Estero
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Lo scorso novembre abbiamo appreso della scoperta di una chiesa cristiana risalente a 1.500 anni fa nella famosa citta’ di Palmyra, nel deserto siriano. Un gruppo di archeologi polacchi e siriani l’hanno trovato scavando a circa 220 chilometri dalla capitale siriana Damasco.
”Il cristianesimo arrivò a Palmyra nell’anno 312 e questa è la chiesa cristiana più grande mai ritrovata da queste parti”, ha detto il direttore del museo cittadino, Walid Assaad. ”La sua realizzazione dovrebbe risalire al quarto o quinto secolo dopo Cristo”. L’edificio, di forma rettangolare, misura 12 metri per 24 ed ha delle colonne alte sei metri. Gli archeologi hanno ritrovato a fianco alla costruzione anche due stanze che venivano probabilmente usate per cerimonie particolari, come i battesimi.
In questi giorni ne ha parlato anche la BBC con un servizio (in inglese) direttamente da Palmyra. Nel servizio ci sono anche interviste agli archeologi del team di lavoro ed immagini dello scavo di una domus romana di recente scoperta. Per vedere il filmato cliccate il link seguente:
http://news.bbc.co.uk/1/hi/world/middle_east/7849698.stm

Palmyra (Foto: David W. Bender)
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Resterà aperta fino al 26 ottobre 2008 la mostra “Hadrian Empire and Conflict”, allestita nella Reading Room del British Museum, Londra.
La mostra, il cui biglietto d’ingresso costa 12 sterline, rappresenta l’occasione per conoscere più da vicino l’imperatore che diede l’impronta maggiore all’isola britannica, con l’erezione del famoso Vallo che da lui prende il nome. Essa è altresì l’occasione per vedere le recenti scoperte che hanno Adriano per protagonista, come il rinvenimento di una testa colossale da Salagassos, e per fare il punto della situazione sulla sua vita e le sue opere: questo avviene anche con un continuo confronto-scontro con la visione sicuramente romantica fornitaci dalle “Memorie di Adriano” di Margherite Yourcenar, che ha senza dubbio il merito di aver avvicinato al grande pubblico l’imperatore e di averlo reso un personaggio più letterario che storico, quindi, in certo senso, più familiare.
La prima, intitolata “A new élite”, illustra l’ascesa al potere di Adriano attraverso una galleria di busti dei suoi familiari, una sorta di albero genealogico in cui spiccano le figure di Traiano, il suo predecessore, e Plotina, moglie di costui che favorì l’ascesa al trono di Adriano.
La seconda sezione, “war and peace” mette a nudo un carattere di Adriano che non sempre è messo in evidenza: se sui libri di storia ci hanno insegnato che a lui si deve il consolidamento dell’impero e la rinuncia ad alcune terre di confine che erano state conquistate da Traiano (portando l’impero alla sua massima espansione), adombrando la figura di un personaggio tutto sommato pacifico, qui in mostra viene posto l’accento invece sul pugno di ferro che egli utilizzò per sedare una rivolta in terra ebraica. Gli ebrei da sempre rifiutavano il dominio romano. La guerra giudaica degli anni 70 d.C. aveva dato come risultato la distruzione del tempio di Gerusalemme; ora Adriano si trova ad affrontare una nuova rivolta, guidata da Simone Bar-Kokhbad. La rivolta si trascinerà per anni e finirà nel sangue, con migliaia di ebrei trucidati e centri abitati rasi al suolo. La mostra ha in questa sezione la raccolta di oggetti più significativa:una testa e un busto con corazza di Adriano proveniente da Tes Shalem, per la prima volta esposti al di fuori di Israele, e soprattutto i ritrovamenti avvenuti nella cd grotta delle Lettere (Cave of Letters), eccezionali esempi della cultura materiale ebraica risparmiati dall’atmosfera anaerobica del deserto, tale per cui si sono conservati i materiali deperibili: un piatto in legno, coltelli con l’immanicatura in legno, un canestro in vimini…e poi vasi in bronzo e le chiavi delle case nelle quali i rifugiati all’interno della grotta speravano di poter rientrare, un giorno.
Alcuni segni della vita lungo il Vallo di Adriano sono testimoniati nuovamente da oggetti della cultura materiale, come ciotole e stoviglie realizzate da artigiani locali e destinate con tutta probabilità al mercato militare, ai legionari acquartierati lungo il limes britannico, il confine dell’impero. Inoltre una testa-ritratto di Adriano rinvenuta nel Tamigi, non lontano dal foro dell’antica Londinium rivela che l’artigiano che la forgiò aveva come modello un’immagine bidimensionale, come l’effigie su una moneta, e non un originale scultoreo: tante sono le differenze tra questa testa e i ritratti ufficiali dell’imperatore.
Le sezioni “Architecture and Identitity” e “Hadrian’s Villa” mostrano invece l’aspetto molto noto dell’imperatore architetto, di colui che si scontrò e probabilmente fece uccidere l’architetto di Traiano Apollodoro di Damasco (quello che progettò il foro di Traiano e la Colonna Traiana) per disparità di vedute in materia di architettura. Il gusto architettonico di Adriano fu senz’altro innovativo e personalissimo, in quanto riuscì a unire insieme amore per l’antico, in particolare la Grecità, e innovazione, con un continuo utilizzo di forme mistilinee (alternarsi di linee rette e linee curve) che danno dinamismo e grande eleganza. La presenza architettonica di Adriano è forte in Grecia e nell’Oriente dell’Impero, mentre in Italia è ben visibile nel Pantheon e nel Mausoleo di Adriano (quello che diverrà Castel Sant’Angelo), ma soprattutto in quel gioiello dell’architettura romana che è Villa Adriana a Tivoli. Qui, nel privato, l’imperatore può dare libero sfogo a quelle soluzioni architettoniche ardite che tanto amava, mentre si circonda di copie di capolavori dell’arte greca classica e di effigi del suo amato Antinoo.
Antinoo è il protagonista della quinta sezione, il giovane fanciullo della Bitinia che, morto giovanissimo nel Nilo, fu da Adriano deificato come Osiride. Come nuova divinità, diffusasi nella parte orientale dell’impero e il cui culto non sopravvisse alla morte di Adriano, l’imperatore gli fece costruire una città, Antinoopolis, lungo il Nilo, e gli fece dedicare infinite statue che lo raffigurano nelle vesti di Osiride e di Dioniso. Di queste, due in particolare sono esposte in mostra: di quella di Antinoo nelle vesti di Osiride risalta il carattere tutto romano della statuaria di fondere insieme il ritratto con un corpo ideale: così la testa di giovinetto sensuale del bell’Antinoo è posta su un improbabile corpo muscoloso e virile degno di un nudo eroico.
La sesta sezione è dedicata, quasi per contrasto con la precedente, a Sabina, la moglie silenziosa e poco amata, frutto di un matrimonio di interesse come tanti a Roma, che però non ebbe mai a mancare di riguardi e di onori: monete coniate con la sua effigie, statue a dimensione più grande del vero e infine l’onore della deificazione che il senato le concesse dopo la morte, come mostrano monete che la raffigurano a cavallo di un’aquila, simbolo dell’apoteosi.
Infine, la settima sezione, “Towards eternity” ci parla della morte di Adriano attraverso i due pavoni dei Musei Capitolini che dovevano ornare il Mausoleo, e della sua successione al governo dell’impero, con l’adozione dell’anziano senatore Antonino Pio e l’avvicinamento del giovane Marco Aurelio.
La mostra-evento del British Museum è un’importante rassegna sulla vita e le opere dell’imperatore, con un costante rimando tra il dato storico e quello romanzato dalla penna della Yourcenar, che pure aveva condotto uno studio filologico sulle biografie di Adriano. E documenti autografi dell’imperatore, come il carteggio con Antonino Pio, e l’Historia Augusta sono ugualmente esposti, anch’essi destinati a perpetuare la memoria di uno tra i più grandi imperatori di Roma.
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La baia di Valona, l’area dell’antica Orikum, sede di una famosa battaglia navale combattuta dalle flotte di Cesare e Pompeo, e il litorale del promontorio di Karaburun, costellato da cave antiche. E’ qui, in Albania, che si è svolta tra il 26 luglio e il 13 agosto la seconda missione del Progetto Liburna.
Informazioni sulla prima missione effettuata dal 19 agosto al 1 settembre dello scorso anno si possono trovare alla pagina http://www.studiobluproduction.org/Default.aspx?tabid=133.
Archeologia subacquea in Albania, condotto, con la direzione di Giuliano Volpe, dal Dipartimento di Scienze Umane dell’Università degli Studi di Foggia, in collaborazione con l’Istituto di Archeologia del Centro studi albanologici di Tirana. L’èquipe è composta da una ventina di persone e il loro lavoro di ricerca sta contribuendo a conoscere meglio la storia dell’Albania antica e medievale.
Un viaggio affascinante sott’acqua, nella baia dell’Orso piena di anfore greche, adriatiche, egee di età imperiale, anfore tardoantiche di origine africana e orientale, anfore medievali, oltre a ceramiche di vario tipo. Poi la baia di Grama, con centinaia di iscrizioni in greco, latino, albanese, databili tra antichità ed età moderna. In quella baia c’era un santuario marittimo frequentato nel corso dei secoli da marinai che hanno lasciato i segni del loro passaggio con dediche alle divinità, prima pagane e poi cristiane, per chiederne la protezione o per ringraziarle per uno scampato pericolo.
Il Progetto di ricerca ha finalità formative, e prevede l’istituzione di una Scuola italo-albanese di archeologia subacquea da parte dell’Università di Foggia presso il Museo archeologico di Durazzo, ma ha anche lo scopo di tutelare e valorizzare il patrimonio archeologico sommerso.
Fonte:
http://www.teleradioerre.it
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Si è conclusa la campagna primaverile della missione archeologica italo-turkmena nell’Oasi di Adji Kui (deserto del Karakum), promossa e organizzata dal Centro Studi Ricerche Ligabue con il contributo del nostro Ministero Affari Esteri, diretta da Gabriele Rossi Osmida.

Contrastati da un clima anomalo che, a sbalzi, ha registrato punte di 3°C e 45°C e frequenti tempeste di sabbia, gli archeologi hanno iniziato lo scavo dell’antica capitale dell’oasi, AK1, portando alla luce delle mura ciclopiche in mattoni crudi che poggiavano su alcune strutture più antiche, forse accampamenti.
Si è così appurato che la cittadella, la cui estensione si aggirerebbe sui 15 ettari, è stata costruita almeno in 3 fasi successive e che l’insediamento occupa un arco di tempo compreso tra la fine dell’epoca calcolitica (IV mill.a.C.) e la fine dell’età del bronzo (1500 ca a.C.).
Nell’area esplorata durante questa missione (ca 1300 m2 ), si sono rinvenute tracce di un vasto incendio che ha interessato la seconda fase della cittadella (fine del III mill.a.C.) e che ha provocato crolli consistenti. L’incendio ha comunque permesso di rintracciare e recuperare le coperture del tetto carbonizzate (travi e cannucce) e un consistente deposito di cereali, ora allo studio degli esperti.
Numerosi i caminetti per il riscaldamento e per la cottura del cibo, alcuni dei quali di notevoli dimensioni, elegantemente rifiniti con colonnette laterali e intonaco di alabastro e dotati di canne fumarie all’interno delle mura.
Sono proseguite le ricerche anche nell’adiacente necropoli dove, tra l’altro, è stata scoperta una eccezionale sepoltura con ricco corredo dedicata ad una dama di circa 40t’anni, assassinata con un colpo d’ascia al centro della fronte.

Determinante è stato in questo caso l’aiuto dell’antropo-paleopatologo, il Dr Emiliano Nisi, messoci a disposizione dalla Regione Veneto-ULSS n.13, che ha pazientemente ricostruito l’iter di questo omicidio consumatosi ben 4000 anni orsono.

Un busto in marmo di Giulio Cesare è stato scoperto nel sud della Francia, nei fondali del Rodano, ad Arles, città romana che il condottiero aveva fondato nel 46 avanti Cristo. Il busto rappresenta Cesare con la calvizie e le rughe e, secondo il ministero della Cultura francese, è tipico dei ritratti realistici dell’era repubblicana. Si tratta del primo busto conosciuto realizzato con il generale ancora vivente.
La scoperta è stata fatta fra il settembre e l’ottobre dell’anno scorso da alcuni subacquei impegnati negli scavi archeologici nella zona. «Presumo che il busto sia stato gettato nel fiume dopo l’assassinio di Giulio Cesare perchè al tempo non sarebbe stato conveniente essere considerato un suo seguace», ha affermato Luc Long, l’archeologo che ha diretto gli scavi.
Il generale e dittatore romano Giulio Cesare era stato assassinato nel 44 avanti Cristo a seguito della cospirazione di alcuni senatori repubblicani.
Il ministero della Cultura e della Comunicazione francese, insieme alla Direction des Musées de France ha indetto per sabato 17 maggio 2008 la quarta edizione de “La nuit des musées“, cui aderiscono centinaia di musei di tutta la Francia.
L’iniziativa consiste nell’aprire i musei di notte lasciando l’ingresso gratuito ai visitatori. Il pubblico potrà così visitare le esposizioni in un’insolita e suggestiva atmosfera notturna, resa ancora più viva dalla realizzazione di performances musicali, teatrali e letterarie perfettamente calate nelle sale espositive.
L’iniziativa costituisce senz’altro un modo efficace di avvicinare il pubblico ai musei, per far vedere come i luoghi di cultura possano essere vissuti non solo come luoghi di studio, ma anche sotto un’altra prospettiva, quella della curiosità, del fascino e dell’immaginazione.
La manifestazione si svolge sotto l’Alto Patronato del Consiglio d’Europa ed è in partnership con la Giornata Mondiale dei Musei dell’ ICOM.
info: www.nuitdesmusees.culture.fr
Marina Lo Blundo
Comunicare l’archeologia
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L’arte cinese è in Italia fino all‘8 giugno 2008 con una mostra a Palazzo Strozzi, Firenze, volta ad illustrare al grande pubblico l’età dell’oro della Cina, l’epoca delle dinastie Han e Tang (25-907 d.C.).
Il percorso si apre con un’imponente statua di Buddha seduto e prosegue in un’esposizione cronologica e tematica che affronta i vari aspetti della società e della religiosità prima Han e poi Tang.
La I sala si concentra sull’arte funeraria propria della dinastia Han: un animale fantastico a protezione della tomba, una processione di statue di bronzo, quale guardia d’onore di una tomba a Wuwei, lungo la Via della Seta, modellini di edifici quali simbolo della ricchezza del defunto.
Dalla II sala si tratta il tema della religiosità, in particolare dell’arrivo del Buddhismo dal V-VI secolo, che influenza enormemente l’arte, in modo eclatante quando diviene religione di stato sotto l’imperatrice Wu Zeitian (690-705), dinastia Tang: una stele-pagoda a 5 piani scolpita a rilievo con scene della vita del Buddha, statue di Buddha nelle più varie attitudini, su vario supporto e di dimensioni svariate, caratterizzano questa fase dell’arte religiosa, che andrà a interrompersi nel IX secolo in seguito alle persecuzioni dei Confuciani.
Durante la dinastia Tang l’apporto culturale di genti straniere influenza l’arte cinese, e il gusto per l’esotico si diffonde enormemente, nell’interesse per la rappresentazione di figure umane, con caratteri somatici non-cinesi e perciò diversi, diversi.
Infine si pone l’attenzione sugli interessi salienti dell’aristocrazia: le donne, la musica, il cavallo; i dipinti parietali che rappresentano una donna che gioca con un’oca e due stallieri che tengono a freno un cavallo (opere degli anni 665 e 666) sono emblematici dell’abilità raggiunta dagli artisti nel rappresentare la figura umana e animale.
Mostra ben congegnata, si apre con opere sensazionali per imponenza e bellezza, perde un po’ di tono nell’esposizione, quasi fosse un mero elenco, di statuette di Buddha e dei Bodhisattwa, per riprendersi sul finale con lo splendido dipinto dei due stallieri col cavallo. L’apparato didascalico è abbastanza completo, ma le didascalie a corredo delle opere, per la loro posizione, a portata di bambino, e per l’illuminazione delle sale, non sempre ottimale per leggere, risultano di difficile, o meglio, faticosa lettura. Inoltre vengono date per scontate alcune nozioni (come il significato di bodhisattwa… almeno, io non l’ho trovato). Al di là di questo, la mostra di Palazzo Strozzi costituisce senz’altro un’occasione importante per cominciare a conoscere una civiltà, quella cinese, ancora poco nota al grande pubblico.
Marina Lo Blundo
Una serie di eccezionali scoperte archeologiche relative alle civiltà precolombiane sta caratterizzando la nuova campagna di scavi avviata in Perù grazie al contributo dell’Italia e al sostegno dell’Università di Milano. Ne danno notizia Emilia Perassi e Antonio Aimi, i due docenti del Dipartimento di Scienze del Linguaggio della Statale, alla testa dell’équipe di studiosi che da circa un anno affianca Walter Alva, il più famoso archeologo peruviano.
Nella regione di Lambayeque, un’area costiera, pianeggiante e semidesertica nel nord del Perù, sono venuti alla luce nell’arco di pochi giorni straordinari reperti. Nella necropoli di Sipán è stata trovata la tomba di un re-sacerdote di 1600-1700 anni fa, ricca di monili e oggetti rituali in rame dorato, ceramiche, emblemi, bellissimi ornamenti in forma di testa di giaguaro. Nella vicina località di Ventarrón è invece riapparso un tempio con il più antico dipinto d’America (un cervo in una rete, 2000 a.C.), mentre a Collúd è emerso un secondo tempio, forse coevo, dove è stato scoperto anche un bassorilievo con testa di felino e ‘becchi’ di ragno. Questi ritrovamenti aprono numerosi interrogativi sulle culture preispaniche, per esempio sul significato simbolico di icone finora misteriose.
La maggior parte degli scavi è stata resa possibile dal progetto Prodesipán, che l’Università di Milano ha promosso con la Caritas del Perú e con il Museo Tumbas Reales de Sipán. Finanziato con circa 2,5 milioni di euro provenienti dalla conversione del debito che il Perù ha contratto con l’Italia, Prodesipán sta attuando anche un importante programma sociale per sviluppare quest’area poverissima. Oltre a finanziare le attività archeologiche, il progetto ha infatti consentito di fornire la zona di acquedotto e fognature nonché di istituire corsi di formazione per sviluppare il turismo.
Trovare lavoro in Italia come archeologo è impresa ardua; non si vuole qui affermare che all’estero sia facile ottenere un contratto però, a giudicare dalle offerte di lavoro reperibili sui siti web delle varie compagnie del settore, sembra ci siano più possibilità.
In questo articolo presentiamo alcune offerte di lavoro provenienti dall’Inghilterra e dall’Irlanda. Inutile sottolineare come l’ottima conoscenza dell’inglese sia un prerequisito fondamentale (anche solo per leggere le offerte ;).
http://www.achill-fieldschool.com/
la pagina con i dettagli di ogni posizione è http://www.adsireland.ie/recruitment.htm.
Remuneration will be commensurate with experience and qualifications. All CVs should be sent to recruitment@adsireland.ie with a covering letter noting availability.
LIMA (Reuters) – Una piazza cerimoniale costruita 5.500 anni fa è stata rinvenuta in Perù da alcuni archeologi peruviani e tedeschi, che affermano sia una delle strutture più antiche mai trovate in America.
La piazza, di forma circolare con un diametro di circa 14 metri, era coperta dalle rovine di Sechin Bajo, a Casma, 370 km a nord di Lima. Vicino la piazza sono stati rinvenuti fregi raffiguranti un guerriero con un pugnale e trofei.
“La datazione fatta dagli studiosi tedeschi la pone a circa 5.500 anni fa. E’ una grande scoperta che potrebbe riscrivere la storia di un Paese”, ha detto Cesar Perez, scienziato all’Istituto Nazionale di Cultura in Perù che ha supervisionato il progetto.

La piazza ritrovata a Sechin Bajo
(fonte http://abcnews.go.com/)
Prima di questa scoperta, si pensava che fosse Caral — antica città peruviana — il primo insediamento urbano dell’emisfero occidentale, insieme a quelli di Mesopotamia, Egitto, Cina, India e Mesoamerica che risalgono a 5,000 anni fa.
Precedenti scoperte nell’area erano datate 3.600 anni fa, non si esclude che ci siano altre parti della cittadella ancora più antiche della piazza.
“Abbiamo trovato altre strutture al di sotto della piazza che potrebbero essere anche più antiche” afferma German Yenque, archeologo presente sullo scavo. “Ci sono quattro o cinque piazze, una sotto l’altra, il che significa che il sito è stato ricostruito ogni 100 – 300 anni”.
“Dopo lo scavo il sito verrà ricoperto” – continua Yenque – “per preservarlo e metterlo al sicuro dai tombaroli in attesa di trovare i fondi per scavi futuri”.
Abbiamo inoltre scovato un video, con sottotitoli in tedesco, sulle rovine di Sechin Bajo ed una ipotesi ricostruttiva:
Fonte e approfondimenti:
http://news.yahoo.com/s/n … archeology_dc_2
http://mysterium.blogosfere.it/20 … a-precolombiana.html
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