Medioevo

TERRASANTA! in mostra alla Commenda di Pré – Genova

Genova si dota di un nuovo spazio espositivo. E’ la Commenda di Pré, complesso architettonico splendido del medioevo genovese, antico Ospitale per viandanti e pellegrini che a Genova si imbarcavano e sbarcavano per proseguire i loro percorsi. Da quest’estate l’antico Ospitale rivive grazie ad un allestimento multimediale realizzato in collaborazione con gli attori del Teatro del Suono, i quali ci trasportano indietro nel tempo a vivere la terrasanta, il pellegrinaggio, l’epoca delle crociate.

Innanzitutto due Ospitalieri ci introducono nel periodo storico, ci illustrano l’Ospitale e le sue regole, con una lunga introduzione che ci trasporta nel medioevo. Dalle suggestive pareti in muratura a vista del piano terra della Commenda prendono vita i fantasmi di alcuni cronachisti medievali che raccontano il loro viaggio, oppure Gerusalemme, oppure i pellegrinaggi mentre, se proseguiamo nel percorso, ci troveremo a bordo di una nave e assisteremo ad un particolarissimo episodio di vita di bordo. Al piano superiore della Commenda, dalle pareti si affacceranno altri cronachisti e alcuni tra i maggiori protagonisti delle Crociate, tra cui, addirittura, il Saladino e Baliano di Ibelin che dialogano tra loro (una concessione al grande pubblico, che qui riconosce i due antagonisti del Colossal “Le Crociate. Kingdom of Heaven” di Ridley Scott). Infine il percorso termina in cucina, nell’antica cucina della Commenda, dove gli Ospitalieri ci leggono la Regola che ogni pellegrino che passa di qui deve rispettare.

Allestimento grandioso e molto scenografico, sicuramente colpisce nel segno l’immaginazione e le aspettative dei visitatori. L’esperienza del “fare teatro” per raccontare la Storia fa sì che questo non sia un “museo” nel senso che solitamente diamo a questa parola. Tuttavia il rischio è quello di un “effetto Disneyland” che rischia di essere deleterio: il pubblico si diverte, certo, ma non è detto che riesca ad uscire arricchito dalla visita.

Un grosso problema riguarda la visibilità di questa mostra/allestimento in Genova e al di fuori di essa. Anche se è possibile visitarla indipendentemente, la Commenda è subordinata alla visita di Galata-Museo del Mare (è compresa nel biglietto): di conseguenza i potenziali visitatori di “Terrasanta!” sono solo i visitatori, e sicuramente non tutti, del Museo del Mare. Al di là di questo la Commenda non gode di una buona pubblicità. Un peccato, soprattutto per i Genovesi, perché “Terrasanta!” è comunque l’occasione per poter visitare un edificio storico, la Commenda di Pré, tra i più belli del Medioevo genovese.

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DA PETRA A SHAWBAK. ARCHEOLOGIA DI UNA FRONTIERA

Rendiamo nota una segnalazione appena giunta via email. La mostra “Da Petra a Shawbak. Archeologia di una frontiera” è stata chiusa l’11 ottobre anzichè il 19, come inceve indicato nel comunicato stampa.

Sarà aperta al pubblico ancora fino al 19 ottobre 2009 11 ottobre 2009 la mostra “Da Petra a Shawbak. Archeologia di una frontiera” allestita nella Limonaia di Palazzo a Pitti, nel Giardino di Boboli a Firenze (ne avevamo gia’ parlato in marzo in questo articolo). Una mostra-evento, che intende presentare al grande pubblico 20 anni di ricerche archeologiche in Giordania e una collaborazione, quella tra Italia e Giordania, foriera per il futuro di interessanti iniziative turistiche e culturali per questo stato del Medio Oriente.

La mostra mira a spiegare l’importanza della regione di Petra-valle del Giordano nel corso dei secoli, e del passaggio di importanza da Petra a Shawbak nel corso del tempo. Dapprima è infatti Petra la città più importante della regione: capitale nabatea, splendida e conosciuta in tutto il mondo soprattutto per le spettacolari tombe rupestri, viene acquisita dai Romani, da Traiano, nel 109 d.C. e inserita così nel circuito di città lungo il cosiddetto Limes Arabicus. Petra, già fiorente capitale commerciale lungo la via della seta, diviene città di frontiera dell’Impero Romano. Ma dopo il 628 è abbandonata: l’arrivo dei Persiani, che conquistano la regione, ne fa cadere il ruolo egemone. Per 500 anni circa tutta la regione “dorme”, fino a che l’arrivo dei Crociati non ricrea quella linea di frontiera che era ormai sopita da tempo.

Re Baldovino I, infatti, fa costruire a Shawbak, distante da Petra non più di 25 km, in posizione assolutamente dominante sul territorio, un castello fortificato che prende nome di Crak de Montréal, nel 1115. Shawback crociata ha però vita breve: già nel 1189 cade nelle mani del Saladino, che installa qui la dominazione Ayyubide. Si avvicendano poi i Mamelucchi, nel 1260, e infine gli Ottomani nel 1516. Da reggia crociata Shawbak diviene una città fiorente, con addirittura un centro di lavorazione dei tessuti, il tiraz, e di produzione dello zucchero.

Tutto ciò è raccontato in mostra alla Limonaia di Palazzo Pitti. Il percorso ha una prima sezione introduttiva sul territorio oggetto della mostra, dopodiché passa a illustrare cronologicamente quest’area del Medioriente, da Petra nabatea al passaggio di importanza a Shawbak senza mai perdere di vista quello che è il leit-motiv dell’esposizione: la frontiera, non come muro, ma piuttosto come ponte, tra Oriente e Occidente in ogni tempo, da età nabatea in avanti, soprattutto in età crociata. Pochi e significativi gli oggetti in mostra, ampio spazio è lasciato alle immagini, che meglio di ogni altra cosa possono far capire al visitatore la portata della scoperta e il suo contesto. Si pone l’accento sull’analisi delle murature e le tecniche di costruzione, nell’ambito di un’indagine di “archeologia leggera”, intendendo con essa tutti quei metodi di indagine che non necessariamente prevedono lo scavo. Tra questi importante è senz’altro l’archeologia del paesaggio e soprattutto, in questo caso, l’archeologia degli elevati, ovvero dell’edilizia storica.

La prima parte del percorso è dedicata a Petra capitale nabatea e capoluogo romano. Petra viene seguita fino al suo abbandono, dopodiché appare Shawbak che, già esistente come castello romano lungo la frontiera, diviene capitale crociata. Si segue la storia del castello, i suoi passaggi di proprietà, la vita al suo interno, dalle attività produttive ai momenti di intrattenimento alle armi per l’attacco e la difesa. Infine, una sezione è dedicata al restauro a Petra e a Shawbak, nell’ambito dell’accordo internazionale che vede coinvolte Italia e Giordania.

Il percorso espositivo canonico, a vetrine e pannelli, è affiancato da alcuni accorgimenti multimediali per coinvolgere maggiormente il visitatore come parte attiva e integrante della mostra. Tra questi si segnala un sistema touch-pad nel quale il visitatore può cercare informazioni sulle tecniche murarie impiegate a Shawbak e vedere contemporaneamente su una ruota del tempo, l’avvicendarsi al potere nella regione di crociati, Ayyubidi, Mamelucchi. Ampio spazio è dedicato anche all’attività didattica: lungo il percorso alcuni quiz e simpatici giochetti permettono ai bimbi che accompagnano in mostra i genitori visitatori di non annoiarsi e anzi di imparare qualcosa di nuovo divertendosi e giocando. Al termine possono anche ricevere un diploma di archeologo, come premio per il loro impegno: interessante iniziativa, dedicarsi ai bambini, visto che la mostra si è svolta per la maggior parte in estate, per cui non ha potuto essere sfruttata dalle scuole fiorentine.

La mostra ha avuto un forte impatto mediatico per via dell’accordo internazionale sotteso tra Giordania e Italia e anche per l’ampia pubblicità fatta all’utilizzo di apparati multimediali innovativi.

Forse si tratta di una suggestione, ma sicuramente è appropriato l’odore di incenso che accompagna il visitatore lungo il percorso.

Info: Da Petra a Shawak. Archeologia di una frontiera
Firenze, Limonaia di Palazzo Pitti
fino all’11 ottobre 2009
biglietto: compreso nell’ingresso ai Giardini di Boboli.
siti web:
www.unannoadarte.com
www.frontierarchaeology.eu

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In mostra a Castel del Monte i “Castelli sul Mare”

Un percorso fotografico e pannellistico allestito nella splendida e imponente cornice di Castel del Monte (Andria) invita i visitatori che ammirano la pesante architettura del castello di Federico II a soffermarsi e a conoscere i castelli e le fortificazioni che furono realizzati lungo le coste italiane nel Medioevo con duplice scopo, mercantile e militare.

Il titolo della mostra, “Castelli sul mare, itinerario fotografico attraverso l’Italia“ rende chiaro il fine per la quale essa è stata realizzata: mostrare, attraverso le fotografie di Nicola Amato e Sergio Leonardi, i monumenti più caratteristici delle coste italiane, e attraverso di essi ripercorrere la storia della penisola tra Medioevo ed Età Moderna: una storia densa di eventi e di avvenimenti, di contrasti e di incontri che si svolsero nel mare e per colpa del mare. Molti gli esempi citati e presentati: l’Arsenale di Venezia, il Forte San Giorgio di Genova, il Maschio Angioino di Napoli, i castelli di Rapallo, Ischia, Otranto, Monopoli, Siracusa ed altri ancora.

Il lungo elenco ben documentato mira a spiegare i rapporti economici e sociali tra le genti del Mediterraneo, le ragioni storiche della costruzione di castelli sul mare e, soprattutto, vuole far conoscere un aspetto del ricco patrimonio architettonico italiano, quello dell’architettura militare marinara, i cui esemplari sono a tutt’oggi variamente fruibili dal pubblico.

La mostra, organizzata dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio delle province di Bari e Foggia, e curata da Michela Tocci, Direttore di Castel del Monte, sarà visitabile fino al 30 settembre. E’ gratuita, ospitata nelle sale al piano terra di Castel del Monte.

INFO: Castel del Monte, Andria
0883 569997
www.casteldelmonte.beniculturali.it

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Una visita speciale: Visite guidate teatrali al castello di Montefiore Conca (RN)

Montefiore Conca - Il Castello

Riportiamo l’interessante iniziativa che si terrà tutti i venerdì, fino al 28 agosto, al Castello di Montefiore Conca:

Quest’estate tra le mura del Castello di Montefiore Conca saranno di scena i Malatesta, la potente e spietata famiglia riminese che costruì e frequentò il castello per oltre due secoli, dal ‘300 al ‘500.

I visitatori potranno assistere a visite guidate teatrali promosse da Sistema Museo, ente gestore dei servizi di accoglienza al pubblico presso il monumento per conto del Comune di Montefiore Conca.

Le visite guidate teatrali, curate dalla Compagnia del Serraglio, si svolgeranno dalle 21.00 ogni mezz’ora circa fino alle 23.00 e vedranno la partecipazione di attori che, attraverso racconti, aneddoti e suggestioni ci faranno sentire più vicine storie, amori e avventure della famiglia Malatesta.

L’amore struggente di Malatesta Ungaro per Viola Novella, moglie di un nobile del posto, lo porterà a ricercare lo spirito della sua amata nel pozzo di San Patrizio per poterle dichiarare ancora una volta la sua devozione. “… Sentuto questo Malatesta, esso per suo amore senne andò alo purgatorio di santo Patricio…”

Conosceremo la storia della famosa Costanza Malatesta, fantomatica presenza che aleggia da secoli intorno al castello “… forse che non aveva in tutta Romagna, né in Toscana, o nella Marca una sua pari, fornita di più nobili gioielli, né la più ricca donna di lei (…) era giovane, bella, costumata, ricca e ben nata …”
Forti passioni di amore e onore al tempo del Medioevo raccontate dagli attori della Compagnia del Serraglio, che da oltre dieci anni sperimenta su base comica nuovi linguaggi scenici incentrati su un rapporto diverso con la rappresentazione, attraverso la frequentazione di spazi non teatrali che permettono la partecipazione tra gli attori e gli spettatori senza la barriera del classico palcoscenico.
Un’occasione unica per essere accompagnati tra le tante stanze da poco restaurate, alla scoperta della storia del monumento e delle avventure dei suoi protagonisti nell’affascinante atmosfera notturna delle notti d’estate al castello.

A coinvolgere i visitatori concorreranno senz’altro i materiali ceramici rinvenuti dagli scavi nel monumento, che rappresentano un’importante e tangibile testimonianza della vita quotidiana dei Malatesti.

Allestita, nelle sale del castello, la mostra temporanea “I colori di Montefiore” raccoglie i alcuni esempi di reperti ceramici di due secoli di occupazione malatestiana, dal ‘300 al ‘500.
La mostra potrà essere visitata fino al 22 novembre 2009.

Per Informazioni:
Castello di Montefiore Conca tel. 0541.980179
Sistema Museo Infoline 199.151.123 – mail: montefioreconca@sistemamuseo.it


Il castello, che rientra nel prestigioso circuito dei “Borghi più belli d’Italia”, è visitabile tutto l’anno con i seguenti orari di apertura:
Dal 1 marzo al 15 giugno / dal 16 settembre al 31 ottobre
sabato domenica e festivi
orario 10.30 – 13.00 e 15.00 – 19.00

Dal 16 giugno al 15 settembre
tutti i giorni 10.30 – 13.00 e 16.00 – 20.00
Nei mesi di luglio e agosto:
aperture serali: venerdì sabato e domenica con orario 21.00 – 23.00

Da novembre a febbraio
domenica e festivi
orario 10.30 – 13 e 14 – 17

Chiuso il 25 dicembre e il 1 gennaio

Biglietto di ingresso
Intero € 4.00
Ridotto € 3.00
Visitatori da 7 a 18 anni
Visitatori oltre 65 anni
Gruppi – minimo di 15 visitatori paganti
Residenti di Montefiore Conca

Scolaresche
Possessori del biglietto d’ingresso della Rocca di San Leo e Verucchio
Ridotto famiglie € 9.00
Valido per due adulti e figli sotto i 18 anni

Gratuito
Bambini sotto i 6 anni

http://www.comune.montefiore-conca.rn.it/

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Lundo (Trentino) – Visita gratuita alle ricerche archeologiche di Monte San Martino

LE RICERCHE ARCHEOLOGICHE NELL’ANTICA FORTEZZA DI MONTE SAN MARTINO

[Lundo, Lomaso - Trentino] Da alcune settimane la sommità del monte di san Martino, tra il Lomaso e l’alto Garda, è tornata a rianimarsi. Dentro quello che si rivela un singolare insediamento abitato isolato tra i monti dalle valli alpine interne, sono riprese le indagini archeologiche a cura della Soprintendenza per i Beni librari archivistici e archeologici della Provincia autonoma di Trento.
Si tratta di un centro di non lunga durata, realizzato nei momenti più incerti dell’età antica che segue la fine del mondo romano. Anno dopo anno, le sue strutture diventano chiare: l’antico oratorio medievale, le difese murate attorno all’insediamento, i caseggiati interni, gli spazi con relative testimonianze di vita e le tombe. A poco a poco si svelano i segni di una realtà che la storia ha dimenticato e la natura a lungo ha nascosto. Il sito archeologico, oggi sede di un progetto di ricerca assurto a livello internazionale, vede consolidato il suo essere luogo dedicato anche alla formazione che ha visto, e vede, in questi anni partecipi più di cento studenti e laureati, giunti nel Lomaso da diverse università italiane (Trento, Padova, Verona e Milano) ed estere (Lubiana, Lille, Barcellona, Monaco, Friburgo). Al loro ritornare allo scavo, al loro entusiasmo, al loro lavoro e, soprattutto, all’interesse di interrogarsi e di conoscere si deve quanto il visitatore può scoprire salendo su questa cima.

Lundo - Studenti al lavoro nello scavo della fortezza di Monte San Martino

Lundo - Studenti al lavoro nello scavo della fortezza di Monte San Martino

La quinta stagione di attività proseguirà ancora per diverse settimane, fino ad ottobre. Dopo aver recuperato quanto sopravvive dell’antico oratorio di san Martino (dominante nel cuore dell’insediamento oltre che segno di passati poteri, civili e religiosi) e dopo aver liberato ampi prospetti delle mura difensive, ben costruite e solide, il lavoro degli archeologi si concentra ora nello scavo e nella documentazione dell’urbanistica interna l’insediamento. Già chiare sono le superfici di una serie di caseggiati, diversi fra loro nella forma e nella collocazione, oltre che nei materiali e nella tecnica costruttiva. Realizzati nel V-VI secolo rivelano maestranze esperte, capaci di usare al meglio materiali locali: il legno e la pietra. Di assoluta novità appare una torre, simile a quelle impostate in altre fortezze alpine e orientali. Impostata sulle mura vigila l’accesso meridionale. Possente è lo spessore dei muri, ampio l’interno, rinforzato il fronte esterno con vistosi contrafforti rampanti sporgenti e che indicano l’originale, notevole altezza del manufatto sull’esempio di quanto ancora rivela la torre di Torba a Castelseprio o le “Torri Quadre” di Novaledo, in Valsugana, che recenti studi hanno prospettato essere di età bizantina. Questi gli elementi sui quali si lavorerà nelle prossime settimane.

Visita Guidata

E per chi desidera visitare gli scavi in corso e vedere in prima persona il lavoro degli archeologi l’appuntamento è per sabato 8 agosto con partenza alle ore 9 dalla piazza di Lundo. Il sito verrà raggiunto in circa un’ora e mezzo di cammino lungo una strada forestale agevole con un dislivello di 240 metri circa. Sono consigliati abbigliamento e calzature da escursione. La partecipazione è gratuita previa prenotazione presso l’ ApT Terme di Comano tel. 0465 702626. L’iniziativa è promossa dalla comunità di Lundo e il Comune di Lomaso con il sostegno dell’Azienda per il Turismo Terme di Comano Dolomiti di Brenta e la partecipazione della Soprintendenza per i beni librari archivistici e archeologici.

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Scheda di approfondimento

Con i suoi 1000 metri di altitudine il monte di san Martino si alza solitario e isolato nel cuore delle montagne delle Giudicarie, tra la valle del Sarca e l’alto Garda. Dalla cima lo sguardo spazia ininterrotto sull’aperto panorama delle antiche pievi di Bleggio, Banale e Lomaso. Lontani restano gli agglomerati, antichi e moderni: pugni di case spaziati tra i colori mutevoli dei campi e il verde dei prati, protagonisti in questo lembo di Trentino.

D’estate il luogo si rianima: studenti e laureati universitari, italiani e stranieri si inerpicano sul monte per proseguire un progetto e una ricerca avviati nel 2004. Per loro la fatica, ma anche l’orgoglio di essere protagonisti di un recupero di eventi dimenticati e di situazioni a lungo nascoste. Tracce sopravvissute di un tutto che resta da interpretare sul piano storico, culturale, funzionale.

Un contesto realizzato e attrezzato all’alba dell’Europa moderna con grande impegno e risorse ingenti. Tempi difficili questi, ma anche momenti di straordinaria vitalità e di trasformazione che vedono l’Occidente costretto al confronto con l’”altro”: i Barbari, molti e potenti. Goti, Visigoti, Longobardi, Baiuvari e Franchi sono i “popoli” che la narrazione storica ci ha consegnato coesi. Nella realtà una moltitudine di genti diverse: fuggitivi, profughi, razziatori, conquistatori che – tra scontri e confronti irrompono a Est superando gli antichi confini – Reno e Danubio – e rendono inesorabile il cambiamento: di costumi, di religione, di parlate, di razze. Le Alpi si trasformano, diventando frontiera, più ideale che reale. Molti centri esistenti e molte città ricevono rinforzo mentre sulle alture delle valli si disseminano presidi, si realizzano sbarramenti, si stabiliscono strategie e luoghi utili alla raccolta di uomini, masserizie e derrate. Una società che consapevole o meno si fa multietnica, multirazziale, multiculturale, un mondo su cui oggi si è tornati a riflettere per capire un possibile scenario di futuro del nostro presente, anche questo fatto di nuovi migranti di altrettanta cosmopolita origine. Gradatamente, il monte di san Martino restituisce ciò che è stato: materiali e tracce sopravvissute di un passato che è diventato concreto e tangibile, frenando la fantasia di molti che leggevano in questo luogo ciò che essi intendevano fosse stato. Un passato di cui sono rimaste a parlare le pietre e non il mito. Avvicinarsi a questo luogo – e questo è possibile seguendo il segnavia SAT 425 che raccorda Lundo o Vigo Lomaso al passo di san Giovanni – è camminare, è salire attraverso fitte faggete su sentieri che raccontano di momenti popolati di pellegrini, di greggi e di pastori, di mercanti e di viaggiatori; è raggiungere un luogo che, inaspettato, si svela allo sguardo con forme e panorami, un luogo dove passato e presente realmente si incontrano.

Informazioni

Provincia Autonoma di Trento
Soprintendenza per i Beni librari archivistici e archeologici
Settore Beni archeologici
Via Aosta, 1 – 38100 Trento
tel. 0461 492161 – fax 0461 492160
www.trentinocultura.net/archeologia.asp

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Riprende a Diano Marina (IM) lo scavo presso la chiesa dei SS. Nazario e Celso

Si svolge dal 13 al 31 luglio 2009 nell’area del Prato Fiorito di Diano Marina (IM), lungo il fianco meridionale della chiesa dei SS. Nazario e Celso, la V campagna di scavo condotta dall’Istituto Internazionale di Studi Liguri con l’autorizzazione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

Il sito è situato nel cuore del Lucus Bormani, il nome romano del territorio compreso tra Capo Berta e Capo Cervo il cui centro abitato si sviluppò in età imperiale grazie alla presenza di una mansio (stazione di sosta), posizionata lungo la via Iulia Augusta,  e di cui è data menzione nella Tabula Peutingeriana e in altri importanti itinerari di età tardoromana.

La zona era già stata oggetto di interventi archeologici negli anni ‘50 del ’900 che avevano posto in luce, a nord dell’edificio di culto, una struttura articolata in più vani di piena età imperiale di incerta interpretazione, abbandonata nella seconda metà del III secolo d.C.

Le campagne successive, condotte da Nino Lamboglia nel 1959 e nel 1963 nell’area a sud della chiesa, avevano rilevato l’esistenza di almeno due fasi accertate dell’edificio di culto, datate genericamente ad età tardo romanica (fine XIII-XIV sec.) e preromanica, insistenti su un più antico impianto di età altomedievale che si è ipotizzato essere il primo nucleo religioso dedicato ai Santi Nazario e Celso, martiri cristiani del I secolo, il cui culto si diffuse in Liguria a partire dal V-VI secolo d.C. nell’ambito dell’influenza ambrosiana sulle diocesi liguri e, in particolare, su quella di Albenga.

A partire dal 2005 sono riprese le indagini archeologiche, dirette dalla dott.ssa Daniela Gandolfi, concentrate nell’area attigua alla chiesa, a sud della fiancata meridionale, dove è stata posta in luce un’estesa area cimiteriale in cui sono state individuate a tutt’oggi le sepolture di 28 individui.

Dai dati sinora emersi (tipologia delle tombe, modalità della sepolture, materiali ceramici – in particolare frammenti di maiolica arcaica di produzione ligure e pisana), si è ipotizzato che parte dell’area cimiteriale, databile tra la seconda metà del XIV e gli inizi del XV secolo, possa essere ricondotta ad un tragico avvenimento che colpì la comunità dianese nel periodo,come ad esempio un’ondata epidemica. Le sepolture sono infatti tutte realizzate nella nuda terra, in fosse sovente delimitate da pietre che ne rafforzano il taglio, con orientamento Ovest/Est, prive di corredo e segnalate nella maggior parte dei casi da semplici e anonimi segnacoli costituiti da cumuli di pietre di varia dimensione. In molti casi, poi, le sepolture risultano intercettate e parzialmente distrutte da altre sepolture di poco successive, il che fa propendere per l’ipotesi di un evento improvviso e tragico, quale un’epidemia.

Le ricerche sono al momento volte ad approfondire le indagini proprio nell’area cimiteriale. Lo scavo si pone come una vera e propria “palestra” per i giovani archeologi che vogliono acquisire esperienza relativamente allo scavo di tombe e delle relative inumazioni: essi possono infatti confrontarsi con la problematica non trascurabile dell’individuazione della fossa, della messa in luce dello scheletro, della documentazione grafica e fotografica e infine del recupero delle singole ossa. Gli scheletri degli individui recuperati finora sono in fase di studio antropologico. Stessa cosa accadrà agli scheletri che verranno recuperati nella presente campagna di scavo.

Per info: Istituto Internazionale di Studi Liguri, via Romana 39, Bordighera (IM)

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Medioevo in Mostra al Castello di Belgioioso (PV), tra falconieri, lupari e fantasy

Medioevo in Mostra al Castello di Belgioioso (PV)

Giunta alla decima edizione, con i suoi oltre 100.000 visitatori è la rassegna internazionale di riferimento per i cultori dell’Età di Mezzo. Quest’anno si aggiungerà anche il fantasy.

Medioevo in mostra - Belgioioso 2009

Dalle 14 alle 20 di sabato 29 agosto e dalle 10 alle 20 di domenica 30 agosto 2009, al Castello di Belgioioso tornerà la manifestazione “Medioevo in Mostra”, che deve la sua duratura fama internazionale – la prima edizione risale infatti al 1996 – a un felice e unico connubio e cioè unire molteplici spettacoli e attrazioni di tipo medievale, accattivanti anche per i neofiti, al fatto di essere il luogo deputato d’incontro e confronto culturale per tutti coloro che operano filologicamente nella rievocazione di questo affascinante periodo storico.

Fra gli oltre 140 espositori provenienti da tutta Europa ci saranno università, musei, città d’arte, rocche e castelli, enti di ricerca e tutela storica, artigiani, oplologi, famosi e selezionati gruppi e associazioni di rievocazione storica medievale.

Nel parco del castello, sia sabato che domenica, saranno montati diversi accampamenti militari con ricostruzioni di vita da campo medievale, con molti banchi e botteghe di armaioli, calzolai, ricamatrici, amanuensi, erboristi, orafi, vasai e cesellatori, fra i quali si aggireranno e si esibiranno musici, saltimbanchi, burattinai, mangiafuoco e danzatrici. Non mancheranno naturalmente i falconieri – presenti domenica – con i loro affascinanti rapaci di diverse specie, tutti perfettamente addestrati così come realmente accadeva nel medioevo e che alle 17 circa di domenica stupiranno con le loro acrobazie nel volo libero. Per questo motivo, oltre che per la presenza di cavalli, per motivi prudenziali è assolutamente vietato l’ingresso ai cani e ad altri animali estranei all’organizzazione.

Fra gli animali messi in campo dall’organizzazione, anzi, ve ne saranno di particolari. Infatti, a Medioevo in Mostra a ogni edizione si affronta – con mostre o spettacoli – un tema diverso. Quello del 2009 sarà relativo ai lupari, addetti specializzati alla caccia al lupo che Carlo Magno nel IX secolo mise in campo in tutto l’impero. Allora i lupi erano un problema diffuso e grave, al contrario di oggi in cui questa specie è giustamente protetta.

Belgioioso - Medioevo fantasy 2009

Da non perdere, alle 16,30 di domenica, la Giostra della Quintana – tipica gara medievale in cui i cavalieri mettevano in mostra la loro abilità, oltre alle capacità dei loro destrieri – e il Torneo a Cavallo.

La novità più eclatante di questa edizione è che circa metà del parco del castello, vasto diversi ettari, sarà riservato al cosiddetto “medioevo fantastico” e cioè al fantasy. Qui, sarà presente un mercato in tema con articoli provenienti da tutto il mondo – corone elfiche, libri, spade hobbit, oggettistica Uruk-Hai e così via – nonché, sia sabato che domenica, laboratori didattici, scuole di magia e di incantesimi (con tanto di rilascio di attestato di mago), investiture di cavalieri, musicanti, danze e ballate elfiche, taverne e locande con cibi e vini “magici”. In castello sarà visitabile, già inclusa nel prezzo d’ingresso, anche una mostra su “Il Signore degli Anelli” relativa soprattutto a Orchi, Uruk-Hai, Nazgul e WitchKing. E chi vorrà avrà anche a disposizione molte postazioni di giochi di ruolo fantasy, con la possibilità di “scendere in campo” e partecipare.

Il biglietto d’ingresso, valido per un giorno, costerà 9 euro. Fino a 5 anni d’età l’ingresso è gratuito. E’ possibile ottenere il biglietto scontato a mezzo Internet su www.medioevoinmostra.com

In caso di maltempo la manifestazione avrà comunque regolare svolgimento essendo in buona parte al coperto.

PER INFO:

Castello di Belgioioso (Pv).

Tel.0382.970525

www.belgioioso.it

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Firenze, Museo Archeologico: “La donna nell’antichità dal tardo impero ai Longobardi. Nuove acquisizioni in Toscana”

Si apre con una galleria di sei donne al centro del potere negli anni tra la caduta dell’Impero Romano d’Occidente e la nascita del Sacro Romano Impero (Galla Placidia, Teodora, Amalasunta, Rosmunda, Teodolinda, Ermengarda) la mostra “La donna nell’antichità dal Tardo Impero ai Longobardi. Nuove acquisizioni in Toscana”, allestita presso il Museo Archeologico Nazionale di Firenze dall’8 marzo all’8 giugno 2009.

La donna nell'antichità - locandinaDopo una prima sezione introduttiva sul ruolo e la condizione della donna nel mondo romano, esemplificata attraverso busti, gemme, monete di età imperiale, si entra nel vivo della mostra con i ritrovamenti di età longobarda effettuati nel corso degli anni in Toscana.

I Longobardi arrivano nel Nord Italia al seguito di re Alboino nel 568 d.C. Incursioni longobarde tra gli anni 569 e 570 danno origine ai Ducati di Lucca e Chiusi in Toscana, e di Spoleto, mentre nel Sud Italia il ducato di Benevento viene fondato nel 571. La presenza longobarda resiste in Italia fino al 774, solo a Benevento perdura fino a metà dell’XI secolo.

Oltre che dalle fonti, la presenza longobarda in Toscana è confermata dalle numerose attestazioni archeologiche rinvenute nella Regione. I Longobardi sono documentati a Lucca, Chiusi, Grosseto, Pisa, Arezzo, Fiesole.

Si tratta per lo più di ritrovamenti legati a contesti funerari: la ritualità della morte in età longobarda è particolarmente complessa, in quanto si sovrappongono differenti rituali (romano-cristiano, longobardo-cristiano e germanico tradizionale) che oscillano tra una sfera privata – familiare, e una pubblica – di gruppo. Le aree cimiteriali sono organizzate razionalmente, con le sepolture disposte in fosse in sequenza ordinata, allineate le une alle altre a formare gruppi in file parallele orientate Est-Ovest. La testa del defunto è rivolta ad Ovest e la tomba non è segnalata da lapidi, ma da cumuli di pietre, segnacoli muti e umili, ma inequivocabili.

La donna nell'antichità - Sepoltura FiesoleLa mostra ci presenta un’ampia panoramica sulla società longobarda, e in particolare della donna, proprio attraverso i corredi delle tombe femminili. La casistica, piuttosto ampia, comprende un corredo funebre da Bolsena, dal sepolcreto di Santa Cristina, consistente in orecchini a cestello in oro, spilloni, un’armilla in bronzo; il corredo infantile dalla Tomba 57 da Arezzo – colle del Pionta, nella quale era sepolta una bambina che indossava il velo aureo e che la stratigrafia ha datato al VII secolo d.C.; il corredo di una tomba femminile dalla necropoli dell’Arcisa, a Chiusi.

Ma la mostra insiste in particolar modo sui recenti ritrovamenti avvenuti negli scavi di Fiesole, in Piazza Garibaldi, dove ben sei sepolcreti si installano sui resti della città romana in abbandono tra fine VI e il VII secolo d.C. Delle 40 tombe rinvenute, appartenenti a individui maschili, femminili e infanti, sono esposte in mostra la restituzione di una tomba di una donna di rango, la “Principessa” e di un guerriero, entrambe della I metà del VII secolo d.C. e il corredo di alcune altre sepolture femminili e infantili. La “Principessa” e il guerriero sono emblematici nell’esprimere i costumi funerari dell’epoca: la donna ha, accanto alla testa, una croce in lamina d’oro usata più come talismano che come simbolo religioso, secondo una moda diffusa all’epoca presso le popolazioni longobarde che erano venute a contatto con gli autoctoni cristiani, e inoltre ha spilloni in oro e suppellettile in vetro; il guerriero è seppellito con la sua lunga spatha, lo scudo dall’umbone in ferro e una cuspide di lancia in ferro “a foglia d’alloro”.

La lettura delle fonti storiche, opportunamente completata con i risultati delle indagini archeologiche, contribuisce a chiarire il quadro della presenza longobarda nella Toscana altomedievale. In particolare, per quello che riguarda la donna, ci permette di comprenderne il ruolo all’interno di una società fortemente maschilista: la donna è completamente soggetta all’uomo, al padre prima e al marito poi. Solo con l’avvenuta cristianizzazione, il vincolo del Matrimonio non sarà più solo un mero contratto, ma verrà investito di un valore sacro.

Nella discesa attraverso l’Italia, nel contatto con le popolazioni autoctone muta l’abbigliamento femminile: quattro fibule a S o a disco sul petto nelle tombe più antiche vengono sostituite da un’unica fibula a disco sul petto a chiudere il mantello secondo l’usanza bizantino-romana. Anche gli orecchini a cestello, prima sconosciuti, entrano nei corredi. Le donne longobarde manterranno questa nuova moda almeno fino alla fine del VII secolo, fino a quando, cioè, non verranno seppellite senza corredo secondo l’invalso costume funerario autoctono.

La mostra, allestita al piano terra del Museo Archeologico Nazionale di Firenze, fa luce su una fase storica e archeologica della Toscana che solitamente passa in secondo piano e che sicuramente è meno conosciuta rispetto ad altri periodi storici e ad altre società che fiorirono nella Regione (si pensi agli Etruschi, all’età romana, o al Rinascimento). Questa mostra, dunque, colma una lacuna e va ad inserirsi in quella linea, aperta con le esposizioni e le scoperte degli anni più recenti nel Nord Italia, volte proprio a far conoscere al grande pubblico i Longobardi.

Marina Lo Blundo

Info:

Museo Archeologico Nazionale di Firenze,

Piazza SS. Annunziata, 9

Ingresso: compreso nel biglietto di ingresso al Museo

Peccioli e la Valdera dal Medioevo all’Ottocento. Itinerari archeologici fra Pisa e Volterra

Peccioli e la Valdera dal Medioevo all’Ottocento.
Itinerari archeologici fra Pisa e Volterra

Sabato 18 aprile, ore 10.00
Centro Polivalente
Via del Carmine, Peccioli (Pi)

I paesaggi della Valdera non celano solo le tombe, i santuari, le fattorie etrusche e romane che hanno alimentato la ricerca archeologica dal Settecento ai nostri giorni, con i risultati che è oggi possibile apprezzare sia nei musei del territorio, che in una ricca serie di pubblicazioni.

Da quasi trenta anni, infatti, lo scavo rivela anche la trasformazione dei paesaggi e degli insediamenti, e le tracce delle attività produttive, che hanno segnato la vita del territorio in età medievale e moderna, sedimentandosi nelle forme che ancora connotano gran parte del territorio e dei centri storici.

La Giornata di Studio, organizzata dalla Fondazione Peccioliper, si propone di consentire – a vari livelli – la diffusione dei risultati conseguiti negli ultimi anni, anche grazie al moltiplicarsi dell’attività di tutela e di ricerca, e di confrontarli con le esperienze delle aree urbane di Pisa e Volterra, e dell’area che va dal Valdarno alla Valle del Cecina.

Giornata Studio Peccioliper

Alla rassegna dei dati di scavo nel territorio, presentati in modo da far risaltare le trasformazioni del paesaggio, seguirà dunque l’analisi dei ‘casi’ di Pisa e Volterra, per giungere infine ad una sequenza di contesti della Valdera, che permettono di affrontare i temi della circolazione monetaria, delle tecniche costruttive, delle attività produttive e della loro relazione con gli assetti sociali, integrandosi in specifiche ricerche sul territorio di Peccioli.

Firenze – Da Petra a Shawbak. Archeologia di una frontiera – In mostra dal 19 giugno al 30 settembre 2009

Grazie a 20 anni di ricerche della Missione archeologica dell’Università di Firenze, Shawbak è riemersa dalle sabbie del deserto meridionale della Giordania.
Per quasi due millenni questa città “incastellata” fu il fulcro di un’area strategica tra due potentati, l’Egitto e la Siria, poi venne la perdita di ruolo e l’abbandono.

Shawbak - Il castello - Foto di Mauro Foli

Shawbak - Il castello - Foto di Mauro Foli

Gli scavi italo-giordani hanno restituito una delle più affascinati aree archeologico-monumentali di tutto il Mediterraneo orientale ed uno dei più vivaci punto di incontro tra culture diverse: in epoca “medievale”, Shawbak rappresentò la sintesi tra le influenze dell’Europa cristiana e l’Oriente islamico.

Le ricerche condotte su questo particolare periodo hanno stimolato una revisione dell’immagine ottocentesca delle “crociate”, tutt’ora usata, talvolta in modo strumentale, sia nell’Islam che in Occidente, a favore di una continua compenetrazione in area euro-mediterranea tra Islam e Cristianità.

Una grande, spettacolare esposizione racconterà, per la prima volta, la storia di questa lunga, complessa “rinascita” di Shawbak e, con essa, darà conto delle più recenti scoperte nell’area della Transgiordania che ha in Petra il suo centro più noto. E da Petra, oltre che da Shawbak giungeranno reperti sino ad oggi mai esposti al pubblico, frutto appunto di scoperte degli ultimi anni.

Ad ospitare la grande esposizione sarà, dal 19 giugno al 30 settembre, la Limonaia di Palazzo Pitti.
La mostra “Da Petra a Shawbak. Archeologia di una frontiera” gode dell’alto patronato di S.M. la Regina di Giordania e del Presidente della Repubblica d’Italia. A promuoverla sono l’Università di Firenze, il Departement of Antiquites of Jordan e il Polo Museale Fiorentino. La mostra è curata da Guido Vannini dell’Università di Firenze con l’apporto di un comitato scientifico internazionale.

Le ricerche della missione archeologica, e la mostra, intendono quindi concentrarsi sulle modalità attraverso cui il secolo ‘crociato’ riattivò in questa terra la struttura storica della ‘frontiera’ che, in termini di diacronia ‘intermittente’, rappresenta forse la più importante radice identitaria dell’intera Transgiordania.

Il recupero della sua antica funzione di cesura e cerniera tra nord ‘siriano’ e sud ‘egiziano’ (i potentati storici della regione) – con il breve riemergere, dopo la gloriosa stagione nabateo-romano-bizantina, fra ed est ‘arabo’ e ovest ‘mediterraneo’ – restituì alla regione, reinterpretandolo profondamente, un ruolo che essa sembra perdere ogni volta che diventa solo la zona interna di un più vasto dominio.

La valle di Petra ed il suo ‘sistema’ territoriale trasgiordano perderanno, infatti, nuovamente con l’abbandono crociato dell’intera valle del Giordano questo ruolo baricentrico, alla fine del secolo; e tuttavia la documentazione archeologica raccolta, sorprendentemente, dimostra che la regione non tornerà alla collocazione periferica in cui si trovava all’arrivo degli europei, finendo per acquisire – come concreto esito storico, oltre le intenzioni o la stessa consapevolezza degli europei – una rinnovata, precisa identità, ben rappresentata dalla continuità di funzione autonoma sia amministrativa che militare, mantenuta dagli Ayyubidi e dai Mamelucchi e non più perduta, ai due centri egemoni di Shawbak e della stessa antica città di Karak con il suo grande castello ‘urbano’, il Crac de Moab.

Sotto il profilo delle installazioni, la mostra intende caratterizzarsi per l’impiego di un ampio spettro di soluzioni espositive, da quelle più tradizionali ad ipermedia dedicati, al fine di ottimizzare la comunicazione dei contenuti. Dato il tema squisitamente storiografico oggetto dell’iniziativa si prevede di realizzare un’integrazione delle classi di media
disponibili, senza una gerarchia precostituita che affidi un ruolo centrale di comunicazione a una classe specifica di oggetti (es. manufatti, ricostruzioni virtuali, etc.).

In accordo con tale impostazione, oltre che con le più recenti tendenze del display archeologico, anche la selezione dei manufatti sarà effettuata con l’obbiettivo di esporre un numero limitato di pezzi estremamente significativi e caratterizzati da eccezionali capacità documentarie. La selezione sarà operata tra i reperti recuperati dalla missione archeologica fiorentina, tra i pezzi conservati presso i musei nazionali giordani e tra quelli rinvenuti dalle missioni internazionali operanti in Giordania (la maggior parte dei quali saranno presentati al pubblico per la prima volta in questa occasione). Un piccolo ma significativo contributo verrà infine dalle collezioni storiche fiorentine di arte islamica, con il duplice obbiettivo di promuovere la conoscenza di questo straordinario patriminio e di sottolinearne il contributo nella definizione dell’identità cosmopolita della città.

Particolare attenzione sarà infine dedicata alla realizzazione, secondo le metodologie più aggiornate ed innovative, di ‘percorsi sensoriali’ per stimolare l’apprendimento dei contenuti della mostra da parte dei visitatori più giovani (7-16 anni) oltre che per rendere fruibile il percorso espositivo da parte dei visitatori portatori di handicap motori e visivi.

Per maggiori informazioni sul “Progetto Shawbak – Ricerca, conservazione e valorizzazione del Crac de Montreal” è a disposizione un sito web ricco di informazioni alla pagina http://www.shawbak.net/.

Per informazioni su Palazzo Pitti, il sito da visitare è http://www.polomuseale.firenze.it/musei/palazzopitti/

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