Mostre

La lupa e la sfinge - Mostra a Castel Sant’Angelo

Al Museo di Castel Sant’Angelo (Roma) è in corso la mostra La Lupa e la Sfinge dove, con oltre 50 sculture, testi e pitture, si cerca di approfondire il tema del rapporto tra Roma e l’Egitto. Un’influenza, quella egizia, riscontrabile in ogni luogo della Città Eterna; sul Campidoglio il “Tevere” e il “Nilo” uniscono nel mito le due lontane sponde, come nei versi di un poeta dell’Arcadia, e i leoni egizi accolgono i visitatori alla base della lunga scalinata, mentre nel rione Campo Marzio, dove ora sorgono i palazzi del Governo, il sottosuolo è disseminato di reperti del tempio di Iside e poco più in là, verso le pendici del Quirinale, si trova il Serapeo.

Come ha scritto Sergio Frau su La Repubblica:

Strana, ma gran bella coppia: “La Lupa e la Sfinge …” I due esseri più mitici del Mediterraneo tornano per dare il titolo alla mostra in Castel Sant’Angelo (fino al 9 novembre). Rievoca - con più di 50 sculture, e modellini, e testi d´epoca, e dipinti - il lungo rapporto di fascinazione con cui la Terra delle Piramidi ammaliò Roma, Caput Mundi. Prima i Romani antichi (in massa a pregare Iside: con i loro imperatori ormai soggiogati dai culti esotici); poi, dal Cinquecento, i Pontefici di Roma (comunque grati alla figlia di un faraone per l´adozione del piccolo Mosè).

Sempre sul sito de La Repubblica si trova un gallery fotografica della mostra: http://roma.repubblica.it/multimedia/home/2521454

Il sito web di Castel Sant’Angelo non riporta ancora informazioni sull’evento (http://www.castelsantangelo.com/).

Data Fine: 09/11/2008
Costo del biglietto: 8,50 euro (biglietto integrato mostre e museo)
Prenotazione: Facoltativa
Orario: Dal martedì alla domenica, dalle ore 9.00 alle 19.00; la biglietteria chiude alle 18.30
Chiuso il lunedì.

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In mostra la Minerva di Arezzo

Statua detta La minerva di Arezzo

Statua detta La minerva di Arezzo

Dal 19 luglio 2008 al 6 gennaio 2009 sarà possibile visitare la mostra “La Minerva d’Arezzo“, che si terrà ad Arezzo, Sala Vasari, piazza del Praticino.

La mostra costituisce l’occasione per restituire al grande pubblico, dopo 8 anni di restauri e di studi, la statua bronzea della Minerva, che fu rinvenuta nel 1541 nell’area della chiesa di San Lorenzo ad Arezzo e che fu acquistata dal Granduca Cosimo I il quale la espose a partire dal 1558 nel suo scrittoio di Palazzo Vecchio.

Il lungo restauro della statua ha permesso di capire che non si tratta di un monumento di età imperiale romana, ma di un originale di III secolo a.C.: realizzato in un’officina italica con la tecnica della fusione diretta, essa si ispira al modello di IV secolo dello scultore Prassitele.

La mostra si articola in tre sezioni:

  • nella prima viene presentata la Minerva di Arezzo, affiancata da numerose repliche
  • nella seconda vengono illustrati i dati archeologici relativi all’area dell’antico rinvenimento, ovvero il “monticello” di San Lorenzo, dove sorgeva una lussuosa domus di età romana
  • nella terza viene presentato il complesso lavoro di restauro eseguito sull’opera.

info: www.laminervadiarezzo.it

Orari, fino ad ottobre, tutti i giorni dalle ore 10.00 alle 20.00; da novembre, tutti i giorni dalle ore 10.00 alle 19.00.

(fonte immagine www.arezzocitta.com)

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Le Notti dell’Archeologia 2008 - La Romanizzazione dell’Etruria

Tomba della Quadriga InfernaleLe Notti dell’Archeologia, ormai alla loro ottava edizione, si terranno dal 5 al 27 luglio 2008. In questo ormai consueto evento estivo la Toscana mette in mostra il suo patrimonio archeologico con un calendario di oltre 300 eventi (in gran parte gratuiti), realizzati quest’anno attorno al tema della “Romanizzazione dell’Etruria“. Una grande festa dell’archeologia con aperture notturne di musei e parchi archeologici, mostre, trekking, visite guidate, cene tematiche, conferenze, attività didattiche ed una rassegna internazionale di cinema archeologico.

Serate clou dell’edizione 2008: sabato 5, 12, 19 e 26 luglio con aperture straordinarie notturne, dalle ore 21.00 alle 24.00, di musei, parchi e aree archeologiche della Toscana.  La manifestazione passata in otto anni dalle 7.000 presenze della prima edizione alle 40.000 dell’edizione del 2007, conferma il crescente interesse per l’archeologia, capace di coinvolgere e appassionare un vasto pubblico.

Da segnalare la riapertura del Museo Archeologico Nazionale di Castiglioncello (sabato 26 luglio, ore 18), chiuso dai primi anni Settanta del Novecento, con una mostra dal titolo “La Romanizzazione dell’Etruria settentrionale costiera” ci porta nel vivo del tema delle Notti dell’Archeologia. Pioneristica esperienza di decentrazione museale, il Museo Archeologico di Castiglioncello fu realizzato agli inizi del Novecento dall’ora Soprintendente alle Antichità dell’Etruria, Luigi Adriano Milani, per accogliere i circa 4.000 oggetti che costituivano i corredi tombali di oltre 300 tombe etrusche d’età ellenistica, ritrovate durante alcune imponenti campagne di scavo da lui condotte a Castiglioncello tra il 1903 e il 1911. Inaugurato nel 1916, nel dopoguerra diverrà “Museo Archeologico Nazionale”. Dopo un lento declino, agli inizi degli anni ’70 il museo sarà chiuso e l’intera collezione trasferita al Museo Archeologico Nazionale di Firenze. Dal 2001 la Soprintendenza Archeologica della Toscana in accordo con il Comune di Rosignano Marittimo ha iniziato il restauro dell’edificio, che terminato, aprirà al pubblico questa estate con una mostra temporanea. Un evento che prelude al definitivo allestimento, previsto al massimo entro due anni, e che vedrà il museo riaperto definitivamente con tutta la collezione originale.

Elenco degli eventi (file PDF, 85kb)

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Anticipazioni: (Roma) Giulio Cesare in mostra al Chiostro del Bramante

Dal 24 ottobre 2008 al 05 aprile 2009, al Chiostro del Bramante, è in programma, per la prima volta in Italia, una mostra dedicata alla figura del primo protagonista assoluto dell’antica Roma “Giulio Cesare. L’uomo, le imprese, il mito”.

La mostra intende partire dal personaggio Cesare e dal suo più stretto contorno politico e culturale, toccando i momenti forti della sua ascesa al potere: gli alleati-avversari come Crasso, Pompeo, Cicerone, le campagne militari che gli diedero gloria e ricchezza, l’avventura egiziana e l’incontro con Cleopatra, regina d’Egitto, l’ambiente culturale e artistico romano di quegli anni; fino alla morte avvenuta alle idi di marzo del 44 a.C, alla successione al potere nelle mani del giovane figlio adottivo Ottaviano e l’apoteosi.

La memoria e il “culto” di tale eccezionale figura non si persero mai, neppure nei secoli di decadenza dell’Impero e negli anni oscuri successivi alle invasioni barbariche in Italia. Fu però in età medievale, e particolarmente con l’avverarsi del Sacro Romano Impero (inizi IX secolo), che il mito del fondatore dell’impero riprese, tanto da additarsi nella sfera sovrastante l’obelisco vaticano l’urna cineraria del grande condottiero. Si trattò per lo più di una ripresa del mito in senso ideologico-politico, tesa a riaffermare i valori unificanti del nuovo impero carolingio. All’arte spettò il compito di illustrare tale recupero.

Specialmente a partire dal Duecento e poi dal Trecento, il recupero dell’antico si afferma anche attraverso le immagini dei grandi protagonisti della storia romana, e Cesare è ovviamente tra questi. In pieno Rinascimento i celebrati cicli ad affresco del Mantegna o di Andrea del Sarto, dedicati al dittatore romano, sono conforto e paragone per il nuovo principe e il suo imperium. Letteratura e musica celebrano i fasti di Roma come quelli di Cesare, e basterà citare a mo’ di esempio il Jilius Caesar di William Shakespeare.

La mostra riunisce documenti archeologici di grande bellezza e importanza, provenienti dai maggiori musei italiani e stranieri, insieme plastici ricostruttivi appositamente realizzati a ricostruire la Roma di Cesare. All’arte figurativa (circa 100 opere) è affidata la documentazione del mito di Cesare e del cesarismo dall’età medievale al Rinascimento, da qui al Neoclassicismo e oltre; fino ai primissimi decenni del Novecento, quando il cinema, attraverso filmati d’epoca, costumi di scena e scenografie, racconta il mito più recente di Cesare.

Per prenotazioni:
Chiostro del Bramante:    06.68809035
Email: direzione@chiostrodelbramante.it ; info@chiostrodelbramante.it

GIULIO CESARE. L’uomo, le imprese, il mito. Roma , Chiostro del Bramante, 24 ottobre 2008 – 05 aprile 2009.
Orario: tutti i giorni 10 – 20, sabato e domenica 10 – 21; lunedì chiuso. La biglietteria chiude un’ora prima.
Ingresso: intero € 10,00; ridotto (over 65 - ragazzi fino a 24 anni) € 9,00; ridottissimo (martedì per tutti) € 7,00; scuole € 4,50; gruppi (min. 15, max 25 nella settimana) € 7,00.

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Trieste: mostra “Medioevo a Trieste. Istituzioni, arte, società nel ‘300″ al Castello di San Giusto

Medioevo a Trieste
Istituzioni, arte, società nel ‘300

Trieste, Castello di San Giusto, 30 luglio 2008 - 25 gennaio 2009

San Giusto torna alle proprie origini. Il castello che, con l’omonima Basilica domina la città di Trieste e che di Trieste è simbolo, in questi anni è stato oggetto di un radicale intervento di restauro, intervento che può ora ritenersi quasi completato per l’intero “cuore” dell’antico complesso fortificato.

Castello di San Giusto - Trieste
Basilica forense romana in piazza della Cattedrale,
sullo sfondo il Castello di San Giusto

Medioevo a Trieste. Istituzioni, arte, società nel ‘300“: Trieste, Castello di San Giusto, dal 30 luglio 2008 al 25 gennaio 2009.

Orario: 9-19 da aprile ad ottobre; 9-17 da novembre a marzo;
Chiusure: 1/1, 6/1, 25 e 26/12.
Ingresso alla mostra e al Castello: intero euro 3,50; ridotto euro 2,50; servizio didattico euro 2,50
Per informazioni e prenotazioni: tel. 040-309362

Per presentare il castello ritrovato, l’Assessorato alla Cultura del Comune di Trieste, con il Servizio Bibliotecario Urbano, i Civici Musei di Storia e Arte, in collaborazione con l’Università degli Studi di Trieste-Dipartimento di Storia e Storia dell’Arte, ha programmato una grande mostra che consentirà di vedere e capire com’era Trieste in epoca medioevale, con particolare attenzione al Trecento, secolo che segnò in modo decisivo i destini di questa città.

Paolo Cammarosano, presidente del Comitato scientifico che ha coordinato l’iniziativa, rileva: “Lungo tutto lo svolgimento del secolo Quattordicesimo prese salda fisionomia una compagine di famiglie che organizzarono produzione di leggi e amministrazione della giustizia, difesa militare, gestione urbanistica e controllo del territorio, coordinamento tra economia pubblica ed economia privata. Il rapporto con l’autorità dei vescovi, rapporto antico ma sempre intenso, conobbe tensioni e riconciliazioni, mentre la chiesa cattedrale esprimeva una sua mirabile monumentalità. La produzione artistica si aperse agli influssi di Venezia e della Lombardia, il giuoco politico conobbe un continuo bilanciamento tra potenze esterne e più forti: Patriarcato di Aquileia, conti di Gorizia, Repubblica di Venezia, e i duchi d’Austria che infine vinsero”.
L’”operazione Medioevo” è scattata già nello scorso autunno: un iniziale convegno, svoltosi a Trieste nel novembre 2007, ha fatto il punto su tutte le questioni storiche e sociali, archeologiche e urbanistiche, artistiche e culturali.

Un “itinerario medievale” guiderà il visitatore nei luoghi topici del Medioevo triestino per tramite di un’apposita segnaletica, facendogli cogliere lo spessore medievale di una città che sarebbe stata sconvolta in età moderna dalla sua stessa espansione. Il percorso riveste anche una valenza squisitamente turistica. Infatti, oltre a possedere un carattere di scientificità, che lo colloca ad ogni effetto tra gli itinerari culturali di Trieste, si sviluppa dal Castello di San Giusto verso il centro città, attraversando luoghi caratteristici e suggestivi della città, solitamente poco frequentati, perché poco conosciuti e non facilmente raggiungibili.

Tutto ha il culmine in una mostra, “Medioevo a Trieste. Istituzioni, arte, società nel ‘300″, nella quale c’è un cuore, il castello di San Giusto, simbolo al tempo stesso di una alta sovranità e di una difesa verso l’esterno, e una diffusione attraverso itinerari nelle strade della città e in chiese e musei che non sono stati depauperati dei loro tesori ma sono inseriti nel percorso dell’esposizione.

Nel castello le immagini urbanistiche e le planimetrie, le opere d’arte, le oreficerie, le armi e le suppellettili di uso comune, le epigrafi e le monete si integreranno con una raccolta singolarmente ricca ed articolata di documenti scritti, dai più solenni codici ad atti di natura privata, lettere diplomatiche e registri delle pubbliche amministrazioni, non solo di Trieste ma anche di Venezia e delle cittadine del Patriarcato di Aquileia, così da dare un’immagine precisa dell’”esplosione documentaria” del tardo medioevo. È uno degli aspetti che integra a pieno titolo la storia di Trieste nella civiltà comunale italiana, in quel Trecento che vide in alcune città del nostro Paese produzioni letterarie ed artistiche di livello altissimo e risonanza universale ma ebbe il suo humus in una diffusa cultura, nelle tensioni sociali e politiche e nelle esperienze di governo che segnarono tutte le città. Per tutte il Trecento rappresentò una maturazione e uno snodo fondamentale verso i destini dell’età moderna. Trieste ne offre un caso al tempo stesso singolare ed emblematico.

“Finalmente - osserva l’Assessore alla Cultura Massimo Greco - una grande iniziativa dedicata ad un periodo che, per quanto riguarda Trieste, è stato meno approfondito rispetto ad altre epoche. La Trieste moderna e contemporanea infatti - con la sua peculiare, straordinaria, anche tragica vicenda - ha finito con l’assorbire attenzioni e passioni. Ma non si comprenderebbero tanti rilevanti aspetti della Trieste più recente senza un adeguato riferimento a un secolo-chiave come il Quattordicesimo”.

Il direttore dell’area Cultura e dei Civici Musei di Storia e Arte, Adriano Dugulin, e il direttore del Servizio Bibliotecario Urbano, Bianca Cuderi, che assieme a Paolo Cammarosano dirigono la mostra, dichiarano: “Attraverso le sezioni in cui sarà articolata la mostra si potrà conoscere la fisionomia del paesaggio urbano, la dislocazione degli insediamenti nel contado, il profilo di un’economia agricola intensamente orientata verso la risorsa vinicola. Verrà illustrata la struttura del Comune, con le varie magistrature che la componevano e le leggi che lo governavano. Attraverso gli Statuti, quelli del 1350 impreziositi da magnifici capilettera, i documenti della vita quotidiana - testamenti, patti dotali, contratti di locazione -, le cause civili e penali, i documenti espressi dalla Chiesa, le monete in circolazione all’epoca e le ceramiche utilizzate, si potrà capire come si vivesse allora a Trieste”.

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Mostre: a Rimini “Exempla. La rinascita dell’antico nell’arte italiana Da Federico II ad Andrea Pisano” fino al 7 settembre

EXEMPLA
La rinascita dell’antico nell’arte italiana
Da Federico II ad Andrea Pisano

Rimini, Castel Sismondo, fino al 7 settembre 2008

Oggi (sabato 7 giugno), a Rimini, Archeologia Viva e Meeting organizzano un incontro pubblico intorno ad “Exempla”.

Archeologia Viva, noto periodico diretto da Piero Pruneti, e il Meeting per l’Amicizia fra i Popoli, invitano a Rimini tutti gli appassionati dell’antico per discutere intorno ad un tema e a una mostra d’eccezione,  “Exempla. La rinascita dell’antico nell’arte italiana. Da Federico II ad Andrea Pisano” allestita, sino al 7 settembre, nella Rocca Malatestiana del capoluogo adriatico.

Ideata e curata da Marco Bona Castellotti e Antonio Giuliano e da un folto comitato scientifico, “Exempla” si articola su una solida base di studi specifici e sul confronto diretto fra opere medievali e opere antiche, avanzando nuove proposte, soprattutto per quanto concerne la scultura di età federiciana.

“Exempla” si traduce modelli. L’arte del Duecento italiano si rifà a modelli antichi, ma il ritorno all’antico nel Duecento italiano si distingue da quello che caratterizza il Rinascimento per il fatto che grandi artisti come Nicola Pisano, Arnolfo di Cambio, Giovanni Pisano, o pittori romani come Pietro Cavallini, si sentono eredi dell’antichità classica. Pertanto ad essa attingono con una particolare sensibilità, segnata sia dalla ripresa di certi moduli formali, sia dalla “verità di vita” propria del gotico.

La mostra, che il Meeting di Rimini ha organizzato in collaborazione con i Musei Vaticani, intende documentare visivamente come gran parte della produzione artistica duecentesca si rifaccia a opere greche o romane, paleocristiane o addirittura, nel caso di Arnolfo di Cambio, etrusche.

I reperti sia di epoca classica che di epoca federiciana esposti nella severa sede della Rocca Malatestiana offrono una sequenza di emozioni. Non a caso, molti esperti hanno definito questa mostra come una delle più belle, oltre che interessanti, tra quelle allestite nel 2008 in Italia. Un passa parola positivo che sta portando sempre più pubblico a visitare questa imperdibile esposizione.

Il tema proposto dalla mostra è certamente affascinante e ricchissimo di spunti per approfondimenti. Di qui l’incontro organizzato da Archeologia Viva e dal Meeting all’Aula Magna dell’Università di Rimini.

L’appuntamento è per il 7 giugno e, dopo il saluto delle autorità, sono previsti interventi di Lucilla de Lachenal, direttore archeologo del Ministero Beni e Attività Culturali “Bolletino d’Arte”, di Maria Stella Calò Mariani del Dipartimento Beni Culturali, Università degli Studi di Bari, di Lisa Pietropaolo, direttore Museo Civico “G. Fiorelli” di Lucera e di Piero Pruneti, direttore di “Archeologia Viva”. L’ingresso è libero sino ad esaurimento dei posti. Per informazioni: Meeting per l’Amicizia fra i Popoli.

I lettori di Archeologia Viva che intervengono all’incontro di Rimini possono visitare la mostra “Exempla” con biglietto scontato (€ 6,00 anziché € 10,00) nei giorni 7 e 8 giugno.

La contromarca per l’ingresso scontato può essere ritirata presso la sede dell’incontro.
La mostra “Exempla” rimane aperta a Castel Sismondo fino al 7 settembre.

Tel. 0541.783100 segreteria.relazioni@meetingrimini.org

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Roma e i Barbari: piccola critica alla mostra-evento del 2008

Non c’è niente di meglio di una mostra temporanea per attirare l’attenzione su una problematica archeologica: la mostra nasce con lo scopo di rendere pubbliche le conoscenze che si hanno su un dato argomento, e tanto più l’argomento è vasto o altisonante, tanto più la mostra avrà successo di pubblico. Ma al successo di pubblico corrisponde il raggiungimento dello scopo che la mostra si prefissa? Se la fortuna di una mostra si misura in successo di pubblico allora è giusto interrogarsi su cosa voglia dire questa formula: intendiamo il numero di biglietti staccati oppure il pubblico che esce dalla mostra effettivamente arricchito, con “un qualcosa in più” nel suo bagaglio culturale?

Questa mia critica nasce da una semplice osservazione: non tutti i visitatori di una mostra, per quanto importante come “Roma e i Barbari” possono, o vogliono, permettersi una visita guidata o l’audioguida (prezzo del biglietto d’ingresso = 15 euro, audioguida = 5 euro: totale = 20 euro!). Certo che l’audioguida o la visita guidata costituiscono un valore aggiunto, un servizio in più che ovviamente va pagato, ma non si può pensare di concepire una mostra solo per essere visitata mediante uno di questi due servizi aggiuntivi. Eppure, questo è ciò che accade a Palazzo Grassi. Di fatto chi si accinge a visitare “Roma e i Barbari” semplicemente percorrendo le sale, guardando le vetrine e leggendo didascalie o pannelli resta alquanto perplesso: non un pannello esplicativo, solo alcuni testi tratti da autori latini per inquadrare il momento storico preso in esame di volta in volta; solo alcune didascalie tratteggiano brevemente alcuni personaggi o alcune divinità; le didascalie a corredo delle opere non sempre sono facilmente individuabili.

Riporto a tale proposito due esempi.

Nell’ampio salone di ingresso di Palazzo Grassi, in cui ha inizio la mostra, sono esposti alcuni splendidi sarcofagi e rilievi con rappresentazioni di soldati e di scene di battaglia. Nel mezzo della sala c’è una grossa base con una lunga iscrizione in latino, sulla parete destra uno splendido sarcofago con una concitata ed elaborata scena di battaglia richiama l’attenzione di tutti i visitatori. Alla sinistra del sarcofago una didascalia scritta in corpo più grosso riporta il testo di un’iscrizione in latino, mentre un’altra in corpo più piccolo fornisce la provenienza. Alla destra del sarcofago un’altra didascalia in corpo più piccolo fornisce un’altra provenienza del pezzo. Sorge un punto interrogativo: quale delle due didascalie si riferisce al nostro sarcofago? Ma soprattutto, dov’è l’iscrizione riportata in corpo più grosso? Sul sarcofago non c’è. E finalmente il visitatore capisce che le due didascalie alla sinistra del sarcofago sono da riferirsi alla base posta in centro alla stanza, decisamente, però, troppo lontana. Come questo caso se ne incontrano altri nel prosieguo del percorso espositivo.

Secondo esempio: la mostra offre ai visitatori splendidi corredi funerari e contesti archeologici che raramente si possono vedere, fibule ad arco, fibule a cipolla, ardiglioni, falere…ecco appunto: cos’è una falera? il visitatore privo di audioguida non lo scoprirà mai, non solo, ma avrà grossi problemi nell’individuare i singoli oggetti all’interno delle vetrine: i pezzi esposti non sono numerati, per cui non sempre si riesce a capire a quale oggetto si riferisca la didascalia.

Per come è articolata, la mostra è divisa in due sezioni, una propriamente sul rapporto tra Roma e i Barbari, l’altra sui barbari dopo Roma. I pezzi esposti sono notevoli, per la maggior parte provenienti dalla Gallia e dalle regioni europee che in età romana erano ai margini dell’impero: si tratta di materiali che in Italia capita raramente di vedere, e perciò tanto più interessanti. Molto azzeccata, a mio parere, l’inserzione di dipinti di pittori dell’Ottocento raffiguranti episodi della storia di Roma connessi con i barbari: hanno il merito di invitare il visitatore a immaginare, a leggere un episodio storico dietro l’oggetto esposto, sono suggestivi e alleggeriscono e diversificano l’esposizione.

A conclusione di quest’analisi (ma è solo il mio punto di vista), il mio parere è che “Roma e i Barbari” sia una mostra per molti, ma non per tutti: una mostra dev’essere in grado di fornire anche il minimo livello di spiegazione, che non sia limitato alle sole didascalie: non tutti i visitatori sono degli archeologi “romanisti” in grado di capire perfettamente i contesti presentati; chi sceglie di non prendere l’audioguida deve essere comunque in grado di capire ciò che sta vedendo, di collocarlo spazialmente o temporalmente, di saperlo riferire ad un contesto preciso: altrimenti davanti agli occhi scorreranno immagini di oggetti preziosissimi ed eccezionali, senz’altro, ma vuoti dal punto di vista della comunicazione. Una mostra, a mio parere, deve essere concepita per essere compresa anche senza l’ausilio dell’audioguida. Se invece non se ne può fare a meno, allora che l’audioguida venga inclusa nel prezzo del biglietto: perché a dispetto di quello che pensano alcuni teorici della museologia, non tutti sono disposti a spendere cifre esorbitanti per accrescere la loro cultura, nella fattispecie archeologica.

Marina Lo Blundo
Comunicare l’archeologia

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La Forza del Bello. L’arte greca conquista l’Italia…e i visitatori!

Nella splendida cornice di Palazzo Te a Mantova è allestita fino al 6 luglio 2008 la mostra “La forza del Bello“, che vede tra i curatori Salvatore Settis. Scenario migliore non poteva essere trovato: le sale di Palazzo Te sono tutte affrescate con rappresentazioni di miti (alcune sono addirittura citazioni dell’antico, delle “Grottesche”, le decorazioni parietali che Raffaello a suo tempo aveva veduto dipinte sui soffitti della Domus Aurea a Roma). In questa cornice, quindi, sullo sfondo di ambienti che già evocano un passato classico, la presentazione di opere dell’arte greca - scultura in marmo e in bronzo, pittura vascolare - e romana - copie in marmo di opere greche, dipinti parietali - si inserisce benissimo: contenuto e contenitore sono fusi in un insieme omogeneo e il risultato è, per così dire, “naturale”.

Tre le sezioni in cui si articola la mostra, mirate a vedere la ricezione dell’arte greca già nell’Italia antica, in Roma e infine nel Rinascimento. La prima sezione infatti, “Un’Italia greca”, si apre con alcuni kouroi, statue maschili di età arcaica (VI sec. a.C.) tra cui l’Apollo Milani, alcuni esempi di pittura vascolare come il Cratere di Talos da Ruvo di Puglia, il Cratere di Vix e la piccola statua bronzea di Zeus. L’arte greca è presente su suolo italico fin dal VII secolo a.C., apprezzata da sempre per la sua capacità di narrare il mito e di mostrare il Bello, l’umano e il divino. Proprio questi caratteri faranno la fortuna dell’arte greca nei secoli a venire.

E’ a Roma infatti che l’arte greca viene maggiormente apprezzata: in Italia giungono originali greci, ma le opere più famose e belle vengono copiate e vanno ad adornare case e giardini. A volte alcuni modelli vengono riadattati per una funzione precisa: è il caso dell’Efebo portalampada da Pompei; a volte artisti greci giungono per realizzare le loro opere: è il caso dei tre scultori (Athenadoros, Agesandros e Polydoros) che da Rodi vengono in Italia a realizzare l’apparato scultoreo della Grotta di Sperlonga, villa dell’imperatore Tiberio (in mostra la testa di Ulisse).

La fortuna dell’arte greca, tramandata dagli scrittori latini fa sì che nel Rinascimento rinasca il collezionismo di scultura antica, con l’importazione anche di opere dalla Grecia. Lo Spinario e l’Idolino di Firenze sono due esempi di come l’arte antica fosse tenuta in gran conto: l’Idolino addirittura, che in età romana era stato realizzato con funzione di portalampada, mero oggetto d’arredo seppur di valore, nel 1530, quando viene scoperto a Pesaro, viene posto nel centro della Corte del palazzo del suo proprietario, come opera d’arte eccezionale e meritevole di essere esposta.

Infine, arrivando alle epoche più recenti, la testa Weber-Laborde (testa femminile dal frontone Ovest del Partenone) testimonia lo spoglio del Partenone cominciato dopo che nel 1687 il generale veneziano Morosini lo fece bombardare, e il Cratere di Euphronios, appena rientrato in Italia (v. qui), e significativamente posto come opera conclusiva della mostra, sotto sotto ci vuole dire come questa “Nostalgia della Grecia” sia ben viva ancora oggi e si serva di mezzi poco leciti per essere soddisfatta.

Mostra riuscita, i pezzi esposti sono notevoli, e soprattutto è notevole poter ammirare opere greche originali (la Niobide, il Cratere di Euphronios) e così importanti per la storia dell’arte greca (anche se alcuni esemplari, come il Cratere di Vix, la lastra dal Mausoleo di Alicarnasso e la testa Weber-Laborde sono calchi dagli originali): rimane la sensazione i essere davanti a qualcosa di unico e irripetibile, di cui si subisce irrimediabilmente il fascino: e il titolo della mostra, la forza del bello, è veramente azzeccato.

Marina Lo Blundo

Comunicare l’archeologia

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Palermo - Con “La notte dei Musei” la cultura non va a dormire (elenco dei luoghi visitabili)

Palermo - Al via sabato 17 maggio 2008 la quarta edizione della “Notte dei Musei“, nel corso della quale si potranno visitare gratuitamente quattordici siti di grande interesse dalle 19 fino alle 24 (ultimo ingresso alle ore 23).

Promossa dall’Amministrazione comunale e organizzata dalla Civica Galleria d’arte moderna, in collaborazione con l’associazione Amici dei Musei siciliani, la manifestazione e’ posta sotto l’Alto Patronato del Consiglio d’Europa e si realizza parallelamente alla Giornata internazionale dei Musei. In molti dei siti aperti i visitatori potranno anche usufruire di visite guidate e degustazioni, e assistere a concerti, spettacoli e proiezioni.

Di seguito il programma delle iniziative promosse da altre istituzioni culturali cittadine, con ingresso gratuito delle 19,00 a mezzanotte (ultimo ingresso ore 23,00):

Museo del Mare
Via Cristoforo Colombo, 134/142
Tel. 091.361309 www.arsenaledipalermo.it
Visite guidate - costo: 2 euro a persona

Società Siciliana di Storia Patria
Piazza San Domenico, 1
Tel. 091.582774 www.storiapatria.it
Apertura delle sale e del chiostro trecentesco; esposizione di cimeli garibaldini; concerto dell’ensemble “Antonio Il Verso” ore 21,30 e 22,30

Fondazione Banco di Sicilia - Museo d’Arte e Archeologia I. Mormino
Villa Zito - Via Libertà, 52
Tel. 091.6085977 - 091.6085974 www.museomormino.it
Quartetto d’archi ore 20,30: brani di musica classica e contemporeanea (da Mozart a Ravel, da Rossini a Rota)

Museo internazionale delle marionette Piazzetta Niscemi, 5
Tel. 091.328060 www.museomarionettepalermo.it
Proiezioni video:

  • ore 20.00 e 23.00 “Nasce un paladino”
  • ore 21.00 e ore 23.30 “Per filo e per segno” di R. Andò
  • ore 22.00 Spettacolo di ombre “Fuga per due con cane e altre storie” di C. Di Vita

Museo Diocesano
via M. Bonello, 2 Tel. 091.6077215

Museo della Specola
Ingresso da Piazza del Parlamento, 1
Tel. 091.233247 www.astropa.unipa.it
Osservazioni al telescopio e visite guidate gratuite solo su prenotazione telefonica (dal lunedì al venerdì dalle ore 9.30 alle 12.30)

Archivio storico Comunale
via Maqueda, 157
Tel. 091.7405069; 091.7405070
Visite guidate alle 21,30 e alle 22,30 su prenotazione telefonica (entro il 16 maggio, max 30 persone per guida)

Archivio di Stato - Sede Gancia
Cortile Gancia, 2
Tel. 091.6163093 (info da lun. a ven. dalle ore 12.00 alle 13.00) www.archiviopa.it
Visite al cortile, alla sala barocca e all’ex oratorio dell’Ordine dei Terziari. Proiezioni di immagini relative all’Archivio e ai suoi documenti

Museo di Mineralogia
via Archirafi, 36
Tel. 091.6161516 - 091.6168122
Proiezioni e visite guidate gratuite

Museo Gemmellaro
Corso Tukory, 131
Tel. 091.2539477 www.unipa.it/museogemmellaro
Concerto del “Duo Mediterraneo” ore 21,30; visite guidate e proiezione di un documentario sulla “Storia geologica della Sicilia”

Museo Collezionarea
Piazzetta Monteleone, 3
091.6112785 - 347.1411596 www.collezionarea.it
Mostra di Maioliche d’arte; degustazione di vini delle cantine Principe di Corleone

Palazzo Chiaramonte - Steri
Piazza Marina
Tel. 091.6075306 www.federicosecondosrl.it

Museo del vino e della Civiltà Contadina
Palazzo Palagonia, via del IV Aprile
Tel. 091.6162288 www.enotecasicilia.eu

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Trento - Due mostre al Castello del Buonconsiglio per l’estate 2008 (Andrea Riccio e Rembrandt)

Il Castello del Buonconsiglio (Trento), dopo l’eccellente mostra “Ori dei cavalieri delle steppe: collezioni dai musei dell’Ucraina“, raddoppia l’offerta con due esposizioni estive, programmate in contemporanea:

RINASCIMENTO E PASSIONE PER L’ANTICO
Andrea Riccio e il suo tempo

Trento, Castello del Buonconsiglio 5 luglio - 2 novembre 2008

e

REMBRANDT E I CAPOLAVORI DELLA GRAFICA EUROPEA
NELLE COLLEZIONI DEL CASTELLO DEL BUONCONSIGLIO

Trento, Castello del Buonconsiglio 5 luglio - 2 novembre 2008

Due esposizioni dedicate alla scultura e alla pittura rinascimentale e alla grafica di Rembrandt e dei suoi contemporanei.

Opera di Andrea RiccioLa grande mostra “Rinascimento e passione per l’ antico: Andrea Riccio e il suo tempo” che avrà una sede anche al Museo Diocesano Tridentino metterà in luce quella straordinaria congiuntura artistica venutasi a creare fra Padova e Venezia intorno all’ anno 1500, nel momento in cui i modelli elaborati da personalità come Donatello, Mantegna e Bellini cedono gradualmente il passo alle novità che si vanno affermando con il giovane Tiziano. Non solo sculture ma anche dipinti, disegni, incisioni, marmi, bronzi, terrrecotte, cristalli, oreficerie realizzati da geniali artisti faranno così rivivere, nelle sale del Buonconsiglio, uno dei momenti più emozionanti del Rinascimento italiano. Questa mostra presenterà per la prima volta al pubblico una ricchissima selezione di opere dello scultore Andrea Briosco, detto Riccio, uno degli scultori rinascimentali più affascinanti ma oggi meno conosciuti, almeno dal grande pubblico. La mostra, per al prima volta, presenterà la sua produzione in bronzo e in terracotta, con pezzi provenienti dall’Italia e dalle più prestigiose istituzioni straniere: dalla Ca’ d’ Oro di Venezia al Museo del Bargello di Firenze, dalla National Gallery di Washington al Louvre di Parigi.

La mostra è articolata in 4 sezioni:

  1. La prima sezione sarà dedicata allo studio della Civiltà del Rinascimento a Padova da Donatello a Riccio.
  2. Nella seconda sezione si studieranno i particolari rapporti istituitisi tra Umanesimo cristiano e cultura classica.
  3. Nella terza sezione dedicata alla Devozione privata e al collezionismo antiquario.
  4. Nella quarta sezione infine dedicata a Padova tra il 1515-1530: Da Riccio ai Grandi: erudizione e classicismo.

Orari
Da martedì a domenica: 10.00 - 18.00
Chiuso il lunedì.

Tariffe
Intera € 7,00
Ridotta € 4,00
Promozionale 3 sedi € 8,00
Didattica per famiglie (laboratori) € 7,00
Servizio didattico per scolaresche €2,00
Servizio visite guidate per gruppi organizzati in orario €50,00
Servizio visite guidate per gruppi organizzati fuori orario €60,00
Visite guidate a orario fisso € 2,00
Ingresso a torre aquila € 1,00 (su prenotazione)

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RembrandtLa mostra “Rembrandt e i capolavori della grafica europea nelle collezioni del Castello del Buonconsiglio” mira invece a valorizzare le collezioni del Castello del Buonconsiglio. Partendo dalla presentazione del celebre autoritratto di Rembrandt proveniente dalla Galleria degli Uffizi di Firenze, la mostra presenterà le più note acqueforti del maestro realizzate su particolari carte e con tirature freschissime. Il Castello del Buonconsiglio conserva un importante nucleo di incisioni all’acquaforte raccolte sotto il nome di Rembrandt, provenienti dalla collezione Lazzari Turco Menz, donata nel 1924 al Municipio di Trento. Composta complessivamente da circa un migliaio di fogli, prevalentemente inediti e di cui è in corso una completa schedatura scientifica, essa abbraccia un arco cronologico assai ampio, dalla fine del XV secolo alla metà del XIX, comprendendo opere di scuola italiana, francese, fiammingo-olandese, tedesca, spagnola e inglese.

Orari
Da martedì a domenica: 10.00 - 18.00
Chiuso il lunedì.

Tariffe
Intera € 7,00
Ridotta € 4,00
Promozionale 3 sedi € 8,00
Didattica per famiglie (laboratori) € 7,00
Servizio didattico per scolaresche €2,00
Servizio visite guidate per gruppi organizzati in orario €50,00
Servizio visite guidate per gruppi organizzati fuori orario €60,00
Visite guidate a orario fisso € 2,00
Ingresso a torre aquila € 1,00 (su prenotazione)

Oltre alle due rassegne il visitatore potrà ammirare le nuove sezioni del Museo, dedicate alla scultura lignea con pregevoli opere che vanno dal periodo romanico al barocco, e alla scultura lapidea nello scenografico allestimento realizzato alla base di Castelvecchio.

Noi di Archeoblog ci permettiamo di consigliare i visitatori di includere nel programma di visita anche il Ciclo dei Mesi di Torre aquila (1€ su prenotazione, prenotazione effettuabile anche sul posto salvo disponibilità).

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