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	<title>ArcheoBlog &#187; Mala Archeologia</title>
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	<description>News di Archeologia</description>
	<lastBuildDate>Fri, 03 Sep 2010 06:31:38 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Operazione Andromeda: rimpatriati reperti archeologici da 15 milioni di euro</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Jul 2010 06:00:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elisa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicati stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Mala Archeologia]]></category>
		<category><![CDATA[Nuovi Ritrovamenti]]></category>
		<category><![CDATA[recupero beni culturali]]></category>
		<category><![CDATA[scavi clandestini]]></category>
		<category><![CDATA[traffico reperti]]></category>

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		<description><![CDATA[RECUPERATO IN SVIZZERA OLTRE 300 STRAORDINARI REPERTI ARCHEOLOGICI Presentati nel prestigioso e spettacolare scenario della piattaforma dell’arena del Colosseo, trecentotrentasette eccezionali reperti archeologici, provenienti da Lazio, Puglia, Sardegna e Magna Grecia, di epoca compresa tra VIII secolo a.C. e IV secolo d.C., che i Carabinieri del Reparto Operativo Tutela Patrimonio Culturale hanno rimpatriato da Ginevra (Svizzera), il 25 giugno 2010. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>RECUPERATO IN SVIZZERA OLTRE 300 STRAORDINARI REPERTI ARCHEOLOGICI</p>
<p>Presentati nel prestigioso e spettacolare scenario della piattaforma dell’<strong>arena del Colosseo</strong>, <strong>trecentotrentasette eccezionali reperti archeologici</strong>, provenienti da Lazio, Puglia, Sardegna e Magna Grecia, di <strong>epoca compresa tra VIII secolo a.C. e IV secolo d.C</strong>., che i Carabinieri del Reparto Operativo Tutela Patrimonio Culturale hanno <strong>rimpatriato da Ginevra (Svizzera)</strong>, il 25 giugno 2010.</p>
<p><a href="http://archeoblog.net/wp-content/uploads/2010/07/andromeda.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2121" title="andromeda" src="http://archeoblog.net/wp-content/uploads/2010/07/andromeda.jpg" alt="" width="500" height="326" /></a></p>
<p>Tra i beni spiccano moltissimi <strong>oggetti di grandi dimensioni</strong> e alcuni <strong>rarissimi</strong> ed unici nel loro genere: <em>loutrophoros</em>, statue in marmo raffiguranti la dea <strong>Venere</strong>,<strong> crateri a volute</strong> apuli e attici, crateri a mascherone canosini, <em>kylix</em> calcidiche, oggetti in <strong>bronzo</strong> (tra cui padelle, <em>hydriae</em>, statuette ed un tripode), <strong>ferri chirurgici, affreschi </strong>pompeiani, una navicella e due <strong>guerrieri nuragici</strong>, il cui valore sul mercato illecito è determinato sulla base della loro grandezza in centimetri (circa diecimila euro a centimetro). Il valore patrimoniale complessivo delle opere supera i <strong>quindici milioni di euro</strong>.</p>
<p>I reperti sono stati sequestrati dalle autorità svizzere, nel corso di indagini iniziate nel 2008 dalla sezione archeologia del Reparto Operativo, su rogatoria internazionale emessa dalla Procura della Repubblica di Roma. L’importante recupero è un nuovo successo nell’azione di contrasto che il Comando TPC svolge da anni per arginare il traffico di reperti archeologici scavati illegalmente in comprensori italiani. L’indagine, denominata convenzionalmente “<strong>Andromeda</strong>”, prende spunto dagli approfondimenti del caso Medici. In particolare, i Carabinieri individuarono un noto commerciante londinese,<strong> Robin Symes</strong>, che tra gli anni ’70 ed ’80 era diventato il<strong> punto di riferimento di tantissimi ricettatori</strong> del settore. Basti pensare, a titolo di esempio, che è stato lui il <strong>curatore della vendita della Venere di Morgantina al Getty Museum</strong> di Malibù, opera che rientrerà in Italia nel gennaio 2011. La sua carriera, per lungo tempo in continua ascesa, si fermò quando, presso una lussuosa villa alle porte di Orvieto, il suo socio e compagno perse la vita in un incidente. L’impero costruito dal Symes vacillò poiché coinvolto, in Inghilterra, anche in vicende giudiziarie civilistiche, intentate dagli eredi del convivente. Le attività hanno portato a ritenere che il dealer per cercare di salvare la sua libertà personale e patrimoniale, trasferì i suoi <strong>interessi commerciali in Svizzera.</strong></p>
<p><strong><a href="http://archeoblog.net/wp-content/uploads/2010/07/reperti-andromeda.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2123" title="reperti-andromeda" src="http://archeoblog.net/wp-content/uploads/2010/07/reperti-andromeda.jpg" alt="" width="500" height="330" /></a><br />
</strong></p>
<p>A seguito di ulteriori rogatorie, nel mese di dicembre 2008, sono stati perquisiti nove locali, adibiti a magazzini nel predetto porto franco, riconducibili a un<strong> importante mercante giapponese</strong>, ove sono stati rinvenuti circa <strong>20.000 beni d’arte</strong>, provenienti da ogni parte del mondo, molti dei quali di chiara provenienza da aree archeologiche italiane. Sulla base quindi delle evidenze investigative e dei riscontri scientifici dei consulenti tecnici è stata comprovata, inconfutabilmente, la<strong> provenienza dei reperti da scavi clandestini in Italia</strong>.</p>
<p><em>Foto:</em></p>
<p><a href="http://roma.repubblica.it/cronaca/2010/07/16/foto/reperti_archeologici_al_colosseo-5629109/1/" target="_blank">http://roma.repubblica.it/cronaca/2010/07/16/foto/reperti_archeologici_al_colosseo-5629109/1/</a></p>
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		<title>Roma, crolla parte della Domus Aurea</title>
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		<pubDate>Wed, 31 Mar 2010 11:54:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elisa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Epoca Romana]]></category>
		<category><![CDATA[Mala Archeologia]]></category>
		<category><![CDATA[crollo]]></category>
		<category><![CDATA[domus aurea]]></category>
		<category><![CDATA[roma]]></category>

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		<description><![CDATA[La volta della galleria Traianea (costruita nel 109 d.C.), è franata ieri mattina nel complesso archeologico della Domus Aurea a Colle Oppio. Il crollo, avvenuto all’alba, ha interessato 60 metri della volta ed è stato provocato dallo smottamento del giardino soprastante che si affaccia proprio sull’anfiteatro Flavio. Secondo le prime perizie dei vigili del fuoco, la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>volta della galleria Traianea</strong> (costruita nel 109 d.C.), è franata ieri mattina nel <strong><a href="http://archeoroma.beniculturali.it/it/luoghi/aree_monumenti/domus_aurea" target="_blank">complesso archeologico della Domus Aurea</a></strong> a Colle Oppio. Il crollo, avvenuto all’alba, ha interessato <strong>60 metri della volta</strong> ed è stato provocato dallo <strong>smottamento del giardino soprastante</strong> che si affaccia proprio sull’anfiteatro Flavio. Secondo le prime perizie dei vigili del fuoco, la voragine è stata provocata da <strong>infiltrazioni piovane</strong>.</p>
<p><a href="http://archeoblog.net/wp-content/uploads/2010/03/domus-aurea-1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2020" title="domus-aurea-1" src="http://archeoblog.net/wp-content/uploads/2010/03/domus-aurea-1.jpg" alt="" width="500" height="333" /></a></p>
<p>La «<strong>quindicesima stanza</strong>», così viene chiamata dagli studiosi l’area interessata dal crollo, fa parte delle gallerie Traianee, costruite a poca distanza dalla celeberrima Domus Aurea neroniana (64 d.C.). Secondo i primi rilievi il <strong>cedimento non ha interessato</strong> altre parti dell’area archeologica e tantomeno<strong> il capolavoro neroniano.</strong></p>
<p>Sul posto sono al lavoro anche le squadre della Protezione civile che, con assi di legno e sacchi di sabbia, non solo stanno mettendo in sicurezza il sito ma intendono in questo modo proteggerlo da potenziali precipitazioni. <strong>La chiusura dell’area</strong>, spiega Giuseppe Proietti della Soprintendenza archeologica di Roma, è stata disposta in via precauzionale, in attesa che venga fatta un’accurata perizia geologica su tutta la zona. La preoccupazione maggiore, secondo gli archeologi interpellati, è il rischio connesso al fatto che le gallerie si trovano proprio<strong> sotto un giardino pubblico</strong> e al fatto che alcuni di quegli stessi ambienti vengono usati per i laboratori di archeologia.</p>
<p>A conti fatti, sono <strong>più di 150 gli ambienti archeologici </strong>nel complesso della Domus Aurea che, per <strong>mancanza di fondi</strong>, non sono ancora stati impermeabilizzati e sui quali l’umidità esercita un effetto continuo. A ricordarlo è lo stesso direttore tecnico della Domus Aurea, <strong>Antonello Vodret</strong>.</p>
<p>“Al di là dei danni provocati dal crollo, che a giudicare dalle immagini televisive appaiono di una certa entità – dichiara <strong>Tsao Cevoli, presidente dell’Associazione Nazionale Archeologi</strong> – la cosa più grave è che sia stata <strong>sfiorata una vera e propria tragedia</strong> poiché l’ambiente crollato è stato frequentato fino a pochi giorni fa da colleghi archeologi alle prese con la schedatura di reperti. Alcuni di essi avevano<strong> notato e segnalato le infiltrazioni</strong> ma non sono stati presi in considerazione. E’ gravissimo che un monumento di tale importanza continui a versare da anni in uno stato di degrado e di abbandono, tanto più che il monumento è affidato ormai da tempo alla<strong> gestione straordinaria di un commissario governativo.</strong> Stupisce che l’ing. Marchetti denunci con tale enfasi il pericolo soltanto adesso, a crollo avvenuto. Evidentemente non è a conoscenza del fatto che <strong>la sala crollata fosse adibita a laboratorio </strong>per le esercitazioni degli<strong> studenti di Archeologia della Sapienza.</strong> Alla luce dell’ennesimo fallimento della politica commissariale, auspichiamo che il Governo inverta la rotta promuovendo una gestione ordinaria razionale ed efficiente e avviando un potenziamento delle strutture pubbliche di tutela, a cominciare da un incremento delle risorse e di personale tecnico qualificato&#8221;</p>
<p>Adesso bisogna rimboccarsi le maniche e riparare il danno. La prima ipotesi è quella di uno<strong> stanziamento «straordinario» e i «immediato» di due milioni di euro</strong>. L’annuncio arriva da <strong>Francesco Giro, sottosegretario ai Beni Culturali</strong>, che ieri ha visitato la zona interessata dal crollo insieme con il ministro Sandro Bondi e il sindaco di Roma Gianni Alemanno.</p>
<p><em>Fonte:</em></p>
<p><a href="http://www.ilgiornale.it/interni/la_domus_aurea_perde_pezzi_crolla_soffitto_galleria/31-03-2010/articolo-id=433859-page=0-comments=1" target="_blank">http://www.ilgiornale.it/interni/la_domus_aurea_perde_pezzi_crolla_soffitto_galleria&#8230;</a></p>
<p><em>Immagini:</em></p>
<p><a href="http://roma.corriere.it/roma/gallery/roma/03-2010/crollo_domus_aurea/1/crollo-domus-aurea_ac53417a-3be6-11df-80d0-00144f02aabe.shtml#1" target="_blank">http://roma.corriere.it/roma/gallery/roma/03-2010/crollo_domus_aurea/1/crollo-domus-aurea_ac53417a-3be6-11df-80d0-00144f02aabe.shtml#1</a></p>
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		<title>17 aprile 2010, a Montefiascone convegno su &#8220;Le Archeomafie&#8221;</title>
		<link>http://archeoblog.net/2010/17-aprile-2010-a-montefiascone-convegno-su-le-archeomafie/</link>
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		<pubDate>Tue, 16 Mar 2010 06:14:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elisa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicati stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Conferenze]]></category>
		<category><![CDATA[Mala Archeologia]]></category>
		<category><![CDATA[archeomafie]]></category>
		<category><![CDATA[convegno]]></category>
		<category><![CDATA[traffico clandestino]]></category>

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		<description><![CDATA[Il &#8220;Centro Studi di Criminologia &#8220; del Centro di Promozione Culturale Týrris ONLUS Viterbo in collaborazione con la Camera Penale di Viterbo e in collaborazione con OIA – Osservatorio Internazionale Archeomafie presenta il CONVEGNO di Studio: &#8220;Le Archeomafie: reati contro il patrimonio artistico e traffico illecito di beni culturali&#8221; Rocca dei Papi,Montefiascone, 17 aprile 2010 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il<strong> &#8220;Centro Studi di Criminologia &#8220;</strong> del <strong>Centro di Promozione Culturale Týrris</strong> ONLUS Viterbo in collaborazione con la <strong>Camera Penale di Viterbo</strong> e in collaborazione con OIA – Osservatorio Internazionale Archeomafie presenta il CONVEGNO di Studio:</p>
<h3 style="text-align: center;">&#8220;Le Archeomafie: reati contro il patrimonio artistico e traffico illecito di beni culturali&#8221;</h3>
<address style="text-align: center;">Rocca dei Papi,Montefiascone,<br />
17 aprile 2010 ore 8,40 &#8211; 14,00</address>
<p>Sono definite &#8220;<strong>archeomafie</strong>&#8221; le organizzazioni criminali o settori di esse che operano nel <strong>settore degli scavi clandestini</strong>, del furto e del traffico illecito internazionale di <strong>opere d’arte e reperti archeologici.</strong> La definizione &#8220;archeomafie&#8221; deriva dalla constatazione che il furto di opere d’arte e di reperti archeologici, che provengano da un museo o da uno scavo clandestino, è solo il primo diuna lunga serie di passaggi che, attraverso il mercato clandestino, porta queste opere nelle mani dispregiudicati collezionisti o curatori di musei.</p>
<p>Se un furto da una collezione o da un museo, oppure uno scavo clandestino possono anche essere opera di <strong>ladri isolati o di improvvisati tombaroli</strong>, i passaggi successivi, l’esportazione clandestina delle opere d’arte e dei reperti archeologici e il loro inserimento in<strong> circuiti di vendita internazionali</strong>,presuppongono una<strong> rete criminale ben strutturata</strong>, capace di gestire questi traffici a più livelli, da quello locale a quello internazionale, di far perdere le tracce della provenienza illecita delle opere e di attuare il loro decisivo passaggio dal mercato clandestino a quello “legale”. Questa rete, soprattutto in zone come l’Italia centro-meridionale, che sono al tempo stesso tra le più ricche del Mediterraneo dal punto di vista del patrimonio culturale, ma anche tra le più soggette ad un capillare controllo del territorio da parte della criminalità organizzata, non può che essere gestita da organizzazioni criminali di stampo mafioso, le cosiddette “archeomafie”.</p>
<p><em><strong>Obiettivi:</strong></em><br />
Far acquisire competenze che consentano attraverso l’aggiornamento tecnico e legale di migliorare la<strong> conoscenza del fenomeno per maturare maggiore consapevolezza</strong> nella capacità di contrasto.</p>
<p><em><strong>Destinatari:</strong></em><br />
avvocati, archeologi, forze dell’ordine, dottori in beni culturali, restauratori, operatori museali, funzionari del ministero dei beni culturali, bibliotecari, architetti, ingegneri, studenti universitari in discipline attinenti.</p>
<p>La Direzione scientifica ed il coordinamento sono affidati alla <strong>Dr.ssa Rita Giorgi.</strong></p>
<p><strong><em>PROGRAMMA:</em></strong><br />
Inizio lavori           ore 8,40<br />
Coffee break             ore 11,00 – 11,15<br />
Fine dei lavori         ore 14,00<br />
Ore 8,40 – 9,00<br />
Accoglimento e registrazione partecipanti<br />
Rilascio Kit del convegno<br />
Ore 9,00 – 9,10 Presentazione e saluti (Dr.ssa Rita Giorgi).<br />
Ore 9,10 – 9,45<strong> Il D. Lgs. 22 gennaio 2004 n. 42 e successive modifiche. Le norme a tutela del bene culturale e il reato di possesso illecito di opere d’arte appartenenti allo Stato</strong>. (Relatore: Avv. Giuseppe La Bella, membro del consiglio Direttivo della Camera Penale di Viterbo)<br />
Ore 9,45 – 10,15 <strong>La cultura della mafia: dal &#8220;pensiero mafioso&#8221; alla criminalità organizzata.</strong> (Relatore &#8211; Dr.ssa Antonella Pomilla &#8211; Psicologo Clinico, Criminologo, Dottoranda di Ricerca in Psichiatria presso la &#8220;Sapienza&#8221; Università di Roma.)<br />
Ore 10,15 – 11,00<strong> Le &#8220;archeomafie&#8221; e il traffico illecito internazionale di beni culturali.</strong> (Relatore &#8211; Dr. Tsao Cevoli – Archeologo, Giornalista &#8211; Direttore dell’OIA – Osservatorio Internazionale Archeomafie – Presidente dell’Ana – Associazione Nazionale Archeologi)<br />
11,00 – 11,15 Coffee break<br />
Ore 11,15 – 11,45 <strong>La sicurezza e la salvaguardia del patrimonio culturale nazionale attraverso l&#8217;azione di prevenzione e repressione delle violazioni alla legislazione di tutela dei beni culturali.</strong> (Relatore: Capitano Massimiliano Quagliarella – Comandante della sezione Archeologia del RepartoOperativo Tutela Patrimonio Culturale )<br />
Ore 11,45 – 12,20 <strong>Gli obblighi del cittadino in possesso di beni archeologici o artistici.</strong> (Relatore: Tenente Luigi De Gregorio – Comandante Tenenza della Guardia di Finanza di Tarquinia )<br />
Ore 12,20 – 12,45 <strong>La tutela e la conservazione del patrimonio artistico del Lazio: l&#8217;attività della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Etruria Meridionale.</strong> (Relatore: designato dalla .Soprintendenza Archeologica Etr. Mer. Lazio)<br />
Ore 12,45 – 13,20 <strong>La situazione del territorio della provincia di Viterbo: tutela del patrimonio ambientale e culturale </strong>(Relatore : Dr. Leoni -Comandante del Corpo Forestale dello Stato di Viterbo )<br />
Ore 13,20 – 14,00 Conclusioni (Avv. Massimo Pistilli)</p>
<p>E’ previsto:<br />
Compilazione questionario di Valutazione e di Gradimento.<br />
Rilascio attestati<br />
Rilascio Crediti CFN</p>
<p><strong><em>COMITATO SCIENTIFICO:</em></strong><br />
Rita Giorgi (direzione e coordinamento), Tsao Cevoli, Maurizio Montalto, Massimo Pistilli , Antonella Pomilla<br />
La Segreteria Organizzativa è così composta<br />
Presidente Týrris Onlus – Marcello Cevoli<br />
Docente Sonia Fanelli</p>
<p><strong>Quota di partecipazione: 25 €</strong><br />
20 € (Avvocati iscritti Camere penali)<br />
10 € (Studenti universitari )</p>
<p>Centro di Promozione Culturale Týrris O.N.L.U.S. Via della Volta Buia, 51 01100 Viterbo.  3</p>
<p>CF:90073000565 Tel. 0761092452 Cell. 334 9694130 – 335 1266289</p>
<p>E-mail: <a href="mailto:direzione@tyrris.it">direzione@tyrris.it</a></p>
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		<title>Presentato in anteprima il &#8220;Tesoro di Serrapetrona&#8221;</title>
		<link>http://archeoblog.net/2009/presentato-in-anteprima-il-tesoro-di-serrapetrona/</link>
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		<pubDate>Fri, 09 Oct 2009 14:55:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marina lo blundo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Conferenze]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Mala Archeologia]]></category>
		<category><![CDATA[Nuovi Ritrovamenti]]></category>
		<category><![CDATA[recupero reperti]]></category>
		<category><![CDATA[serrapetrona]]></category>

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		<description><![CDATA[C&#8217;era una volta un insospettabile e distinto signore che viveva a Serrapetrona, piccolo paesino nella provincia di Macerata. Un giorno il distinto signore, che mai aveva permesso ad alcuno di entrare in casa propria, molto geloso delle sue cose, morì senza che nessuno lo sapesse. Quando finalmente, allarmati, i vicini fecero intervenire i carabinieri per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;era una volta un insospettabile e distinto signore che viveva a Serrapetrona, piccolo paesino nella provincia di Macerata. Un giorno il distinto signore, che mai aveva permesso ad alcuno di entrare in casa propria, molto geloso delle sue cose, morì senza che nessuno lo sapesse. Quando finalmente, allarmati, i vicini fecero intervenire i carabinieri per scoprire cosa fosse successo, le Forze dell&#8217;Ordine, entrate in casa del distinto signore, trasecolarono alla vista di ciò che si presentò loro davanti: un vero e proprio <strong>museo di antichità</strong>, anzi, un <em>cabinet des merveilles</em>, data l&#8217;eterogeneità e la grande quantità di oggetti sistemati in apposite vetrine all&#8217;interno dell&#8217;abitazione.</p>
<p>E così <strong>Giorgio Recchi</strong>, anonimo e insospettabile cittadino di Serrapetrona ha rivelato, da morto, il suo segreto: una collezione di<strong> splendidi oggetti archeologici e paleontologici</strong>, raccolta per anni con gusto e fervore collezionistico, formata acquistando chiaramente sul mercato antiquario clandestino splendide vestigia del passato che ogni museo sognerebbe di avere. Giorgio Recchi collezionava per sé e per sé soltanto. Non permetteva ad alcuno di entrare in casa proprio per evitare delazioni – è illegale acquistare oggetti archeologici sul mercato antiquario se non sono accompagnati da un certificato che ne attesti la possibilità di essere venduti – e per evitare quindi che la sua collezione venisse acquisita in toto dallo Stato – come la legge, di fatto, prevede. Ma, ironia della sorte, il nostro collezionista muore e la sua collezione passa proprio in mano allo Stato. Le Istituzioni, Soprintendenza archeologica delle Marche innanzitutto, e il Comune di Serrapetrona, scorgono in questo insperato “tesoro” un&#8217;opportunità di sviluppo e di crescita culturale per il piccolo centro marchigiano.</p>
<p>Questo è ciò che è stato presentato sabato 26 settembre 2009 a <strong>Serrapetrona</strong>. Sono intervenuti a presentare al pubblico l&#8217;insperata scoperta e le prospettive future l&#8217;ispettore di Soprintendenza Mara Silvestrini, il paleontologo Umberto Nicosia e Nicoletta Frapiccini. Hanno celebrato il “tesoro” come un&#8217;opportunità unica per il paesino, mentre hanno solo vagamente accennato al fatto che si tratta del frutto di un&#8217;azione illecita perpetrata per anni ai danni del Patrimonio Culturale italiano e non solo. Troppo indulgenti, quando a proposito di Recchi dicono che era un collezionista amante del bello&#8230;</p>
<p>La Silvestrini ha insistito sul progetto di dotare Serrapetrona di un <strong>museo didattico</strong> a partire da questa collezione, che ammonta a ben <strong>2500 pezzi </strong>divisibili in una sezione archeologica, una paleontologica e una numismatica.</p>
<p>La Frapiccini per parte sua espone solo alcuni tra i pezzi più significativi della collezione archeologica. Una collezione, che non è difficile dedurre, si è formata grazie a quella<strong> piaga sociale che è il mercato antiquario</strong> in cui affluiscono le ruberie degli scavi clandestini – quando addirittura non si tratta di furti su commissione. Tra i pezzi vengono presentati <strong>buccheri</strong> di VII-VI secolo a.C., <strong>anfore</strong> tetransate con motivi geometrici e pesci sovradipinti in rosso dell&#8217;Etruria Meridionale (VII secolo), un&#8217;<strong>olpe protocorinzia</strong> di officina greca forse addirittura attribuibile al pittore Vaticano 63 (630-610 a.C.), oltre a <strong>manufatti egizi in faïence e in bronzo</strong> raffiguranti Horus e Osiride. Non mancano gli specchi etruschi, uno splendido <strong>rhyton</strong> terminante a testa di cane, un piatto da pesce e alcuni vasi nello stile di Gnatia provenienti dall&#8217;Italia Meridionale. La collezione numismatica conta invece le emissioni di età imperiale: solo pochi imperatori mancano all&#8217;appello.</p>
<p>Si tratta di materiale stupendo, ben conservato e scelto, ma tuttavia fuori contesto, per cui manca ogni collegamento col territorio di provenienza ed è ormai <strong>irrimediabilmente perduta una parte importante di informazioni</strong> sul luogo di rinvenimento, sul proprietario in antico, sull&#8217;officina che l&#8217;aveva prodotto.</p>
<p>Umberto Nicosia, per parte sua, ha presentato invece la<strong> sezione paleontologica</strong>. Non si tratta di semplici resti fossili presi a caso, ma rispondenti, invece, ad un preciso progetto che mirava a riunire insieme tutta la storia dell&#8217;evoluzione, <strong>dai primi invertebrati fino ai piccoli dinosauri</strong>, ai primi uccelli e mammiferi. Un vero e proprio “Paese dei Balocchi” lo definisce Nicosia, proprio perché è la collezione ideale per chi vuole insegnare, e conoscere, la biodiversità. L&#8217;importanza didattica, e la sua unicità, viene più volte sottolineata. Alcuni tra i più fragili esemplari della collezione sono già stati sottoposti ad un intervento di restauro.<br />
Quello di Recchi, viene infine ribadito, è un enorme patrimonio culturale recuperato alla fruizione pubblica.</p>
<p>Tutto è bene quel che finisce bene, insomma. Un insospettabile collezionista regala, suo malgrado, una collezione meravigliosa alle pubbliche Istituzioni, com&#8217;è giusto che sia, dato che fortunatamente in Italia la legge prevede che oggetti ritenuti di interesse culturale vengano acquisiti dallo Stato. Lo Stato riesce a <strong>recuperare una collezione privata</strong> e a trasformarla (almeno questo è il progetto) in un polo museale didattico che farà la fortuna di Serrapetrona, finora  nota ai più principalmente per la sua vernaccia. Un&#8217;occasione per fare cultura, per insegnare ai ragazzi delle scuole, cui sicuramente la collezione paleontologica ispirerà non poca curiosità.</p>
<p>Marina Lo Blundo</p>
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		<title>Crollano parti delle Mura Aureliane. Mancano i fondi per la manutenzione</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Aug 2009 11:18:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elisa</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Mala Archeologia]]></category>
		<category><![CDATA[mura aureliane]]></category>
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		<description><![CDATA[Le povere Mura Aureliane della grande Roma, invase da erbacce e scritte e che ogni tanto perdono pezzi. L&#8217;ultimo episodio a giugno del 2009 a piazza della Croce Rossa, incrocio con viale del Policlinico: è crollato un altro pezzo di muro, sull&#8217;angolo, nella parte bassa delle Mura. Ogni volta in fretta e furia viene montato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le povere <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Mura_aureliane" target="_blank"><strong>Mura Aureliane</strong></a> della grande Roma,<strong> invase da erbacce e scritte</strong> e che ogni tanto perdono pezzi.</p>
<p>L&#8217;ultimo episodio a <a href="http://iltempo.ilsole24ore.com/roma/2009/06/10/1034304-mura_aureliane_nuovo_crollo.shtml" target="_blank"><strong>giugno del 2009</strong></a> a piazza della Croce Rossa, incrocio con viale del Policlinico: è <strong>crollato un altro pezzo di mur</strong>o, sull&#8217;angolo, nella parte bassa delle Mura. Ogni volta in fretta e furia viene montato un recinto, un puntello, presa una<strong> misura d&#8217;emergenza</strong> e il posto diverrà nel tempo un altro angolo caratteristico della nuova Roma disastrata, come negli anni post bellici.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1650" title="Crollo mura aureliane" src="http://archeoblog.net/wp-content/uploads/2009/08/mura-aureliane.jpg" alt="Crollo mura aureliane" width="277" height="209" /></p>
<p>A <strong>novembre 2007</strong> in un altro tratto, a viale Pretoriano, nei pressi di San Lorenzo, crollò una bella porzione di muro, che ora è tutta puntellata, per evitare altre precipitazioni. I cantieri sono qua e là, spesso abbandonati in attesa di finanziamenti. I<strong> crolli più noti sono del 2006 </strong>(sempre dalle parti della caserma di Castro Pretorio) e <a href="http://www.repubblica.it/online/cronaca/aureliane/sopralluogo/sopralluogo.html" target="_blank">soprattutto del <strong>2001</strong></a> (in macerie un tratto lungo circa dieci metri tra Porta San Sebastiano e Porta Latina, che era stato restaurato nel 1999 con i Fondi del Giubileo).</p>
<p>L&#8217;ispettore dell&#8217;Ufficio Mura della Soprintendenza fa il giro dell&#8217;antica cinta muraria. «La loro <strong>manutenzione è un problema</strong> aperto per Roma – dice Broccoli &#8211; avevamo pronto un progetto enorme ma <strong>non ci sono i finanziamenti</strong>. E tutte le Mura, senza creare allarmismi, devono essere continuamente monitorate e tenute sotto controllo. Per questo aspettiamo con ansia Roma capitale».</p>
<p>Prendiamo nota con rammarico come romani e italiani che per la soluzione di questo problema non ci sono fondi disponibili. La cinta muraria che<strong> l’imperatore Aureliano costruì alla fine del 200 d.C.</strong> per difendere Roma dai barbari e che per secoli l’ha continuata a tenere dentro un abbraccio simbolico e protetto, ora non serve più. Nella Roma “moderna” i barbari ormai sono tra noi&#8230; e il guaio è che si notano!</p>
<p><em>Fonte:</em></p>
<p><a href="http://www.vitadidonna.org/cultura/costume-e-societa/mura-aureliane-la-storia-che-va-in-pezzi-2332.html" target="_blank">http://www.vitadidonna.org/cultura/costume-e-societa/mura-aureliane-la-storia-che-va-in-pezzi-2332.html</a></p>
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		<title>I Bronzi per Riace… Parole e paroloni !</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Jun 2009 18:11:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lucapagni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicati stampa]]></category>
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		<description><![CDATA[La proloco &#8220;I Bronzi per Riace&#8221;, presieduta dalla Dott.ssa Anna Maria Bombardieri, ha organizzato una giornata studio dedicata ai Bronzi di Riace il 16 maggio 2009 a Riace Marina presso l&#8217;hotel Federica, in collaborazione con l&#8217;Università della Calabria e con il patrocinio del Ministero dei Beni culturali e della Regione Calabria. Ho chiesto al Prof. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>proloco &#8220;I Bronzi per Riace&#8221;</strong>, presieduta dalla Dott.ssa Anna Maria Bombardieri, ha organizzato una<strong> giornata studio dedicata ai Bronzi di Riace il 16 maggio 2009 </strong>a Riace Marina presso l&#8217;hotel Federica, in collaborazione con l&#8217;Università della Calabria  e con il patrocinio del Ministero dei Beni culturali e della Regione Calabria.</p>
<p>Ho chiesto al <strong>Prof. Giuseppe Braghò</strong> di commentarci quanto emerso in questa prestigiosa sede, dopo la pubblicazione della sua ricerca-inchiesta con sui ha evidenziato e documentato molte criticità circa il possibile trafugamento di parti dei Bronzi di Riace, per i quali gli ultimi Ministri per i Beni Culturali Rutelli e Bondi hanno enunciato l’impegno a verificare il da farsi per ridare integrità a questi beni culturali che sono anche patrimonio dell’umanità.</p>
<p>Caro Pagni, ho letto &#8211; tra il &#8220;materiale&#8221; partorito dal convegno di Riace &#8211; un esilarante articolo (Gazzetta del Sud) in cui tale Prof. Giuseppe Roma (o qualcosa di simile) ha pubblicamente dichiarato che i Bronzi sicuramente rappresentano Castore e Polluce e che gli stessi, ancora sicuramente, nella mano destra reggevano originariamente delle redini,  alle quali erano attaccati due cavalli.</p>
<p>Non intendo soffermarmi sulla bizzarria della seconda affermazione: al contrario, lancio un invito agli studenti (che frequentano il corso del docente UNICAL) di cambiarlo, se possibile.  Prendano loro &#8211; in seconda ipotesi &#8211; delle redini in mano: soltanto per trascinare altrove un asino come il saccente Prof.  Basterà d&#8217;altronde scorrere la pomposità del Curriculum Vitae dell&#8217;esimio relatore (specialmente soffermandosi sulla voce &#8220;Pubblicazioni&#8221;, le quali altre non sono che articoli ed articoletti ospitati su riviste e rivistine più o meno orfane di stima accreditata) per raccoglierne grandeur e preparazione specifica.</p>
<p>Si conosce, nel regesto ufficiale intorno alle due Statue, un solo altro esempio di pedanteria ilare, vezzosamente propinatoci dalla Brunilde Sismondo Ridgway, secondo la quale le magnifiche espressioni del periodo severo greco sono, nella squallida realtà, delle opere romane (!). L&#8217;archeologa nunziante, da allora, è universalmente riconosciuta come fantasiosa, e la gentilezza del termine è unicamente dovuta alla galanteria degli altri seri ricercatori. In tanti, e soltanto dopo la mia documentale inchiesta, si occupano ora dei Bronzi: ciò è positivo. Negativa è la maniera con la quale si disquisisce intorno ad essi.</p>
<p>Su Calabria Ora di ieri, domenica 24 maggio, si potrà leggere altra disquisizione di tale Danilo Franco, firmatosi senza qualifica professionale: potrebbe dunque essere fabbro, rigattiere, farmacista, botanico forse. Sono portato a ritenere il soggetto molto vicino all&#8217;ultima figura citata, trattando l&#8217;accaduto con ironia, che non fa male anche quando si toccano argomentazioni serie. Lo immagino dunque botanico poiché il noioso articolo può avelo scritto chi, con gramigne e carciofi, possiede familiarità.</p>
<p>La ricerca storiografica non è argomento da chiosco domenicale. Nessuno dei timorati convegnisti &#8211; oltre che il Danilo Franco &#8211; sostiene la via più consona per sciogliere i dubbi su origine e provenienza degli sventurati A e B: l&#8217;indagine della Magistratura e un futuro, approfondito scavo nell&#8217;area ri Agranci-Riace, misure da me più volte chieste al MIBAC. Spiego perché. Mariottini dice di aver visto per primo le statue. Crediamogli. Ancora, afferma che si trattava di &#8220;un gruppo&#8221;. Crediamogli. Continua, il sub capitolino, a narrare che al braccio sinistro di una di esse ha visto uno scudo. Crediamogli. Scrive nella denuncia, il fortunato pescatore, che le stesse sono differenti (e vistosamente) per postura, mostrandosi (una delle due)  con braccia aperte e gamba sopravanzante,espressione contrastante con la realtà espositiva presente presso il Museo di Reggio Calabria,mentre la seconda corrisponde alla descrizione. Crediamogli.</p>
<p>A questo punto, il passo che Magistratura e Carabinieri della Tutela dovrebbero fare è banale soltanto: costringere il &#8220;papà dei Bronzi&#8221; a dire la verità. Lo stesso, in note interviste, afferma di voler parlare &#8220;soltanto col Giudice o con i Carabinieri&#8221;. Evidentemente, sussisterà qualcosa di riservato, da non svelare ai giornalisti e al popolo, sovrano (sulla carta).</p>
<p>Cos&#8217;ha fatto il Magistrato inquirente di Locri? A quali risultati sono pervenuti i Carabinieri? Tre anni dopo la personale, meritoria (parole di Ministro peri Beni Culturali, e non di botanico o convegnista griffato) inchiesta giornalistica, evolutasi nel volume &#8220;Facce di Bronzo&#8221;, nulla è dato sapere. Troppo facile. Strano e improprio, inoltre, che i convegnisti di Riace o il Danilo Franco ignorino di supportare la necessità primaria di stringere la morsa attorno a un falso eroe, per sapere. Probabilmente non amano o non vogliono, farlo.</p>
<p>Mariottini, se fosse quell&#8217;onesto &#8220;volontario servitore del bene pubblico&#8221; che dice di essere, dovrebbe toglierli, i drappi oscuri della menzogna. Certo, svelare le infamie di chi lo ha protetto fino ad oggi è pesante, e tanto. Meno pesante, tuttavia, dell&#8217;ombra che il cittadino Giuseppe Braghò, con &#8220;carte alla mano&#8221;, ha per sempre proiettato su Stefano &amp; Co., lì dove Stefano sta per Mariottini e Co. sta per i noti personaggi istituzionali coinvolti nell&#8217;affaire Bronzi di Riace. Leggere, per credere. Dopo, e soltanto dopo, scrivere. O contestare, se possibile. Povera, poverissima Italia!</p>
<p>Cordialmente.</p>
<p>Prof. Giuseppe Braghò</p>
<p>P.S.: Ne autorizzo pubblicazione e divulgazione.</p>
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