Medioevo

Savona - Conferenza sulle nuove scoperte archeologiche al Priamàr con visita guidata

[Savona] - Oggi (20 dicembre 2007) alle ore 16.30, presso la Sala conferenze della Pinacoteca Civica (Palazzo Gavotti - Piazza Chabrol), si terrà una conversazione a più voci su: “L’antica cattedrale dell’Assunta al Priamàr: ricerche archeologiche e testimonianze artistiche” con interventi di Carlo Varaldo, Rita Lavagna, Paolo Ramagli.

L’incontro, aperto alla cittadinanza, è organizzato dal Civico Museo Archeologico di Savona e dall’Istituto Internazionale di Studi Liguri in collaborazione con la Pinacoteca Civica e sarà articolato in tre momenti:

  1. le origini della cattedrale e della diocesi savonese;
  2. le descrizioni del Duomo rinascimentale attraverso la “guida” di due cronisti dell’epoca;
  3. i risultati degli scavi archeologici.

Nell’occasione si terrà una visita guidata alla mostra “Il Rinascimento visto da vicino” a cura di Eliana Mattiauda, nel corso della quale sarà possibile ammirare il polittico di Vincenzo Foppa e Ludovico Brea, che era collocato sull’altare maggiore del Duomo medievale e che ritornerà, fra qualche mese, nell’Oratorio di N. Signora del Castello.

Da più di due mesi si scava nell’area dell’antica Cattedrale all’interno della Fortezza del Priamàr. Si tratta di un’impegnativa ricerca archeologica (che si avvale di un contributo della Fondazione “A. De Mari” Cassa di Risparmio di Savona) che riprende, a distanza di oltre cinquant’anni dai primi interventi di scavo, le indagini su quella che è stata, per tanti secoli, la chiesa matrice della diocesi savonese. L’iniziativa è dell’Istituto Internazionale di Studi Liguri che opera, in collaborazione con l’Università degli Studi di Genova (cattedra di Archeologia Medievale) e il Civico Museo Archeologico, su autorizzazione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

La campagna di questi mesi, preliminare a indagini su vasta scala che si realizzeranno nei prossimi anni, ha comportato la documentazione delle emergenze monumentali conservate, con l’individuazione delle strutture medievali della chiesa tutt’ora visibili all’interno dei successivi interventi militari cinque e seicenteschi nonché l’apertura di un ampio scavo nell’area centrale del complesso religioso, dove venne costruita, nel XVI secolo, la cosiddetta Abitazione del Commissario della Cittadella, poi trasformata, nel VII secolo, nella Casa dei Colonnelli.

Oltre ad una ricca documentazione sulla struttura dell’edificio militare e sulla vita della fortezza genovese (con numerosi reperti relativi all’armamento, alle divise e agli oggetti usati dalla guarnigione), queste prime indagini archeologiche hanno permesso di recuperare, fra i materiali riutilizzati per la costruzione seicentesca, quella che a tutt’oggi rappresenta la più antica testimonianza dell’antica Cattedrale savonese. Si tratta di un pilastrino marmoreo appartenente all’arredo liturgico della chiesa altomedievale che, sulla base degli eleganti decori scolpiti, può essere datato alla seconda metà dell’VIII secolo.

Pilastrino decorato
Pilastrino marmoreo decorato (foto www.ivg.it)

La chiesa altomedievale venne ristrutturata in età romanica e arricchita grazie agli importanti interventi promossi, tra XV e XVI secolo, dai due papi savonesi Sisto IV e Giulio II, per essere demolita nel corso del XVI secolo a seguito della costruzione dell’imponente fortezza genovese del Priamàr.

Sulla base di alcune descrizioni del primo Cinquecento è stato possibile proporne una ricostruzione attendibile. Si trattava di una chiesa di grandi dimensioni, con l’abside a picco sul mare; sulla facciata della chiesa sopra la porta principale era inserita nel timpano una lunetta in pietra nera dorata raffigurante l’Assunta con Apostoli e Angeli, oggi conservata nel nuovo Duomo, così come si possono ammirare in Duomo altre importanti testimonianze artistiche: il fonte battesimale, il pulpito marmoreo, il coro con gli stalli lignei, mentre altre importanti opere d’arte, come il polittico dell’altare maggiore, opera di Vincenzo Foppa e Ludovico Brea, e gli stalli lignei del primitivo coro, sono conservati in alcuni oratori della città.

L’assessore alla cultura Ferdinando Molteni: “Ancora una volta il Priamàr svela un pezzetto della sua storia. Sapevo che la campagna di scavi nell’area della cattedrale avrebbe portato qualche risultato importante e la conferma è arrivata puntualmente. Il sottosuolo del Priamàr è lo scrigno della storia savonese e sono grato al professor Carlo Varaldo e agli straordinari archeologi e studiosi dell’Istituto internazionale di studi liguri per il lavoro che stanno facendo”.

Fonte:
http://www.ivg.it/2007 … archeologiche-sul-priamar/

Presentazione del volume “Giotto com’era - Il colore perduto delle Storie di San Francesco nella Basilica di Assisi”

Giotto - RestauroIl Sacro Convento di San Francesco, l’Istituto Centrale per il Restauro e l’ENEA hanno il piacere di annunciare la presentazione del volume edito dalla De Luca Editori D’Arte:

“Giotto com’era”
Il colore perduto delle Storie di San Francesco nella Basilica di Assisi

 

Mercoledì 28 novembre 2007 alle ore 17
Ex Chiesa di Santa Marta al Collegio Romano
Piazza del Collegio Romano, 5
ROMA

Introducono:
Caterina Bon Valsassina, Padre Pasquale Magro

Presentano:
Francesco Negri Arnoldi, Marisa Tabasso, Bruno Toscano

Saranno presenti gli autori:
Giuseppe Basile, Fabio Fernetti, Pietro Moioli, Angelo Rubino, Paola Santopadre, Claudio Seccaroni

Modera:
Fabio Isman, inviato speciale de “Il Messagero”

Concludono:
Danielle Gattegno Mazzonis, Luigi Paganetto

La presentazione del libro “Giotto com’era” è l’occasione per illustrare i risultati ottenuti con gli interventi di recupero artistici e architettonici svolti dall’Istituto Centrale Restauro, dalla Soprintendenza ai Beni ambientali e architettonici e dall’ENEA sulla Basilica di San Francesco ad Assisi, gravemente danneggiata dal tragico terremoto del settembre 1997.

Il libro presenta le 28 tavole che riportano scene della vita di San Francesco, ognuna delle quali viene proposta in due versioni, che mettono a confronto quella relativa allo stato attuale e quella contenente l’ipotesi ricostruttiva.

(Anticipazione) Mantova - “Matilde Da Canossa, il Papato, l’Impero. Arte e cultura alle origini del Romanico”

In anteprima:

I due poteri universali che hanno dominato l’Europa nel Medioevo, l’Impero e il Papato, i vescovi, le città, i nobili, i contadini…

Matilde di CanossaLa società dei primi due secoli dopo il Mille viene riletta attraverso la vita di Matilde di Canossa, la comitissa che ha detenuto il controllo dei territori chiave tra Roma e le Alpi, nel cuore della pianura del Po e lungo l’Appennino.

Tutto questo in una ampia esposizione promossa dalla Provincia di Mantova, con la collaborazione di istituzioni italiane e internazionali, in Casa del Mantegna dal 31 agosto 2008 all’11 gennaio 2009. Una mostra che, per ricchezza e preziosità dei reperti, per l’importanza dei prestiti ottenuti da una ottantina di istituzioni di tutta Europa, per l’ampio apparato didattico e informativo affidato alle più innovative tecnologie, si configura come l’evento imperdibile delle Celebrazioni internazionali Matildiane.

La forza e la solitudine di una donna eccezionale eppure emblematica del suo tempo sono il filo conduttore di che guida alla scoperta di un mondo in profonda trasformazione, in un viaggio per immagini e per suggestioni scandito da croci gemmate, sigilli, arazzi, avori, gioielli, sculture, altari, spade e strumenti di lavoro, provenienti da musei italiani ed europei.

Reperti archeologici mai esposti prima, raffigurazioni del mondo, attrezzi agricoli, presentano il paesaggio e lo spazio vissuto dall’uomo, con ciò che restava dei tracciati delle strade romane, la via del Po e la rete navigabile dei suoi affluenti, i passi alpini e appenninici.

La concezione del potere e i suoi simboli rivivono grazie a troni, scettri, pallii e tessuti preziosi, gioiellerie create per la corte imperiale ottoniana e sassone, opere di committenza papale, trattati, codici normativi e liturgici.

Le dispute, i luoghi, i protagonisti delle riforme della Chiesa e della questione delle investiture si sviluppano in proiezioni e multimediali, in quadrando in uno scenario dinamico la storia della dinastia dei marchesi di Toscana e l’episodio chiave dell’epoca: l’incontro fra l’imperatore Enrico IV e papa Gregorio VII, nell’inverno del 1077 nel castello di Canossa, avvenuto grazie alla mediazione di Matilde e di Ugo, abate di Cluny.

Le scelte politiche della comitissa, gli eventi drammatici della sua esistenza, il potenziamento dei castelli, le donazioni a monasteri e pievi, gli scontri armati con l’imperatore e con i suoi sostenitori, fino alla devoluzione dei beni al patrimonio di San Pietro dopo la sua morte sono documentati da pergamene, oggetti carichi di valore simbolico, opere d’arte. L’eco di quei fatti, la fama di Matilde e l’esigenza di farne un emblema del sostegno politico al papato hanno alimentato un mito che arriva fino a noi e che ha ispirato anche Dante, Giulio Romano, Gian Lorenzo Bernini, dando vita a capolavori straordinari.

Una sezione è dedicata alla città dove è nata Matilde: Mantova, che poi è stata protagonista di duri scontri fra la contessa e i sostenitori dell’imperatore. Proprio nell’età dei Canossa si è definito il suo tessuto urbano rispetto al fiume Mincio e rispetto alle paludi circostanti, si sono evidenziati i nuclei delle cattedrali, dell’episcopio, del monastero di Sant’Andrea, le costruzioni dei marchesi di Toscana e quelle delle famiglie emergenti che di lì a poco avrebbero dato vita al comune.

La mostra è curata da Renata Salvarani e Liana Castelfranchi, in collaborazione con l’ Erzbischöflichen Diözesanmuseum di Paderborn, avvelendosi di un comitato scientifico internazionale che annovera docenti e ricercatori di storia medioevale delle maggiori università italiane, tedesche e francesi.

Affiancano la Provincia, nel promuovere “Matilde da Canossa, il Papato, l’Impero” il Ministero per i Beni e le Attività Culturali - Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Lombardia, la Regione Lombardia, la Fondazione Cariverona e la Fondazione Banca Agricola Mantovana. Il coordinamento organizzativo è affidato a Civita e la pubblicazione del catalogo a Silvana Editoriale.

In concomitanza con “Matilde da Canossa, il Papato, l’Impero“, a San Benedetto Po è in programma la mostra “L’abbazia di Matilde. Arte e storia in un grande monastero dell’Europa Benedettina (1007 - 2007)“. La mostra, curata da Paolo Golinelli, è programmata nell’ambito delle celebrazioni per il Millenario del Monastero di San Benedetto in Polirone.

Organizza facilmente via internet il tuo viaggio alle mostre
Preferisco viaggiare in treno, automobile, aereo.
Ho necessità di prenotare l’hotel per la mia permanenza a Mantova.

Info ulteriori sulla mostra di Mantova: www.provincia.mantova.it
Info ulteriori sulla mostra di San Benedetto Po: www.millenariopolironiano.it

(Immagine dalla wikipedia)

Itinerario Medioevale nella Signoria dei Visconti di Baratonia - Torino

Segnaliamo con piacere l’iniziativa del Gruppo Archeologico Torinese:

Mostra fotografico-documentaria
fino al 25 Novembre 2007

ingresso libero - sabato e domenica
ore 10-13 e 14-17
altri giorni su prenotazione

Borgo Castello
Parco Regionale LA MANDRIA
Venaria Reale (Torino)
Viale Carlo Emanuele II, 256 -
Ingresso “Ponte Verde”

Il percorso si articola in tre sezioni:

  1. L’uomo medievale e la natura - è dedicata, appunto al rapporto uomo/natura: le piante alimentari, erbe e magie, la medicina e la tintura.
  2. Il territorio nel medioevo - mette in luce, l’area che comprende i tre castelli del territorio di Baratonia con i suoi paesaggi e le sue vie di comunicazione (include un grande plastico del territorio).
  3. Le evidenze medievali sul territorio - analizza i castelli, i mulini, le chiese e i cicli di affreschi, con pannelli didattici sulle tecniche di costruzione e di realizzazione degli affreschi in epoca medievale.

INGRESSO LIBERO

Per informazioni, telefonate al numero 011.499.33.81 (Punto Informativo Parco La Mandria) tutti i giorni dalle 8 alle 20 oppure allo 011.43.66.333 (Gruppo Archeologico Torinese) il venerdì dalle 18 alle 21 o, ancora, inviate un messaggio e-mail (segreteria@archeogat.it)

Maggiori dettagli alla pagina http://www.archeogat.it/boschiecastelli.htm

Chiunque partecipasse all’iniziativa e volesse raccontarci la propria esperienza lo può fare nel forum.

“Le trasformazioni del V secolo: l’Italia, i barbari e l’Occidente romano” - Seminario a Siena

Riportiamo il programma dell’interessante seminario “Le trasformazioni del V secolo: l’Italia, i barbari e l’Occidente romano” che si terrà il 18-20 ottobre 2007 al Cassero della Fortezza di Poggio Imperiale ed organizzato dal Centro interuniversitario per la storia e l’archeologia dell’alto meodioevo.

Se parteciperete al seminario vi invito a scrivere alcune riflessione su quello che avete visto e sentito nel forum.

Ecco il programma:

Le trasformazioni del V secolo

L’Italia, i barbari e l’Occidente romano

Seminario internazionale
(Cassero della Fortezza di Poggio Imperiale, Poggibonsi [SI], 18-20 ottobre 2007)
PROGRAMMA PREVISTO

Introduzione al seminario (P. Delogu)

  1. L’impero e l’Italia (ideologia e organizzazione istituzionale)
    Ideologia dell’impero e salvataggio delle istituzioni, da Onorio a Romolo Augustolo (M. Mazza)
    Fine della fiscalità, fine dello stato romano? (S. Cosentino)
    Gruppi di potere e condizionamenti politici (E. Caliri)
    L’esercito romano e i contingenti barbarici nel V secolo : il caso della difesa dell’Italia (M. Vannesse)
    Italia e Italie nel tardoantico (A. Giardina)
  2. I barbari in Italia e nelle province
    Necropoli barbariche del V secolo in Italia (I. Barbiera)
    Late antique furnished burials in northern Gaul (S. Brather)
    L’archeologia dei barbari in Africa (Ph. Von Rummel)
    I barbari in Spagna (P. Diaz)
  3. Le città: economia e società urbana
    Le trasformazioni della città romana (G. P. Brogiolo)
    Public monuments and civic life: the end of the statue habit (C. Machado)
    L’evergetismo privato: il ruolo di laici e laiche (K. Cooper)
    L’edilizia cristiana: la testimonianza dei complessi episcopali (Y. Marano)
    Ravenna e l’Adriatico nel V secolo (A. Augenti)
    Butrinto e l’Adriatico nel V secolo (R. Hodges)
    Organizzazione e produzione artigianale (G. Noyé)
    Le città toscane (C. Citter, F. Cantini)
  4. Insediamento ed economia: le campagne
    Le trasformazioni demografiche in Italia tra IV e VI secolo dai dati bioarcheologici (F. Giovanni)
    Ricomposizione dell’insediamento in Emilia (C. Negrelli)
    Le campagne toscane (M. Valenti)
    L’insediamento rurale nell’Italia meridionale (G. Volpe, Turchiano)
    Le campagne nel nord della Gallia nel V secolo (P. Van Ossel)
    Le campagne del Nord-Ovest della Spagna nel V secolo: dove gli estremi
    si toccano (A. Vigil-Escalera)
    La cristianizzazione delle campagne nel V secolo (A. Chavarria)
  5. Cultura ed educazione
    Agostino e la trasmissione della cultura cristiana (K. Leyser)
    Le trasformazioni della scrittura (N. Giovè)
    Le epigrafi (F. De Rubeis)

Approfondimenti:
riporta la notizia il portale inToscana

Santa Maria di Piombinara. Novità dagli scavi.

Importanti novità dalla VII ed VIII campagna di scavo del Castello di Piombinara.
L’indagine nell’area del Castello ha previsto un ampliamento dei saggi II-III in direzione N-S, portando i saggi ad un’ampiezza complessiva di 600,00 mq.
Parallelamente allo scavo del castello, è stato iniziato un saggio extramurario, sull’area indicata dalle fonti come quella di pertinenza della chiesa di Santa Maria di Piombinara, posta lungo la Via Casilina, ma di accertata pertinenza del Castello.

L’ampliamento dei saggi nell’area del castello ha portato alla luce un grande edificio quadrangolare, di non certa interpretazione ma in probabile relazione con il monastero benedettino di Santa Cecilia (XI secolo) che precedette il castello nell’occupazione del sito; vani paralleli al muro che delimita l’area del palazzo; uno spazio caratterizzato da una copertura rilevante, probabilmente un piano sopraelevato, come dimostra il ritrovamento di due grandi pilastri angolari. L’esatta interpretazione del complesso non è ancora stata chiarita, non essendo ancora stata effettuata l’indagine dell’ultima striscia di terreno che lo separa dal muro di cinta del palazzo.

Lo scavo si è concentrato anche nell’immediata prossimità delle mura di cinta del castrum, dove è stato scavato uno strato di crollo con ampia presenza di carboni e ceneri, ed il pavimento di conglomerato (già noto da precedenti saggi) che è stato ora portato maggiormente alla luce.

La seconda area indagata riguarda l’area indicata dalle fonti come di pertinenza della chiesa di Santa Maria di Piombinara, posta lungo la Via Casilina, ma di accertata pertinenza del Castello.
La prima notizia della chiesa risale al XII secolo e nella bolla del papa Lucio III del 1182 appare, insieme ad altre chiese, come appartenente ai beni del Castello di Piombinara.
La chiesa fu abbattuta nel dopoguerra per consentire l’allargamento della Via Casilina. Della chiesa rimane il campanile a pianta quadrata, la cui struttura muraria è in blocchi irregolari di tufo.
La chiesa, è ricostruibile attraverso foto d’epoca e le descrizioni della popolazione locale. Si trattava di un edificio ad una sola navata, non di grandi dimensioni, il cui accesso si trovava sulla Via Casilina. La testimonianza orale ricorda all’interno la presenza di affreschi, non meglio definiti.
Da alcune foto d’epoca si nota dietro la chiesa un edificio più grande a pianta rettangolare, con l’accesso rivolto verso il fiume Sacco. L’edificio è ora in stato di abbandono, privo del tetto, ma in esso sono ancora in piedi i muri portanti, costituiti da tufelli regolari parallelepipedi.
Nel luglio 2006 il Gruppo Archeologico Toleriense, in collaborazione con il Museo Archeologico di Colleferro, grazie ad un’operazione di ripulitura dell’area mise alla luce sotto la porta di accesso al campanile la traccia evidente di una volta a botte, relativa ad un passaggio coperto che immetteva con molta probabilità ad un ambiente sotterraneo, forse una cripta.

Con questa campagna di scavo sono stati indagati livelli diversi di discarica di materiali edili (provenienti dalla demolizione del complesso) e di pezzame di tufo giallo (scarti provenienti dall’allargamento della sede stradale effettuato nel dopoguerra).
Esportando questo strato di detriti, sono emersi tre ambienti distinti: il primo è quanto rimane della vera e propria navata unica della chiesa; l’ambiente posteriore, voltato a botte, intonacato e imbiancato, appare separato dal primo, autonomo e perpendicolare alla navata della chiesa, il quale presenta un’apertura, sul lato corto, che lo metteva in comunicazione con l’ambiente più basso del campanile, la cui funzione si ignora. Nell’ultimo ambiente, alle spalle degli altri, è da riconoscere forse parte di un edificio di assistenza che faceva capo alla chiesa, riconoscibile nelle foto d’epoca.


Di notevole importanza i materiali recuperati nell’ambiente sotterraneo: porzioni della volta crollata in cui sono visibili una mano femminile, il volto di un personaggio, posto di fronte, con un nimbo, al di sotto del quale si scorge parte di un sole radiato, il tutto su un fondo blu. Nell’iconografia si legge una chiara impronta medievale, la buona fattura degli affreschi li fa collocare nell’ambito di una committenza importante e di botteghe specializzate, quasi sicuramente dell’area romana.

Comunicato stampa (file PDF 64kb)

La più grande città del Medioevo - Angkor Wat

Roma, 14 ago. (Apcom) - Angkor Wat, la capitale dell’impero Khmer, fu la città più grande del Medioevo: lo sostiene - secondo quanto riporta l’agenzia Misna - uno studio archeologico condotto da studiosi australiani, cambogiani e francesi che hanno utilizzato strumentazione satellitare per ridefinire il sito su cui sorge il famoso complesso di templi nel nord della Cambogia.

Dai dati si ricava che intorno agli edifici sacri, sulla lista del Patrimonio culturale e naturale dell’umanità dell’Unesco, si estendeva un insediamento urbano di 1000 chilometri quadrati, poco meno della grandezza dell’attuale Los Angeles, con un intricato e complesso sistema di canali. Nel suo momento di maggior sviluppo, Angkor Wat, fondata nell’ 802 e abbandonata nel XVI secolo, avrebbe potuto avere una popolazione tra i 500.000 e il milione di abitanti, secondo i nuovi calcoli.

Una dimensione eccezionale, soprattutto per una delle pochissime città sorte nella giungla tropicale, un ambiente davvero “estremo” per mantenere popolazione ed edifici. L’unico esempio paragonabile di insediamento umano nella giungla è la città maya di Tilka in Guatemala (200-800 d.C.), la cui estensione è calcolata tra i 60 e i 100 chilometri quadrati.

Il ‘Greater Angkor Project’, ovvero il gruppo di esperti che ha pubblicato il suo studio sulla rivista ‘Proceedings of the National Academy of Sciences’ (Pnas), si è avvalso sia di fotografie scattate da un satellite Nasa sia di verifiche sul campo. Nella nuova mappatura, una lettura sui diversi livelli di crescita della giungla circostante ha permesso di individuare i siti dove sorgevano altri 74 templi e oltre 1000 bacini d’acqua artificiali.

Uno degli aspetti più interessanti della scoperta è il sistema di canali che alimentava la vita e la produzione agricola, finora ritenuto un’ opera a scopi soltanto decorativi. Gli archeologi hanno invece constatato che si tratta di canali tutt’altro che rudimentali e con strutture in pietra nei punti di raccordo per gestire il flusso dell’acqua, compreso quello proveniente dal fiume Siem Reap che era stato deviato verso il centro di Angkor Wat. L’irrigazione era tale da permettere di avere raccolti di riso anche fuori della stagione delle piogge. Ma si trattava di un sistema estremamente impegnativo da mantenere in funzione, che comportava un enorme mole di lavoro. Sembra infatti che sia stata proprio l’ipertrofica grandezza di Angkor Wat, capitale di un impero che comprendeva oltre la Cambogia anche Vietnam, Laos e Thailandia, a determinare il declino della città. Secondo gli esperti, la sovrapopolazione aveva spinto ad estendere il centro urbano disboscando la giungla, ma la gestione idrica e del territorio era divenuta insostenibile, arrivando al collasso.

Fonte:

http://notizie.alice.it/noti … el_medioevo,12999385.html

Inizia la campagna di scavi al Castello di Sant’Angelo di Castiglione (AQ)

L’AQUILA - Sui resti del Castello Medioevale di S. Angelo (?) di Castiglione, sulle montagne di Tornimparte, è partita la quarta campagna di scavi archeologici a cura della cattedra di Archeologia Medioevale dell’Università dell’Aquila, diretta dal Prof. Fabio Redi in collaborazione con l’Associazione Culturale “Acquaviva” di Tornimparte. Le precedenti campagne di scavo hanno portato alla luce un’ imponente “struttura”, nonchè un’ enorme quantità di “oggetti”, armi, “palle di pietra” per catapulta, suppellettili, punte di freccia e una lancia, testimonianza delle numerose vicende belliche subite dalla fortezza

L’ultima campagna di scavi - riporta il quotidiano il Centro - ha dimostrato che i resti del castello normanno di Tornimparte, per i locali noto come “Ju Castellacciu” è ciò che resta di una fortezza recintata in uso probabilmente dal XII al XV secolo: “prima in epoca normanna e poi angioina”. «Dagli studi condotti sul territorio» ha spiegato sullo stesso quotidiano il direttore dello scavo, Fabio Redi «abbiamo potuto constatare che la struttura del castello è di epoca normanna, ma sono evidenti anche tracce ANGIOINE». Desta stupore che, nel riferire i dati dello studio archeologico, sia stato escluso in maniera sconcertante il principale protagonista del territorio Amiternino: l’ovvio Federico II di Hohenstaufen. La storia si manifesta in tal modo (forse involontariamente) fittizia, a cominciare dal toponimo individuato in “S. Angelo”. Il prof. Alessandro Clementi, nel suo volume “Amiternum dopo la distruzione” (edizioni Colacchi), riporta documenti e fatti illuminanti, atti a diradare le confuse e torbide nebulose sul diruto. Le vicende del castello di San Silvestro di Pietrabattuta (non S. Angelo, dunque, le indicazioni toponimiche, fin dal secolo X, danno notizia di un S. Silvestro ubicato in quelle zone), si intessono intimamente con i fatti storici del territorio Amiternino, proprio nel momento più acuto derivante dalla tirannia nella quale era sprofondato anche questo territorio con un feudalismo parassita e soffocante fatto dalla consociazione dei baroni normanni e i famigli inseriti nel clero. È l’epoca in cui, con i Normanni, riprende vigore l’incastellamento. Dal “Catalogo Baronum”, il castello di San Silvestro risulta essere assegnato ai signori normanni di Poppleto (Coppito), ultimi ostinati ribelli della repressione sveva. Si dovrà attendere, infatti, il re Federico II, con la sua sufficiente forza bellica, per il tentativo di smantellamento.

La fine del dominio normanno fu sostituito da quello svevo. Tra la fine del XII e l’inizio del XIII secolo, i signori di Poppleto tenteranno di resistere alla forza travolgente di Federico II. I più puniti dalla violentissima repressione imperiale, furono i conti di Coppito. Nel mese di giugno del 1228, l’esercito dello svevo si scatena contro i signori, togliendo loro Coppito ed alcuni castelli. È la fase che preannuncia la nuova stagione del territorio amiternino: la fondazione di Aquila. Per questo motivo appare sconcertante, nello studio del diruto, l’aver omesso un momento cruciale della nostra storia.

A partire dal 1228, Federico II riordina il sistema dei suoi castelli. Ordina di distruggerne un certo numero e nomina un burocrate soprintendente in suo nome alla loro custodia. Alcuni li pone sotto il suo stretto controllo, altri sono da riparare tracci, appunto, quello sulle montagne di Tornimparte (S. Silvestri que sunt ibi convincine). Nel 1231, da Melfi, dettò e fece edigere il Libro Augustalis, con le note costituzioni che toglievano dubbi a tutti che sarebbe stata lotta senza quartiere*. Non si può, dunque, prescindere dalla guerra guerreggiata tra Federico II e Papa Gregorio IX per il dominio di una zona nevralgica come era in quel momento l’Amiternino e alla distruzione di questi castelli, che messi in essere dai Normanni, costituivano il caposaldo di un potere religioso-militare del papato. I territori furono sorvegliati da una maglia castellana federiciana che parte da Antrodoco, si diffonde nella piana amiternina e prosegue lungo la Valle Subequana. Con l’imposizione di riunire i castelli sparsi in un unica città nacque Aquila. Il controllo di Federico II nella piana aquilana sarà strettissimo, come dimostra una lettera con data 1 febbraio 1240 che l’imperatore svevo inviò B. Pisciano Giustiziere d’Abruzzo.

Per qualunque rocca Normanna delle numerose presenti nella provincia dell’Aquila, nel momento in cui si fanno ricerche archeologiche, si troverà conferma di quelle lotte, di quell’abbattimento imposto da Federico II che negli anni trenta del XIII secolo portò alla gloriosa fondazione di Aquila.

Fonte:

http://www.ilcapoluogo.it/content.php?article.5084

Mostra sui Longobardi a Palazzo Bricherasio, Torino

TORINO [aise] - “I longobardi: dalla caduta dell’impero all’alba dell’Italia“: la mostra aprirà il 28 settembre a Palazzo Bricherasio, Torino, per chiudersi poi il 6 gennaio 2008; e il 30 settembre fino al 9 dicembre, all’Abbazia di Novalesa.
Curata da Gian Pietro Brogiolo, organizzata in collaborazione con la Provincia di Torino e grazie al contributo della Fondazione CRT, l’esposizione si sofferma sul periodo che va dal ‘400 al ‘700, ossia dalla crisi seguita dalla caduta dell’impero d’Occidente fino al consolidamento dei nuovi stati sorti sulle sue rovine. L’obiettivo è di definire, nel lungo periodo, un quadro delle trasformazioni strutturali (nelle istituzioni, nell’organizzazione dell’insediamento nelle città e nelle campagne, nel ruolo delle aristocrazie e della Chiesa), per poter meglio apprezzare i cambiamenti introdotti nel primo secolo di dominazione longobarda. Il filo conduttore è quello del confronto culturale e della progressiva fusione tra i barbari e le popolazioni romane: scontro e incontro tra culture in un periodo storico cruciale per la storia europea, nel quale hanno avuto origine la gran parte delle attuali nazioni. Un leit motiv che si sviluppa intrecciando tre diversi orizzonti geografici: il Piemonte, l’Italia, l’Occidente mediterraneo.

Fonte:
http://www.agenziaaise.it/gestionedb/ … Modo=12&IDArc=45468

Recupero turistico del Castello di Cergneu (UD)

22/07/2007 - 12.56
Friuli Venezia Giulia - Cerimonia di presentazione del recupero del Castello di Cergneu
Presente il presidente Illy e le autorità locali.
La riscoperta di un importante reperto della storia medievale friulana che verrà inserito tra le attrazioni turistiche della regione e diventerà anche sito suggestivo per concerti e spettacoli teatrali all’aperto. È quanto si è proposto il progetto di recupero del sito archeologico del castello di Cergneu, in comune di Nimis, i cui lavori di recupero sono stati illustrati oggi dall’amministrazione comunale alla presenza del presidente della Regione, Riccardo Illy. I resti, ancora imponenti con la torre, il mastio e parte della cortina, si raggiungono percorrendo l’antica stradina castellana attraverso il bosco, oltre la quale si trova anche la chiesetta dei Santi Pietro e Paolo, fondata nel 1323. Il recupero conservativo e la valorizzazione storico culturale del castello, di cui esiste un’unica raffigurazione redatta da Vincenzo Joppi sulla base di una copia tratta da un originale della seconda metà del XVI secolo e conservata al museo Correr di Venezia, assume un significato importante non solo per l’identità del luogo, in quanto rappresenta un interessante esempio di opera munita secondo lo schema dei piú antichi fortilizi friulani, ma anche dal punto di vista turistico e della valorizzazione del territorio.Il sito diventerà, infatti, sede per concerti e spettacoli teatrali e verrà inserito all’interno dell’itinerario previsto dal Consorzio Dolce Nord Est, che raggruppa dieci comuni, la Comunità montana, la Provincia di Udine per sviluppare l’attrattività turistica della zona.”Esprimo il mio apprezzamento per questo progetto di recupero - ha commentato Illy - che restituisce memoria di una parte della storia friulana, il medioevo, di cui ci restano in regione numerosi siti che è importante valorizzare. Ancora piú apprezzabile è il fatto che questo progetto si sia svolto con la collaborazione di soggetti privati e pubblici e grazie al coordinamento dell’amministrazione comunale. Infine - ha concluso Illy - è importante l’uso futuro che è stato scelto per il sito di Cergneu, ovvero per iniziative di cui beneficeranno i cittadini del Friuli Venezia Giulia e i turisti che auspichiamo siano sempre piú attratti dal nostro patrimonio paesaggistico e storico”. Sorto forse su una precedente difesa romana, nel 1170 il castello fu donato al patriarca d’Aquileia da Voldarico, marchese di Toscana. Nel secolo successivo, la giurisdizione passó ai signori di Savorgnano: i figli di Corrado, Detalmo e Pietro, acquisirono il predicato dal nuovo feudo cui si uniranno, nel Quattrocento, quelli di Brazzà inferiore e superiore.I resti del castello appartengono tuttora ai discendenti ed è stata proprio Rossella di Brazzà l’architetto che ha dato il primo impulso ai lavori di scavo. “La campagna di scavi - ha ricordato di Brazzà - era iniziata nel1999 ed è proseguita fino a quella del 2006 che, grazie ad un finanziamento Obiettivo 2 di 250 mila euro, ha permesso di mettere in luce l’intera struttura planimetrica del castello. Il secondo obiettivo del progetto era consolidare la struttura muraria con piccole integrazioni: il perimetro della città è stato innalzato di circa un metro per rendere piú comprensibile l’area interessata dall’impianto castellano. Il terzo obiettivo - ha concluso - sarà quello di consolidare i lacerti murari rinvenuti durante gli scavi archeologici”.Presenti alla cerimonia, introdotta dal sindaco di Nimis, Renato Picogna, l’assessore regionale alle Autonomie locali, Franco Iacop, il presidente della Provincia, Marzio Strassoldo, il consigliere regionale Roberto Molinaro, il presidente della Comunità Torre Natisone Collio, Adriano Corsi (red).

Fonte:
http://www.asgmedia.it/asg/page.asp?….Spettacolo%20e%20Cultura

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