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	<title>ArcheoBlog &#187; Estero</title>
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	<description>News di Archeologia</description>
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		<title>Iscrizioni aperte fino al 15 maggio per il programma 2010 dell&#8217;Irish Archaeological Field School</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 12:49:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elisa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Estero]]></category>
		<category><![CDATA[Scavi]]></category>
		<category><![CDATA[metodologie archeologiche]]></category>
		<category><![CDATA[corso]]></category>
		<category><![CDATA[ireland]]></category>

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		<description><![CDATA[IRISH ARCHAEOLOGICAL FIELD SCHOOL apre le iscrizioni al programma di ricerca 2010.

PROGRAMMA 2010
L&#8217;obiettivo della scuola è quello di fornire a studenti, ma anche a chiunque sia interessato all&#8217;archeologia ed all&#8217;antropologia, un&#8217;esperienza pratica sul campo all&#8217;interno di un progetto di ricerca.
Lo scavo e la ricerca sono condotti da un gruppo di archeologi altamente qualificati usando le più moderne [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>IRISH ARCHAEOLOGICAL FIELD SCHOOL</strong> apre le iscrizioni al programma di ricerca 2010.</p>
<p><a href="http://archeoblog.net/wp-content/uploads/2010/03/iafs.gif"><img class="aligncenter size-full wp-image-1964" title="iafs" src="http://archeoblog.net/wp-content/uploads/2010/03/iafs.gif" alt="" width="500" height="69" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>PROGRAMMA 2010</strong></p>
<p>L&#8217;obiettivo della scuola è quello di <strong>fornire a studenti</strong>, ma anche a chiunque sia interessato all&#8217;archeologia ed all&#8217;antropologia, un&#8217;<strong>esperienza pratica sul campo</strong> all&#8217;interno di un progetto di ricerca.</p>
<p>Lo scavo e la ricerca sono condotti da un <strong>gruppo di archeologi altamente qualificati</strong> usando le più moderne e sofisticate tecnologie e tecniche, tra le quali <strong>GPS, rilievo topografico, indagini geofisiche, rilievo fotogrammetrico</strong> e molto altro.</p>
<p>Oltre allo scavo archeologico offriamo ai partecipanti un intenso programma di attività, tra cui <strong>tour di siti storici</strong>, ma anche folcklore, ricostruzioni, <strong>rievocazioni storiche, corsi di lingua, musica</strong>, gastronomia e molto altro ancora.<br />
Offriamo inoltre un modulo di una giornata per studenti di lingua non inglese come introduzione al progetto di scavo della IAFS e alla <strong>terminologia tecnica</strong> inglese usata in archeologia.</p>
<p><a href="http://archeoblog.net/wp-content/uploads/2010/03/IAFS-1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1965" title="IAFS scavo" src="http://archeoblog.net/wp-content/uploads/2010/03/IAFS-1.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a></p>
<p><strong><em> Dove:</em></strong><br />
Il programma di ricerca per la Irish Archaeological Field School 2010 ha come obiettivo lo scavo archeologico di <strong><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Hill_of_Tara" target="_blank">Rath Maeve sulla Hill of Tara</a></strong>, dell’ abbazia <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Bective_Abbey" target="_blank">di </a><strong><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Bective_Abbey" target="_blank">Bective</a></strong>, di <strong>Rossnaree</strong> e di <strong><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Newgrange" target="_blank">Newgrange</a></strong> nella contea di Meath.</p>
<p><strong><em> Quando:</em></strong><br />
Il programma si svolgerà per 12 settimane dal <strong>7 giugno al 27 agosto 2010.</strong></p>
<p><strong><em> Responsabili del progetto:</em></strong><br />
• Dr Matthew Stout, Lecturer in the Department of History, St. Patrick’s College, Dublin.<br />
• Dr Geraldine Stout, Archaeologist with the Archaeological Survey of Ireland and recognised authority on the Brú na Bóinne UNESCO World Heritage Site.<br />
• Dr Conor Brady MIAI, Lecturer in the Department of Humanities, Dundalk Institute of Technology, Louth and member of the Royal Irish Academy Committee for Archaeology<br />
• Finola O’Carroll MA MIAI, Senior Partner with CRDS Ltd Archaeological &amp; Historical Consultants and Chairperson of the Institute of Archaeologists of Ireland<br />
• Matthew Seaver BSc MA MIAI, Senior Archaeologist and Management Director of CRDS<br />
• Dr Stephen Mandal MIAI EurGeol PGeo, Managing Director of CRDS and Vice-chair of the Royal Irish Academy Committee for Archaeology</p>
<p><strong><em>Moduli del programma IAFS 2010:</em></strong><br />
• Introduzione all’<strong>archeologia irlandese</strong><br />
• Elementi di <strong>disegno e rilievo</strong> archeologico<br />
• Metodologia e tecniche dello <strong>scavo archeologico</strong>, documentazione, fotografia e<br />
campionatura delle untita’ startigrafiche<br />
• <strong>Documentazione degli artefatti </strong>attraverso l’identificazione tipologica, il disegno e il data entry nel database online.<br />
E’ inoltre disponibile un ampi<strong>a gamma di moduli specialistici </strong>dedicati a survey GPS, survey topografico, fotogrammetria, survey archeo-geofisico, survey architettonico, survey geologico, archeologia subacquea, osteoarcheologia, informatica applicata all’archeologia, GIS (Geographical Information), modellazione 3-D e ricostruzioni CGI (Computer Generated Image), terminologia tecnica inglese.</p>
<p><a href="http://archeoblog.net/wp-content/uploads/2010/03/iafs-2.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-1966" title="iafs scavo" src="http://archeoblog.net/wp-content/uploads/2010/03/iafs-2.gif" alt="" width="235" height="179" /></a></p>
<p><em><strong> Crediti:</strong></em><br />
Crediti universitari verranno forniti da <strong><a href="http://www.spd.dcu.ie/main/academic/history/Index.shtml" target="_blank">St. Patrick’s College</a></strong> e da<strong> <a href="http://www.dcu.ie/" target="_blank">Dublin City University</a></strong>.Gli studenti/partecipanti possono guadagnare dai<strong> 3 ai 6 crediti</strong> universitari (3 crediti per un minimo di 2 settimane di partecipazione o 6 crediti per 4 settimane). Il trasferimento dei crediti verso altre istituzioni come il Diritto all Studio (casa dello studente) deve essere concordato tra lo studente e l’istituzione in oggetto. Tutte le attivita’, inclusi gruppi di studio e escursioni archeologiche, sono aperte a tutti i partecipanti nel caso essi decidano di accumulare ulteriori crediti.</p>
<p><em><strong> Costo:</strong></em><br />
Quote di iscrizione, pagabili in Euro (€) alla IAFS:<br />
<strong>Periodo:</strong><br />
1 settimana                       €550<br />
2 settimane                      €1000<br />
4 settimane                      €1900<br />
Settimane extra                   €450<br />
Costi settimanali per l’alloggio (pagabili in Euro (€) direttamente al gestore<br />
(http://www.meathselfcatering.com/) – per ulteriori informazioni/prenotazioni contattare mmlydon@eircom.net .</p>
<p><strong> Alloggio:</strong><br />
Self catering                     €150<br />
Pensione completa                 €300</p>
<p>Per prenotare e’ necessario inviare un deposito di €500 al fine di garantirsi un posto alla IAFS.</p>
<p>La prenotazione sara’ confermata solo a seguito del ricevimento del suddetto deposito e della relative domanda di partecipazione.</p>
<p><strong>Costi non inclusi</strong> nella quota di partecipazione alla IAFS:<br />
• Trasporto da e per l’Irlanda<br />
• Costi per <a href="http://www.dfa.ie/home/index.aspx?id=8777" target="_blank">passaporto o qualunque tipo di visto</a> necessario per entrare in Irlanda<br />
• Spese per shopping vario</p>
<p><em><strong> Aiuti finanziari:</strong></em><br />
Nel caso tu voglia fare domanda per sostegni finanziari a istituzioni Italiane o a The Gilman International Scholarship (la domanda per il programma di studio all’estero 2010 sara’ disoponibile on line a <a href="http://www.iie.org/gilman" target="_blank">www.iie.org/gilman</a> entro Febbraio 2010 con scadenza entro il 6 Aprile 2010). I partecipanti interessaati ad altri sostegni economici possono inoltre consultare il sito web della IAFS (<a href="http://www.iafs.ie" target="_blank">www.iafs.ie</a>)</p>
<p><em><strong> Per fare domanda:</strong></em><br />
• Puoi contattarci attraverso il nostro sitoweb (<a href="http://www/iafs.ie/contact us/" target="_blank">www/iafs.ie/contact us/</a>) o mandarci una mail a<a href="mailto:info@iafs.ie">﻿﻿ info@iafs.ie</a> ﻿﻿.<br />
• Termine ultimo per le prenotazioni e’ <strong>venerdi 15 Maggio 2010</strong>.<br />
• Gli studenti che fanno domanda per crediti universitari devono essere in buone condizioni accademiche          e disciplinari nei confronti delle istituzioni universitarie dalle quali provengono e devono inoltre avere l’approvazione del direttore del programma di facolta’.</p>
<p><em><strong> Cancellazione prenotazione:</strong></em><br />
La IAFS provvedera’ al rimborso della somma depositata nel caso la richiesta di cancellazione della prenotazione arrivi tramite lettera scritta non oltre 6 settimane precedenti la data di arrivo in Irlanda.</p>
<p><strong> Responsabilita</strong>’ – La Irish Archaeological Field School / CRDS, i suoi dipendenti e I suoi operatori, agiscono solo come agenti per la raelizzazione del programma e non sono imputabili di alcuna perdita, offese, danni a persone o cose che derivino da fattori esterni al controllo degli agenti stessi. Gli operatori si riservano il diritto di cambiare il programma della IAFS a loro discrezione e senza preavviso ai partecipanti. I direttori del programma si riservano il diritto di rifiutare partecipanti al progetto (in tal caso non e’ previsto il rimborso). Nessun rimborso e’ possible per servizi di cui il partecipante non abbia usufruito durante il progetto. Ulteriori spese dovute a malattia, incidenti, disastri naturali, guerre, scioperi, rivolte, azioni del Governo, problemi di passaporto, visti, o documentazione necessaria per il viaggio, o qualsiasi altra motivazione estranea al controllo della compagnia, sono a carico del singolo partecipante. Le compagnie aeree non sono tenute responsabili di ogni azione, omissione, o eventi verificatisi al di fuori del periodo di volo. Il contratto dei passeggeri in uso dale compagnie aeree al momento del volo costituisce l’unico contratto tra la compagnia aerea e i passeggeri stessi.</p>
<p><strong><em>INFO:</em></strong></p>
<p>Unit 4A Dundrum Business Park, Dundrum, Dublin 14, Ireland<br />
Tel: +353 1 2968190;<br />
Fax: +353 1 2968195;<br />
email: <a href="mailto:info@iafs.ie">info@iafs.ie</a>;<br />
web: <a href="http://www.iafs.ie" target="_blank">www.iafs.ie</a></p>
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		<title>Libia &#8211; scoperta una città sommersa di epoca romana</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Dec 2009 06:42:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elisa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicati stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Epoca Romana]]></category>
		<category><![CDATA[Estero]]></category>
		<category><![CDATA[Nuovi Ritrovamenti]]></category>
		<category><![CDATA[archeologia subacquea]]></category>
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		<description><![CDATA[Libia &#8211; Eccezionale scoperta archeologica nelle acque della Cirenaica: una città sommersa
Un gruppo di archeologi e tecnici italiani della Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana e dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, guidati da Sebastiano Tusa, hanno effettuato un’entusiasmante scoperta che oltre alla spettacolarità insita nei suoi contorni ambientali, manifesta interesse scientifico di primaria importanza, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: center;">Libia &#8211; Eccezionale scoperta archeologica nelle acque della Cirenaica: una città sommersa</h3>
<p>Un gruppo di archeologi e tecnici italiani della <strong>Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana</strong> e dell’<strong>Università Suor Orsola Benincasa di Napoli</strong>, guidati da <strong>Sebastiano Tusa</strong>, hanno effettuato un’entusiasmante scoperta che oltre alla spettacolarità insita nei suoi contorni ambientali, manifesta interesse scientifico di primaria importanza, nel corso del <strong>progetto ArCoLibia</strong> (Archeologia Costiera della Libia) iniziato alcuni anni fa e che ha già portato ad alcune scoperte eccezionali come quella della nave veneziana Tigre naufragata presso il capo Ras al-Hilal.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1837" title="libia tomba_01" src="http://archeoblog.net/wp-content/uploads/2009/12/libia-tomba_01.jpg" alt="libia tomba_01" width="373" height="500" /></p>
<p>Agli occhi degli archeologi italiani che effettuavano immersioni di ricognizione nelle acque di <strong>Capo di Ras Etteen</strong> alla ricerca di relitti e strutture portuali, sul fianco occidentale del Golfo di Bomba, sono comparsi <strong>muri, strade, edifici e tombe</strong>, ci si è accorti di essere in presenza di una porzione estesa oltre un <strong>ettaro di una grande città</strong> che alcuni studiosi avevano appena indiziato grazie ad alcuni resti di strutture murarie nascosti tra le dune sabbiose che contornano le spiagge del capo.</p>
<p>Le vestigia individuate al fondo del mare sono pertinenti una <strong>città vissuta in epoca romana imperiale </strong>(intorno al II secolo dopo Cristo).</p>
<p>La città si trovava in una <strong>zona di grande interesse strategico</strong> in quanto situata nei pressi del golfo di Bomba, che ha da sempre costituito un ottimo<strong> ricovero per flotte</strong> ed una<strong> zona di approdo sicuro </strong>lungo l’infida costa cirenaica.</p>
<p>Grandi <strong>edifici a pianta rettangolare</strong> con scansioni interne in vani regolari si estendono sui fondali marini in prossimità del capo. Alcuni sono collegati tra loro, altri sono apparentemente isolati. <strong>Poderosi muri in pietra </strong>ne definiscono l’andamento lasciando talvolta il passo a poderose strutture costruite sapientemente con i tipici mattoni laterizi romani segnati da diagonali incise.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1838" title="libia tomba_02" src="http://archeoblog.net/wp-content/uploads/2009/12/libia-tomba_02.jpg" alt="libia tomba_02" width="377" height="500" /></p>
<p>Vistosi sono i segnali di un <strong>evento distruttivo</strong> che ha scardinato alcuni tra i muri più superficiali che appaiono spostati di peso dando l’idea della <strong>probabile azione di un forte tsunami</strong> da collocare forse in <strong>prossimità del terremoto del 365 d.C.</strong> che sconvolse la costa cirenaica.</p>
<p>Ma l’interesse della scoperta è accentuato dal fatto che siamo di fronte ad una grande città che, per almeno un periodo della sua vita, basò il suo sviluppo economico e la sua fortuna sulla <strong>lavorazione della porpora</strong>. Immense quantità di <strong>tritumi di gusci di murex</strong> (il mollusco marino da cui si estraeva la preziosa sostanza colorante scoperta dai Fenici alcuni secoli prima) sono accumulate in alcuni spazi della città sia a terra che in mare.</p>
<p>Iniziando la ricognizione delle strutture sommerse mediante scavo e rimozione dei detriti siamo venuti a contatto di un <strong>edificio</strong> certamente <strong>adibito alla produzione della preziosa tintura</strong>. Rimuovendo detriti e pietre di crollo sono comparse piccole vasche accuratamente rivestite di coccio pesto colme di sedimenti ancora da analizzare e quantità cospicue di tritumi di murex. La situazione di rinvenimento da l’impressione che il <strong>lavoro si sia interrotto improvvisamente</strong> quando ancora i molluschi erano in macerazione insieme a sostanze che ne agevolavano l’estrazione del colorante.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>&#8220;Xarses. Els primers intercanvis fa 6000 anys&#8221;: in mostra gli scambi commerciali in terra catalana di 6000 anni fa</title>
		<link>http://archeoblog.net/2009/xarses-els-primers-intercanvis-fa-6000-anys-in-mostra-gli-scambi-commerciali-in-terra-catalana-di-6000-anni-fa/</link>
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		<pubDate>Wed, 14 Oct 2009 17:03:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marina lo blundo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Estero]]></category>
		<category><![CDATA[Generale]]></category>
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		<category><![CDATA[spagna]]></category>

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		<description><![CDATA[Per chi dovesse recarsi a Sabadell, in Catalunya, fino al 15 novembre può visitare la mostra &#8220;Xarses. Els primers intercanvis fa 6000 anys&#8221; che tradotto significa: &#8220;Reti: i primi scambi commerciali 6000 anni fa&#8221;.
Raccogliendo reperti da una ventina di musei catalani, la mostra riunisce per la prima volta un insieme importante di materiali di epoca [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per chi dovesse recarsi a <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sabadell" target="_blank">Sabadell, in Catalunya</a>, fino al <strong>15 novembre</strong> può visitare la mostra &#8220;<em><strong>Xarses. Els primers intercanvis fa 6000 anys</strong></em>&#8221; che tradotto significa: &#8220;Reti: i primi scambi commerciali 6000 anni fa&#8221;.</p>
<p>Raccogliendo reperti da una ventina di musei catalani, la mostra riunisce per la prima volta un insieme importante di <strong>materiali di epoca neolitica</strong> selezionati nell&#8217;<strong>ottica degli scambi commerciali</strong>.</p>
<p>Materie prime provenienti dalla Provenza, ornamenti realizzati con <strong>conchiglie e coralli</strong>, l&#8217;<strong>ossidiana</strong> delle isole del Mediterraneo centrale, certi linguaggi formali della ceramica si vanno a diffondere, grazie agli scambi, su estesi territori. Seguire la circolazioni di <strong>prodotti e tecnologie</strong>, dai loro luoghi di origine fino ai siti dove si sono rinvenuti o identificati, offre un quadro approssimativo delle<strong> relazioni sociali</strong> stabilitesi <strong>tra le differenti comunità neolitiche</strong>.</p>
<p>Come completamento a questa visione del passato, la mostra si chiude con una riflessione su come sono e come si articolano <strong>le &#8220;reti&#8221; nella nostra società</strong>.</p>
<p>La mostra &#8220;<em>Xarses. Els primers intercanvis fa 6000 anys</em>&#8221; è un&#8217;esposizione temporanea promossa dal Museo di Gavà, dal Museo d&#8217;Història di Sabadell e dall&#8217;Area de Cultura della Diputaciò de Barcelona, con il supporto della Generalitat de Catalunya. Con la combinazione di rigore scientifico e carattere divulgativo, la mostra vuole fare arrivare al pubblico i <strong>risultati delle ricerche</strong> portate avanti negli anni dagli archeologi, illustrata con un&#8217;<strong>accurata selezione dei materiali </strong>forniti dai principali siti archeologici del Paese.</p>
<p><em>Info:</em><br />
<strong>Museu d&#8217;Història de Sabadell</strong><br />
Carrer de Sant Antoni, 13<br />
<a href="http://www.sabadell.cat/Home/" target="_blank">www.sabadell.cat</a></p>
<span class="sfforumlink"><a href="http://archeoblog.net/forum/archeoblog-news/xarses-els-primers-intercanvis-fa-6000-anys-in-mostra-gli-scambi-commerciali-in-terra-catalana-di-6000-anni-fa/"><p><img src="http://archeoblog.net/wp-content/plugins/simple-forum/styles/icons/default/bloglink.png" alt="" /> Commenta la notizia e partecipa alla discussione</p>
</a></span>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>&#8220;A l&#8217;aube des écritures&#8221;: incisioni e pitture rupestri al Musée des Merveilles di Tende (Francia)</title>
		<link>http://archeoblog.net/2009/a-laube-des-ecritures-incisioni-e-pitture-rupestri-al-musee-des-merveilles-di-tende-francia/</link>
		<comments>http://archeoblog.net/2009/a-laube-des-ecritures-incisioni-e-pitture-rupestri-al-musee-des-merveilles-di-tende-francia/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 13 Oct 2009 12:29:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marina lo blundo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicati stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Estero]]></category>
		<category><![CDATA[Mostre]]></category>
		<category><![CDATA[Preistoria]]></category>
		<category><![CDATA[incisioni rupestri]]></category>
		<category><![CDATA[mostra]]></category>

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		<description><![CDATA[Il &#8220;Musée des merveilles&#8221; è un&#8217;istituzione museale che ospita, raccoglie ed espone le famose incisioni rupestri del monte Bego nella Valle delle Meraviglie, un territorio sul confine tra Francia e Italia nelle Alpi Marittime. Il museo ospita fino al 31 marzo 2010 la mostra &#8220;A l&#8217;aube des écritures&#8220;, incentrata sulle incisioni e sulle pitture rupestri [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il &#8220;<strong>Musée des merveilles</strong>&#8221; è un&#8217;istituzione museale che ospita, raccoglie ed espone le famose incisioni rupestri del monte Bego nella Valle delle Meraviglie, un territorio sul confine tra Francia e Italia nelle Alpi Marittime. Il museo ospita fino al 31 marzo 2010 la mostra &#8220;<strong>A l&#8217;aube des écritures</strong>&#8220;, incentrata sulle <strong>incisioni</strong> e sulle <strong>pitture rupestri </strong>dell&#8217;età del Rame e del Bronzo in Eurasia.</p>
<p>In tutta l&#8217;Eurasia, all&#8217;alba della metallurgia, avvengono grandi cambiamenti nell&#8217;organizzazione delle società e nei loro modi di espressione. Le comunità dell&#8217;età del Bronzo cominciano a modificare il loro sistema economico e sociale, da un lato strutturando le attività di produzione e gli scambi commerciali a grande distanza, dall&#8217;altro mettendo in atto una gerarchia basata sulla lavorazione del metallo. Parallelamente, nei gruppi umani sorgono idee, simboli che vengono espressi in modo omogeneo per mezzo di pitture, ma soprattutto di migliaia di incisioni su roccia poste in siti a cielo aperto.</p>
<p>Questo fenomeno non avviene negli stessi luoghi negli stessi tempi. Quali che siano le regioni, i siti di arte rupestre sembrano essere stati scelti sempre per la loro natura selvaggia e nascosta: rive di grandi laghi e di fiumi impetuosi, scoscesi e desertici pendii di montagne,foreste dense e quasi impenetrabili, che hanno certamente colpito l&#8217;immaginazione degli <strong>uomini della Preistoria in cerca del Sacro</strong>.</p>
<p>Per rendere immortale il loro messaggio, gli uomini hanno usato su tutto il continente, gli stessi utensili e la stessa tecnica: una pietra che percuote una parete rocciosa, intendendo lastre, blocchi isolati, affioramenti rocciosi in natura&#8230;<br />
Scene di vita quotidiana, ricchi bestiarii che variano a seconda del luogo, figure geometriche semplici o complesse costituiscono le associazioni di segni il cui significato, raramente narrativo, è altamente simbolico. In questi insiemi di incisioni le rappresentazioni di personaggi sono numerose: uomini o dei? Questa identica domanda si pone anche per le statue-stele scolpite, tracce monumentali e spettacolari di una cultura megalitica legata alla nozione di territorio.</p>
<p>La mostra &#8220;<strong>A l&#8217;aube des écritures</strong>&#8221; esplora, attraversando le regioni che vanno dall&#8217;Atlantico al Pacifico, l&#8217;espressione rupestre di popoli allo stesso stadio di sviluppo economico, sociale e culturale. Partendo proprio dal magnifico sito delle incisioni del <strong>Monte Bego</strong>, nel cuore dell&#8217;arco alpino, che raccoglie non meno di 40 mila incisioni rupestri, questo viaggio archeologico trasporta il visitatore dal Portogallo alla Corea e dalla Siberia all&#8217;India, alla scoperta di un patrimonio millenario ma fragile, che dev&#8217;essere protetto dal degrado.</p>
<p><em>A l&#8217;aube des écritures</em><br />
Musée des Merveilles<br />
Av. du 16 sptembre 1947 &#8211; 06430 Tende<br />
<a href="http://www.museedesmerveilles.com">www.museedesmerveilles.com</a><br />
entrata gratuita</p>
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		<title>Si è conclusa la I Missione Archeologica Italiana in Giappone, presentati i risultati</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Sep 2009 13:16:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elisa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicati stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Estero]]></category>
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		<description><![CDATA[Missione Archeologica Italiana in Giappone
Si è svolta dal 20 al 26 agosto 2009 la prima campagna della Missione Archeologica Italiana in Giappone organizzata dalla Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana, dall’Università di Bologna e da Archeologiattiva s.c.a r.l., diretta da Daniele Petrella e Sebastiano Tusa in collaborazione con l’Asian Research Institute of Underwater Archaeology sotto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: center;">Missione Archeologica Italiana in Giappone</h3>
<p>Si è svolta dal<strong> 20 al 26 agosto 2009</strong> la prima campagna della <strong>Missione Archeologica Italiana in Giappon</strong>e organizzata dalla <strong>Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana</strong>, dall’<strong>Università di Bologna</strong> e da <strong>Archeologiattiva</strong> s.c.a r.l., diretta da Daniele Petrella e Sebastiano Tusa in collaborazione con l<strong>’Asian Research Institute of Underwater Archaeology</strong> sotto la direzione di Hayashida Kenzō.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-1685" title="Ciotola cinese invetriata tipo seiji" src="http://archeoblog.net/wp-content/uploads/2009/09/Ciotola-cinese-invetriata-tipo-seiji.jpg" alt="Ciotola cinese invetriata tipo seiji" width="338" height="450" /></p>
<p>I lavori di ricerca subacquea si sono svolti nelle <strong>acque della Baia di Maegata</strong>, non lontano dal Capo Kusukuri, sulla costa occidentale del<strong>’isola di Ojika</strong>, prefettura di Nagasaki  (Kyushū, Giappone meridionale). Già dal 2001 erano state condotte campagne di ricerca e scavo  che hanno permesso l’individuazione di <strong>importanti reperti</strong> (ceramiche, ceppi d’ancora. ecc.) databili tra il <strong>XII e XIV secolo</strong> in gran parte di provenienza cinese.</p>
<p>Tale situazione porterebbe a legare le evidenze archeologiche di questa baia con le vicende inerenti il <strong>disastro della flotta di Kubilai Khan</strong> distrutta nel <strong>1281</strong> da un tifone durante il tentativo di invasione dell’arcipelago giapponese. E’, infatti, probabile che la flotta sia affondata in vari punti lungo le coste occidentali del Giappone meridionale laddove l’isola di Ojika (come tutto l’arcipelago di Goto, di cui fa parte) occupa un posto strategicamente interessante.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1686" title="Daniele Petrella Hayashida Kenzo Sebastiano Tusa" src="http://archeoblog.net/wp-content/uploads/2009/09/Daniele-Petrella-Hayashida-Kenzo-Sebastiano-Tusa.jpg" alt="Daniele Petrella Hayashida Kenzo Sebastiano Tusa" width="450" height="338" /></p>
<p>Ma i rinvenimenti effettuati danno anche la possibilità di ipotizzare che nella baia vi siano i<strong> resti di uno o più relitti</strong> di navi che servivano al commercio tra le coste della Corea e della Cina ed il Giappone.</p>
<p>Nel corso della recente campagna 2009 i ricercatori ed i tecnici subacquei italiani e giapponesi hanno lavorato in perfetta sinergia distribuendosi tra lo scavo subacqueo mediante sorbona e la ricognizione dei fondali della baia. In entrambe le attività sono state<strong> rinvenute numerose ceramiche</strong>, tra cui principalmente <strong>ciotole cinesi invetriate </strong>verdi della classe “blue celadon” (giap.: seiji) e bianche insieme a vasi d’uso corrente di fabbricazione cinese e giapponese. Molto interessante il rinvenimento di ciotole provenienti dalle provincie cinesi di Long quan  e Zhe qian, nonché di ceramiche di fabbricazione giapponese inquadrabili nella classe Suribaji. Si segnala anche il rinvenimento di una ciotola cinese  recante all’interno un <strong>cartiglio con formula augurale</strong> costituita da quattro ideogrammi ( 金玉満堂; giap.: kin gyoku man dō; cin.:  jin yu man deng) la cui traduzione è: “<strong>che la vostra casa possa essere ricca di soldi e gioielli</strong>”.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1688" title="Ceramica epoca MedioJomon (V millennio a.C.)" src="http://archeoblog.net/wp-content/uploads/2009/09/Ceramica-epoca-MedioJomon-V-millennio-a.C..jpg" alt="Ceramica epoca MedioJomon (V millennio a.C.)" width="354" height="400" /></p>
<p>In questa prima missione la squadra di archeologi e tecnici italiani ha effettuato sia operazioni di scavo con l’ausilio di <strong>sorbona</strong> che, soprattutto, di ricognizione e <strong>posizionamento cartografico</strong> dei reperti.</p>
<p>E’ stata anche valutata insieme ai colleghi giapponesi ed alle autorità comunali di Ojika la possibilità di realizzare un <strong>museo archeologico subacqueo</strong> nella baia di Maegata rivelatasi così ricca di reperti archeologici.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1687" title="Ancora cinese pietra" src="http://archeoblog.net/wp-content/uploads/2009/09/Ancora-cinese-pietra.jpg" alt="Ancora cinese pietra" width="499" height="374" /></p>
<p>Ciò che ha contraddistinto maggiormente i lavori della missione archeologica è stata la fervida e fruttuosa <strong>collaborazione tra archeologi e tecnici giapponesi </strong>sviluppando una fortissima coesione e capacità di lavoro comune basata sugli intensi legami di amicizia che si sono creati grazie anche alla calorosa ospitalità giapponese.</p>
<span class="sfforumlink"><a href="http://archeoblog.net/forum/archeoblog-news/si-e-conclusa-la-i-missione-archeologica-italiana-in-giappone-presentati-i-risultati/"><p><img src="http://archeoblog.net/wp-content/plugins/simple-forum/styles/icons/default/bloglink.png" alt="" /> Commenta la notizia e partecipa alla discussione</p>
</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Archeologia e crisi economica. La fine dell&#8217;età dell&#8217;oro irlandese</title>
		<link>http://archeoblog.net/2009/archeologia-e-crisi-economica-la-fine-delleta-delloro-irlandese/</link>
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		<pubDate>Tue, 01 Sep 2009 10:33:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elisa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Estero]]></category>
		<category><![CDATA[Generale]]></category>
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		<description><![CDATA[[Questo articolo è stato recentemente pubblicato su Report On Line]
Con l&#8217;avvento del nuovo millennio, in Irlanda, grazie ad una politica di drastiche riduzioni fiscali per tutte le aziende del territorio irlandese, arrivò anche l&#8217;età dell&#8217;oro. La cosiddetta &#8220;Tigre Celtica&#8221; era nata, le multinazionali americane di qualsiasi settore (informatico, finanziario, turistico, etc.) facevano a gara per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>[Questo articolo è stato recentemente pubblicato su<a href="http://www.reportonline.it/2009072018804/economia/archeologia-e-crisi-economica-la-fine-dell-eta-dell-oro-irlandese.html" target="_blank"> Report On Line</a>]</em></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-1675" title="Ireland - tigre celtica" src="http://archeoblog.net/wp-content/uploads/2009/09/Tigre-Celtica.jpg" alt="Ireland - tigre celtica" width="118" height="94" />Con l&#8217;avvento del nuovo millennio, in Irlanda, grazie ad una politica di drastiche riduzioni fiscali per tutte le aziende del territorio irlandese, arrivò anche l&#8217;età dell&#8217;oro. La cosiddetta <strong>&#8220;Tigre Celtica</strong>&#8221; era nata, le multinazionali americane di qualsiasi settore (informatico, finanziario, turistico, etc.) facevano a gara per accapparrarsi uno stabile dove trasferire i propri uffici ed i lavoratori stranieri neo-assunti facevano la fila con curriculum in mano per riuscire ad affittare una stanza dove vivere (a prezzi vertiginosi e spesso in pessime condizioni).</p>
<p><strong>Dublino</strong> ha visto in pochi anni raddoppiare il numero di condomini, uffici, businness point, agenzie di lavoro, tram, mense e bar. Nacque in quel periodo la leggenda della città dove chiunque, ma proprio chiunque, avrebbe potuto trovare lavoro nel giro di poche ore, dalla mattina alla sera.</p>
<p>In tutto questo sconvolgimento, anche <strong>l&#8217;archeologia</strong> &#8211; cosa più unica che rara &#8211; ha subito una crescita esponenziale, di fondi e di scavi. Le aziende private di servizi archeologici aumentavano ogni anno, e queste, non riuscendo a far fronte agli scavi assumendo archeologi locali, si ritrovavano a dover<strong> </strong>reclutare lavoratori più o meno qualificati nei siti internet e forum di altre nazioni europee.</p>
<p>Per dare qualche cifra, alla fine di<strong> marzo 2002</strong>, il numero di archeologi formalmente occupati in tutta l&#8217;isola irlandese (compreso quindi anche il Nord Irlanda &#8211; formalmente parte del Regno Unito) era di circa <strong>650 persone</strong>. Un secondo sondaggio effettuato a metà del <strong>2007</strong>, rivelava che il numero di <strong>archeologi occupati </strong>nella sola Repubblica d&#8217;Irlanda<strong> era salito a 1709.</strong></p>
<p>Questa ascesa vertiginosa del settore archeologico era dovuta alla crescita del settore edilizio e quindi alla necessità di scavi di recupero.</p>
<p>E ora? Con la<strong> crisi economica</strong> il settore più colpito in Irlanda è proprio quello delle costruzioni, i proprietari hanno visto calare in pochi mesi il valore delle loro proprietà del 40%, le imprese di costruzioni più grosse sono sull&#8217;orlo del fallimento e, non riuscendo nemmeno a piazzare gli stabili già costruiti hanno congelato tutti i progetti per gli stabili in costruzione.</p>
<p>Nuovi dati statistici, pubblicati nello scorso giugno dall&#8217;IAI, l&#8217;Institute of Archaeologists of Ireland, mostrano come dai 1709 archeologi occupati nell&#8217;estate 2007 si sia <strong>scesi drasticamente a 516</strong> nel giugno 2008. Il calo prosegue ancora del 31% nel successivo semestre, arrivando ad un totale di <strong>248 archeologi occupati a gennaio 2009.</strong></p>
<p>Di tutti gli archeologi che lavoravano nella Repubblica d&#8217;Irlanda nel 2007, solo<strong> il 27%</strong> (ca. 500 su 1700) ha poi <strong>mantenuto il suo lavoro </strong>nel 2008. La perdita del lavoro ha colpito sia gli archeologi a contratto temporaneo (l&#8217;82% in meno rispetto al 2007) sia quelli a contratto permanente, anche grazie al sistema dell&#8217;autolicenziamento volontario.</p>
<p>Purtroppo le previsioni per il prossimo futuro sono ancora pessime, con il tracollo delle imprese costruttive non c&#8217;è più spazio e denaro per l&#8217;archeologia; non ci sono più opere in cantiere e questo, sempre secondo l&#8217;Institute of Archaeologists, porterà ad un<strong> ulteriore crisi del settore archeologico</strong> per tutto il corso del 2009.</p>
<span class="sfforumlink"><a href="http://archeoblog.net/forum/archeoblog-news/archeologia-e-crisi-economica-la-fine-delleta-delloro-irlandese/"><p><img src="http://archeoblog.net/wp-content/plugins/simple-forum/styles/icons/default/bloglink.png" alt="" /> Commenta la notizia e partecipa alla discussione</p>
</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Importante missione archeologica italiana sulle tracce di Kubilai Khan in Giappone</title>
		<link>http://archeoblog.net/2009/importante-missione-archeologica-italiana-sulle-tracce-di-kubilai-khan-in-giappone/</link>
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		<pubDate>Tue, 25 Aug 2009 07:24:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elisa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicati stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Estero]]></category>
		<category><![CDATA[Nuovi Ritrovamenti]]></category>
		<category><![CDATA[archeologia subacquea]]></category>
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		<description><![CDATA[PROGETTO OJIKA (Giappone)
Missione archeologica della Soprintendenza del Mare in Giappone, in collaborazione con l’Università di Bologna
Un gruppo di ricerca multidisciplinare, composto da ricercatori e tecnici della Soprintendenza del Mare, dell’Università di Bologna e dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, è partito alla volta del Giappone il 18 agosto e tornerà in Italia il 3 settembre.
Il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: center;">PROGETTO OJIKA (Giappone)<br />
Missione archeologica della Soprintendenza del Mare in Giappone, in collaborazione con l’Università di Bologna</h3>
<p>Un gruppo di ricerca multidisciplinare, composto da<strong> ricercatori e tecnici della Soprintendenza del Mare, dell’Università di Bologna e dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli</strong>, è partito alla volta del Giappone il 18 agosto e tornerà in Italia il 3 settembre.</p>
<p>Il progetto di <strong>collaborazione tra Italia e Giappone</strong> prevede la realizzazione di <strong>ricognizioni del fondale nell’isola di Ojika</strong> (prefettura di Nagasaki – Kita Kyushu), in previsione di effettivi scavi archeologici subacquei.</p>
<p>Quanto ritrovato finora <strong>(ceramica, ceppi d’ancora</strong>, ecc), è stato <strong>datato al XIII – XIV</strong> secolo ed è di <strong>provenienza cinese</strong>. Ciò legherebbe le suddette evidenze a quelle rinvenute nei fondali dell’isola di Takashima e quindi molto probabilmente relativi alla <strong>flotta di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Kublai_Khan" target="_blank">Kubilai Khan</a></strong>,  distrutta nel 1281 da un tifone durante il tentativo di invasione dell’arcipelago.</p>
<p>Tale accostamento supporta la teoria che <strong>la flotta sia affondata in vari punti lungo la rotta del tifone</strong> e l’isola di Ojika (come tutto l’arcipelago di Goshima, di cui fa parte) si trova proprio sulla suddetta traiettoria. L’utilizzo di <strong>attrezzature ad alta tecnologia</strong> per le ricognizioni subacquee, permetterebbe un più approfondito, nonché rapido, risultato rendendo la presenza di queste strumentazioni fortemente auspicabile. Le indagini dei prossimi giorni saranno effettuate ad una profondità di circa 24 metri.</p>
<p>Lo <strong>scopo del progetto</strong> è quello di creare un <strong>Museo Archeologico Sommerso</strong> ed un itinerario turistico, con tutti i possibili sistemi di gestione predisposti a tal fine.<br />
I Giapponesi, nella persona di Hayashida Kenzo, presidente dello A.R.I.U.A. (Asian Research Institute for Underwater Archaeology), nella consapevolezza dell’esperienza maturata in questi anni dagli italiani nella realizzazione di parchi sommersi, hanno richiesto ferventemente la collaborazione tra i due paesi ed in particolare della Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana.</p>
<p>Il<strong> museo sommerso di Ojika</strong> risulterebbe essere il<strong> primo e, finora, l’unico in tutto il Giappone ed in Asia orientale</strong>. Inoltre, l’evento storico a cui le evidenze fanno riferimento, risulta essere estremamente importante, in quanto ha condizionato tutta la <strong>storia di un Impero &#8211; quello mongolo</strong> &#8211; che ha inciso profondamente nella storia del mondo euro-asiatico. Ancora, ha permesso la rilettura di un importante evento finora conosciuto unicamente attraverso fonti scritte.</p>
<p>Gli otto componenti provengono dalla Soprintendenza del Mare e dal Museo D’Aumale della Regione Siciliana, dall’Università di Bologna, dall’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli e dall’Istituto Universitario Orientale di Napoli; i giapponesi provvederanno al vitto e all’alloggio per quella che è la prima missione archeologica italiana che abbia mai effettuato ricerche subacquee in Giappone.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Scoperta in Germania la Venere di Hohle Fels, la più antica scultura del mondo: risale a 35.000 anni fa</title>
		<link>http://archeoblog.net/2009/scoperta-in-germania-la-venere-di-hohle-fels-la-piu-antica-scultura-del-mondo-risale-a-35000-anni-fa/</link>
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		<pubDate>Fri, 15 May 2009 06:10:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elisa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Estero]]></category>
		<category><![CDATA[Generale]]></category>
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		<category><![CDATA[paleolitico]]></category>
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		<description><![CDATA[Risale ad almeno 35.000 anni fa la piccola scultura femminile in avorio di mammut ritrovata nella grotta di Fels (Hohle Fels), vicino alla cittadina di Schelklingen, nel Giura svevo, nella Germania sud-occidentale.

Questa datazione della &#8220;Venere di Hohle Fels&#8221; indica che essa rappresenta uno dei più antichi esempi di arte figurativa del mondo. Per fare un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Risale ad almeno <strong>35.000 anni</strong> fa la piccola <strong>scultura femminile in avorio di mammut </strong>ritrovata nella <strong>grotta di Fels (Hohle Fels),</strong> vicino alla cittadina di Schelklingen, nel Giura svevo, nella <strong>Germania sud-occidentale</strong>.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-1356 aligncenter" title="Venere di Hohle Fels" src="http://archeoblog.net/wp-content/uploads/2009/05/venere-nature.png" alt="Venere di Hohle Fels" width="403" height="253" /></p>
<p style="text-align: left;">Questa datazione della &#8220;<strong><em>Venere di Hohle Fels&#8221;</em></strong> indica che essa rappresenta uno dei più <strong>antichi esempi di arte figurativa del mondo. </strong>Per fare un confronto, la famosa &#8220;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Venere_di_Willendorf" target="_blank">Venere di Willendorf</a>&#8220;, il più celebre esempio di scultura paleolitica, secondo le più recenti datazioni risale a 22-24.000 anni fa.</p>
<p>La scoperta è descritta in un articolo a firma <strong>Nicholas J. Conard, dell&#8217;Istituto di studi preistorici dell&#8217;Università di Tübingen</strong>, pubblicato su &#8220;<a href="http://www.nature.com/nature/journal/v459/n7244/pdf/nature07995.pdf" target="_blank">Nature</a>&#8220;.</p>
<p>La datazione al radiocarbonio degli orizzonti stratigrafici nella cui prossimità è stata ritrovata la nuova Venere indica un <strong>periodo compreso fra i 31.000 e i 40.000 anni</strong>, e l&#8217;insieme dei dati stratigrafici la fanno attribuire agli albori del <strong>periodo cosiddetto <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Aurignaziano" target="_blank">Aurignaziano</a></strong>. (Un orizzonte stratigrafico è un&#8217;interfaccia che indica una posizione particolare nella successione stratigrafica, dotata di caratteristiche tali da poterne seguire l&#8217;andamento laterale.)</p>
<p>La Venere di Hohle Fels era stata <strong>rinvenuta nel settembre 2008</strong> a tre metri sotto l&#8217;attuale pavimento della grotta, a una ventina di metri dall&#8217;ingresso della caverna. <strong>Alta otto centimetri</strong>, la scultura appare ben conservata, pur mancandole il braccio sinistro.</p>
<p>La Venere di Hohle Fels si caratterizza per una serie di tratti molto originali che la distinguono dalle altre Veneri posteriori. La prima cosa che si nota è l&#8217;<strong>assenza della testa</strong>, al cui posto, al di sopra delle larghe spalle è scolpito un <strong>piccolo anello inciso</strong>. Le braccia sono corte con mani ben scolpite dalle dita chiaramente identificabili appoggiate sul ventre, appena al di sotto del <strong>prominente seno</strong>, mentre una serie di linee orizzontali tracciate su tutto il corpo richiamano la <strong>presenza di un vestito o un drappeggio</strong>.</p>
<p><em>Fonte:</em></p>
<p><a href="http://lescienze.espresso.repubblica.it/articolo/titolo/1338399" target="_blank">http://lescienze.espresso.repubblica.it/articolo/titolo/1338399</a></p>
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		</item>
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		<title>Scavata necropoli del I a.C. in Egitto. Hawass annuncia: potrebbe essere la tomba di Antonio e Cleopatra</title>
		<link>http://archeoblog.net/2009/scavata-necropoli-del-i-ac-in-egitto-hawass-annuncia-potrebbe-essere-la-tomba-di-antonio-e-cleopatra/</link>
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		<pubDate>Tue, 21 Apr 2009 11:11:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elisa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[Egizi]]></category>
		<category><![CDATA[Epoca Romana]]></category>
		<category><![CDATA[Estero]]></category>
		<category><![CDATA[Nuovi Ritrovamenti]]></category>
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		<category><![CDATA[cleopatra]]></category>
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		<category><![CDATA[Zahi Hawass]]></category>

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		<description><![CDATA[Fa scalpore, l’annuncio di un gruppo di archeologi, che avrebbe individuato nel sito dell&#8217;antica Taposiris Magna, ad Abusir, ovest di Alessandria. la sepoltura di due amanti.
Sotto le rovine di un tempio dedicato a Iside che si affaccia sul mediterraneo, alcuni studiosi di una spedizione della Repubblica Dominicana hanno scoperto, con l’aiuto di un radar, tre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Fa scalpore, l’annuncio di un gruppo di archeologi, che avrebbe individuato nel sito dell&#8217;antica <strong>Taposiris Magna</strong>, ad Abusir, ovest di Alessandria. la <strong>sepoltura di due amanti</strong>.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-1247" title="Testa in alabastro - Cleopatra" src="http://archeoblog.net/wp-content/uploads/2009/04/antonio-cleopatra.jpg" alt="Testa in alabastro - Cleopatra" width="301" height="246" />Sotto le rovine di un <strong>tempio dedicato a Iside</strong> che si affaccia sul mediterraneo, alcuni studiosi di una spedizione della Repubblica Dominicana hanno scoperto, con l’aiuto di un radar, <strong>tre camere alla profondità di 20 metri</strong> sotto le rocce. Secondo gli archeologi potrebbe essere <span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody">la tomba della coppia più famosa e tormentata dell’antichità: <strong>Marco Antonio e Cleopatra</strong>.</span></p>
<p><strong>Zahi Hawass</strong>, a capo degli archeologi, dirama un immediato comunicato stampa, in cui precisa che, dopo <strong>tre anni di scavo</strong> del sito sospettato di accogliere l&#8217;eterno riposo della coppia e dopo tre mesi di indagine sistematica con il georadar, ha identificato con i colleghi una <strong>vasta necropoli con più di 27 tombe</strong> (per un totale di 20 scheletri tutti <strong>del I sec. a.C</strong>.: quindi proprio il periodo di Cleopatra, nata nel 69 a. C. e deceduta nel 30 a. C.).</p>
<p>Ma <strong>si tratta di tombe ordinarie</strong>, destinate a gente comune: &#8220;<em>tuttavia è l&#8217;ambiente ideale, dove occultare personaggi importanti per sottrarli alla vendetta dell&#8217;occupante romano</em> – avverte Hawass -. <em>E proprio in questa zona sono stati identificati <strong>tre spazi vuoti, riempiti da crolli </strong>molto successivi: fanno pensare ad altrettanti <strong>ipogei monumentali</strong>, ambienti degni di cadaveri illustri</em>&#8220;.</p>
<p>Nel corso degli scavi scoperta una <strong>testa in alabastro</strong> di Cleopatra, <strong>22 monete in bronzo</strong> con il ritratto della regina e un <strong>frammento di una maschera</strong> forse di Marcantonio.</p>
<p>Fonte:</p>
<p><a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Tempo%20libero%20e%20Cultura/2009/04/antonio-cleopatra-tomba.shtml?uuid=867ebdda-2dd7-11de-bf43-2ea9a6202a14&amp;DocRulesView=Libero" target="_blank">http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/ &#8230; View=Libero</a></p>
<span class="sfforumlink"><a href="http://archeoblog.net/forum/domande-e-risposte/scavata-necropoli-del-i-ac-in-egitto-hawass-annuncia-potrebbe-essere-la-tomba-di-antonio-e-cleopatra/"><p><img src="http://archeoblog.net/wp-content/plugins/simple-forum/styles/icons/default/bloglink.png" alt="" /> Commenta la notizia e partecipa alla discussione</p>
</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Firenze &#8211; Da Petra a Shawbak. Archeologia di una frontiera &#8211; In mostra dal 19 giugno al 30 settembre 2009</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Mar 2009 13:42:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>arjuna</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicati stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Estero]]></category>
		<category><![CDATA[Medioevo]]></category>
		<category><![CDATA[Mostre]]></category>
		<category><![CDATA[Musei]]></category>
		<category><![CDATA[firenze]]></category>
		<category><![CDATA[Giordania]]></category>
		<category><![CDATA[Petra]]></category>
		<category><![CDATA[Shawbak]]></category>

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		<description><![CDATA[Grazie a 20 anni di ricerche della Missione archeologica dell’Università di Firenze, Shawbak è riemersa dalle sabbie del deserto meridionale della Giordania.
Per quasi due millenni questa città “incastellata” fu il fulcro di un’area strategica tra due potentati, l’Egitto e la Siria, poi venne la perdita di ruolo e l’abbandono.

Gli scavi italo-giordani hanno restituito una delle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span class="testomostra">Grazie a 20 anni di ricerche della Missione archeologica dell’Università di Firenze, <strong>Shawbak</strong> è riemersa dalle sabbie del deserto meridionale della Giordania.<br />
Per quasi due millenni questa città “incastellata” fu il fulcro di un’area strategica tra due potentati, l’Egitto e la Siria, poi venne la perdita di ruolo e l’abbandono.</span></p>
<p style="text-align: center;">
<div id="attachment_1188" class="wp-caption aligncenter" style="width: 460px"><img class="size-full wp-image-1188" title="Shawbak - Il castello " src="http://archeoblog.net/wp-content/uploads/2009/03/shawbak.jpg" alt="Shawbak - Il castello - Foto di Mauro Foli" width="450" height="299" /><p class="wp-caption-text">Shawbak - Il castello - Foto di Mauro Foli</p></div>
<p>Gli scavi italo-giordani hanno restituito una delle più affascinati aree archeologico-monumentali di tutto il Mediterraneo orientale ed uno dei più vivaci punto di incontro tra culture diverse: in epoca “medievale”, Shawbak rappresentò la sintesi tra le influenze dell’Europa cristiana e l’Oriente islamico.</p>
<p><span class="testomostra">Le ricerche condotte su questo particolare periodo hanno stimolato una revisione dell’immagine ottocentesca delle “crociate”, tutt’ora usata, talvolta in modo strumentale, sia nell’Islam che in Occidente, a favore di una continua compenetrazione in area euro-mediterranea tra Islam e Cristianità.</span></p>
<p>Una grande, spettacolare esposizione racconterà, per la prima volta, la storia di questa lunga, complessa “rinascita” di Shawbak e, con essa, darà conto delle più recenti scoperte nell’area della Transgiordania che ha in Petra il suo centro più noto. E da Petra, oltre che da Shawbak giungeranno reperti sino ad oggi mai esposti al pubblico, frutto appunto di scoperte degli ultimi anni.</p>
<p>Ad ospitare la grande esposizione sarà, <strong>dal 19 giugno al 30 settembre</strong>, la <strong><em>Limonaia di Palazzo Pitti</em></strong>.<br />
La mostra “<em>Da Petra a Shawbak. Archeologia di una frontiera</em>” gode dell’alto patronato di S.M. la Regina di Giordania e del Presidente della Repubblica d’Italia. A promuoverla sono l’<em>Università di Firenze</em>, il <em>Departement of Antiquites of Jordan</em> e il <em>Polo Museale Fiorentino.</em> La mostra è curata da <em>Guido Vannini</em> dell’Università di Firenze con l’apporto di un comitato scientifico internazionale.</p>
<p>Le ricerche della missione archeologica, e la mostra, intendono quindi concentrarsi sulle modalità attraverso cui il secolo ‘crociato’ riattivò in questa terra la struttura storica della ‘frontiera’ che, in termini di diacronia ‘intermittente’, rappresenta forse la più importante radice identitaria dell’intera Transgiordania.</p>
<p>Il recupero della sua antica funzione di cesura e cerniera tra nord ‘siriano’ e sud ‘egiziano’ (i potentati storici della regione) &#8211; con il breve riemergere, dopo la gloriosa stagione nabateo-romano-bizantina, fra ed est ‘arabo’ e ovest ‘mediterraneo’ – restituì alla regione, reinterpretandolo profondamente, un ruolo che essa sembra perdere ogni volta che diventa solo la zona interna di un più vasto dominio.</p>
<p>La valle di Petra ed il suo ‘sistema’ territoriale trasgiordano perderanno, infatti, nuovamente con l’abbandono crociato dell’intera valle del Giordano questo ruolo baricentrico, alla fine del secolo; e tuttavia la documentazione archeologica raccolta, sorprendentemente, dimostra che la regione non tornerà alla collocazione periferica in cui si trovava all’arrivo degli europei, finendo per acquisire &#8211; come concreto esito storico, oltre le intenzioni o la stessa consapevolezza degli europei &#8211; una rinnovata, precisa identità, ben rappresentata dalla continuità di funzione autonoma sia amministrativa che militare, mantenuta dagli Ayyubidi e dai Mamelucchi e non più perduta, ai due centri egemoni di Shawbak e della stessa antica città di Karak con il suo grande castello ‘urbano’, il Crac de Moab.</p>
<p>Sotto il profilo delle installazioni, la mostra intende caratterizzarsi per l’impiego di un ampio spettro di soluzioni espositive, da quelle più tradizionali ad ipermedia dedicati, al fine di ottimizzare la comunicazione dei contenuti. Dato il tema squisitamente storiografico oggetto dell’iniziativa si prevede di realizzare un’integrazione delle classi di media<br />
disponibili, senza una gerarchia precostituita che affidi un ruolo centrale di comunicazione a una classe specifica di oggetti (es. manufatti, ricostruzioni virtuali, etc.).</p>
<p>In accordo con tale impostazione, oltre che con le più recenti tendenze del <em>display</em> archeologico, anche la selezione dei manufatti sarà effettuata con l’obbiettivo di esporre un numero limitato di pezzi estremamente significativi e caratterizzati da eccezionali capacità documentarie. La selezione sarà operata tra i reperti recuperati dalla missione archeologica fiorentina, tra i pezzi conservati presso i musei nazionali giordani e tra quelli rinvenuti dalle missioni internazionali operanti in Giordania (la maggior parte dei quali saranno presentati al pubblico per la prima volta in questa occasione). Un piccolo ma significativo contributo verrà infine dalle collezioni storiche fiorentine di arte islamica, con il duplice obbiettivo di promuovere la conoscenza di questo straordinario patriminio e di sottolinearne il contributo nella definizione dell’identità cosmopolita della città.</p>
<p>Particolare attenzione sarà infine dedicata alla realizzazione, secondo le metodologie più aggiornate ed innovative, di ‘percorsi sensoriali’ per stimolare l’apprendimento dei contenuti della mostra da parte dei visitatori più giovani (7-16 anni) oltre che per rendere fruibile il percorso espositivo da parte dei visitatori portatori di handicap motori e visivi.</p>
<blockquote><p><strong>Per maggiori informazioni sul &#8220;Progetto Shawbak &#8211; Ricerca, conservazione e valorizzazione del Crac de Montreal&#8221; è a disposizione un sito web ricco di informazioni alla pagina <a title="Link Esterno" href="http://www.shawbak.net/" target="_blank">http://www.shawbak.net/</a>.</strong></p>
<p><strong>Per informazioni su Palazzo Pitti, il sito da visitare è <a title="Palazzo Pitti - Firenze" href="http://www.polomuseale.firenze.it/musei/palazzopitti/" target="_blank">http://www.polomuseale.firenze.it/musei/palazzopitti/</a></strong></p></blockquote>
<span class="sfforumlink"><a href="http://archeoblog.net/forum/archeoblog-news/firenze-da-petra-a-shawbak-archeologia-di-una-frontiera-in-mostra-dal-19-giugno-al-30-settembre-2009/"><p><img src="http://archeoblog.net/wp-content/plugins/simple-forum/styles/icons/default/bloglink.png" alt="" /> Commenta la notizia e partecipa alla discussione</p>
</a></span>]]></content:encoded>
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