Il tema proposto dalla mostra è certamente affascinante e ricchissimo di spunti per approfondimenti. Di qui l’incontro organizzato da Archeologia Viva e dal Meeting all’Aula Magna dell’Università di Rimini.

L’appuntamento è per il 7 giugno e, dopo il saluto delle autorità, sono previsti interventi di Lucilla de Lachenal, direttore archeologo del Ministero Beni e Attività Culturali “Bolletino d’Arte”, di Maria Stella Calò Mariani del Dipartimento Beni Culturali, Università degli Studi di Bari, di Lisa Pietropaolo, direttore Museo Civico “G. Fiorelli” di Lucera e di Piero Pruneti, direttore di “Archeologia Viva”. L’ingresso è libero sino ad esaurimento dei posti. Per informazioni: Meeting per l’Amicizia fra i Popoli.

I lettori di Archeologia Viva che intervengono all’incontro di Rimini possono visitare la mostra “Exempla” con biglietto scontato (€ 6,00 anziché € 10,00) nei giorni 7 e 8 giugno.

La contromarca per l’ingresso scontato può essere ritirata presso la sede dell’incontro.
La mostra “Exempla” rimane aperta a Castel Sismondo fino al 7 settembre.

Tel. 0541.783100 segreteria.relazioni@meetingrimini.org

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Roma e i Barbari: piccola critica alla mostra-evento del 2008

Non c’è niente di meglio di una mostra temporanea per attirare l’attenzione su una problematica archeologica: la mostra nasce con lo scopo di rendere pubbliche le conoscenze che si hanno su un dato argomento, e tanto più l’argomento è vasto o altisonante, tanto più la mostra avrà successo di pubblico. Ma al successo di pubblico corrisponde il raggiungimento dello scopo che la mostra si prefissa? Se la fortuna di una mostra si misura in successo di pubblico allora è giusto interrogarsi su cosa voglia dire questa formula: intendiamo il numero di biglietti staccati oppure il pubblico che esce dalla mostra effettivamente arricchito, con “un qualcosa in più” nel suo bagaglio culturale?

Questa mia critica nasce da una semplice osservazione: non tutti i visitatori di una mostra, per quanto importante come “Roma e i Barbari” possono, o vogliono, permettersi una visita guidata o l’audioguida (prezzo del biglietto d’ingresso = 15 euro, audioguida = 5 euro: totale = 20 euro!). Certo che l’audioguida o la visita guidata costituiscono un valore aggiunto, un servizio in più che ovviamente va pagato, ma non si può pensare di concepire una mostra solo per essere visitata mediante uno di questi due servizi aggiuntivi. Eppure, questo è ciò che accade a Palazzo Grassi. Di fatto chi si accinge a visitare “Roma e i Barbari” semplicemente percorrendo le sale, guardando le vetrine e leggendo didascalie o pannelli resta alquanto perplesso: non un pannello esplicativo, solo alcuni testi tratti da autori latini per inquadrare il momento storico preso in esame di volta in volta; solo alcune didascalie tratteggiano brevemente alcuni personaggi o alcune divinità; le didascalie a corredo delle opere non sempre sono facilmente individuabili.

Riporto a tale proposito due esempi.

Nell’ampio salone di ingresso di Palazzo Grassi, in cui ha inizio la mostra, sono esposti alcuni splendidi sarcofagi e rilievi con rappresentazioni di soldati e di scene di battaglia. Nel mezzo della sala c’è una grossa base con una lunga iscrizione in latino, sulla parete destra uno splendido sarcofago con una concitata ed elaborata scena di battaglia richiama l’attenzione di tutti i visitatori. Alla sinistra del sarcofago una didascalia scritta in corpo più grosso riporta il testo di un’iscrizione in latino, mentre un’altra in corpo più piccolo fornisce la provenienza. Alla destra del sarcofago un’altra didascalia in corpo più piccolo fornisce un’altra provenienza del pezzo. Sorge un punto interrogativo: quale delle due didascalie si riferisce al nostro sarcofago? Ma soprattutto, dov’è l’iscrizione riportata in corpo più grosso? Sul sarcofago non c’è. E finalmente il visitatore capisce che le due didascalie alla sinistra del sarcofago sono da riferirsi alla base posta in centro alla stanza, decisamente, però, troppo lontana. Come questo caso se ne incontrano altri nel prosieguo del percorso espositivo.

Secondo esempio: la mostra offre ai visitatori splendidi corredi funerari e contesti archeologici che raramente si possono vedere, fibule ad arco, fibule a cipolla, ardiglioni, falere…ecco appunto: cos’è una falera? il visitatore privo di audioguida non lo scoprirà mai, non solo, ma avrà grossi problemi nell’individuare i singoli oggetti all’interno delle vetrine: i pezzi esposti non sono numerati, per cui non sempre si riesce a capire a quale oggetto si riferisca la didascalia.

Per come è articolata, la mostra è divisa in due sezioni, una propriamente sul rapporto tra Roma e i Barbari, l’altra sui barbari dopo Roma. I pezzi esposti sono notevoli, per la maggior parte provenienti dalla Gallia e dalle regioni europee che in età romana erano ai margini dell’impero: si tratta di materiali che in Italia capita raramente di vedere, e perciò tanto più interessanti. Molto azzeccata, a mio parere, l’inserzione di dipinti di pittori dell’Ottocento raffiguranti episodi della storia di Roma connessi con i barbari: hanno il merito di invitare il visitatore a immaginare, a leggere un episodio storico dietro l’oggetto esposto, sono suggestivi e alleggeriscono e diversificano l’esposizione.

A conclusione di quest’analisi (ma è solo il mio punto di vista), il mio parere è che “Roma e i Barbari” sia una mostra per molti, ma non per tutti: una mostra dev’essere in grado di fornire anche il minimo livello di spiegazione, che non sia limitato alle sole didascalie: non tutti i visitatori sono degli archeologi “romanisti” in grado di capire perfettamente i contesti presentati; chi sceglie di non prendere l’audioguida deve essere comunque in grado di capire ciò che sta vedendo, di collocarlo spazialmente o temporalmente, di saperlo riferire ad un contesto preciso: altrimenti davanti agli occhi scorreranno immagini di oggetti preziosissimi ed eccezionali, senz’altro, ma vuoti dal punto di vista della comunicazione. Una mostra, a mio parere, deve essere concepita per essere compresa anche senza l’ausilio dell’audioguida. Se invece non se ne può fare a meno, allora che l’audioguida venga inclusa nel prezzo del biglietto: perché a dispetto di quello che pensano alcuni teorici della museologia, non tutti sono disposti a spendere cifre esorbitanti per accrescere la loro cultura, nella fattispecie archeologica.

Marina Lo Blundo
Comunicare l’archeologia

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La Forza del Bello. L’arte greca conquista l’Italia…e i visitatori!

Nella splendida cornice di Palazzo Te a Mantova è allestita fino al 6 luglio 2008 la mostra “La forza del Bello“, che vede tra i curatori Salvatore Settis. Scenario migliore non poteva essere trovato: le sale di Palazzo Te sono tutte affrescate con rappresentazioni di miti (alcune sono addirittura citazioni dell’antico, delle “Grottesche”, le decorazioni parietali che Raffaello a suo tempo aveva veduto dipinte sui soffitti della Domus Aurea a Roma). In questa cornice, quindi, sullo sfondo di ambienti che già evocano un passato classico, la presentazione di opere dell’arte greca - scultura in marmo e in bronzo, pittura vascolare - e romana - copie in marmo di opere greche, dipinti parietali - si inserisce benissimo: contenuto e contenitore sono fusi in un insieme omogeneo e il risultato è, per così dire, “naturale”.

Tre le sezioni in cui si articola la mostra, mirate a vedere la ricezione dell’arte greca già nell’Italia antica, in Roma e infine nel Rinascimento. La prima sezione infatti, “Un’Italia greca”, si apre con alcuni kouroi, statue maschili di età arcaica (VI sec. a.C.) tra cui l’Apollo Milani, alcuni esempi di pittura vascolare come il Cratere di Talos da Ruvo di Puglia, il Cratere di Vix e la piccola statua bronzea di Zeus. L’arte greca è presente su suolo italico fin dal VII secolo a.C., apprezzata da sempre per la sua capacità di narrare il mito e di mostrare il Bello, l’umano e il divino. Proprio questi caratteri faranno la fortuna dell’arte greca nei secoli a venire.

E’ a Roma infatti che l’arte greca viene maggiormente apprezzata: in Italia giungono originali greci, ma le opere più famose e belle vengono copiate e vanno ad adornare case e giardini. A volte alcuni modelli vengono riadattati per una funzione precisa: è il caso dell’Efebo portalampada da Pompei; a volte artisti greci giungono per realizzare le loro opere: è il caso dei tre scultori (Athenadoros, Agesandros e Polydoros) che da Rodi vengono in Italia a realizzare l’apparato scultoreo della Grotta di Sperlonga, villa dell’imperatore Tiberio (in mostra la testa di Ulisse).

La fortuna dell’arte greca, tramandata dagli scrittori latini fa sì che nel Rinascimento rinasca il collezionismo di scultura antica, con l’importazione anche di opere dalla Grecia. Lo Spinario e l’Idolino di Firenze sono due esempi di come l’arte antica fosse tenuta in gran conto: l’Idolino addirittura, che in età romana era stato realizzato con funzione di portalampada, mero oggetto d’arredo seppur di valore, nel 1530, quando viene scoperto a Pesaro, viene posto nel centro della Corte del palazzo del suo proprietario, come opera d’arte eccezionale e meritevole di essere esposta.

Infine, arrivando alle epoche più recenti, la testa Weber-Laborde (testa femminile dal frontone Ovest del Partenone) testimonia lo spoglio del Partenone cominciato dopo che nel 1687 il generale veneziano Morosini lo fece bombardare, e il Cratere di Euphronios, appena rientrato in Italia (v. qui), e significativamente posto come opera conclusiva della mostra, sotto sotto ci vuole dire come questa “Nostalgia della Grecia” sia ben viva ancora oggi e si serva di mezzi poco leciti per essere soddisfatta.

Mostra riuscita, i pezzi esposti sono notevoli, e soprattutto è notevole poter ammirare opere greche originali (la Niobide, il Cratere di Euphronios) e così importanti per la storia dell’arte greca (anche se alcuni esemplari, come il Cratere di Vix, la lastra dal Mausoleo di Alicarnasso e la testa Weber-Laborde sono calchi dagli originali): rimane la sensazione i essere davanti a qualcosa di unico e irripetibile, di cui si subisce irrimediabilmente il fascino: e il titolo della mostra, la forza del bello, è veramente azzeccato.

Marina Lo Blundo

Comunicare l’archeologia

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Palermo - Con “La notte dei Musei” la cultura non va a dormire (elenco dei luoghi visitabili)

Palermo - Al via sabato 17 maggio 2008 la quarta edizione della “Notte dei Musei“, nel corso della quale si potranno visitare gratuitamente quattordici siti di grande interesse dalle 19 fino alle 24 (ultimo ingresso alle ore 23).

Promossa dall’Amministrazione comunale e organizzata dalla Civica Galleria d’arte moderna, in collaborazione con l’associazione Amici dei Musei siciliani, la manifestazione e’ posta sotto l’Alto Patronato del Consiglio d’Europa e si realizza parallelamente alla Giornata internazionale dei Musei. In molti dei siti aperti i visitatori potranno anche usufruire di visite guidate e degustazioni, e assistere a concerti, spettacoli e proiezioni.

Di seguito il programma delle iniziative promosse da altre istituzioni culturali cittadine, con ingresso gratuito delle 19,00 a mezzanotte (ultimo ingresso ore 23,00):

Museo del Mare
Via Cristoforo Colombo, 134/142
Tel. 091.361309 www.arsenaledipalermo.it
Visite guidate - costo: 2 euro a persona

Società Siciliana di Storia Patria
Piazza San Domenico, 1
Tel. 091.582774 www.storiapatria.it
Apertura delle sale e del chiostro trecentesco; esposizione di cimeli garibaldini; concerto dell’ensemble “Antonio Il Verso” ore 21,30 e 22,30

Fondazione Banco di Sicilia - Museo d’Arte e Archeologia I. Mormino
Villa Zito - Via Libertà, 52
Tel. 091.6085977 - 091.6085974 www.museomormino.it
Quartetto d’archi ore 20,30: brani di musica classica e contemporeanea (da Mozart a Ravel, da Rossini a Rota)

Museo internazionale delle marionette Piazzetta Niscemi, 5
Tel. 091.328060 www.museomarionettepalermo.it
Proiezioni video:

  • ore 20.00 e 23.00 “Nasce un paladino”
  • ore 21.00 e ore 23.30 “Per filo e per segno” di R. Andò
  • ore 22.00 Spettacolo di ombre “Fuga per due con cane e altre storie” di C. Di Vita

Museo Diocesano
via M. Bonello, 2 Tel. 091.6077215

Museo della Specola
Ingresso da Piazza del Parlamento, 1
Tel. 091.233247 www.astropa.unipa.it
Osservazioni al telescopio e visite guidate gratuite solo su prenotazione telefonica (dal lunedì al venerdì dalle ore 9.30 alle 12.30)

Archivio storico Comunale
via Maqueda, 157
Tel. 091.7405069; 091.7405070
Visite guidate alle 21,30 e alle 22,30 su prenotazione telefonica (entro il 16 maggio, max 30 persone per guida)

Archivio di Stato - Sede Gancia
Cortile Gancia, 2
Tel. 091.6163093 (info da lun. a ven. dalle ore 12.00 alle 13.00) www.archiviopa.it
Visite al cortile, alla sala barocca e all’ex oratorio dell’Ordine dei Terziari. Proiezioni di immagini relative all’Archivio e ai suoi documenti

Museo di Mineralogia
via Archirafi, 36
Tel. 091.6161516 - 091.6168122
Proiezioni e visite guidate gratuite

Museo Gemmellaro
Corso Tukory, 131
Tel. 091.2539477 www.unipa.it/museogemmellaro
Concerto del “Duo Mediterraneo” ore 21,30; visite guidate e proiezione di un documentario sulla “Storia geologica della Sicilia”

Museo Collezionarea
Piazzetta Monteleone, 3
091.6112785 - 347.1411596 www.collezionarea.it
Mostra di Maioliche d’arte; degustazione di vini delle cantine Principe di Corleone

Palazzo Chiaramonte - Steri
Piazza Marina
Tel. 091.6075306 www.federicosecondosrl.it

Museo del vino e della Civiltà Contadina
Palazzo Palagonia, via del IV Aprile
Tel. 091.6162288 www.enotecasicilia.eu

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Trento - Due mostre al Castello del Buonconsiglio per l’estate 2008 (Andrea Riccio e Rembrandt)

Il Castello del Buonconsiglio (Trento), dopo l’eccellente mostra “Ori dei cavalieri delle steppe: collezioni dai musei dell’Ucraina“, raddoppia l’offerta con due esposizioni estive, programmate in contemporanea:

RINASCIMENTO E PASSIONE PER L’ANTICO
Andrea Riccio e il suo tempo

Trento, Castello del Buonconsiglio 5 luglio - 2 novembre 2008

e

REMBRANDT E I CAPOLAVORI DELLA GRAFICA EUROPEA
NELLE COLLEZIONI DEL CASTELLO DEL BUONCONSIGLIO

Trento, Castello del Buonconsiglio 5 luglio - 2 novembre 2008

Due esposizioni dedicate alla scultura e alla pittura rinascimentale e alla grafica di Rembrandt e dei suoi contemporanei.

Opera di Andrea RiccioLa grande mostra “Rinascimento e passione per l’ antico: Andrea Riccio e il suo tempo” che avrà una sede anche al Museo Diocesano Tridentino metterà in luce quella straordinaria congiuntura artistica venutasi a creare fra Padova e Venezia intorno all’ anno 1500, nel momento in cui i modelli elaborati da personalità come Donatello, Mantegna e Bellini cedono gradualmente il passo alle novità che si vanno affermando con il giovane Tiziano. Non solo sculture ma anche dipinti, disegni, incisioni, marmi, bronzi, terrrecotte, cristalli, oreficerie realizzati da geniali artisti faranno così rivivere, nelle sale del Buonconsiglio, uno dei momenti più emozionanti del Rinascimento italiano. Questa mostra presenterà per la prima volta al pubblico una ricchissima selezione di opere dello scultore Andrea Briosco, detto Riccio, uno degli scultori rinascimentali più affascinanti ma oggi meno conosciuti, almeno dal grande pubblico. La mostra, per al prima volta, presenterà la sua produzione in bronzo e in terracotta, con pezzi provenienti dall’Italia e dalle più prestigiose istituzioni straniere: dalla Ca’ d’ Oro di Venezia al Museo del Bargello di Firenze, dalla National Gallery di Washington al Louvre di Parigi.

La mostra è articolata in 4 sezioni:

  1. La prima sezione sarà dedicata allo studio della Civiltà del Rinascimento a Padova da Donatello a Riccio.
  2. Nella seconda sezione si studieranno i particolari rapporti istituitisi tra Umanesimo cristiano e cultura classica.
  3. Nella terza sezione dedicata alla Devozione privata e al collezionismo antiquario.
  4. Nella quarta sezione infine dedicata a Padova tra il 1515-1530: Da Riccio ai Grandi: erudizione e classicismo.

Orari
Da martedì a domenica: 10.00 - 18.00
Chiuso il lunedì.

Tariffe
Intera € 7,00
Ridotta € 4,00
Promozionale 3 sedi € 8,00
Didattica per famiglie (laboratori) € 7,00
Servizio didattico per scolaresche €2,00
Servizio visite guidate per gruppi organizzati in orario €50,00
Servizio visite guidate per gruppi organizzati fuori orario €60,00
Visite guidate a orario fisso € 2,00
Ingresso a torre aquila € 1,00 (su prenotazione)

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RembrandtLa mostra “Rembrandt e i capolavori della grafica europea nelle collezioni del Castello del Buonconsiglio” mira invece a valorizzare le collezioni del Castello del Buonconsiglio. Partendo dalla presentazione del celebre autoritratto di Rembrandt proveniente dalla Galleria degli Uffizi di Firenze, la mostra presenterà le più note acqueforti del maestro realizzate su particolari carte e con tirature freschissime. Il Castello del Buonconsiglio conserva un importante nucleo di incisioni all’acquaforte raccolte sotto il nome di Rembrandt, provenienti dalla collezione Lazzari Turco Menz, donata nel 1924 al Municipio di Trento. Composta complessivamente da circa un migliaio di fogli, prevalentemente inediti e di cui è in corso una completa schedatura scientifica, essa abbraccia un arco cronologico assai ampio, dalla fine del XV secolo alla metà del XIX, comprendendo opere di scuola italiana, francese, fiammingo-olandese, tedesca, spagnola e inglese.

Orari
Da martedì a domenica: 10.00 - 18.00
Chiuso il lunedì.

Tariffe
Intera € 7,00
Ridotta € 4,00
Promozionale 3 sedi € 8,00
Didattica per famiglie (laboratori) € 7,00
Servizio didattico per scolaresche €2,00
Servizio visite guidate per gruppi organizzati in orario €50,00
Servizio visite guidate per gruppi organizzati fuori orario €60,00
Visite guidate a orario fisso € 2,00
Ingresso a torre aquila € 1,00 (su prenotazione)

Oltre alle due rassegne il visitatore potrà ammirare le nuove sezioni del Museo, dedicate alla scultura lignea con pregevoli opere che vanno dal periodo romanico al barocco, e alla scultura lapidea nello scenografico allestimento realizzato alla base di Castelvecchio.

Noi di Archeoblog ci permettiamo di consigliare i visitatori di includere nel programma di visita anche il Ciclo dei Mesi di Torre aquila (1€ su prenotazione, prenotazione effettuabile anche sul posto salvo disponibilità).

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Cina - alla corte degli imperatori. Capolavori mai visti

L’arte cinese è in Italia fino all‘8 giugno 2008 con una mostra a Palazzo Strozzi, Firenze, volta ad illustrare al grande pubblico l’età dell’oro della Cina, l’epoca delle dinastie Han e Tang (25-907 d.C.).

Il percorso si apre con un’imponente statua di Buddha seduto e prosegue in un’esposizione cronologica e tematica che affronta i vari aspetti della società e della religiosità prima Han e poi Tang.

La I sala si concentra sull’arte funeraria propria della dinastia Han: un animale fantastico a protezione della tomba, una processione di statue di bronzo, quale guardia d’onore di una tomba a Wuwei, lungo la Via della Seta, modellini di edifici quali simbolo della ricchezza del defunto.

Dalla II sala si tratta il tema della religiosità, in particolare dell’arrivo del Buddhismo dal V-VI secolo, che influenza enormemente l’arte, in modo eclatante quando diviene religione di stato sotto l’imperatrice Wu Zeitian (690-705), dinastia Tang: una stele-pagoda a 5 piani scolpita a rilievo con scene della vita del Buddha, statue di Buddha nelle più varie attitudini, su vario supporto e di dimensioni svariate, caratterizzano questa fase dell’arte religiosa, che andrà a interrompersi nel IX secolo in seguito alle persecuzioni dei Confuciani.

Durante la dinastia Tang l’apporto culturale di genti straniere influenza l’arte cinese, e il gusto per l’esotico si diffonde enormemente, nell’interesse per la rappresentazione di figure umane, con caratteri somatici non-cinesi e perciò diversi, diversi.

Infine si pone l’attenzione sugli interessi salienti dell’aristocrazia: le donne, la musica, il cavallo; i dipinti parietali che rappresentano una donna che gioca con un’oca e due stallieri che tengono a freno un cavallo (opere degli anni 665 e 666) sono emblematici dell’abilità raggiunta dagli artisti nel rappresentare la figura umana e animale.

Mostra ben congegnata, si apre con opere sensazionali per imponenza e bellezza, perde un po’ di tono nell’esposizione, quasi fosse un mero elenco, di statuette di Buddha e dei Bodhisattwa, per riprendersi sul finale con lo splendido dipinto dei due stallieri col cavallo. L’apparato didascalico è abbastanza completo, ma le didascalie a corredo delle opere, per la loro posizione, a portata di bambino, e per l’illuminazione delle sale, non sempre ottimale per leggere, risultano di difficile, o meglio, faticosa lettura. Inoltre vengono date per scontate alcune nozioni (come il significato di bodhisattwa… almeno, io non l’ho trovato). Al di là di questo, la mostra di Palazzo Strozzi costituisce senz’altro un’occasione importante per cominciare a conoscere una civiltà, quella cinese, ancora poco nota al grande pubblico.

Marina Lo Blundo

Comunicare l’archeologia

3 e 4 maggio: Cagliari Monumenti Aperti 2008

Sabato 3 e domenica 4 maggio ritorna Cagliari Monumenti Aperti. L’appuntamento che dal 1997 richiama oltre 120.000 visitatori, è un evento organizzato dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Cagliari e dalle associazioni Ipogeo e Imago Mundi e sostenuto dalla Provincia di Cagliari e dagli Assessorati del Turismo e dei Beni Culturali della Regione Autonoma della Sardegna.

Anche quest’anno, in occasione della XXII edizione, saranno circa cento i monumenti aperti, molti dei quali visitabili gratuitamente solo in questa occasione.
A fare da guida, anche in numerose lingue straniere, circa 2.500 volontari provenienti da associazioni, enti e soprattutto scuole elementari, medie inferiori e superiori, che accoglieranno i visitatori guidandoli alla scoperta dei beni archeologici, storico-artistici e ambientali di una delle più affascinanti città del Mediterraneo.

Tra i siti aperti, si segnalano il Palazzo Regio, la Casa della Massoneria, le bellissime torri pisane di San Pancrazio e dell’Elefante risalenti agli inizi del 1300, il Museo Archeologico Nazionale con le sue collezioni di inestimabile bellezza di bronzi nuragici e il Palazzo Civico.

La novità dell’edizione 2008 sarà rappresentata dalla riapertura al pubblico della Galleria Umberto I, la storica passeggiata coperta dell’ottocentesco Bastione di Saint Remy.

Tutte le informazioni sulla manifestazione sono consultabili all’indirizzo new.monumentiaperti.com.

Fonte:
http://www.masterviaggi.it/detail.php?IdArt=24642

In mostra a Castel Sant’Angelo i tesori recuperati

Nel clima della campagna di sensibilizzazione contro i furti di opere d’arte e di beni archeologici, e di esaltazione dell’operato delle Forze dell’Ordine impegnate nella tutela dei Beni Culturali, si inserisce anche la XXVII edizione della Mostra Europea del Turismo e delle Tradizioni Culturali. In una sezione della mostra infatti sono esposte opere recuperate grazie alle indagini e agli sforzi di Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizia.

Tra i pezzi esposti vi sono vasi, teste virili, corredi funerari, ceramiche medievali, oltre a dipinti che vanno dal XV al XX secolo. Il lavoro delle Forze dell’Ordine ultimamente sta dando grandi risultati, sia per quanto riguarda le indagini relative ai pezzi scomparsi, che per quanto concerne il processo di restituzione delle opere da paesi stranieri. Un caso eclatante è ad esempio la testa di Faustina Maggiore, moglie di Antonino Pio, trafugata nel 1961 dall’area del teatro di Minturno e riapparsa sul mercato antiquario di New York nel 2007.

«La felicità di un ritorno», mostra aperta fino al 29 giugno 2008 a Castel Sant’Angelo (tutti i giorni 9-19, lunedì chiuso. Catalogo Gangemi).

Terzo Festival Internazionale della Maiolica ligure

Si celebra in Liguria, a partire dal 19 aprile 2008, la maiolica ligure, la ceramica bianco-blu che caratterizzò le produzioni di vasellame dei secoli XVII-XVIII tanto che è tuttora ritenuta un ottimo indicatore archeologico, fossile-guida sugli scavi post-medievali.

Il Festival si articola in una serie di manifestazioni e di mostre che si svilupperanno tra Genova, Albisola e Savona, ovvero i tre principali centri produttori di maiolica bianco-blu, fino alla fine dell’estate. Tra le manifestazioni principali si segnala la mostra allestita presso il Museo di Sant’Agostino a Genova e a Savona presso la Pinacoteca Civica “Azulejos = Laggioni, ceramica per l’architettura in Liguria da XIV al XVI secolo” (fino al 2 settembre), e il convegno dal titolo “Il servizio da tavola: fonti archivistiche e cultura materiale”, che si terrà a Savona presso il Museo Archeologico - fortezza del Priamar - il 23 aprile. Inoltre sarà possibile percorrere alcuni “itinerari” della maiolica ligure, attraverso la visita alle collezioni del Museo Archeologico di Savona (presso il complesso monumentale del Priamar) e dei Musei di Strada Nuova a Genova (Via Garibaldi).

La maiolica ligure si afferma nel XVI secolo quando, grazie all’ottima qualità degli impasti, alla brillantezza degli smalti e alla finezza dei decori, diviene oggetto di una vastissima diffusione che comprende non solo i paesi europei, ma anche il Nuovo Mondo. Dalle manifatture di Albisola, di Savona e di Genova escono i grandi servizi da tavola per le corti e per le famiglie aristocratiche d’Europa, i monumentali vasi da farmacia e gli oggetti d’arredo per le dimore nobiliari. Questa produzione, sempre di elevato livello, prosegue nel Settecento con sempre nuove varietà e decori. Innumerevoli sono le tracce di questa grande produzione artistica in campo ceramico, rappresentate da collezioni pubbliche e private, rivestimenti parietali e pavimentali di edifici storici, opere in parchi, ville, giardini e passeggiate, arredi urbani, studi e case d’artista, e dalla presenza di strumentazioni di lavoro di rilevante interesse per la storia della tecnica e per la scienza, veri e propri reperti di archeologia industriale.

Info: http://www.festivaldellamaiolica.it/festival.html

“Antonello, Annunciazione: il restauro. Omaggio a Cesare Brandi” - In una mostra il restauro dell’Annunciazione di Antonello da Messina

Mercoledì 23 aprile 2008, alle ore 18,30, presso la Sala delle Navi del Complesso Monumentale di S. Michele a Ripa Grande (Roma, via di S. Michele 22) sarà inaugurata la mostra “Antonello, Annunciazione: il restauro. Omaggio a Cesare Brandi“.

Si tratta della presentazione al pubblico della Annunciazione di Antonello da Messina dopo il restauro effettuato dall’Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro (ex Istituto Centrale per il Restauro).

Antonello da Messina - Annunciazione (prima del restauro)
Antonello da Messina - Annunciazione (Prima del restauro)

Antonello da Messina - Annunciazione (dopo il restauro)
Antonello da Messina - Annunciazione (Dopo il restauro)

Alla presentazione, preceduta dai saluti e dagli interventi delle autorità presenti, seguirà, nella Sala dello Stenditoio alle ore 20.30, il concerto Settecento, con musiche di Haendel, Broschi, Hasse, Lotti, Vivaldi, Vinci. Il concerto si iscrive nella cornice della manifestazione “Concerti e Palazzi - musica dal ‘500 ad oggi”, per le celebrazioni del 2761° “Natale di Roma”, che si svolge da 13 anni sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica e con i patrocini del Senato, della Camera dei Deputati, della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e della Regione Lazio.

Prima della restituzione al museo di provenienza l’opera sarà visibile nei giorni 24, 28, 29 e 30 aprile, dalle ore 10 alle 18. Sono previste 2 visite guidate al giorno (alle ore 11.00 e alle ore 17.00) su prenotazione; eventuali visite extra dovranno essere concordate con l’ufficio responsabile.

Per prenotare le visite guidate è attivo il numero telefonico 06.48896349 in funzione ogni giorno dalle 9.00 alle 13.00 a iniziare da lunedì 21 p.v.

L’opera era stata commissionata all’artista siciliano nell’agosto 1474 da Giuliano Maniuni per la chiesa della SS. Annunziata di Palazzolo Acreide (nel Siracusano) e terminata entro il dicembre dello stesso anno.

Della sua paternità si era persa memoria fino alla seconda metà dell’ ‘800, quando degli studiosi locali cominciarono ad avanzare l’attribuzione ad Antonello, confermata nel 1903 dalla scoperta del documento di commissione.

Nonostante le sollecitazioni di studiosi quali Adolfo e Lionello Venturi soltanto nel 1907 lo Stato riuscì ad acquistare l’opera, destinandola al Museo archeologico di Siracusa e sottraendola così al gravissimo degrado da cui era stata coinvolta.

Tanto grave che il grande restauratore Luigi Cavenaghi dovette procedere alla rimozione della pellicola pittorica dal suo supporto in legno, ormai fratturato e fradicio per l’umidità, e applicarla su una tela: operazione comunque traumatica, anche se condotta nel migliore dei modi.

Infatti, a distanza di poco più di 20 anni, nel 1936, il dipinto fu inviato al Regio Gabinetto dei restauri degli Uffizi a Firenze, dove il restauratore Augusto Vermehren curò la riadesione della pellicola pittorica al supporto e approfondì la prudente pulitura del Cavenaghi rimuovendo anche le integrazioni pittoriche fatte da questi.

Di fronte alle insoddisfacenti soluzioni proposte dal restauratore per la reintegrazione delle lacune il Ministro dell’Educazione Nazionale ne dispose, nel 1942, il trasporto all’appena costituito Istituto centrale del restauro, dove venne data al problema una soluzione provvisoria, perché – come Brandi stesso afferma nel cataloghino della mostra, in ordine di tempo la prima al mondo di opere d’arte restaurate, e nella Teoria del restauro – non aveva ancora messo a punto la ben nota metodologia della reintegrazione delle lacune e le conseguenti tecniche del tratteggio e dello abbassamento ottico-tonale, come avverrà dopo la fine della guerra.

Un successivo intervento essenzialmente conservativo venne effettuato sull’opera nel 1986-87 dal restauratore Ernesto Geraci sotto la guida di Gioacchino Barbera.

Rimanendo ancora in sospeso il problema delle lacune, in occasione della mostra di Antonello alle Scuderie del Quirinale Vera Greco, direttrice del Museo Bellomo, dove dal 1940 l’opera viene conservata, propone all’Istituto di occuparsene.
Nell’ambito di una Giornata di studio per il 100° anniversario della nascita di Cesare Brandi Giuseppe Basile, Costanza Mora, Beatrice Provinciali e Albertina Soavi a nome dell’ISCR hanno illustrato un’ipotesi virtuale di reintegrazione delle lacune in tre fasi successive di avanzamento: dal semplice abbassamento ottico-tonale alla chiusura delle lacune più semplici alla soluzione delle lacune più problematiche (ma sempre nell’ambito della ricostruibilità), con lo scopo di restituire alla fruizione l’opera soprattutto nella sua complessa struttura spaziale e cromatico-luminosa.

Alla luce di questa ipotesi, approvata dagli specialisti presenti, si è proceduto, dopo avere sottoposto il dipinto a indagini scientifiche volte a controllare le condizioni della tela e del telaio (scanner laser, misure reologiche), a caratterizzare i materiali costitutivi e le loro condizioni (identificazione specie legnose e struttura tela, indagini RX, IR, XRF, colorimetria, rilievo laser 3D, caratterizzazione in differenti bande di frequenza), a prevedere idonee condizioni di conservazione (microclima, sorgenti luminose) nell’ambiente espositivo abituale.

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