Mala Archeologia
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Il “Centro Studi di Criminologia “ del Centro di Promozione Culturale Týrris ONLUS Viterbo in collaborazione con la Camera Penale di Viterbo e in collaborazione con OIA – Osservatorio Internazionale Archeomafie presenta il CONVEGNO di Studio:
Sono definite “archeomafie” le organizzazioni criminali o settori di esse che operano nel settore degli scavi clandestini, del furto e del traffico illecito internazionale di opere d’arte e reperti archeologici. La definizione “archeomafie” deriva dalla constatazione che il furto di opere d’arte e di reperti archeologici, che provengano da un museo o da uno scavo clandestino, è solo il primo diuna lunga serie di passaggi che, attraverso il mercato clandestino, porta queste opere nelle mani dispregiudicati collezionisti o curatori di musei.
Se un furto da una collezione o da un museo, oppure uno scavo clandestino possono anche essere opera di ladri isolati o di improvvisati tombaroli, i passaggi successivi, l’esportazione clandestina delle opere d’arte e dei reperti archeologici e il loro inserimento in circuiti di vendita internazionali,presuppongono una rete criminale ben strutturata, capace di gestire questi traffici a più livelli, da quello locale a quello internazionale, di far perdere le tracce della provenienza illecita delle opere e di attuare il loro decisivo passaggio dal mercato clandestino a quello “legale”. Questa rete, soprattutto in zone come l’Italia centro-meridionale, che sono al tempo stesso tra le più ricche del Mediterraneo dal punto di vista del patrimonio culturale, ma anche tra le più soggette ad un capillare controllo del territorio da parte della criminalità organizzata, non può che essere gestita da organizzazioni criminali di stampo mafioso, le cosiddette “archeomafie”.
Obiettivi:
Far acquisire competenze che consentano attraverso l’aggiornamento tecnico e legale di migliorare la conoscenza del fenomeno per maturare maggiore consapevolezza nella capacità di contrasto.
Destinatari:
avvocati, archeologi, forze dell’ordine, dottori in beni culturali, restauratori, operatori museali, funzionari del ministero dei beni culturali, bibliotecari, architetti, ingegneri, studenti universitari in discipline attinenti.
La Direzione scientifica ed il coordinamento sono affidati alla Dr.ssa Rita Giorgi.
PROGRAMMA:
Inizio lavori ore 8,40
Coffee break ore 11,00 – 11,15
Fine dei lavori ore 14,00
Ore 8,40 – 9,00
Accoglimento e registrazione partecipanti
Rilascio Kit del convegno
Ore 9,00 – 9,10 Presentazione e saluti (Dr.ssa Rita Giorgi).
Ore 9,10 – 9,45 Il D. Lgs. 22 gennaio 2004 n. 42 e successive modifiche. Le norme a tutela del bene culturale e il reato di possesso illecito di opere d’arte appartenenti allo Stato. (Relatore: Avv. Giuseppe La Bella, membro del consiglio Direttivo della Camera Penale di Viterbo)
Ore 9,45 – 10,15 La cultura della mafia: dal “pensiero mafioso” alla criminalità organizzata. (Relatore – Dr.ssa Antonella Pomilla – Psicologo Clinico, Criminologo, Dottoranda di Ricerca in Psichiatria presso la “Sapienza” Università di Roma.)
Ore 10,15 – 11,00 Le “archeomafie” e il traffico illecito internazionale di beni culturali. (Relatore – Dr. Tsao Cevoli – Archeologo, Giornalista – Direttore dell’OIA – Osservatorio Internazionale Archeomafie – Presidente dell’Ana – Associazione Nazionale Archeologi)
11,00 – 11,15 Coffee break
Ore 11,15 – 11,45 La sicurezza e la salvaguardia del patrimonio culturale nazionale attraverso l’azione di prevenzione e repressione delle violazioni alla legislazione di tutela dei beni culturali. (Relatore: Capitano Massimiliano Quagliarella – Comandante della sezione Archeologia del RepartoOperativo Tutela Patrimonio Culturale )
Ore 11,45 – 12,20 Gli obblighi del cittadino in possesso di beni archeologici o artistici. (Relatore: Tenente Luigi De Gregorio – Comandante Tenenza della Guardia di Finanza di Tarquinia )
Ore 12,20 – 12,45 La tutela e la conservazione del patrimonio artistico del Lazio: l’attività della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Etruria Meridionale. (Relatore: designato dalla .Soprintendenza Archeologica Etr. Mer. Lazio)
Ore 12,45 – 13,20 La situazione del territorio della provincia di Viterbo: tutela del patrimonio ambientale e culturale (Relatore : Dr. Leoni -Comandante del Corpo Forestale dello Stato di Viterbo )
Ore 13,20 – 14,00 Conclusioni (Avv. Massimo Pistilli)
E’ previsto:
Compilazione questionario di Valutazione e di Gradimento.
Rilascio attestati
Rilascio Crediti CFN
COMITATO SCIENTIFICO:
Rita Giorgi (direzione e coordinamento), Tsao Cevoli, Maurizio Montalto, Massimo Pistilli , Antonella Pomilla
La Segreteria Organizzativa è così composta
Presidente Týrris Onlus – Marcello Cevoli
Docente Sonia Fanelli
Quota di partecipazione: 25 €
20 € (Avvocati iscritti Camere penali)
10 € (Studenti universitari )
Centro di Promozione Culturale Týrris O.N.L.U.S. Via della Volta Buia, 51 01100 Viterbo. 3
CF:90073000565 Tel. 0761092452 Cell. 334 9694130 – 335 1266289
E-mail: direzione@tyrris.it
0 comments elisa | Comunicati stampa, Conferenze, Mala Archeologia
C’era una volta un insospettabile e distinto signore che viveva a Serrapetrona, piccolo paesino nella provincia di Macerata. Un giorno il distinto signore, che mai aveva permesso ad alcuno di entrare in casa propria, molto geloso delle sue cose, morì senza che nessuno lo sapesse. Quando finalmente, allarmati, i vicini fecero intervenire i carabinieri per scoprire cosa fosse successo, le Forze dell’Ordine, entrate in casa del distinto signore, trasecolarono alla vista di ciò che si presentò loro davanti: un vero e proprio museo di antichità, anzi, un cabinet des merveilles, data l’eterogeneità e la grande quantità di oggetti sistemati in apposite vetrine all’interno dell’abitazione.
E così Giorgio Recchi, anonimo e insospettabile cittadino di Serrapetrona ha rivelato, da morto, il suo segreto: una collezione di splendidi oggetti archeologici e paleontologici, raccolta per anni con gusto e fervore collezionistico, formata acquistando chiaramente sul mercato antiquario clandestino splendide vestigia del passato che ogni museo sognerebbe di avere. Giorgio Recchi collezionava per sé e per sé soltanto. Non permetteva ad alcuno di entrare in casa proprio per evitare delazioni – è illegale acquistare oggetti archeologici sul mercato antiquario se non sono accompagnati da un certificato che ne attesti la possibilità di essere venduti – e per evitare quindi che la sua collezione venisse acquisita in toto dallo Stato – come la legge, di fatto, prevede. Ma, ironia della sorte, il nostro collezionista muore e la sua collezione passa proprio in mano allo Stato. Le Istituzioni, Soprintendenza archeologica delle Marche innanzitutto, e il Comune di Serrapetrona, scorgono in questo insperato “tesoro” un’opportunità di sviluppo e di crescita culturale per il piccolo centro marchigiano.
Questo è ciò che è stato presentato sabato 26 settembre 2009 a Serrapetrona. Sono intervenuti a presentare al pubblico l’insperata scoperta e le prospettive future l’ispettore di Soprintendenza Mara Silvestrini, il paleontologo Umberto Nicosia e Nicoletta Frapiccini. Hanno celebrato il “tesoro” come un’opportunità unica per il paesino, mentre hanno solo vagamente accennato al fatto che si tratta del frutto di un’azione illecita perpetrata per anni ai danni del Patrimonio Culturale italiano e non solo. Troppo indulgenti, quando a proposito di Recchi dicono che era un collezionista amante del bello…
La Silvestrini ha insistito sul progetto di dotare Serrapetrona di un museo didattico a partire da questa collezione, che ammonta a ben 2500 pezzi divisibili in una sezione archeologica, una paleontologica e una numismatica.
La Frapiccini per parte sua espone solo alcuni tra i pezzi più significativi della collezione archeologica. Una collezione, che non è difficile dedurre, si è formata grazie a quella piaga sociale che è il mercato antiquario in cui affluiscono le ruberie degli scavi clandestini – quando addirittura non si tratta di furti su commissione. Tra i pezzi vengono presentati buccheri di VII-VI secolo a.C., anfore tetransate con motivi geometrici e pesci sovradipinti in rosso dell’Etruria Meridionale (VII secolo), un’olpe protocorinzia di officina greca forse addirittura attribuibile al pittore Vaticano 63 (630-610 a.C.), oltre a manufatti egizi in faïence e in bronzo raffiguranti Horus e Osiride. Non mancano gli specchi etruschi, uno splendido rhyton terminante a testa di cane, un piatto da pesce e alcuni vasi nello stile di Gnatia provenienti dall’Italia Meridionale. La collezione numismatica conta invece le emissioni di età imperiale: solo pochi imperatori mancano all’appello.
Si tratta di materiale stupendo, ben conservato e scelto, ma tuttavia fuori contesto, per cui manca ogni collegamento col territorio di provenienza ed è ormai irrimediabilmente perduta una parte importante di informazioni sul luogo di rinvenimento, sul proprietario in antico, sull’officina che l’aveva prodotto.
Umberto Nicosia, per parte sua, ha presentato invece la sezione paleontologica. Non si tratta di semplici resti fossili presi a caso, ma rispondenti, invece, ad un preciso progetto che mirava a riunire insieme tutta la storia dell’evoluzione, dai primi invertebrati fino ai piccoli dinosauri, ai primi uccelli e mammiferi. Un vero e proprio “Paese dei Balocchi” lo definisce Nicosia, proprio perché è la collezione ideale per chi vuole insegnare, e conoscere, la biodiversità. L’importanza didattica, e la sua unicità, viene più volte sottolineata. Alcuni tra i più fragili esemplari della collezione sono già stati sottoposti ad un intervento di restauro.
Quello di Recchi, viene infine ribadito, è un enorme patrimonio culturale recuperato alla fruizione pubblica.
Tutto è bene quel che finisce bene, insomma. Un insospettabile collezionista regala, suo malgrado, una collezione meravigliosa alle pubbliche Istituzioni, com’è giusto che sia, dato che fortunatamente in Italia la legge prevede che oggetti ritenuti di interesse culturale vengano acquisiti dallo Stato. Lo Stato riesce a recuperare una collezione privata e a trasformarla (almeno questo è il progetto) in un polo museale didattico che farà la fortuna di Serrapetrona, finora nota ai più principalmente per la sua vernaccia. Un’occasione per fare cultura, per insegnare ai ragazzi delle scuole, cui sicuramente la collezione paleontologica ispirerà non poca curiosità.
Marina Lo Blundo
0 comments marina lo blundo | Conferenze, Eventi, Mala Archeologia, Nuovi Ritrovamenti
Le povere Mura Aureliane della grande Roma, invase da erbacce e scritte e che ogni tanto perdono pezzi.
L’ultimo episodio a giugno del 2009 a piazza della Croce Rossa, incrocio con viale del Policlinico: è crollato un altro pezzo di muro, sull’angolo, nella parte bassa delle Mura. Ogni volta in fretta e furia viene montato un recinto, un puntello, presa una misura d’emergenza e il posto diverrà nel tempo un altro angolo caratteristico della nuova Roma disastrata, come negli anni post bellici.

A novembre 2007 in un altro tratto, a viale Pretoriano, nei pressi di San Lorenzo, crollò una bella porzione di muro, che ora è tutta puntellata, per evitare altre precipitazioni. I cantieri sono qua e là, spesso abbandonati in attesa di finanziamenti. I crolli più noti sono del 2006 (sempre dalle parti della caserma di Castro Pretorio) e soprattutto del 2001 (in macerie un tratto lungo circa dieci metri tra Porta San Sebastiano e Porta Latina, che era stato restaurato nel 1999 con i Fondi del Giubileo).
L’ispettore dell’Ufficio Mura della Soprintendenza fa il giro dell’antica cinta muraria. «La loro manutenzione è un problema aperto per Roma – dice Broccoli – avevamo pronto un progetto enorme ma non ci sono i finanziamenti. E tutte le Mura, senza creare allarmismi, devono essere continuamente monitorate e tenute sotto controllo. Per questo aspettiamo con ansia Roma capitale».
Prendiamo nota con rammarico come romani e italiani che per la soluzione di questo problema non ci sono fondi disponibili. La cinta muraria che l’imperatore Aureliano costruì alla fine del 200 d.C. per difendere Roma dai barbari e che per secoli l’ha continuata a tenere dentro un abbraccio simbolico e protetto, ora non serve più. Nella Roma “moderna” i barbari ormai sono tra noi… e il guaio è che si notano!
Fonte:
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La proloco “I Bronzi per Riace”, presieduta dalla Dott.ssa Anna Maria Bombardieri, ha organizzato una giornata studio dedicata ai Bronzi di Riace il 16 maggio 2009 a Riace Marina presso l’hotel Federica, in collaborazione con l’Università della Calabria e con il patrocinio del Ministero dei Beni culturali e della Regione Calabria.
Ho chiesto al Prof. Giuseppe Braghò di commentarci quanto emerso in questa prestigiosa sede, dopo la pubblicazione della sua ricerca-inchiesta con sui ha evidenziato e documentato molte criticità circa il possibile trafugamento di parti dei Bronzi di Riace, per i quali gli ultimi Ministri per i Beni Culturali Rutelli e Bondi hanno enunciato l’impegno a verificare il da farsi per ridare integrità a questi beni culturali che sono anche patrimonio dell’umanità.
Caro Pagni, ho letto – tra il “materiale” partorito dal convegno di Riace – un esilarante articolo (Gazzetta del Sud) in cui tale Prof. Giuseppe Roma (o qualcosa di simile) ha pubblicamente dichiarato che i Bronzi sicuramente rappresentano Castore e Polluce e che gli stessi, ancora sicuramente, nella mano destra reggevano originariamente delle redini, alle quali erano attaccati due cavalli.
Non intendo soffermarmi sulla bizzarria della seconda affermazione: al contrario, lancio un invito agli studenti (che frequentano il corso del docente UNICAL) di cambiarlo, se possibile. Prendano loro – in seconda ipotesi – delle redini in mano: soltanto per trascinare altrove un asino come il saccente Prof. Basterà d’altronde scorrere la pomposità del Curriculum Vitae dell’esimio relatore (specialmente soffermandosi sulla voce “Pubblicazioni”, le quali altre non sono che articoli ed articoletti ospitati su riviste e rivistine più o meno orfane di stima accreditata) per raccoglierne grandeur e preparazione specifica.
Si conosce, nel regesto ufficiale intorno alle due Statue, un solo altro esempio di pedanteria ilare, vezzosamente propinatoci dalla Brunilde Sismondo Ridgway, secondo la quale le magnifiche espressioni del periodo severo greco sono, nella squallida realtà, delle opere romane (!). L’archeologa nunziante, da allora, è universalmente riconosciuta come fantasiosa, e la gentilezza del termine è unicamente dovuta alla galanteria degli altri seri ricercatori. In tanti, e soltanto dopo la mia documentale inchiesta, si occupano ora dei Bronzi: ciò è positivo. Negativa è la maniera con la quale si disquisisce intorno ad essi.
Su Calabria Ora di ieri, domenica 24 maggio, si potrà leggere altra disquisizione di tale Danilo Franco, firmatosi senza qualifica professionale: potrebbe dunque essere fabbro, rigattiere, farmacista, botanico forse. Sono portato a ritenere il soggetto molto vicino all’ultima figura citata, trattando l’accaduto con ironia, che non fa male anche quando si toccano argomentazioni serie. Lo immagino dunque botanico poiché il noioso articolo può avelo scritto chi, con gramigne e carciofi, possiede familiarità.
La ricerca storiografica non è argomento da chiosco domenicale. Nessuno dei timorati convegnisti – oltre che il Danilo Franco – sostiene la via più consona per sciogliere i dubbi su origine e provenienza degli sventurati A e B: l’indagine della Magistratura e un futuro, approfondito scavo nell’area ri Agranci-Riace, misure da me più volte chieste al MIBAC. Spiego perché. Mariottini dice di aver visto per primo le statue. Crediamogli. Ancora, afferma che si trattava di “un gruppo”. Crediamogli. Continua, il sub capitolino, a narrare che al braccio sinistro di una di esse ha visto uno scudo. Crediamogli. Scrive nella denuncia, il fortunato pescatore, che le stesse sono differenti (e vistosamente) per postura, mostrandosi (una delle due) con braccia aperte e gamba sopravanzante,espressione contrastante con la realtà espositiva presente presso il Museo di Reggio Calabria,mentre la seconda corrisponde alla descrizione. Crediamogli.
A questo punto, il passo che Magistratura e Carabinieri della Tutela dovrebbero fare è banale soltanto: costringere il “papà dei Bronzi” a dire la verità. Lo stesso, in note interviste, afferma di voler parlare “soltanto col Giudice o con i Carabinieri”. Evidentemente, sussisterà qualcosa di riservato, da non svelare ai giornalisti e al popolo, sovrano (sulla carta).
Cos’ha fatto il Magistrato inquirente di Locri? A quali risultati sono pervenuti i Carabinieri? Tre anni dopo la personale, meritoria (parole di Ministro peri Beni Culturali, e non di botanico o convegnista griffato) inchiesta giornalistica, evolutasi nel volume “Facce di Bronzo”, nulla è dato sapere. Troppo facile. Strano e improprio, inoltre, che i convegnisti di Riace o il Danilo Franco ignorino di supportare la necessità primaria di stringere la morsa attorno a un falso eroe, per sapere. Probabilmente non amano o non vogliono, farlo.
Mariottini, se fosse quell’onesto “volontario servitore del bene pubblico” che dice di essere, dovrebbe toglierli, i drappi oscuri della menzogna. Certo, svelare le infamie di chi lo ha protetto fino ad oggi è pesante, e tanto. Meno pesante, tuttavia, dell’ombra che il cittadino Giuseppe Braghò, con “carte alla mano”, ha per sempre proiettato su Stefano & Co., lì dove Stefano sta per Mariottini e Co. sta per i noti personaggi istituzionali coinvolti nell’affaire Bronzi di Riace. Leggere, per credere. Dopo, e soltanto dopo, scrivere. O contestare, se possibile. Povera, poverissima Italia!
Cordialmente.
Prof. Giuseppe Braghò
P.S.: Ne autorizzo pubblicazione e divulgazione.
0 comments lucapagni | Comunicati stampa, Curiosità, Epoca Romana, FantArcheologia, Generale, I blog di Archeologia, Italici, Mala Archeologia, Periodo Greco, Scavi
Tutti lo sanno, ma nessuno dice mai nulla: su eBay (www.ebay.com) si trova di tutto, davvero. E per tutto intendo anche monete, gemme, oggetti in bronzo e in terracotta, insomma tutto materiale di sicura provenienza clandestina. Perché? Perché il mercato degli oggetti di antichità attira parecchio, perché su e-bay evidentemente non ci sono i controlli che invece dovrebbero esserci, almeno per questo genere di cose. Fatto sta che è di pochi giorni fa la notizia che i Carabinieri del Nucleo Tutela del Patrimonio Culturale della Sicilia hanno sequestrato a Palermo ben 573 reperti archeologici provenienti, ovviamente, dagli scavi clandestini che proliferano in Sicilia, nonostante i controlli negli ultimi anni si siano fatti molto più serrati. Tra i reperti abbondano quelli più facilmente recuperabile grazie al metal detector, l’amico dei tombaroli; abbiamo monete, coniate nei differenti periodi storici della Sicilia antica: sono state riconosciute zecche siceliote, greche, romane, bizantine e anche arabe; abbiamo quegli oggettini in bronzo che agli scavatori clandestini piacciono sempre, ovvero fibule, punte di freccia e anelli. Tutti in metallo, ovviamente.
A questa fetta di traffico illegale è stata messa fine, il possessore di tali beni, che stava cercando divenderli a caro prezzo su e-bay è stato denunciato per impossessamento di beni di proprietà statale – come sono tutti i reperti archeologici che vengono trovati sottoterra – e per acquisto di oggetti di sospetta provenienza.
Gli oggetti sequestrati sono ora al sicuro in Soprintendenza, ma ormai, strappati al loro contesto, hanno perso qualsiasi valore informativo ai fini di una ricostruzione archeologica. Inoltre, laddove sono stati presi, la loro estrazione dalla stratificazione archeologica ha ormai compromesso la lettura archeologica del sito, e quindi l’interpretazione globale.
Fortunatamente il Nucleo Tutela è attivo e controlla da anni anche il web, con l’operazione Archeoweb, per cui scandaglia internet alla ricerca di analoghi casi di compravendita di oggetti archeologici sottratti ai siti o peggio ancora ai musei (purtroppo capita anche questo).
E’ auspicabile che nel futuro diminuisca questo commercio illegale che ahimé è sempre esistito e che si evolve insieme col resto del mondo: il web costituisce effettivamente il luogo più adatto per poter commerciare lontano da occhi indiscreti. In ogni caso, con l’operazione conclusa a Palermo si è vinta una battaglia a favore dell’archeologia e della cultura. Perché sottrarre ai siti archeologici i reperti equivale a cancellare una potenziale informazione che, opportunamente studiata, potrebbe invece fornire preziose risposte a chi è davvero interessato a conoscere il proprio passato.
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Il corpo tecnico-scientifico della Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma, avuta notizia dell’annuncio da parte del Ministro Bondi della richiesta di un commissariamento straordinario del proprio Ufficio, non ritenendo plausibili le motivazioni addotte a sostegno di un tale gravissimo provvedimento, che solo un’ emergenza di protezione civile potrebbe giustificare, dichiara lo stato di agitazione permanente.
La nomina di un Commissario straordinario, attualmente responsabile del dipartimento della Protezione Civile, di un vicecommissario attuatore (incompatibilmente Assessore del Comune di Roma) e di consulenti tecnico-scientifici esterni, oltre a porre l’attività dell’Ufficio di tutela al di fuori dell’amministrazione ordinaria, esautora di fatto il corpo degli Archeologi, degli Architetti e di tutto il personale tecnico-amministrativo, della pienezza del proprio ruolo istituzionale determinando una sovrapposizione (o forse meglio uno svuotamento) di funzioni in evidente gravissimo contrasto con ogni criterio di economicità e di controllo della Pubblica Amministrazione, oltre che di quella valorizzazione della sua produttività tanto proclamata dal Governo e in particolare dal Ministro della Funzione Pubblica.
Fonte:
http://www.articolo21.info/8020/notizia/roma-archeologi-e-architetti-dchiarano-stato-di.html
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Pompei - Via dell'abbondanza (Foto CFuga)
E proprio l’abbandono dell’area archeologica è la causa della valanga di detriti che ha invaso via dell’Abbondanza, a pochi metri dall’imperiale praedia di Giulia Felice. Gli affreschi della villa più maestosa e bella della Pompei romana hanno, dunque, rischiato di essere danneggiati dal fango. «Se fosse accaduto negli orari di visita – dice allarmato Antonio Pepe, segretario della Cisl – qualche turista o un addetto alla vigilanza a quest’ora potrebbe essere ferito gravemente, nella migliore delle ipotesi. L’abbandono totale dell’area archeologica comporta, anche, il rischio di danneggiamento ai preziosi tesori custoditi negli Scavi».

Pompei - Casa di Sallustio (Foto Gorbulas Sandybanks)
Ieri, la parte interessata dalla frana del terrapieno è stata transennata. Nell’attesa che fango e erbacce venissero rimosse, gli operai della soprintendenza, hanno provveduto a creare un piccolo varco laterale per permettere il passaggio ai turisti. «Essendo un museo a cielo aperto, che si estende su sessantasei ettari – spiega Pepe – la pioggia rappresenta uno dei problemi maggiori per la tutela e la salvaguardia del sito. Per questo motivo la manutenzione ordinaria dovrebbe essere una delle priorità di chi è preposto alla tutela e alla salvaguardia, appunto, dell’area archeologica. Questo, però, non avviene.
Questa frana è l’esempio dell’incuria e dell’abbandono più totale da parte della soprintendenza. Ci auguriamo che episodi simili non si ripetano, per il bene dei turisti, dei lavoratori e del patrimonio archeologico». Martedì mattina, invece, i custodi dei tesori della città sepolta si accorsero che dal solaio della casa di Sallustio venivano giù calcinacci. La domus, tra le più antiche della città risalente al III secolo avanti Cristo, è stata chiusa al pubblico.
da “Il Mattino” – Susy Malafronte
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Torino, 16 gen. – Un traffico illecito di reperti archeologici, ottenuti in Puglia grazie a scavi illegali, è stato stroncato dai carabinieri, che hanno consegnato ceramiche risalenti al settimo e al quarto secolo avanti Cristo alla Soprintendenza per i beni archeologici del Piemonte.
L’attività investigativa era scattata nel luglio 2006, quando a due professionisti torinesi, un professore 48enne (Roberto Rebola) e un ingegnere 47enne (Gianfranco Sodero), sono state sequestrate ceramiche archeologiche senza documentazione. I due hanno patteggiato 5 mesi, piu’ una multa per illecita detenzione di beni culturali appartenenti allo Stato. I reperti sono stati consegnati al Museo delle Antichita’ di Torino. Dalle indagini è emerso che i materiali provenivano da scavi abusivi in una necropoli del VII-VI secolo a.C. del foggiano e in una necropoli del IV secolo a.C. della provincia barese.
I preziosi manufatti partivano da queste aree e venivano smerciati in Lazio e nel Piemonte. La normativa in materia impone di informare immediatamente le autorità di ogni ritrovamento. Gli oggetti scoperti vanno consegnati poiché appartengono al patrimonio dello Stato. E’ possibile per i privati detenere solo gli oggetti il cui ritrovamento è precedente all’entrata in vigore della legge sulla “tutela delle antichità e le belle arti” del 1909, e il loro possesso naturalmente deve essere documentato.
Fonti:
http://www.apcom.net/
http://www.ansa.it/
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Il 14 novembre 2008 il ministro dei Beni culturali Sandro Bondi, che già di suo non è una persona ferrata in materia, ha nominato l’ex direttore di McDonald Italia, Mario Resca, alla direzione generale dei musei italiani.
Le prime perplessità non si sono fatte attendere. «Dirigere una fabbrica importante o i musei italiani non è la stessa cosa» ha dichiarato al Corriere della Sera il 21 novembre Salvatore Settis, presidente del Consiglio nazionale dei beni culturali e direttore della Normale di Pisa. La nuova direzione rischia di creare problemi di competenze. «Visto, ad esempio – prosegue Settis – che (Resca, ndr) deve decidere sui prestiti, ma anche la sorveglianza sui poli museali di Roma, Napoli, Firenze, Venezia». Per dirla in breve, c’è il rischio che Resca non si limiti a far quadrare i conti, ma possa esprimersi nel merito della tutela, che è di stretta competenza dei dirigenti.
Mario Resca ha replicato alle accuse dicendo che il fatto che non si sia mai occupato di beni culturali non è un problema: “Non sapevo nulla di ristorazione e per dodici anni ho guidato la Mc Donald’s italiana” ha affermato. “Non sapevo niente neanche di gioco e ora dirigo il Casinò di Campione”. Ed ha aggiunto: “ll patrimonio custodito nei musei italiani è una miniera d’oro a costo zero” (da www.teknemedia.net).
Nell’articolo “Cheeseburgers Get Into the Mix in the Italian Debate on Museums ” a firma di Elisabetta Povoledo sul New York Times (in lingua inglese), l’autrice si preoccupa della crescente “fast-food culture” ed ironizza sul “McCaravaggio and medium Coke.”
In un’intervista al The Daily Telegraph, Resca conferma la direzione mercantilistica del suo mandato: “Roman ruins such as Herculaneum, Pompeii and Rome’s Forum would prove a spectacular backdrop to product launches (trad:resti romani come Ercolano, Pompei e il Foro Romano sarebbero una scenario spettacolare per il lancio di nuovi prodotti )”.
Cosa dobbiamo aspettarci, quindi, dai prossimi 3 anni di super-direzione del nuovo super-direttore? La speranza è che Resca venga educato da persone come Settis e faccia suoi i consigli di associazioni competenti come l’Associazione Ranuccio Bianchi Bandinelli.
Benché un bilancio sano ed in attivo sia cosa auspicabile anche per il sistema museale italiano non dobbiamo dimenticarci come il nostro compito primario sia quello della conservazione. Le opere non sono di nostra proprietà, abbiamo il dovere di “traghettarle” alle future generazioni nel miglior stato possibile (e così le future generazioni avranno lo stesso compito, in maniera ricorsiva). L’auspicio ultimo è che non partano i saldi di fine stagione anche nei musei italiani …
Nel frattempo, all’interno di questo dibattito, si inserisce il testo “La crisi dei Musei” dello storico dell’arte francese Jean Clair che insorge con veemenza contro la debolezza delle attuali politiche culturali, avide di affittare le collezioni nazionali. “La deriva mercantile trasforma l’arte in spettacolo e i musei in luna-park… I musei stanno diventando cenotafi, involucri vuoti, le cui collezioni sono in giro per il mondo. Per ora in affitto, ma presto potrebbero anche essere messe in vendita… una situazione che snatura radicalmente il progetto iniziale del museo” (acquista il libro).
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1 comment arjuna | Comunicati stampa, Curiosità, Mala Archeologia, Musei
Si riporta il testo dell’appello diffuso dall’ANISA, Associazione Nazionale degli Insegnanti di Storia dell’Arte, in difesa dell’insegnamento della Storia dell’Arte nei licei, in particolare Classico e Artistico.
L’ANISA, Associazione Nazionale degli Insegnanti di Storia dell’Arte, presa visione di un documento in bozza completo di quadri orari, riguardante i nuovi curricula dei Licei, esprime sconcerto e viva preoccupazione in merito alla presenza della Storia dell’arte nella Scuola italiana. Come nostro costume, non vogliamo farne una difesa corporativa, ma solo sollevare un problema di congruità e di qualità formativa. Come nostro costume, non vogliamo farne una difesa corporativa, ma solo sollevare un problema di congruità e di qualità formativa.
In particolare ci sembra del tutto ingiustificato che le ore di insegnamento di Storia dell’Arte diminuiscano al liceo artistico per evidenti ragioni di indirizzo di studi e, soprattutto, che al liceo classico, si adotti la scelta penalizzante di assegnare una sola ora settimanale alla disciplina, sia al biennio che al triennio, laddove il ministro Gelmini si era impegnato ad aumentarne la presenza. Se infatti ci si ferma ad un puro calcolo aritmetico, rispetto al corso classico tradizionale, la disciplina aumenta di 1 ora il suo monte orario nel quinquennio (attualmente è presente solo al triennio con 1 ora nei primi due anni e 2 ore al terzo anno). Ma sul piano dell’efficacia didattica che peso può avere l’insegnamento di una disciplina per una sola ora settimanale, specialmente nell’anno finale quando la Storia dell’arte è il perno su cui ruotano la maggior parte dei percorsi interdisciplinari che gli studenti elaborano per gli esami orali? Senza parlare del fatto che, vista l’infondatezza didattica di un insegnamento con una unica ora settimanale, nella maggior parte dei licei classici sono da anni in atto sperimentazioni consolidate che vedono la presenza della disciplina per 2 ore settimanali per cinque anni per cui, di fatto, il previsto scenario dimezzerebbe non innalzerebbe il monte orario del suo insegnamento.
Si chiede pertanto di assicurare agli studenti della Scuola italiana e, in particolare, a quelli del liceo classico ed artistico, un insegnamento della storia dell’arte adeguato affinché si possa garantire in modo efficace la formazione disciplinare e culturale dei nostri studenti. Infine, se vogliamo che i cittadini di domani difendano i principi enunciati nell’art.9 della Costituzione, occorre che conoscano il patrimonio storico-artistico che saranno chiamati a salvaguardare. O è proprio questa consapevolezza che si vuole cancellare?
Clara Rech
Presidente Nazionale dell’ANISA per l’educazione all’arte
Diminuire le ore di storia dell’arte in un liceo si ripercuote poi su tutto il livello culturale italiano, macroscopicamente sulla buona riuscita delle mostre ad argomento artistico: al giorno d’oggi le mostre che hanno per oggetto opere d’arte, sia essa pittura, scultura di qualsiasi età, periodo storico e corrente, sono le esposizioni temporanee più diffuse in Italia. Diminuire le ore di insegnamento equivale a diminuire la sensibilità nei confronti dell’arte e quindi l’interesse. Che interesse può avere infatti un ex studente di liceo nei confronti di una mostra di pittura quando a scuola seguiva una sola ora di lezione a settimana (meno di educazione fisica! e equivalente all’ora di religione…); come può una sola ora a settimana dare anche solo una minima idea della complessità dell’arte, che è anche la complessità dell’espressione umana in tutte le sue forme? Se diminuidce la sensibilità all’arte diminuiranno negli anni a venire i fruitori delle esposizioni temporanee e gli utenti dei musei, perché alla base verrà a mancare quella base culturale tale da far capire, apprezzare e cogliere il messaggio insito in ogni opera d’arte, di qualsiasi epoca essa sia, comprese le opere e i monumenti di interesse archeologico. Come un serpente che si morde la coda, rischia di innescarsi un processo di disinteresse diffuso che implica una disattenzione, quindi un degrado, delle nostre opere d’arte e dei nostri monumenti che invece a gran voce e da più parti si chiede ogni giorno di difendere, salvaguardare e valorizzare!
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