Medioevo
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Grazie a 20 anni di ricerche della Missione archeologica dell’Università di Firenze, Shawbak è riemersa dalle sabbie del deserto meridionale della Giordania.
Per quasi due millenni questa città “incastellata” fu il fulcro di un’area strategica tra due potentati, l’Egitto e la Siria, poi venne la perdita di ruolo e l’abbandono.

Shawbak - Il castello - Foto di Mauro Foli
Gli scavi italo-giordani hanno restituito una delle più affascinati aree archeologico-monumentali di tutto il Mediterraneo orientale ed uno dei più vivaci punto di incontro tra culture diverse: in epoca “medievale”, Shawbak rappresentò la sintesi tra le influenze dell’Europa cristiana e l’Oriente islamico.
Le ricerche condotte su questo particolare periodo hanno stimolato una revisione dell’immagine ottocentesca delle “crociate”, tutt’ora usata, talvolta in modo strumentale, sia nell’Islam che in Occidente, a favore di una continua compenetrazione in area euro-mediterranea tra Islam e Cristianità.
Una grande, spettacolare esposizione racconterà, per la prima volta, la storia di questa lunga, complessa “rinascita” di Shawbak e, con essa, darà conto delle più recenti scoperte nell’area della Transgiordania che ha in Petra il suo centro più noto. E da Petra, oltre che da Shawbak giungeranno reperti sino ad oggi mai esposti al pubblico, frutto appunto di scoperte degli ultimi anni.
Ad ospitare la grande esposizione sarà, dal 19 giugno al 30 settembre, la Limonaia di Palazzo Pitti.
La mostra “Da Petra a Shawbak. Archeologia di una frontiera” gode dell’alto patronato di S.M. la Regina di Giordania e del Presidente della Repubblica d’Italia. A promuoverla sono l’Università di Firenze, il Departement of Antiquites of Jordan e il Polo Museale Fiorentino. La mostra è curata da Guido Vannini dell’Università di Firenze con l’apporto di un comitato scientifico internazionale.
Le ricerche della missione archeologica, e la mostra, intendono quindi concentrarsi sulle modalità attraverso cui il secolo ‘crociato’ riattivò in questa terra la struttura storica della ‘frontiera’ che, in termini di diacronia ‘intermittente’, rappresenta forse la più importante radice identitaria dell’intera Transgiordania.
Il recupero della sua antica funzione di cesura e cerniera tra nord ‘siriano’ e sud ‘egiziano’ (i potentati storici della regione) – con il breve riemergere, dopo la gloriosa stagione nabateo-romano-bizantina, fra ed est ‘arabo’ e ovest ‘mediterraneo’ – restituì alla regione, reinterpretandolo profondamente, un ruolo che essa sembra perdere ogni volta che diventa solo la zona interna di un più vasto dominio.
La valle di Petra ed il suo ‘sistema’ territoriale trasgiordano perderanno, infatti, nuovamente con l’abbandono crociato dell’intera valle del Giordano questo ruolo baricentrico, alla fine del secolo; e tuttavia la documentazione archeologica raccolta, sorprendentemente, dimostra che la regione non tornerà alla collocazione periferica in cui si trovava all’arrivo degli europei, finendo per acquisire – come concreto esito storico, oltre le intenzioni o la stessa consapevolezza degli europei – una rinnovata, precisa identità, ben rappresentata dalla continuità di funzione autonoma sia amministrativa che militare, mantenuta dagli Ayyubidi e dai Mamelucchi e non più perduta, ai due centri egemoni di Shawbak e della stessa antica città di Karak con il suo grande castello ‘urbano’, il Crac de Moab.
Sotto il profilo delle installazioni, la mostra intende caratterizzarsi per l’impiego di un ampio spettro di soluzioni espositive, da quelle più tradizionali ad ipermedia dedicati, al fine di ottimizzare la comunicazione dei contenuti. Dato il tema squisitamente storiografico oggetto dell’iniziativa si prevede di realizzare un’integrazione delle classi di media
disponibili, senza una gerarchia precostituita che affidi un ruolo centrale di comunicazione a una classe specifica di oggetti (es. manufatti, ricostruzioni virtuali, etc.).
In accordo con tale impostazione, oltre che con le più recenti tendenze del display archeologico, anche la selezione dei manufatti sarà effettuata con l’obbiettivo di esporre un numero limitato di pezzi estremamente significativi e caratterizzati da eccezionali capacità documentarie. La selezione sarà operata tra i reperti recuperati dalla missione archeologica fiorentina, tra i pezzi conservati presso i musei nazionali giordani e tra quelli rinvenuti dalle missioni internazionali operanti in Giordania (la maggior parte dei quali saranno presentati al pubblico per la prima volta in questa occasione). Un piccolo ma significativo contributo verrà infine dalle collezioni storiche fiorentine di arte islamica, con il duplice obbiettivo di promuovere la conoscenza di questo straordinario patriminio e di sottolinearne il contributo nella definizione dell’identità cosmopolita della città.
Particolare attenzione sarà infine dedicata alla realizzazione, secondo le metodologie più aggiornate ed innovative, di ‘percorsi sensoriali’ per stimolare l’apprendimento dei contenuti della mostra da parte dei visitatori più giovani (7-16 anni) oltre che per rendere fruibile il percorso espositivo da parte dei visitatori portatori di handicap motori e visivi.
Per maggiori informazioni sul “Progetto Shawbak – Ricerca, conservazione e valorizzazione del Crac de Montreal” è a disposizione un sito web ricco di informazioni alla pagina http://www.shawbak.net/.
Per informazioni su Palazzo Pitti, il sito da visitare è http://www.polomuseale.firenze.it/musei/palazzopitti/
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FOGGIA – Manca ormai poco alla ripresa delle indagini archeologiche nel sito medievale di San Lorenzo in Carmignano, alla periferia di Foggia (zona Salice Nuovo), ora inserite nel quadro di un progetto della Regione Puglia “PIS 12 (Itinerario Normanno-Svevo-Angoino): lavori di consolidamento e restauro architettonico della chiesa di San Lorenzo in Carminiano”.
Il progetto archeologico, avviato nel 2005 dal Dipartimento di Scienze Umane dell’Università degli Studi di Foggia, sotto la direzione scientifica di Giuliano Volpe e Pasquale Favia e preceduto da una serie di operazioni preliminari, come la ricognizione di superficie, prospezioni geomagnetiche, riprese fotografiche aeree è stato condotto in un’area fortemente compromessa dalla rapida espansione edilizia.

Foggia - S. Lorenzo in Carmignano - Immagine della zona degli scavi
Le fonti di età romana segnalano l’esistenza di una proprietà imperiale, e successivamente di un vescovo di nome Probo; il sito ricompare nelle fonti medievali come casale e poi come castrum, posto a breve distanza dalle residenze imperiali della stessa Foggia e di Pantano, che si propone di identificare nella zona della Macchia Gialla di Foggia (presso la Masseria Pantano, luogo anche di una masseria regia), sulla base delle indagini di superficie effettuate nel 2006.
Prima dell’inizio delle indagini, l’unica testimonianza era simboleggiata solo dalla chiesetta rurale di San Lorenzo, ridotta quasi allo stato di rovina.

Foggia - S. Lorenzo in Carmignano - Reperto Archeologico
A fronte della perdita ormai irrecuperabile di molte tracce, gli scavi fin qui condotti hanno infatti ottenuto dati di grande interesse, mettendo in luce strutture e reperti di età romana, tardoantica e medievale. I saggi stratigrafici impiantati presso la chiesa hanno messo in luce resti di edifici di età medievale, da datare fra età normanna e angioina: in particolare sono stati in parte indagati un’imponente costruzione, dalle spesse murature, vasta oltre 70 metri quadri e una unità di tipo abitativo. Un terzo saggio, nell’area del suburbium dell’insediamento, ha permessi di individuare alcune fosse, residui di impianti artigianali o veri e propri immondezzai, che hanno restituito reperti utili per la ricostruzione della vita quotidiana, dell’alimentazione e delle condizione di vita degli abitanti dell’insediamento. All’interno di un fossato, realizzato non più di qualche decennio fa ha inoltre permesso, pur registrandone la parziale distruzione, di identificare una grande vasca , parte probabilmente di un vasto complesso per la produzione di vino od olio, riferibile con tutta probabilità ad una villa o ad un villaggio di età romana e tardoantica. Numerosi e di grande interessi i reperti: ceramiche di età romana e medievale, fra cui alcune ricercate “protomaioliche”, un bollo laterizio di età romana, diverse monete di età svevo-angioina. In sostanza lo scavo ha cominciato a tratteggiare, attraverso le testimonianze materiali, la lunga vicenda storica di San Lorenzo, dal I secolo al XIV secolo d. C.
L’intervento archeologico a San Lorenzo, oltre a costituire il primo cantiere archeologico di età medievale nella città di Foggia, rappresenta una concreta dimostrazione della possibilità di contemperare il recupero, la tutela e la conoscenza del patrimonio archeologico con lo sviluppo urbanistico e di poter utilizzare il bene culturale come opportunità per una riqualificazione di aree periferiche o degradate.
Attendiamo ora i risultati di questa nuova campagna di scavi.
Fonti:
http://www.viveur.it/
http://www.archeologia.unifg.it/
Il 22 novembre come di consuetudine, a seguire la chiusura delle campagne di scavo sul castello di Piombinara i responsabili della Missione Archeologica di Piombinara (Museo Archeologico del territorio Toleriense di Colleferro e Cooperativa il Betilo) in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Colleferro e la Soprintendenza ai Beni Archeologici del Lazio, hanno relazionato sulle nuove ed importanti scoperte che hanno caratterizzato la IX e X campagna del 2008.
L’area indagata a maggio come prosecuzione verso sud del saggio II ha portato alla scoperta di un grande muro perimetrale appartenente al cassero, ancora ben conservato in altezza, tanto da permettere di vedere per poco meno della metà i resti di portale d’accesso nord al complesso, delimitato da stipiti di tufo. Il portale mostrava chiari segni di riutilizzo a finestra, con la chiusura postuma di buona parte della sua luce. Un elemento sicuramente in fase con questo riutilizzo sono tre contrafforti in muratura, perpendicolari alla cinta del cassero, che ne salvaguardavano la stabilità, e che insieme ad una struttura parallela, andarono a delimitare un grande spazio ad uso non abitativo, entro il quale sono state rinvenute stratigrafie di abbandono estremamente interessanti al fine di ricostruire le vicende storiche del castello; in particolare, un grosso strato di bruciato, relativo molto probabilmente ad un incendio di grosse dimensioni che interessò quell’area. Potrebbe trattarsi dell’incendio connesso alla distruzione del 1431, opera delle soldatesche di ventura al soldo dei Colonna. I numerosissimi materiali rinvenuti in questo livello, per lo più maioliche, ad un primo esame autoptico sembrerebbero confermare questo dato cronologico.

Piombinara - porta nord del cassero
Ancor più importante quanto emerso dal terzo saggio di scavo. Qui, una volta rimossi i grandi resti murari del crollo della torre, fatta saltare in aria nel 1934, per motivi di sicurezza, si è potuta rilevare la presenza di due edifici contigui, uno dei quali sicuramente identificabile con la chiesa castellana. Uno dei due ambienti, di notevoli dimensioni, posto accanto alla porta d’accesso sud del castello, conservava ancora perfettamente la pavimentazione in lastre di tufo, pavimentazione che continuava anche oltre uno dei muri perimetrali ed era in asse con la porta sud del Castello.
Il secondo edificio, parallelo è stato parzialmente scavato, ma al suo interno sono stati raccolti un buon numero di frammenti di affresco. La posizione di quest’ultimo edificio, corrisponde ad una struttura identificata, in una pianta del castello del 1903, come chiesa che sfruttava uno dei salienti della cinta muraria come abside. Ad una ripulitura delle piante infestanti è risultato che questo saliente conservava all’interno chiare tracce d’intonaco, inoltre su uno degli angoli era stato ricavato un pilastro di base di un arco, ancora in parte conservato. Sul pilastro entro una piccola nicchia quadrangolare, si conservava, sul fondo, il contorno di un affresco, raffigurante forse un volatile, entro una cornice di colore rosso.

Piombinara - pavimentazione primo ambiente
Nel corso della presentazione è stato annunciato che nella primavera del 2009, probabilmente in occasione della Settimana della Cultura, verrà presentato il primo volume delle ricerche sul Castello di Piombinara, finanziato dalla Regione Lazio e dalla Provincia di Roma.
Angelo Luttazzi (Direttore Museo Archeologico del Territorio Toleriense di Colleferro
Tiziano Cinti, Mauro Lo Castro (cooperativa archeologica “Il Betilo”)
La relazione sulle scoperte dello scorso anno si trova qui: Santa Maria di Piombinara. Novità dagli scavi.
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Oltre 350 catanesi, vissuti in eta’ medievale e sepolti gli uni sugli altri in un fazzoletto di terra, ritornano alla luce a Catania alle Terme Romane della Rotonda, in pieno centro storico, alle spalle del Teatro Romano.
I volontari dell’associazione SiciliAntica stamattina hanno cominciato a scavare, sotto la supervisione del servizio Beni Archeologici della Soprintendenza catanese. Andranno avanti per un mese, fino a meta’ ottobre.
I lavori per la cupola e per l’area esterna, dove sono stati trovati un edificio termale e resti di necropoli che vanno dall’eta’ medievale al 1500, sono stati finanziati con un progetto del Por (valore circa 5 milioni di euro). Ma quei soldi sono gia’ finiti e cosi’ gli scavi saranno ultimati solo grazie al volontariato di SiciliAntica. La stessa associazione che qualche settimana fa ha trovato resti greci sotto il castello di Agira. I carabinieri del patrimonio culturale hanno piazzato telecamere per tenere alla larga curiosi e vandali.
Mercoledì 6 Agosto a Ventimiglia, presso il presso il Centro Culturale San Francesco alle 18, il Prof.Giuseppe Palmero terrà una conferenza dal titolo: ‘Abitare la città medievale: la dimensione del privato. Spazi residenziali e urbani a Ventimiglia tra XIII e XVI secolo‘ nell’ambito delle attività culturali estive organizzate dall’ente ‘Agosto medievale‘.
Si parlerà della città come spazio collettivo, individuale e consortile nel basso medioevo, in rapporto con la storia urbana e topografica di Ventimiglia. In particolare i temi trattati riguarderanno:
Introdurrà la conferenza il prof. Mario Ascheri (Ord. di Storia del Diritto Italiano Medievale e Moderno, presso l’Università di Roma Tre).
Seguirà la consegna dei diplomi e degli attestati per la partecipazione al corso ‘Leggere la città medievale – Introduzione all’Archeologia del Costruito‘, svoltosi la scorsa primavera (dal 15 marzo al 17 maggio). Il corso, che era stato organizzato dall’Assessorato alla Cultura della Città di Ventimiglia, dal Liceo Scientifico ‘Angelico Aprosio’ di Ventimiglia, dall’Accademia di Cultura Intemelia ed in collaborazione con centri universitari e di ricerca sia italiani che stranieri, è stato diretto dal prof. Palmero (membro della Scuola Dottorale di Storia e Archeologia Medievale dell’Università degli Studi di Siena e chercheur associé al CEPAM dell’UNSA-CNRS).
Un rinfresco, sulla terrazza panoramica dell’ex Convento di San Francesco, chiuderà la manifestazione.
Fonte:
http://www.sanremonews.it/
Trieste, Castello di San Giusto, 30 luglio 2008 – 25 gennaio 2009
San Giusto torna alle proprie origini. Il castello che, con l’omonima Basilica domina la città di Trieste e che di Trieste è simbolo, in questi anni è stato oggetto di un radicale intervento di restauro, intervento che può ora ritenersi quasi completato per l’intero “cuore” dell’antico complesso fortificato.

Basilica forense romana in piazza della Cattedrale,
sullo sfondo il Castello di San Giusto
“Medioevo a Trieste. Istituzioni, arte, società nel ‘300“: Trieste, Castello di San Giusto, dal 30 luglio 2008 al 25 gennaio 2009.
Orario: 9-19 da aprile ad ottobre; 9-17 da novembre a marzo;
Chiusure: 1/1, 6/1, 25 e 26/12.
Ingresso alla mostra e al Castello: intero euro 3,50; ridotto euro 2,50; servizio didattico euro 2,50
Per informazioni e prenotazioni: tel. 040-309362
Per presentare il castello ritrovato, l’Assessorato alla Cultura del Comune di Trieste, con il Servizio Bibliotecario Urbano, i Civici Musei di Storia e Arte, in collaborazione con l’Università degli Studi di Trieste-Dipartimento di Storia e Storia dell’Arte, ha programmato una grande mostra che consentirà di vedere e capire com’era Trieste in epoca medioevale, con particolare attenzione al Trecento, secolo che segnò in modo decisivo i destini di questa città.
Paolo Cammarosano, presidente del Comitato scientifico che ha coordinato l’iniziativa, rileva: “Lungo tutto lo svolgimento del secolo Quattordicesimo prese salda fisionomia una compagine di famiglie che organizzarono produzione di leggi e amministrazione della giustizia, difesa militare, gestione urbanistica e controllo del territorio, coordinamento tra economia pubblica ed economia privata. Il rapporto con l’autorità dei vescovi, rapporto antico ma sempre intenso, conobbe tensioni e riconciliazioni, mentre la chiesa cattedrale esprimeva una sua mirabile monumentalità. La produzione artistica si aperse agli influssi di Venezia e della Lombardia, il giuoco politico conobbe un continuo bilanciamento tra potenze esterne e più forti: Patriarcato di Aquileia, conti di Gorizia, Repubblica di Venezia, e i duchi d’Austria che infine vinsero”.
L’”operazione Medioevo” è scattata già nello scorso autunno: un iniziale convegno, svoltosi a Trieste nel novembre 2007, ha fatto il punto su tutte le questioni storiche e sociali, archeologiche e urbanistiche, artistiche e culturali.
Un “itinerario medievale” guiderà il visitatore nei luoghi topici del Medioevo triestino per tramite di un’apposita segnaletica, facendogli cogliere lo spessore medievale di una città che sarebbe stata sconvolta in età moderna dalla sua stessa espansione. Il percorso riveste anche una valenza squisitamente turistica. Infatti, oltre a possedere un carattere di scientificità, che lo colloca ad ogni effetto tra gli itinerari culturali di Trieste, si sviluppa dal Castello di San Giusto verso il centro città, attraversando luoghi caratteristici e suggestivi della città, solitamente poco frequentati, perché poco conosciuti e non facilmente raggiungibili.
Tutto ha il culmine in una mostra, “Medioevo a Trieste. Istituzioni, arte, società nel ‘300″, nella quale c’è un cuore, il castello di San Giusto, simbolo al tempo stesso di una alta sovranità e di una difesa verso l’esterno, e una diffusione attraverso itinerari nelle strade della città e in chiese e musei che non sono stati depauperati dei loro tesori ma sono inseriti nel percorso dell’esposizione.
Nel castello le immagini urbanistiche e le planimetrie, le opere d’arte, le oreficerie, le armi e le suppellettili di uso comune, le epigrafi e le monete si integreranno con una raccolta singolarmente ricca ed articolata di documenti scritti, dai più solenni codici ad atti di natura privata, lettere diplomatiche e registri delle pubbliche amministrazioni, non solo di Trieste ma anche di Venezia e delle cittadine del Patriarcato di Aquileia, così da dare un’immagine precisa dell’”esplosione documentaria” del tardo medioevo. È uno degli aspetti che integra a pieno titolo la storia di Trieste nella civiltà comunale italiana, in quel Trecento che vide in alcune città del nostro Paese produzioni letterarie ed artistiche di livello altissimo e risonanza universale ma ebbe il suo humus in una diffusa cultura, nelle tensioni sociali e politiche e nelle esperienze di governo che segnarono tutte le città. Per tutte il Trecento rappresentò una maturazione e uno snodo fondamentale verso i destini dell’età moderna. Trieste ne offre un caso al tempo stesso singolare ed emblematico.
“Finalmente – osserva l’Assessore alla Cultura Massimo Greco – una grande iniziativa dedicata ad un periodo che, per quanto riguarda Trieste, è stato meno approfondito rispetto ad altre epoche. La Trieste moderna e contemporanea infatti – con la sua peculiare, straordinaria, anche tragica vicenda – ha finito con l’assorbire attenzioni e passioni. Ma non si comprenderebbero tanti rilevanti aspetti della Trieste più recente senza un adeguato riferimento a un secolo-chiave come il Quattordicesimo”.
Il direttore dell’area Cultura e dei Civici Musei di Storia e Arte, Adriano Dugulin, e il direttore del Servizio Bibliotecario Urbano, Bianca Cuderi, che assieme a Paolo Cammarosano dirigono la mostra, dichiarano: “Attraverso le sezioni in cui sarà articolata la mostra si potrà conoscere la fisionomia del paesaggio urbano, la dislocazione degli insediamenti nel contado, il profilo di un’economia agricola intensamente orientata verso la risorsa vinicola. Verrà illustrata la struttura del Comune, con le varie magistrature che la componevano e le leggi che lo governavano. Attraverso gli Statuti, quelli del 1350 impreziositi da magnifici capilettera, i documenti della vita quotidiana – testamenti, patti dotali, contratti di locazione -, le cause civili e penali, i documenti espressi dalla Chiesa, le monete in circolazione all’epoca e le ceramiche utilizzate, si potrà capire come si vivesse allora a Trieste”.
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CAVALLO E CAVALIERE INSIEME PER SEMPRE IN UNA SEPOLTURA LONGOBARDA
E’ di pochi giorni fa la notizia del rinvenimento di una tomba longobarda nel corso di uno scavo nel parco di Villa Lancia a Testona, vicino a Moncalieri (TO), dove gli archeologi stanno riportando in luce uno dei più antichi insediamenti longobardi al di qua delle Alpi. La tomba si è rivelata molto particolare: lo scheletro appartiene ad un giovane di 25-30 anni, stando agli studi condotti dagli antropologi sui resti ossei, un cavaliere seppellito con gli oggetti che contraddistinguevano la sua attività militare, un coltello e una scramasax, una corta spada per il combattimento corpo a corpo. Ma ciò che ha stupito gli archeologi al lavoro è stato scoprire accanto allo scheletro del giovane i resti di un cavallo, il suo cavallo, secondo un rituale funerario per la verità alquanto inconsueto in Italia. E non è tutto: il cavaliere non è caduto in battaglia, come sarebbe naturale pensare, ma è deceduto per un ascesso alla mascella superiore, un’infezione facilmente curabile oggi, ma evidentemente non all’epoca, se ha potuto portarlo alla morte.
L’abitato scavato a Testona fornisce ogni giorno di più informazioni sul modo di vita e sull’organizzazione della società di questi gruppi che dal Danubio giunsero nella Pianura Padana. Esso era costituito da capanne in pietra e legno erette senza una precisa pianificazione ”urbanistica”, se così si può parlare a proposito di un villaggio. Aveva però un acquedotto particolarissimo, realizzato in tronchi di legno (rinvenuto in ottime condizioni dagli archeologi) collegato ad un pozzo che intercettava la falda freatica, da cui l’acqua veniva incanalata.
I ritrovamenti di età longobarda in territorio piemontese continuano a sorprendere e ad incrementare le nostre conoscenze su questo popolo, oggi sempre più noto al grande pubblico anche grazie ad una mostra sui Longobardi che si è tenuta di recente a Torino.
Marina Lo Blundo
Comunicare l’archeologia
Prato, 27 mar. – Una necropoli e alcune vestigia architettoniche, risalenti al tardo medioevo, costituiscono alcuni degli eccezionali ritrovamenti relativi alla campagna di scavo e ricerca effettuata dall’Università di Pisa su incarico del Comune di Cantagallo con il sostegno della Provincia di Prato. I risultati delle indagini saranno presentati domani, venerdì 28 marzo, alle ore 11.30 nella sede della Provincia di Prato (via Ricasoli 25 – I piano sala giunta).

Rocca di Cerbaia (foto www.castellitoscani.com)
All’incontro con i giornalisti parteciperanno con il sindaco di Cantagallo, Ilaria Bugetti, e il presidente della Provincia, Massimo Logli, la soprintendente per i Beni architettonici ed artistici, Paola Grifoni; Marco Milanese, docente di archeologia medievale dell’Universita’ di Pisa e Gabriele Gattiglia, archeologo.
E’ previsto, di seguito alla conferenza stampa un sopralluogo alla Rocca di Cerbaia.
Fonte:
http://it.notizie.yahoo.com/ad … -presenta-0fecfd5.html
Giovedì 20 marzo 2008 alle ore 17 nel Salone de’ Cinquecento di Palazzo Vecchio, a Firenze, si terrà un incontro dedicato al Medioevo per ricordare Riccardo Francovich a un anno dalla sua scomparsa: un omaggio che Firenze, la Toscana e l’Italia devono a questo grande archeologo.
All’incontro, organizzato da Archeologia Viva con il Patrocinio del Comune di Firenze, partecipano Sauro Gelichi, Richard Hodges, Antonio Paolucci, Piero Pruneti e Guido Vannini.
L’ingresso è libero.
Oggi presentiamo un articolo in inglese sulle recenti scoperte archeologiche effettuate durante lo scavo della nuova linea metropolitana di Roma. Secondo quanto riportato sono emersi dal sottosuolo della capitale una bottega del rame del sesto secolo, delle cucine medioevali con tanto di “corredo” di pentole e padelle e i resti di palazzi rinascimentali. Purtroppo non siamo riusciti a trovare riscontro sulla stampa italiana e quindi riportiamo la notizia dal sito della Associated Press.

ROME (AP) — A sixth-century copper factory, medieval kitchens still stocked with pots and pans, and remains of Renaissance palaces are among the finds unveiled Friday by archaeologists digging up Rome in preparation for a new subway line. Archaeologists have been probing the depths of the Eternal City at 38 digs, many of which are near famous monuments or on key thoroughfares.
Over the last nine months, remains — including Roman taverns and 16th-century palace foundations — have turned up at the central Piazza Venezia and near the ancient Forum where works are paving the way for one of the 30 stations of Rome’s third subway line.
“The medieval and Renaissance finds that were brought to light in Piazza Venezia are extremely important for their rarity,” said archaeologist Mirella Serlorenzi, who is working on the site.
Serlorenzi said that among the most significant discoveries in a ninth-century kitchen were three pots that were used to heat sauce. Only two others had been found previously in Italy.
The copper factory “factory” was used to work on copper alloys, and it consisted of small ovens, traces of which can be seen. Small copper ingots were found and are being analyzed.
The archaeological investigations are needed only for stairwells and air ducts, as the 15 miles of stations and tunnels will be dug at a depth of 80 to 100 feet — below the level of any past human habitation, experts said.
However, most of the digs still have to reach the earth strata that date back to Roman times, where plenty of surprises may be waiting. That may create problems between planners and conservationists, officials said.
“It is impossible that there will not be situations of conflict. We know that in some cases the conflict will create a removal of ancient ruins,” Rome’s archaeological superintendent Angelo Bottini told The Associated Press.
Under Italy’s strict conservation laws, it will be up to Bottini’s office for Rome to decide whether a find will be removed, destroyed or encased within the subway’s structures.
Countless public and private works have been scrapped over the years in Rome and across Italy, and it is not uncommon for developers to fail to report a find and plow through ancient treasures.
Rome’s 2.8 million inhabitants can rely on just two subway lines, which only skirt the center and leave it clogged with traffic and tourists.
Plans for a third line that would serve the history-rich heart of Rome have been put off for decades amid funding shortages and fears that a wealth of discoveries would halt work.
The $4.6-billion project is due for completion in 2015, but parts of the line are scheduled to open in 2011, with high-tech automatic trains to transport 24,000 passengers per hour.
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