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Dai concerti sull’antica strada della Tridentum romana ai laboratori per tutta la famiglia al Museo Retico di Sanzeno, dall’archeologia sperimentale all’area di Acqua Fredda al Passo del Redebus alla caccia al tesoro per i più piccoli presso il sito delle palafitte di Fiavè, sono numerose le iniziative curate nel corso dell’estate dal Settore archeologia della Soprintendenza per i Beni librari archivistici e archeologici della Provincia autonoma di Trento. Tutti gli appuntamenti sono ora raccolti nella pubblicazione “ArcheoLogos – parole sull’antico”.
Grazie al supporto e alla collaborazione di Comuni, Aziende per il Turismo, Enti e Associazioni che operano sul territorio, le iniziative costituiscono un’opportunità per approfondire, divertendosi, la conoscenza del ricco e variegato patrimonio archeologico del Trentino. Ecco allora che le tracce del passato si intrecciano con il presente e diventano luoghi di incontro e svago che in un’ambientazione di particolare fascino accolgono mostre, attività didattiche, concerti, spettacoli teatrali, conferenze.
TRIDENTUM
Di grande atmosfera per il contesto che li ospita e per la bravura degli esecutori sono i tradizionali concerti di musica classica in programma al S.A.S.S. il 10 e il 18 luglio nell’ambito dell’8° Festival Risonanze Armoniche.
Tridentum farà anche da sfondo alla trasposizione teatrale della vita di Federico Halbherr che il 25 settembre sarà protagonista di “Kyrios Frederikos. Un archeologo trentino nei labirinti di Creta”, letture itineranti con il gruppo Emit Flesti al S.A.S.S. e all’area archeologica di Palazzo Lodron.
Nel corso dell’autunno verrà inoltre riproposto, in collaborazione con il Museo Diocesano Tridentino, “Alla scoperta di Tridentum. La città sotterranea”, l’itinerario archeologico nel centro di Trento, dal S.A.S.S. a Porta Veronensis e alla Basilica Paleocristiana.
MUSEO RETICO
Il Museo Retico – Centro per l’archeologia e la storia antica della Val di Non, a Sanzeno, oltre all’interessante percorso espositivo che si snoda nel “pozzo del tempo” e alle visite guidate tematiche, offre interessanti laboratori per famiglie.
Il 28, 29 e 30 luglio “Piccoli e grandi archeologi al lavoro” vedrà i partecipanti impegnati nella lavorazione della ceramica con il tornio, del ferro e del vetro sotto la guida dell’archeotecnico Pino Pulitani, mentre il laboratorio di tessitura del 22 agosto “Storia di trame. Pratiche tessili nell’età del Ferro” sarà tenuto da Tiziana Aste.
Prendono invece spunto dalle favole di Esopo “Animali da favola. “Se un capretto, un lupo e un leone…” divertenti spettacoli teatrali per bambini e ragazzi con il gruppo Emit Flesti in scena al museo il 25 luglio e il 4 settembre.
Per gli appassionati di musica l’appuntamento è il 4 agosto con “Suonatori Erranti” melodie mediterranee, balcaniche, yiddish eseguite dal Gruppo Caronte con jazz voice, violino, clarinetto, arpa, tastiera. Serata archeologica il 19 agosto con “Squilli di guerra: il karnyx celtico di Sanzeno” a cura di Paolo Bellintani e Rosa Roncador che presenteranno una rara scoperta avvenuta proprio a Sanzeno.
15° MEETING DELL’ASSOCIAZIONE EUROPEA DEGLI ARCHEOLOGI
E sempre a Riva del Garda si terrà, dal 15 al 20 settembre, il 15° Meeting annuale dell’EAA (European Association of Archaeologists), l’Associazione Europea degli Archeologi. Il prestigioso convegno, che porterà in Trentino alcune centinaia di archeologi (sono già quasi 500 gli iscritti) provenienti da numerosi paesi europei, ma anche da oltreoceano, è organizzato in collaborazione con il Comune di Riva del Garda, attraverso il Museo di Riva.
Si tratta di un evento di eccezione che offre una opportunità unica di incontro per lo scambio di idee e opinioni sulla pratica e la teoria della disciplina archeologica. Maggiori informazioni sul sito www.eaaitaly2009.com
ACQUA FREDDA
Spostandoci in un’altra zona del Trentino, tra l’Altopiano di Pinè e la Valle dei Mocheni, al Passo del Redebus, si trova il sito di Acqua Fredda, una delle aree archeologiche musealizzate più alte d’Europa. Gli archeologi hanno riportato alla luce una delle più importanti fonderie preistoriche della tarda età del Bronzo (XIII-XI sec.a.C.) dell’intero arco alpino.
Nel corso dell’estate, proprio nel luogo dove i minerali di rame erano lavorati fin dai tempi più remoti, si potranno conoscere i segreti della lavorazione dei metalli e vedere gli archeotecnici realizzare dal vivo uno strumento in metallo (il 31 luglio, 21 e 23 agosto, 27 settembre).
E ancora cimentarsi in prima persona nei laboratori a cura dei Servizi Educativi della Soprintendenza (3 luglio e 11 settembre), partecipare all’ archeotrekking sulle tracce della metallurgia preistorica (il 18 luglio e il 22 agosto) e assistere a “Incontro con il mito. Piè zoppi, man’ di fata. Le meraviglie di Vulcano”, un originale spettacolo teatrale interattivo dedicato al mito di Vulcano (il 17 luglio, 7 agosto e 4 settembre).
Infine due appuntamenti serali per chi desidera approfondire: il 4 agosto a Palù del Fersina, presso l’Istituto Culturale Mocheno, Franco Marzatico terrà un incontro dal titolo “Dal minatore al metallurgo: i forni preistorici al passo del Redebus”, mentre il 20 agosto al Centro Congressi Pinè, Paolo Bellintani presenterà “Le vie dei metalli nella preistoria”.
PALAFITTE DI FIAVE’
Bambini e famiglie saranno protagonisti anche a Fiavè, dove presso il famoso sito delle palafitte torna “Ma come facevano a fare? Cerca e Ricerca, Trova e Sperimenta”. Tre gli appuntamenti, il 14 luglio, 4 agosto e 1 settembre, per conoscere, partecipando ad un’avvincente caccia al tesoro sulle tracce degli antichi palafitticoli di Fiavè, come vivevano, come si procacciavano il cibo e quali attività svolgevano i nostri antenati nella preistoria.
DOSS CASTEL
Dedicato alle famiglie è anche il percorso della “Scuola del Bosco” a Fai della Paganella. Grazie alla collaborazione degli alunni della scuola primaria di Fai, il sentiero che dalla località Ori porta al sito archeologico sulla sommità del Doss Castel è stato corredato da originali e colorati pannelli. Pannello dopo pannello, la passeggiata si trasforma in racconto per vivere un’insolita avventura, conoscere i segreti del bosco e scoprire chi erano e come vivevano i Reti, gli antichi e “misteriosi” abitanti di Doss Castel.
MOSTRE
Non mancano suggerimenti per saperne di più sulla storia più antica del territorio trentino con le visite al Centro Documentazione di Luserna dove la Soprintendenza ha curato gli aspetti archeologici della mostra “Il cacciatore delle Alpi – Da predatore a gestore” e al Museo di Riva del Garda dove è in corso la mostra “Sulle antiche sponde. Un abitato neolitico della Cultura dei vasi a bocca quadrata in via Brione a Riva del Garda”.
MONTE SAN MARTINO
Riprendono nel mese di luglio le indagini archeologiche sul monte di san Martino a Lundo, sulle creste che separano l’Altogarda dalle Giudicarie e il Lomaso, dove si celano i ruderi di un antico castello, predisposto al tramonto dell’impero romano e dimenticato dalla storia.
L’attività di ricerca, sostenuta e coordinata della Soprintendenza e dal Comune di Lomaso, è riuscita a riportarne alla luce i tratti più significativi, voci di un tempo lontano e segni di passati poteri, civili e religiosi.
INFORMAZIONI:
Provincia Autonoma di Trento
Soprintendenza per i Beni librari archivistici e archeologici
Settore Beni archeologici
Via Aosta, 1 – 38100 Trento
Tel. 0461 492161 Fax 0461 492160
e-mail sopr.librariarchivisticiarcheologici@provincia.tn.it
www.trentinocultura.net/archeologia.asp
0 comments elisa | Comunicati stampa, Conferenze, Epoca Romana, Generale, Italici, Mostre, Musei, Preistoria, Protostoria, Visite, eventi
Una mongolfiera inonda di luce come la luna piena l’arena dell’anfiteatro più famoso del mondo. “La luna sul Colosseo – Notti Flavie” è solo una delle iniziative promosse dalla Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma per promuovere il patrimonio archeologico della Capitale in questa estate 2009.

Il calendario è denso di eventi: dal 19 giugno al 30 settembre sono previste l’apertura straordinaria di aree finora chiuse del Foro, visite guidate notturne alla mostra “Divus Vespasianus”, che si sviluppa tra Colosseo e Fori, spettacoli serali ad ingresso gratuito nelle quattro sedi del Museo Nazionale Romano: Palazzo Altemps, Palazzo Massimo alle Terme, Terme di Diocleziano, Crypta Balbi.
In particolare “La luna sul Colosseo – notti flavie” consente di visitare l’anfiteatro e la mostra “Divus Vespasianus” allestita al suo interno in orario notturno, godendo quindi della suggestiva atmosfera che solo gli antichi monumenti possono ispirare.
La prenotazione è ovviamente obbligatoria, con biglietto a pagamento (15 euro adulti, 12 euro ridotto, gratis bambini sotto i 6 anni)
La manifestazione avrà luogo nei seguenti giorni:
- martedì 23, giovedì 25 e martedì 30 giugno;
- giovedì 2, martedì 7, giovedì 9, martedì 14, giovedì 16, martedì 21,giovedì 23, martedì 28 e giovedì 30 luglio;
- martedì 22, giovedì 24 e martedì 29 settembre
Le visite guidate avranno il seguente orario:
- ore 20.45
- ore 21.00
- ore 21.15
- ore 21.30 (in inglese)
- ore 21.45
- ore 22.00
- ore 22.15
- ore 22.30 (in inglese)
- ore 22.45
- ore 23.00
“La Luna sul Colosseo -notti flavie” insieme alle altre manifestazioni dell’estate romana costituiscono senz’altro un’occasione di valorizzazione e promozione del nostro patrimonio archeologico nazionale, una risposta a quanti da più parti sostengono che il nostro Patrimonio sia mal gestito e mal valorizzato. Questa “estate archeologica” ha sicuramente il merito di avvicinare molti, turisti ma anche e soprattutto cittadini, alle meraviglie archeologiche della capitale e sicuramente riusciranno a trasmettere un po’ di amore per le vestigia del nostro passato, necessario per poter continuare a conservarlo, a valorizzarlo e a promuoverlo.
Per il calendario completo di tutti gli eventi di “Archeologia d’estate” v. http://archeoroma.beniculturali.it/it/mostre/archeologia_estate
Dal 6 al 24 luglio 2009 si svolgerà a Ventimiglia (IM), presso l’area delle mura settentrionali della città romana di Albintimilium, l’8a campagna di scavo archeologico.
Le indagini, iniziate alla fine degli anni ’80 del secolo scorso e riprese in modo continuativo solamente a partire dal 2002, hanno riportato in vista una consistente parte della cinta muraria. In aderenza al lato settentrionale delle mura, ad occidente dell’area di scavo, si è individuata una piccola necropoli con tombe di diversa tipologia, che presentavano ciascuna i resti di almeno due deposizioni. A sud della cinta muraria, sul lato orientale dell’area di scavo, è stata riscoperta la parte terminale di un cardine della città romana, settore caratterizzato dalla presenza di una serie di buche di scarico riempite con materiali di diversa tipologia (ceramica, vetro, bronzo ecc.). Nel corso della campagna di scavo del 2003 è stata inoltre individuata anche una piccola porta urbica, la cui presenza è da mettere in relazione al vicino castellum aquae ed ai probabili collegamenti con la retrostante Val Nervia, sede di funda agricoli e di agglomerati suburbani.
Lo scavo è inserito nell’ambito del Modulo 4 della Scuola Interdisciplinare delle Metodologie Archeologiche, Metodi e pratica dello scavo archeologico.
Per informazioni e iscrizioni:
Tel. 0184.263601
Sito: www.iisl.it
E-mail. corsisima@istitutostudi.191.it
0 comments elisa | Comunicati stampa, Epoca Romana, Generale, Scavi
La proloco “I Bronzi per Riace”, presieduta dalla Dott.ssa Anna Maria Bombardieri, ha organizzato una giornata studio dedicata ai Bronzi di Riace il 16 maggio 2009 a Riace Marina presso l’hotel Federica, in collaborazione con l’Università della Calabria e con il patrocinio del Ministero dei Beni culturali e della Regione Calabria.
Ho chiesto al Prof. Giuseppe Braghò di commentarci quanto emerso in questa prestigiosa sede, dopo la pubblicazione della sua ricerca-inchiesta con sui ha evidenziato e documentato molte criticità circa il possibile trafugamento di parti dei Bronzi di Riace, per i quali gli ultimi Ministri per i Beni Culturali Rutelli e Bondi hanno enunciato l’impegno a verificare il da farsi per ridare integrità a questi beni culturali che sono anche patrimonio dell’umanità.
Caro Pagni, ho letto – tra il “materiale” partorito dal convegno di Riace – un esilarante articolo (Gazzetta del Sud) in cui tale Prof. Giuseppe Roma (o qualcosa di simile) ha pubblicamente dichiarato che i Bronzi sicuramente rappresentano Castore e Polluce e che gli stessi, ancora sicuramente, nella mano destra reggevano originariamente delle redini, alle quali erano attaccati due cavalli.
Non intendo soffermarmi sulla bizzarria della seconda affermazione: al contrario, lancio un invito agli studenti (che frequentano il corso del docente UNICAL) di cambiarlo, se possibile. Prendano loro – in seconda ipotesi – delle redini in mano: soltanto per trascinare altrove un asino come il saccente Prof. Basterà d’altronde scorrere la pomposità del Curriculum Vitae dell’esimio relatore (specialmente soffermandosi sulla voce “Pubblicazioni”, le quali altre non sono che articoli ed articoletti ospitati su riviste e rivistine più o meno orfane di stima accreditata) per raccoglierne grandeur e preparazione specifica.
Si conosce, nel regesto ufficiale intorno alle due Statue, un solo altro esempio di pedanteria ilare, vezzosamente propinatoci dalla Brunilde Sismondo Ridgway, secondo la quale le magnifiche espressioni del periodo severo greco sono, nella squallida realtà, delle opere romane (!). L’archeologa nunziante, da allora, è universalmente riconosciuta come fantasiosa, e la gentilezza del termine è unicamente dovuta alla galanteria degli altri seri ricercatori. In tanti, e soltanto dopo la mia documentale inchiesta, si occupano ora dei Bronzi: ciò è positivo. Negativa è la maniera con la quale si disquisisce intorno ad essi.
Su Calabria Ora di ieri, domenica 24 maggio, si potrà leggere altra disquisizione di tale Danilo Franco, firmatosi senza qualifica professionale: potrebbe dunque essere fabbro, rigattiere, farmacista, botanico forse. Sono portato a ritenere il soggetto molto vicino all’ultima figura citata, trattando l’accaduto con ironia, che non fa male anche quando si toccano argomentazioni serie. Lo immagino dunque botanico poiché il noioso articolo può avelo scritto chi, con gramigne e carciofi, possiede familiarità.
La ricerca storiografica non è argomento da chiosco domenicale. Nessuno dei timorati convegnisti – oltre che il Danilo Franco – sostiene la via più consona per sciogliere i dubbi su origine e provenienza degli sventurati A e B: l’indagine della Magistratura e un futuro, approfondito scavo nell’area ri Agranci-Riace, misure da me più volte chieste al MIBAC. Spiego perché. Mariottini dice di aver visto per primo le statue. Crediamogli. Ancora, afferma che si trattava di “un gruppo”. Crediamogli. Continua, il sub capitolino, a narrare che al braccio sinistro di una di esse ha visto uno scudo. Crediamogli. Scrive nella denuncia, il fortunato pescatore, che le stesse sono differenti (e vistosamente) per postura, mostrandosi (una delle due) con braccia aperte e gamba sopravanzante,espressione contrastante con la realtà espositiva presente presso il Museo di Reggio Calabria,mentre la seconda corrisponde alla descrizione. Crediamogli.
A questo punto, il passo che Magistratura e Carabinieri della Tutela dovrebbero fare è banale soltanto: costringere il “papà dei Bronzi” a dire la verità. Lo stesso, in note interviste, afferma di voler parlare “soltanto col Giudice o con i Carabinieri”. Evidentemente, sussisterà qualcosa di riservato, da non svelare ai giornalisti e al popolo, sovrano (sulla carta).
Cos’ha fatto il Magistrato inquirente di Locri? A quali risultati sono pervenuti i Carabinieri? Tre anni dopo la personale, meritoria (parole di Ministro peri Beni Culturali, e non di botanico o convegnista griffato) inchiesta giornalistica, evolutasi nel volume “Facce di Bronzo”, nulla è dato sapere. Troppo facile. Strano e improprio, inoltre, che i convegnisti di Riace o il Danilo Franco ignorino di supportare la necessità primaria di stringere la morsa attorno a un falso eroe, per sapere. Probabilmente non amano o non vogliono, farlo.
Mariottini, se fosse quell’onesto “volontario servitore del bene pubblico” che dice di essere, dovrebbe toglierli, i drappi oscuri della menzogna. Certo, svelare le infamie di chi lo ha protetto fino ad oggi è pesante, e tanto. Meno pesante, tuttavia, dell’ombra che il cittadino Giuseppe Braghò, con “carte alla mano”, ha per sempre proiettato su Stefano & Co., lì dove Stefano sta per Mariottini e Co. sta per i noti personaggi istituzionali coinvolti nell’affaire Bronzi di Riace. Leggere, per credere. Dopo, e soltanto dopo, scrivere. O contestare, se possibile. Povera, poverissima Italia!
Cordialmente.
Prof. Giuseppe Braghò
P.S.: Ne autorizzo pubblicazione e divulgazione.
0 comments lucapagni | Comunicati stampa, Curiosità, Epoca Romana, FantArcheologia, Generale, I blog di Archeologia, Italici, Mala Archeologia, Periodo Greco, Scavi
Risale ad almeno 35.000 anni fa la piccola scultura femminile in avorio di mammut ritrovata nella grotta di Fels (Hohle Fels), vicino alla cittadina di Schelklingen, nel Giura svevo, nella Germania sud-occidentale.

Questa datazione della “Venere di Hohle Fels” indica che essa rappresenta uno dei più antichi esempi di arte figurativa del mondo. Per fare un confronto, la famosa “Venere di Willendorf“, il più celebre esempio di scultura paleolitica, secondo le più recenti datazioni risale a 22-24.000 anni fa.
La scoperta è descritta in un articolo a firma Nicholas J. Conard, dell’Istituto di studi preistorici dell’Università di Tübingen, pubblicato su “Nature“.
La datazione al radiocarbonio degli orizzonti stratigrafici nella cui prossimità è stata ritrovata la nuova Venere indica un periodo compreso fra i 31.000 e i 40.000 anni, e l’insieme dei dati stratigrafici la fanno attribuire agli albori del periodo cosiddetto Aurignaziano. (Un orizzonte stratigrafico è un’interfaccia che indica una posizione particolare nella successione stratigrafica, dotata di caratteristiche tali da poterne seguire l’andamento laterale.)
La Venere di Hohle Fels era stata rinvenuta nel settembre 2008 a tre metri sotto l’attuale pavimento della grotta, a una ventina di metri dall’ingresso della caverna. Alta otto centimetri, la scultura appare ben conservata, pur mancandole il braccio sinistro.
La Venere di Hohle Fels si caratterizza per una serie di tratti molto originali che la distinguono dalle altre Veneri posteriori. La prima cosa che si nota è l’assenza della testa, al cui posto, al di sopra delle larghe spalle è scolpito un piccolo anello inciso. Le braccia sono corte con mani ben scolpite dalle dita chiaramente identificabili appoggiate sul ventre, appena al di sotto del prominente seno, mentre una serie di linee orizzontali tracciate su tutto il corpo richiamano la presenza di un vestito o un drappeggio.
Fonte:
http://lescienze.espresso.repubblica.it/articolo/titolo/1338399
0 comments elisa | Estero, Generale, Nuovi Ritrovamenti, Preistoria
La mostra, curata dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici del Piemonte e del Museo Antichità Egizie in collaborazione con il Gruppo Storico Archeologico Castellettese, fortemente voluta dall’Amministrazione comunale e realizzata grazie al contributo di Regione Piemonte, Provincia di Novara, Fondazione della Comunità del Novarese e Distretto Turistico dei Laghi, ha sede nella Sala Polivalente “Albino Calletti”, presso il Parco Comunale “Giovanni Sibilia”, e resterà aperta dal 26 aprile al 29 novembre 2009.
La manifestazione “Le pietre dei signori del fiume“, tenutasi dal settembre al dicembre 2007, aveva rappresentato il primo passo di un progetto espositivo che culmina ora nella Mostra “L’alba della città – Le prime necropoli del centro protourbano di Castelletto Ticino“, dedicata ad illustrare il momento di avvio del primo centro protourbano dell’Italia nord-occidentale.
Oggetto dell’esposizione sono i reperti provenienti dagli scavi condotti dalla Soprintendenza per i beni archeologici del Piemonte a Castelletto Ticino – località Croce Pietra (Via del Maneggio, Via Aronco, Via Repubblica), dove tra la fine del IX ed il VII secolo a.C. sorgeva una delle più arcaiche necropoli del Basso Verbano, caratterizzata da un’organizzazione monumentale con strutture a recinto e marginata da grandi stele in pietra, quale la stele della Briccola, protagonista dell’evento.
A Castelletto Ticino tra il 750 ed il 680 a.C. l’elite guerriera dominante riorganizza la stessa urbanistica dei villaggi golasecchiani cresciuti sul controllo della via fluviale del Ticino e celebra la propria legittimazione dinastica attraverso un’unica necropoli monumentale a circoli. Mentre la necropoli risulta marginata con grandi stele in pietra, forse ma non necessariamente corrispondenti a sepolture particolari, si consolida il potere su un ampio territorio che costituisce il fondamentale presupposto economico ed alimentare di una rapida e consistente crescita demografica del nuovo centro, che raggiungerà nel VI secolo diverse migliaia di abitanti.
Orari della mostra:
Mercoledì e domenica ore 15.00 – 18.00
Sabato ore 10.00 – 12.00 e 15.00 – 18.00
Aperture straordinarie su richiesta
Sito ufficiale:
www.albadellacitta.it
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Il 2 e il 3 maggio partirà da Cagliari e dal sito di Cuccuru Nuraxi di Settimo San Pietro, la tredicesima edizione di Monumenti Aperti, inaugurata nel 1997 come iniziativa di volontariato culturale dalle associazioni Ipogeo e Imago Mundi e diventata, dopo il successo della prima edizione, di competenza istituzionale: del Comune di Cagliari e, dal 2000, anche della Regione.
Due giornate di visite guidate gratuite nei siti di maggiore rilievo storico e storico-artistico del capoluogo sardo si sono trasformate, nel corso di oltre un decennio, in un calendario di appuntamenti che da maggio ad ottobre coinvolgono comuni grandi e piccoli sparsi sul territorio di sei province: saranno in 54, quest’anno, ad aprire le porte di palazzi, musei, siti archeologici, itinerari naturalistici e tematici, fino ai siti di archeologia industriale.
Il servizio di apertura è svolto da migliaia di volontari (6800 nel 2008) provenienti dalle scuole di ogni ordine e grado, dalle università, dalle associazioni culturali e socio-assistenziali e dal bacino di semplici cittadini appassionati.
Calendario delle iniziative:
http://new.monumentiaperti.com/calendario.php?
Per informazioni:
Numero verde 800 88 11 88
info@monumentiaperti.com
Il Quarto Workshop Italiano “Open Source, Free Software e Open Format nei processi di ricerca archeologica” si terra’ a Roma, presso la sede centrale del Consiglio Nazionale delle Ricerche il 27 e 28 aprile 2009, e sara’ organizzato dall’Istituto per le Tecnologie Applicate ai Beni Culturali (ITABC), in collaborazione con l’Istituto di Scienza e Tecnologie dell’Informazione (ISTI), con il patrocinio del Dipartimento Patrimonio Culturale del CNR e della Filas.
Il Workshop sara’ articolato in 4 sessioni di mezza giornata ciascuna. Il tema dell’Open Source verra’ sviluppato in tutti i suoi aspetti, tecnici e metodologici, con una specifica sessione didattica prevista per i neofiti e gli studenti, e tre sessioni dedicate agli interventi di studiosi, selezionati dal comitato scientifico su 4 tematiche generali: Open Data, Open Learning, Open Software e Open Processes.
Una delle novita’ dell’edizione 2009 sara’ l’OpenLab. Accanto al tradizionale svolgimento del workshop verra’ allestito anche un ‘laboratorio’. Si trattera’ di uno spazio dedicato all’incontro diretto con i progetti e gli strumenti open source presentati durante il convegno. Qui i relatori potranno, dopo le presentazioni, fare delle dimostrazioni piu’ informali delle proprie applicazioni, consentendo ai partecipanti di testarle, installarle ed utilizzarle. L’obiettivo e’ quello di diffondere gli strumenti aperti nel campo umanistico, superando anche la barriera ‘dell’interfaccia’.
Inoltre gli atti del convegno verranno pubblicati nel II numero speciale della rivista “Archeologia e Calcolatori“.
Programma provvisorio:
27 Aprile, lunedì:
- Invited Talk: Markus Neteler, leader of the GRASS GIS project;
- Sessione: Open Process (Trasparenza nella filiera dei dati e nei processi di elaborazione e trasmissione delle informazioni culturali; licenze libere nel campo archeologico, diritto d’autore nel campo dei Beni Culturali, aspetti teorici e metodologici, aspetti normativi);
- Sessione: Open Data (Progetti di utilizzo di applicazioni open su siti archeologici, peculiarita’ culturali dei contesti, condivisione e protezione dei risultati e dei dati raccolti per mezzo di schemi di licensing aperto);
28 Aprile, martedì:
- Sessione: Open Software (Strumenti software ed applicazioni Open Source nel campo archeologico);
- Sessione: Open Learning (Divulgazione ed e-learning per l’Open Source in archeologia);
- Sessione: OpenLab (postazioni di prova delle applicazioni).
Programma completo ed iscrizione:
Riaprono il 29 aprile al pubblico – dopo alcuni anni di chiusura – due delle grandi collezioni del Museo Archeologico Nazionale di Napoli: la Collezione Affreschi, che raccoglie più di 400 affreschi restituiti dalle città vesuviane distrutte dall’Eruzione del 79 d.C., e la Collezione Farnese (da settembre 2009), che nasce nel 1500 ad opera di Alessandro Farnese, futuro papa Paolo III e che costituisce la più grande raccolta storica di statue antiche al mondo.
La collezione delle pitture del Museo costituisce un eccezionale documento della pittura di età romana, nella sua evoluzione e varietà, a partire dal II stile, poiché le pitture di I stile, non essendo figurate, non vennero mai staccate per le raccolte museali.
Un gruppo di pitture, di notevole bellezza, proviene dalla Casa del Poeta Tragico; esse rappresentano la Ierogamia di Zeus e Hera, Achille e Breseide, ed il Sacrificio di Ifigenia.
Oltre alla pittura degli stili pompeiani, è presente un altro filone più popolare, realizzato per fini pratici come le insegne di bottega, la decorazione delle taverne o di altri simili esercizi commerciali.
Il nuovo progetto di riallestimento si snoda seguendo sia a criteri cronologici sia tematici, ed è così articolato:
- Sala LXVI La tecnica
- Sala LXVII La villa di Boscoreale
- Sala LXVIII La scoperta delle pitture
- Sala LXIX La pittura nel I secolo a.C.
- Sala LXX La pittura in età augustea: La villa di Agrippa Postumo; la pittura nella prima età imperiale: La Casa di Giasone
- Sala LXXI La pittura nella prima età imperiale. I temi dei quadri e gli elementi decorativi
- Sala LXXII La pittura in età imperiale: due case di prestigio. La Casa di Meleagro
La Casa dei Dioscuri
- Sala LXXIII La pittura in età imperiale: i temi mitologici
- Sala LXXIV Nature morte e paesaggi
- Sala LXXXV Pitture di larari
- Sala LXXVII Stabile – La Villa di Campo Varano
- Sala LXXVIII I ritratti – La pittura popolare.
Per informazioni:
http://www.archeologia.beniculturali.it/pages/atlante/S54.html
http://www.archeona.arti.beniculturali.it/sanc_it/mann/home.html
Fonte:
http://www.electaweb.it/mostre/scheda/pittura-pompeiana-napoli-museo-archeologico-nazionale/it/
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Il ‘Ratto delle Sabine’ diventa il fulcro della mostra “I Sabini popolo d’Italia, dalla storia al mito” ospitata al Vittoriano di Roma dal 20 marzo fino al 26 aprile con ingresso gratuito.
Oltre 120 opere esposte tra reperti archeologici, antiche carte geografiche, codici, manoscritti, miniature, disegni, oli su tela e sculture che indagano per la prima volta il celeberrimo episodio del ratto delle Sabine nell’arte, dall’epoca dei Romani, attraverso il Medioevo, il Rinascimento, il Barocco, il Neoclassicismo fino alle testimonianze dell’arte contemporanea.
Una grande mostra di carattere storico, artistico e archeologico che vuole raccontare le vicende dell’antico popolo dei Sabini e la fortuna del loro mito attraverso i secoli.
La mostra, è articolata in quattro sezioni distinte tra loro, tanto da essere ognuna una mostra indipendente.
Parte dalla narrazione del popolo dei Sabini e l’incontro con i Romani e il ruolo nella fondazione della città di Roma.
La seconda sezione è dedicata all’archeologia sabina, reperti rinvenuti nei principali siti archeologici della provincia di Rieti.
La successiva sezione è invece dedicata alla pittura dedicata al celebre episodio del rapimento delle Sabine. Tra le opere esposte quelle di Sodoma, Giambologna, Poussin, Luca Giordano, Tiepolo fino agli artisti più recenti come Arturo Martini, Primo Conti e Franco Gentilini.
La quarta e ultima sezione tiene conto della rappresentazione del mito del Ratto nel teatro, nella letteratura e nel cinema.
Alla mostra viene affiancato un catalogo edito da Gangemi Editore.
Fonte:
http://www.adnkronos.com/IGN/Cultura/?id=3.0.3126211762
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