Etruschi

Archeologia metropolitana a Genova

Ancora pochi giorni per poter visitare la mostra “Archeologia Metropolitana” a Genova. Fino al 14 febbraio 2010, infatti, sarà allestita presso il Museo di Archeologia Ligure di Genova Pegli una piccola mostra dedicata ai risultati delle recenti indagini di archeologia urbana svoltesi a Genova in concomitanza con i lavori per le nuove stazioni della Metropolitana, Brignole e Acquasola, sotto la direzione di Piera Melli e di Angiolo Del Lucchese della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Liguria.

Già la realizzazione delle altre stazioni della metropolitana genovese erano state occasione, negli scorsi anni, di importanti scoperte archeologiche relative a tutte le epoche storiche della città, dalla Preistoria e dalla presenza Ligure nel territorio fino al tardo Medioevo. E già negli anni passati alcune delle scoperte più importanti erano state rese pubbliche: si ricorda ad esempio l’allestimento permanente, dal nome eloquente di ArcheoMetro, all’interno di una delle stazioni, quella di Darsena.

La mostra, nonostante sia di modeste dimensioni, ha però avuto l’opportuno risalto che merita grazie ad una recensione apparsa sul numero di gennaio 2010 della rivista Archeo: le scoperte effettuate sono infatti da ritenersi decisamente importanti, e gettano nuova luce sulla storia della frequentazione più antica della città, ma anche sulla sua storia un bel po’ più recente, in età postmedievale.

Partendo dalla Preistoria, e in particolare dal Neolitico, importanti sono le indagini paleobotaniche condotte dagli esperti della Soprintendenza su rametti di frassino che hanno rivelato tracce di “scalvatura“, un’antica pratica che serviva per procurare foraggio agli ovini e ai caprini, gli animali maggiormente allevati in Liguria. Il rinvenimento di un muro di argine in pietre a secco, datato sulla base del contesto all’età del Bronzo Antico (un calco del quale è esposto in mostra) nella zona di Brignole testimonia, insieme ad altri reperti rinvenuti nell’area, la presenza di un insediamento a protezione del quale il muro stesso era posto. Quanto all’età del Ferro, epoca in cui Genova diviene un emporio commerciale (ancora si dibatte se si tratti di un emporio ligure oppure etrusco), è notevole, e importantissimo, il rinvenimento, nella zona dell’Acquasola, di un tumulo sepolcrale datato al VII-VI secolo a.C. La tomba, che non ha niente a che fare con i costumi sepolcrali dei Liguri, è da ritenersi l’estrema dimora di una fanciulla di probabile origine etrusca.

Dall’età preistorica e preromana il visitatore  deve fare un brusco salto temporale: al XVI secolo risale il Convento delle Brignoline, venuto alla luce nel corso degli scavi per la Stazione di Brignole, insieme a numerosi reperti in ceramica medievale e postmedievale, esposti in mostra. Lo scavo all’Acquasola è stato invece l’occasione per confermare l’origine del quartiere in età moderna, conosciuta finora solo attraverso le fonti archivistiche.

Info:

Archeologia Metropolitana

fino al 14 febbraio 2010

Museo di Archeologia Ligure, Genova Pegli

www.archeologico.museidigenova.it

orario: martedì-venerdì 9.00 – 19.00

sabato-domenica 10.00 -19.00

biglietto compreso nell’ingresso al Museo.

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“Un Re, un Guerriero, un Eroe. La tomba 36 della necropoli sabina di Eretum” in mostra dal 7 novembre 2009

Un Re, un Guerriero, un Eroe | La tomba 36 della necropoli sabina di Eretum

Fara in Sabina, Sala Monte Frumentario
dal 7 novembre 2009 al 14 febbraio 2010

Sullo scorcio del VI secolo a.C., quando la cacciata dei re da Roma provocò gravi sconvolgimenti politici che portarono al crollo della supremazia della città, per i centri della Sabina tiberina si aprirono nuove prospettive. Ad Eretum, stretta da secoli fra la spinta espansionistica romana e la potente città sabina di Cures, salì al potere un personaggio eccezionale.

corredo tomba 36 eretum

La sua tomba, scoperta nel 2005, va contro tutte le tradizioni delle aristocrazie sabine: le dimensioni colossali – quattro vani per una sola persona -, i calderoni di bronzo allineati come in un santuario, l’uso di simboli regali arcaici e desueti come il carro da guerra e il trono a schienale ricurvo, la cremazione dei resti del defunto, sono tutti segni di un culto eroico a lui tributato al momento della morte.

La tomba 36 della necropoli di Colle del Forno, già al momento della sua individuazione tramite prospezioni geofisiche, è apparsa come una struttura eccezionale, in primo luogo per le sue dimensioni. In un panorama dominato da tombe di apparato modesto, con una sola piccola camera provvista di loculi sulle pareti, spesso reimpiegati più volte in modo da protrarne l’uso per diverse generazioni, l’immenso complesso formato da un enorme atrio scoperto, tre camere, e un corridoio d’accesso lungo più di 26 metri, rappresenta una anomalia che fu chiaramente cercata già fin dalla sua costruzione.

trono tomba 36 eretum

Lo scavo ha confermato pienamente la particolarità di questa tomba colossale, che fu concepita per ospitare le spoglie di una sola persona. Nella camera di fondo si apriva un solo loculo, che conteneva le ceneri del defunto, raccolte in una cassetta di legno, entro un panno ricamato d’oro; ai suoi lati, due calici già molto antichi al momento della morte del personaggio, evidentemente reliquie venerate di qualche antenato.

La grande camera conteneva solo il trono in terracotta e le armi del defunto; ai piedi del trono, un piccolo vaso votivo resta a testimonianza delle cerimonie svolte al momento della sepoltura. La camera sinistra conteneva un carro da guerra; i cavalli che lo avevano trainato furono sacrificati nell’atrio, e i loro corpi travolsero le cinque anfore in ceramica lì deposte: vasi apparentemente modesti, ma che in realtà dovevano avere un valore per il loro contenuto e per la provenienza di tre di queste da lontane terre del Mediterraneo orientale. Nella camera destra, una fila di grandi recipienti di bronzo conteneva ulteriori offerte alimentari al defunto. Un secondo trono in terracotta, sopra il tetto della tomba, ne segnalava la presenza ai posteri.

La tomba fu riaperta per un secondo defunto, una donna, deposta su un letto di legno lungo la parete destra della camera di fondo; questo intervento provocò il crollo del soffitto e di una parete della camera, che furono rappezzati in modo sommario. Nel corso dei lavori, gli oggetti contenuti nella camera di fondo e nell’atrio furono infranti e in parte dispersi.

Tutti gli aspetti della deposizione originaria costituiscono una deviazione esplicita dalle tradizioni funerarie delle aristocrazie sabine dell’epoca: la tomba individuale, l’incinerazione, la presenza di materiali di corredo, tra i quali oggetti ormai desueti, come il carro e il trono, quest’ultimo di un tipo riservato da generazioni solo a divinità, eroi e altri personaggi sovraumani.

Sono segnali degli onori inconsueti tributati al defunto, riconoscimento del ruolo che aveva ricoperto in vita: si tratta senz’altro di un sovrano, vissuto in un’epoca, la fine del VI secolo a.C., nella quale il crollo del sistema di alleanze su cui aveva poggiato la supremazia di Roma nella regione provocò un vuoto di potere propizio alla ricerca di nuovi assetti politici e istituzionali, talora sotto il segno di figure emergenti, che spesso paludano la novità del loro potere sotto il mantello di un recupero di tradizioni ancestrali. Quando questo re di Eretum venne a mancare, nessuno poteva ancora sapere che il suo successo sarebbe stato effimero, e la sua sepoltura assunse i toni di un rituale di culto eroico.

Enrico Benelli

http://www.sabinideltevere.it/ita/2009/11/07/un-re-un-guerriero-un-eroe-la-tomba-36-della-necropoli-sabina-di-eretum/

Info:
Museo Archeologico di Fara Sabina
www.sabinideltevere.it

“L’occhio dell’archeologo. Ranuccio Bianchi Bandinelli nella Siena del primo ‘900″: Siena dedica una mostra ad un suo illustre cittadino

Siena dedica una mostra a Ranuccio Bianchi Bandinelli, uno dei padri dell’archeologia italiana. Gli addetti ai lavori, archeologi e storici dell’arte, gli studenti di archeologia, ma anche i semplici appassionati sicuramente conoscono l’opera di quest’archeologo e posseggono qualche suo fondamentale volume nella propria libreria (come Introduzione all’archeologia, oppure L’arte romana nel centro del potere). Per tutti gli altri la lacuna può essere colmata dalla mostra “L’occhio dell’archeologo. Ranuccio Bianchi Bandinelli nella Siena del primo ‘900”, allestita nel Complesso Museale Santa Maria della Scala fino al 5 luglio 2009. Essa ha infatti sicuramente il merito di far conoscere al grande pubblico questa figura di insigne archeologo, di farla uscire dall’ambito accademico e di renderla perciò più popolare.

La mostra, curata da Marcello Barbanera, che su Bianchi Bandinelli ha realizzato più di una pubblicazione (ad esempio Ranuccio Bianchi Bandinelli. Biografia ed epistolario di un grande archeologo, 2003), vuole mettere in luce in particolare il rapporto del grande studioso con la sua città, Siena appunto. Si tratta di un’immagine di vita privata dell’archeologo – l’ “occhio” è quello con cui Bianchi Bandinelli guardava alla Siena del suo tempo – ma anche di una pagina di storia dell’archeologia, in quanto si pone l’accento sulle prime ricerche archeologiche da lui compiute in terra senese nel campo dell’etruscologia e sul suo impegno per la realizzazione di un museo archeologico della città.

Studioso “moderno” rispetto alla tendenza del suo tempo, già negli anni ’20 vedeva nella figura dell’archeologo la necessità di essere un “trasmettitore di cultura” nei confronti del pubblico e quanto alla ricerca scientifica, poneva l’accento sull’importanza non del singolo oggetto, ma dell’oggetto in riferimento al contesto di rinvenimento. Un concetto, questo, che se ormai è dato per scontato nella moderna ricerca archeologica, agli inizi del Novecento non era per nulla chiaro alla mente di molti studiosi.

La tesi di laurea di Bianchi Bandinelli si pone come momento fondamentale non solo della vita dell’archeologo – grazie ad essa egli si impone all’attenzione della comunità scientifica del tempo – ma pone le basi di un nuovo modo di affrontare gli studi etruscologici, ovvero su base topografica, stilando una sorta di Carta Archeologica del territorio di Chiusi. Le sue ricerche sono non a caso considerate pionieristiche, ed hanno contribuito a stabilire dei punti fermi nella topografia etrusca e nella comprensione dei fenomeni storici e artistici dell’antico territorio, dando al contempo dei risultati straordinari. Non è da sottovalutare il supporto datogli dall’appassionato e collezionista Emilio Bonci Casuccini, un uomo che, a detta dello stesso Bianchi Bandinelli “voleva piantare vitigni laddove sperava ci fossero tombe”.

Ad illustrare il percorso, una serie di urne cinerarie da Chiusi e altri reperti (buccheri, una testa di canopo, la testa del cd. PseudoSeneca) rinvenuti nel corso delle ricerche fatte da Bianchi Bandinelli.

Con la visita alla mostra, non si perda l’occasione di visitare il Museo Archeologico di Siena, allestito nei sotterranei del Complesso Museale Santa Maria della Scala: in un’atmosfera davvero suggestiva, data dai cunicoli scavati nel tufo in cui si sviluppa l’allestimento, sono esposti i reperti archeologici più significativi della lunga storia di questa parte della Toscana, dall’età Villanoviana alla tarda romanità, e inoltre sono ospitate le donazioni dei principali collezionisti senesi, come lo stesso Emilio Bonci Casuccini, amico di Ranuccio Bianchi Bandinelli.

Marina Lo Blundo

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Aperte le iscrizioni per partecipare alla VII Campagna di Scavo nel sito etrusco di Marsiliana d’Albegna

Su segnalazione del dott. Carmine Sanchirico dell’Università degli Studi di Siena, informiamo che sono aperte le iscrizioni alla campagna di scavo di Marsiliana d’Albegna:

Progetto Marsiliana d’Albegna: Settima Campagna di Ricerca

(31/08/2009-30/10/2009)
Marsiliana d'Albegna

Dal 31/08 al 30/10/2009 riprendono le attività di ricerca archeologica nel centro etrusco di Marsiliana d’Albegna (Manciano, GR), con la direzione della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana, in collaborazione con il Dipartimento di Archeologia e Storia delle Arti dell’Università degli Studi di Siena (Insegnamento e Laboratorio di Etruscologia e Antichità Italiche, diretto da Andrea Zifferero) ed Etruria Nova, associazione no profit.

Avviato nel 2002, il Progetto Marsiliana d’Albegna ha contribuito alla riscoperta dell’importante centro protostorico ed etrusco, già noto per le ricche ed estese necropoli orientalizzanti scavate dal principe Tommaso Corsini agli inizi del Novecento.

La Campagna di Ricerca 2009 prevede le seguenti attività:

1. scavo di un sito produttivo etrusco (fornace?) localizzato presso il fiume Albegna. Si tratta di un consistente affioramento di anfore da trasporto di età arcaica e da scarti di produzione, contiguo ad un edificio che ha restituito bucchero, ceramica d’impasto e ceramica etrusco-corinzia;

2. prosecuzione dello scavo nella “Casa delle Anfore”, una residenza periferica con atrio centrale, datata tra l’ultimo quarto del VI e la fine del V secolo a.C. L’edificio, situato all’interno della Tenuta Corsini, ha un’estensione di 400 mq e si articola in almeno sei ambienti, dei quali soltanto due esplorati finora;

3. prosecuzione della ricerca di superficie all’interno della Tenuta Corsini: si procederà alla ripulitura e al rilievo di alcune tombe ancora non indagate e all’identificazione di nuovi siti per una più precisa definizione del tessuto abitativo e funerario di età etrusca.

CONDIZIONI DI PARTECIPAZIONE:

Le attività sul campo e in laboratorio comportano un impegno settimanale di 40 ore, certificate da un attestato valido per il rilascio dei crediti formativi (universitari e per Istituti scolastici superiori). Sono previsti, inoltre, laboratori pomeridiani sullo studio dell’epigrafia e della ceramica etrusca, sull’elaborazione informatica dei dati, sulla metodologia di scavo; nel fine settimana sono previste escursioni ai principali siti e musei dell’Etruria meridionale.

Tutti gli aspetti organizzativi e logistici sono a cura di Etruria Nova no profit: ai partecipanti è richiesta la certificazione della vaccinazione antitetanica e la quota di iscrizione annuale all’associazione, comprensiva di assicurazione. La quota di partecipazione è di 185 Euro 80 Euro per una settimana, 350 Euro 150 Euro per due settimane, 515 Euro 200 Euro per tre settimane. La quota comprende vitto e alloggio completo, trasferimenti in auto, attività di laboratorio ed escursioni.I partecipanti sono alloggiati nell’agriturismo La Speranza di Marsiliana d’Albegna, in appartamenti da 4 e 5 posti letto, con cucina e bagno indipendenti, aria condizionata e riscaldamento e avranno a disposizione piscina e campo da calcetto.

La partecipazione all’attività di ricerca è aperta a studenti di archeologia e a volontari, purché maggiorenni.

AGGIORNAMENTO 11 GIUGNO:

Sono variate le quote per l’iscrizione alla prossima campagna di ricerca a Marsiliana. Grazie ad uno sponsor inaspettato sono state abbassare drasticamente le quote.

1 settimana 80 euro + tessera associazione (20 euro)
2 settimane 150 euro + tessera associazione (20 euro)
3 settimane 200 euro + tessera associazione (20 euro)

CONTATTI PER INFORMAZIONI:

prof. Andrea Zifferero
tel. 0577/233659 (diretto)
E-mail: marsiliana@unisi.it

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ArcheoloGITE Bolognesi 2009, fino al solstizio d’estate incontri sul “cielo degli antichi”

La Provincia di Bologna e la Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia-Romagna propongono la seconda edizione delle ArcheoloGITE Bolognesi che si terranno dalla metà di aprile a giugno 2009.
Visto che nel 2009 si festeggia l’Anno Internazionale dell’Astronomia, il tema scelto per questa seconda edizione delle nostre “gite archeologiche” è il cielo degli antichi nei suoi molteplici aspetti, gli astri, il tempo, lo spazio.Disco di Nebra
Nell’anno dell’astronomia ArcheoloGITE 2009 propone dunque vari itinerari attraverso i musei e le aree archeologiche del territorio bolognese, che consentano un approccio leggero ma meditato alle diverse problematiche legate alla lettura del cielo degli antichi, supportate dalle importanti conferenze introduttive, presso il Dipartimento di Archeologia e il Museo Civico di Bologna, sulle specifiche tematiche dell’astronomia, del mondo etrusco e romano.
L’iniziativa di Marzabotto chiuderà, nella suggestiva notte del solstizio d’estate, l’avventura attraverso i cieli di ArcheoloGITE 2009.

PROSSIMI APPUNTAMENTI:

giovedì 21 maggio, ore 16,30
BOLOGNA, Museo Civico Archeologico, Sala del Risorgimento
IL CIELO DEGLI ETRUSCHI
Conferenza di Luigi Malnati

giovedì 28 maggio, ore 17
BOLOGNA, Museo Civico Archeologico, Sala del Risorgimento
MISURAZIONE E RAPPRESENTAZIONE DI SPAZIO E TEMPO NEL MONDO ROMANO
Conferenza di Emanuela Ercolani Cocchi

sabato 30 maggio, ore 20
OZZANO DELL’EMILIA (BO), Area archeologica di Claterna, in località Maggio, presso la cosiddetta “Casa Gialla”
CLATERNA TRA LE STELLE
Visione guidata del cielo mediante puntatore laser

martedì 2 giugno, dalle ore 10,30
LOIANO e MONTERENZIO (BO), Palazzo Loup e Museo Archeologico “L. Fantini”
OSSERVAZIONI ASTRONOMICHE E INSEDIAMENTI ARCHEOLOGICI: GLI ETRUSCHI E I CELTI DI MONTE BIBELE
Conferenze di Antonio Gottarelli e Daniele Vitali
e visita guidata a Monte Bibele

martedì 16 giugno, ore 21
VILLANOVA DI CASTENASO, MUV – Museo della civiltà Villanoviana
L’UOMO E IL COSMO
Conferenza di Fabrizio Bònoli

sabato 20 giugno, dalle ore 16,30
MARZABOTTO (BO), Museo Nazionale Etrusco “Pompeo Aria” e area archeologica di Marzabotto
LE STELLE SULLA CITTA’ ANTICA. VIAGGIO TRA TERRA E CIELO
Rappresentazione in costume, visita guidata e osservazione della volta celeste

INFO E PROGRAMMA UFFICIALE:

http://www.archeobologna.beniculturali.it/mostre/archeologite_bolognesi_09.htm

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La via etrusca dei due mari: la più antica strada extraurbana d’Europa

Si svolgerà giovedì 12 marzo 2009ore 17.30 a LOIANO (BO) a PALAZZO LOUP la presentazione del progetto “La via etrusca dei due mari: la più antica strada extraurbana d’Europa“.

L’evento avrà inizio con un ritrovo a Monterenzio (BO) alle ore 15.30 dove si effettuerà una visita guidata al Museo Fantini con i reperti etrusco-celtici di Monte Bibele e Monterenzio Vecchia.

L’incontro di Loiano dalle 17.30 si svolgerà con i seguenti interventi:

presiede
Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva

Giovanni Maestrami, sindaco di Loiano
Saluti dell’Amministrazione comunale

Antonio Bolognesi, presidente Lions Club “Valli Savena e Sambro”
Saluti e apertura dell’incontro

Gianfranco Bracci, ideatore e coordinatore del percorso
Introduzione

Paola Desantis, direttore del Museo Nazionale Etrusco di Marzabotto
La via etrusca dei due mari in Emilia Romagna

Daniele Vitali, docente di Antichità celtiche all’Università di Bologna
L’insediamento etrusco-celtico di Monterenzio

Luigi Donati, docente di Etruscologia all’Università di Firenze
La città di Gonfienti e i commerci etruschi fra Tirreno e Adriatico

Claudio Calastri, ricercatore borsista in Archeologia del Paesaggio all’Università di Bologna
Un tracciato storico da mare a mare

Luca Ubaldo Cascinu, giornalista
La via etrusca di Casa del Lupo a Capannori (Lu)

Sergio Gardini, esperto Settore escursionismo del CAI
Lo studio della “Via Etrusca dei due mari” come percorso CAI

Syusy Blady e Patrizio Roversi, testimonial della serata
Senza benzina alla scoperta del Bel Paese

L’ingresso è libero

Info: 051.6527743 339.1181536
http://www.archeologiaviva.it
archeologiaviva@giunti.it

Il progetto nasce successivamente alla scoperta della città etrusca di Gonfienti, vicino a Prato, antico caposaldo commerciale nell’ambito dei traffici fra Adriatico e Tirreno. Da qui è nata l’esigenza di studiare quello che restava dell’antica direttrice transappenninica e di rendere fruibile questo percorso, che collega Spina (Comacchio) sull’Adriatico con Pisa sul versante tirrenico per ricalcare appunto gli antichi tracciati commerciali che collegavano l’Etruria propria con l’Etruria padana e col delta del Po.

Maggiori info in merito al sito http://www.viaetruscadeiduemari.it/

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“Etruschi – Le antiche metropoli del Lazio” a Roma prorogata fino l’8 marzo

Etruschi- Le antiche metropoli del Lazio

prorogata fino all’8 marzo 2009
Palazzo delle Esposizioni
Roma, via Nazionale 194

antefissa-a-testa-di-gorgonLa mostra racconta e descrive l’eccellenza della civiltà etrusca del Lazio attraverso lo straordinario sviluppo dei suoi principali centri urbani: Veio, Cerveteri, Vulci, Tarquinia, città che a partire dai più antichi e comuni caratteri, si andarono via via differenziando, non solo rispetto alla produzione artistica, ma anche, più in generale, rispetto agli orientamenti culturali e di culto, agli stili di vita, alle prassi commerciali.

Ai rapporti tra queste antiche metropoli e Roma è dedicata la seconda parte della mostra, che mette in luce la forte influenza esercitata dalla civiltà etrusca sul mondo romano quanto a pratiche religiose e simbologie del potere, illustrando continuità ma anche differenze tra le due culture.

I caratteri delle quattro metropoli dell’Etruria meridionale sono resi evidenti nella loro specificità dalla presentazione delle più importanti testimonianze artistiche locali, molte delle quali presentate al pubblico per la prima volta.

Veio è la città della coroplastica, la produzione in terracotta destinata a decorare i tetti degli edifici e a realizzare ex-voto scultorei. Accanto ai manufatti provenienti dal santuario, nell’ottagono centrale del Palazzo delle Esposizioni la ricostruzione di una parte del Tempio di Apollo rievoca l’imponente effetto scenografico dato dalla sapiente commistione di architettura e scultura, con le statue di Apollo, Latona ed Eracle svettanti alla sommità del tetto.

Cerveteri è caratterizzata principalmente dalla straordinaria architettura funeraria collegata alla celebre necropoli. La ricostruzione di un intero sepolcro, a grandezza naturale, restituisce il fasto dei cerimoniali di epoca arcaica, dove un ruolo rilevante era attribuito al culto degli antenati.

Vulci è rappresentata dalla scultura monumentale in pietra locale e dalle opere del vicino centro di Ischia di Castro che, spesso raffiguranti animali mitici, erano collocate all’ingresso delle tombe. Caere (Cerveteri) e Vulci, a partire dalla fine dell’VIII secolo a.C., erano le mete principali dei grandi flussi commerciali provenienti dal mondo greco, mercati attraverso i quali le pregiate ceramiche figurate di produzione corinzia, greco-orientale, e poi attica raggiungevano diversi centri dell’Etruria. Sono presentati in mostra alcuni grandi vasi, capolavori della pittura greca, che ebbero una profonda influenza sulla cultura figurativa etrusca.

Tarquinia, con le sue cento e più tombe affrescate tra l’età arcaica e quella ellenistica, costituisce la più importante pinacoteca del mondo antico prima di Pompei. In mostra sono esposti alcuni dei reperti più significativi di questa straordinaria produzione pittorica, ancora in parte sconosciuta al grande pubblico. Il rinvenimento agli inizi degli anni Settanta dell’area sacra di Gravisca, porto di Tarquinia, ha costituito una tappa fondamentale per lo studio delle dinamiche economiche che hanno animato i rapporti commerciali nel Tirreno, testimoniando per la prima volta l’apertura in suolo etrusco di un emporio utilizzato principalmente da mercanti greci. Il santuario di Gravisca viene rievocato non solo grazie all’esposizione dei molti ex-voto dedicati dai frequentatori, ma anche attraverso la ricostruzione a scala reale del sacello di Adone, dove si celebravano le feste che scandivano annualmente il ciclo di morte e rinascita del giovane eroe.

Orari
Martedì, mercoledì, giovedì: 10.00 – 20.00
Venerdì, sabato: 10.00 – 22.30
Domenica: 10.00 – 20.00
Lunedì: chiuso

Catalogo
Catalogo - Etruschi. Le antiche metropoliEdito da Electa e a cura di Mario Torelli e Anna Maria Moretti Sgubini il volume si presenta come il catalogo più aggiornato sulle scoperte e interpretazioni recenti di questa antica civiltà.

Etruschi. Le antiche metropoli del Lazio
a cura di Mario Torelli e Anna Maria Moretti Sgubini
(acquista il catalogo on-line)

saggi di: Gilda Bartoloni, Francesca Boitani, Maria Cataldi Dini, Giovanni Colonna, Rita Cosentino, Lucio Fiorini, Simona Fortunelli, Francesco Marcattili, Marina Martelli, Anna Maria Moretti Sgubini, Antonia Rallo, Stephan Steingräber, Maria Antonietta Rizzo, Maurizio Sannibale, Mario Torelli

22,5 × 34 cm – 296 pagine
400 illustrazioni a colori
cartonato in plancia
40,00 €
EAN 978883706620-8

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Orvieto, conferenza stampa sugli scavi al Santuario Etrusco di Campo della Fiera

Venerdì 29 agosto alle ore 11 nel Museo Archeologico Nazionale di Orvieto, avrà luogo una conferenza stampa nel corso della quale saranno illustrate le importanti scoperte avvenute durante la campagna di scavo 2008, iniziata il 7 luglio e programmata fino al 30 agosto 2008 in due turni di quattro settimane ciascuno, condotta su concessione ministeriale dall’Università di Macerata in località Campo della Fiera di Orvieto.

Quest’anno le indagini, iniziate nel 2000, hanno fatto emergere elementi di assoluto prestigio e rilevanza scientifica che contribuiscono a sottolineare l’importanza del santuario etrusco e a rivelare presenze di età romana di spessore finora sconosciuto ad Orvieto.

I risultati finora ottenuti sono di grandissimo interesse e documentano la notevole importanza storica di un sito che, se alcuni frammenti di VIII secolo a.C. rivelano frequentazioni già in età protostorica, fu destinato dalla metà del VI secolo a.C. ad essere sede di un santuario etrusco. La sua funzione di luogo sacro non soltanto perdurò in epoca romana, repubblicana ed imperiale, ma continuò fino ad età medievale divenendo sede della chiesa di San Pietro in Vetere, finora considerata perduta. La continuità di culto sottolinea la rilevante importanza del luogo apportando elementi di conferma all’identificazione del santuario etrusco-romano con il Fanum Voltumnae, il santuario federale degli Etruschi invano cercato sin dal XV secolo e identificato da Annio da Viterbo in Viterbo stessa la sede del fanum, mentre Georges Dennis nel XIX secolo ritenne che fosse collocato a Montefiascone.

Nel corso della campagna del 2007 i lavori hanno consentito di mettere in luce quasi completamente la strada etrusca interna al santuario coperta da strati di riutilizzo contenenti altari etruschi e frammenti statuari di marmo greco. All’interno del recinto sacro sono emersi due imponenti altari e la base di una colonna. Un grande basamento in tufo di un edificio etrusco è stato scoperto nel settore meridionale dello scavo. I materiali annoverano pregevolissime ceramiche greche, terrecotte architettoniche, monete di vari periodi anche con esemplari greci e punico-siculi.

Fonte e approfondimenti:
http://ilrestodelcarlino.ilsole24ore.com/
http://www.terninrete.it

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Archeologia per tutti al Museo di Artimino

Archeologia per tutti al Museo di Artimino (Carmignano, PO)
Tanti nuovi appuntamenti in programma da agosto ad ottobre

Il Museo si apre al pubblico con una ricca offerta di iniziative per avvicinare piccoli e grandi alle eccellenze storico-artistiche ed enogastronomiche del territorio.

Le proposte per vivere il patrimonio culturale come una esperienza emozionante variano dai laboratori per bambini e adulti, dove il divertimento diventa una forma di conoscenza partecipata, alle visite didattiche sui temi cari alla terra di Carmignano: necropoli nascoste tra magnifiche colline, il medioevo degli artigiani ceramisti, l’arte del vino e della buona tavola.  Non mancano le iniziative per gli studenti stranieri e italiani, e momenti interamente dedicati allo svago, come le colazioni e i compleanni al museo.

Per gli appassionati di fotografia e per i più curiosi sempre alla ricerca delle tracce della storia, c’è inoltre il concorso fotografico “Ma dove sono gli Etruschi?” bandito dal Museo con il Comune di
Carmignano. Le fotografie vincitrici, quelle che meglio rappresenteranno l’eredità lasciata ai carmignanesi dal popolo Etrusco, verranno premiate con la pubblicazione a cura del Comune.

Costi per l’entrata al museo:
Biglietto Intero: 4,00 €
Biglietto Ridotto (ragazzi età 7-14; adulti sopra i 65 anni; gruppi): 2,00 €
Biglietto Omaggio: bambini 0-6 anni; accompagnatori gruppi; guide.
Visite didattiche al Museo: 25,00 € a gruppo
Visite didattiche alle necropoli di Montefortini e Prato Rosello: 40,00 € a gruppo

Sede: Viale Papa Giovanni XXIII (c/o Villa Medicea “La Ferdinanda” di Artimino) – 59015 Carmignano (Po)

Telefono: 055 8718124
Fax
: 055 8718124

Orario: dal 1 novembre al 31 gennaio dal lunedì al sabato aperto solo su prenotazione; dal 1 febbraio al 30 ottobre dal lunedì al sabato 9.30-12.30; domenica e festivi aperto dalle 10.00 alle 12.00.
Giorni di chiusura: 1 gennaio, domenica di Pasqua, 1 maggio, 15 agosto, 29 settembre, 1 novembre, 25 e 26 dicembre, 31 dicembre (se cade di domenica). Il mercoledì aperto su prenotazione.

Le Tombe di Prato Rosello sono visitabili ogni sabato mattina dalle 10.00 alle 13.00 prenotando al n. 055 8719741.
Dal lunedì al sabato possibilità di visite didattiche: informazioni e prenotazioni presso il Museo Archeologico di Artimino – Ogni 1° sabato del mese, visita gratuita a cura del Gruppo Archeologico Carmignanese, con ritrovo alle ore 10 presso il Tumulo di Montefortini a Comeana.

Il programma delle iniziative è disponibile alla pagina web:
www.comune.carmignano.po.it

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Grosseto – Nasce il “Parco tematico degli Etruschi” dove l’archeologia reale incontra il mondo virtuale per un’offerta turistica all’avanguardia

Nello scorso mese di Novembre 2007 avevamo segnalato l’avviamento del progetto di creazione di un parco tematico dedicato agli Etruschi. Oggi riportiamo la notizia dell’inaugurazione ufficiale dell’ambizioso progetto.

Grosseto – Il Parco tematico degli Etruschi da oggi è realtà. Con l’inaugurazione delle due “Porte di accesso” di Massa Marittima e Sorano, nasce ufficialmente una struttura per la conoscenza della civiltà degli Etruschi, unica nel suo genere, fortemente voluta dalla Provincia, per valorizzare il patrimonio culturale e differenziare l’offerta turistica.

Con l’ausilio delle più moderne tecnologie informatiche, infatti, quello che viene definito “Parco” non è, come comunemente saremmo portati a ritenere, uno spazio circoscritto e delimitato, ma un sistema misto – virtuale e reale – che comprende tutti i siti etruschi – musei ed aree archeologiche – della Maremma, in 11 comuni (Scarlino, Castiglione della Pescaia, Grosseto, Orbetello, Follonica, Scansano, Magliano, Manciano, Pitigliano, Sorano e Massa Marittima).

Doganella (Kalousion), Abitato rurale etrusco (Orbetello)
Doganella (Kalousion), Abitato rurale etrusco (Orbetello)
(copyright Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana)

Il Parco Tematico degli Etruschi, infatti, è costituito da uno snodo centrale, un sito web (www.parcodeglietruschi.it) con oltre un migliaio di schede informative, circa 200 immagini e 170 file multimediali, giochi interattivi e servizi per i visitatori; ci sono poi 17 “tappe”, dislocate tra musei, biblioteche e uffici dei Comuni coinvolti, in ciascuna delle quali si trova un totem interattivo per la consultazione di testi, di video ad alta risoluzione, giochi e la connessione al Portale del Parco.

Ma il vero cuore della struttura sono i due Centri di accoglienza, le cosiddette “Porte del Parco”, a Massa Marittima (Convento delle Clarisse) e a Sorano (Fortezza Orsini), inaugurate, appunto, nella giornata di oggi. “Dotate di strumenti multimediali di ultima generazione – spiega l’assessore al Turismo e alla Cultura della Provincia di Grosseto, Cinzia Tacconi – sono destinati a diventare punti di accoglienza e di servizio per i turisti, non solo per archeologia, arte, ma anche enogastronomia, folklore, accoglienza. Saranno infatti una vera e propria agenzia di informazioni per tutto quanto riguarda la vacanza in Maremma (cultura, ambiente, accessibilità, eventi, itinerari enogastronomici, sportivi, ecc) e direttamente dalle ‘Porte’ i turisti potranno organizzare e prenotare interi soggiorni, itinerari di visita, percorsi culturali, una vacanza personalizzata in Maremma”.

Una curiosità: le “Porte” hanno sostituito i vecchi cartelloni dei musei con un pannello informativo multimediale che proietta le informazioni su plexiglass, grazie al quale il visitatore potrà navigare tra i contenuti con un semplice gesto della mano. Altra novità è il tappeto Magico che permette al visitatore di camminare su uno sfondo generato al computer che “reagisce” ai movimenti, creando una proiezione dall’alto che cambia a seconda del movimento. “Con l’inaugurazione di oggi – conclude l’assessore –– si chiude un lungo percorso di formazione e messa a punto di un progetto complesso e, a suo modo, ambizioso, fortemente voluto dalla Provincia. Da oggi il nostro territorio ha uno strumento in più, assolutamente nuovo e all’avanguardia, per renderlo ancora più appetibile”.

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Preferisco viaggiare in treno, automobile, aereo.
Ho necessità di prenotare l’hotel per la mia permanenza in maremma.

Fonte:
http://www.maremmanews.tv/it1 … 528&Itemid=1

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