Estero

Missione archeologica italo-turkmena scopre tomba di donna assassinata con un colpo d’ascia in fronte 4.000 anni fa

Si è conclusa la campagna primaverile della missione archeologica italo-turkmena nell’Oasi di Adji Kui (deserto del Karakum), promossa e organizzata dal Centro Studi Ricerche Ligabue con il contributo del nostro Ministero Affari Esteri, diretta da Gabriele Rossi Osmida.

Caminetti

Contrastati da un clima anomalo che, a sbalzi, ha registrato punte di 3°C e 45°C e frequenti tempeste di sabbia, gli archeologi hanno iniziato lo scavo dell’antica capitale dell’oasi, AK1, portando alla luce delle mura ciclopiche in mattoni crudi che poggiavano su alcune strutture più antiche, forse accampamenti.
Si è così appurato che la cittadella, la cui estensione si aggirerebbe sui 15 ettari, è stata costruita almeno in 3 fasi successive e che l’insediamento occupa un arco di tempo compreso tra la fine dell’epoca calcolitica (IV mill.a.C.) e la fine dell’età del bronzo (1500 ca a.C.).

Nell’area esplorata durante questa missione (ca 1300 m2 ), si sono rinvenute tracce di un vasto incendio che ha interessato la seconda fase della cittadella (fine del III mill.a.C.) e che ha provocato crolli consistenti. L’incendio ha comunque permesso di rintracciare e recuperare le coperture del tetto carbonizzate (travi e cannucce) e un consistente deposito di cereali, ora allo studio degli esperti.

Numerosi i caminetti per il riscaldamento e per la cottura del cibo, alcuni dei quali di notevoli dimensioni, elegantemente rifiniti con colonnette laterali e intonaco di alabastro e dotati di canne fumarie all’interno delle mura.

Sono proseguite le ricerche anche nell’adiacente necropoli dove, tra l’altro, è stata scoperta una eccezionale sepoltura con ricco corredo dedicata ad una dama di circa 40t’anni, assassinata con un colpo d’ascia al centro della fronte.

Sepoltura di donna

Determinante è stato in questo caso l’aiuto dell’antropo-paleopatologo, il Dr Emiliano Nisi, messoci a disposizione dalla Regione Veneto-ULSS n.13, che ha pazientemente ricostruito l’iter di questo omicidio consumatosi ben 4000 anni orsono.

Ritrovata ad Arles (FR) la più antica statua di Giulio Cesare

Busto di Giulio Cesare - Arles

Un busto in marmo di Giulio Cesare è stato scoperto nel sud della Francia, nei fondali del Rodano, ad Arles, città romana che il condottiero aveva fondato nel 46 avanti Cristo. Il busto rappresenta Cesare con la calvizie e le rughe e, secondo il ministero della Cultura francese, è tipico dei ritratti realistici dell’era repubblicana. Si tratta del primo busto conosciuto realizzato con il generale ancora vivente.

La scoperta è stata fatta fra il settembre e l’ottobre dell’anno scorso da alcuni subacquei impegnati negli scavi archeologici nella zona. «Presumo che il busto sia stato gettato nel fiume dopo l’assassinio di Giulio Cesare perchè al tempo non sarebbe stato conveniente essere considerato un suo seguace», ha affermato Luc Long, l’archeologo che ha diretto gli scavi.

Il generale e dittatore romano Giulio Cesare era stato assassinato nel 44 avanti Cristo a seguito della cospirazione di alcuni senatori repubblicani.

Fonte:
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/ …

La nuit des musées - Musei aperti di notte in Francia

Il ministero della Cultura e della Comunicazione francese, insieme alla Direction des Musées de France ha indetto per sabato 17 maggio 2008 la quarta edizione de “La nuit des musées“, cui aderiscono centinaia di musei di tutta la Francia.

L’iniziativa consiste nell’aprire i musei di notte lasciando l’ingresso gratuito ai visitatori. Il pubblico potrà così visitare le esposizioni in un’insolita e suggestiva atmosfera notturna, resa ancora più viva dalla realizzazione di performances musicali, teatrali e letterarie perfettamente calate nelle sale espositive.

L’iniziativa costituisce senz’altro un modo efficace di avvicinare il pubblico ai musei, per far vedere come i luoghi di cultura possano essere vissuti non solo come luoghi di studio, ma anche sotto un’altra prospettiva, quella della curiosità, del fascino e dell’immaginazione.

La manifestazione si svolge sotto l’Alto Patronato del Consiglio d’Europa ed è in partnership con la Giornata Mondiale dei Musei dell’ ICOM.

info: www.nuitdesmusees.culture.fr

Marina Lo Blundo
Comunicare l’archeologia

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Cina - alla corte degli imperatori. Capolavori mai visti

L’arte cinese è in Italia fino all‘8 giugno 2008 con una mostra a Palazzo Strozzi, Firenze, volta ad illustrare al grande pubblico l’età dell’oro della Cina, l’epoca delle dinastie Han e Tang (25-907 d.C.).

Il percorso si apre con un’imponente statua di Buddha seduto e prosegue in un’esposizione cronologica e tematica che affronta i vari aspetti della società e della religiosità prima Han e poi Tang.

La I sala si concentra sull’arte funeraria propria della dinastia Han: un animale fantastico a protezione della tomba, una processione di statue di bronzo, quale guardia d’onore di una tomba a Wuwei, lungo la Via della Seta, modellini di edifici quali simbolo della ricchezza del defunto.

Dalla II sala si tratta il tema della religiosità, in particolare dell’arrivo del Buddhismo dal V-VI secolo, che influenza enormemente l’arte, in modo eclatante quando diviene religione di stato sotto l’imperatrice Wu Zeitian (690-705), dinastia Tang: una stele-pagoda a 5 piani scolpita a rilievo con scene della vita del Buddha, statue di Buddha nelle più varie attitudini, su vario supporto e di dimensioni svariate, caratterizzano questa fase dell’arte religiosa, che andrà a interrompersi nel IX secolo in seguito alle persecuzioni dei Confuciani.

Durante la dinastia Tang l’apporto culturale di genti straniere influenza l’arte cinese, e il gusto per l’esotico si diffonde enormemente, nell’interesse per la rappresentazione di figure umane, con caratteri somatici non-cinesi e perciò diversi, diversi.

Infine si pone l’attenzione sugli interessi salienti dell’aristocrazia: le donne, la musica, il cavallo; i dipinti parietali che rappresentano una donna che gioca con un’oca e due stallieri che tengono a freno un cavallo (opere degli anni 665 e 666) sono emblematici dell’abilità raggiunta dagli artisti nel rappresentare la figura umana e animale.

Mostra ben congegnata, si apre con opere sensazionali per imponenza e bellezza, perde un po’ di tono nell’esposizione, quasi fosse un mero elenco, di statuette di Buddha e dei Bodhisattwa, per riprendersi sul finale con lo splendido dipinto dei due stallieri col cavallo. L’apparato didascalico è abbastanza completo, ma le didascalie a corredo delle opere, per la loro posizione, a portata di bambino, e per l’illuminazione delle sale, non sempre ottimale per leggere, risultano di difficile, o meglio, faticosa lettura. Inoltre vengono date per scontate alcune nozioni (come il significato di bodhisattwa… almeno, io non l’ho trovato). Al di là di questo, la mostra di Palazzo Strozzi costituisce senz’altro un’occasione importante per cominciare a conoscere una civiltà, quella cinese, ancora poco nota al grande pubblico.

Marina Lo Blundo

Comunicare l’archeologia

Straordinarie scoperte italiane in Perù

Una serie di eccezionali scoperte archeologiche relative alle civiltà precolombiane sta caratterizzando la nuova campagna di scavi avviata in Perù grazie al contributo dell’Italia e al sostegno dell’Università di Milano. Ne danno notizia Emilia Perassi e Antonio Aimi, i due docenti del Dipartimento di Scienze del Linguaggio della Statale, alla testa dell’équipe di studiosi che da circa un anno affianca Walter Alva, il più famoso archeologo peruviano.

Nella regione di Lambayeque, un’area costiera, pianeggiante e semidesertica nel nord del Perù, sono venuti alla luce nell’arco di pochi giorni straordinari reperti. Nella necropoli di Sipán è stata trovata la tomba di un re-sacerdote di 1600-1700 anni fa, ricca di monili e oggetti rituali in rame dorato, ceramiche, emblemi, bellissimi ornamenti in forma di testa di giaguaro. Nella vicina località di Ventarrón è invece riapparso un tempio con il più antico dipinto d’America (un cervo in una rete, 2000 a.C.), mentre a Collúd è emerso un secondo tempio, forse coevo, dove è stato scoperto anche un bassorilievo con testa di felino e ‘becchi’ di ragno. Questi ritrovamenti aprono numerosi interrogativi sulle culture preispaniche, per esempio sul significato simbolico di icone finora misteriose.

La maggior parte degli scavi è stata resa possibile dal progetto Prodesipán, che l’Università di Milano ha promosso con la Caritas del Perú e con il Museo Tumbas Reales de Sipán. Finanziato con circa 2,5 milioni di euro provenienti dalla conversione del debito che il Perù ha contratto con l’Italia, Prodesipán sta attuando anche un importante programma sociale per sviluppare quest’area poverissima. Oltre a finanziare le attività archeologiche, il progetto ha infatti consentito di fornire la zona di acquedotto e fognature nonché di istituire corsi di formazione per sviluppare il turismo.

Fonte:
http://www.adnkronos.com/Pro … 121942579

Lavori archeologici all’estero - Offerte di primavera 2008

Trovare lavoro in Italia come archeologo è impresa ardua; non si vuole qui affermare che all’estero sia facile ottenere un contratto però, a giudicare dalle offerte di lavoro reperibili sui siti web delle varie compagnie del settore, sembra ci siano più possibilità.

In questo articolo presentiamo alcune offerte di lavoro provenienti dall’Inghilterra e dall’Irlanda. Inutile sottolineare come l’ottima conoscenza dell’inglese sia un prerequisito fondamentale (anche solo per leggere le offerte ;).

INGHILTERRA

  1. Site Assistants
    ARCUS - Archaeological Research and Consultancy at the University of Sheffield
    Leeds & Sheffield area
    Site Assistants are required to works on sites in the Leeds & Sheffield areas, for immediate start. Pay is on an hourly rate, based upon 35 hours per week. Additional travel time is also paid for some sites. Experience of a range of sites, including urban and industrial sites, would be beneficial. ARCUS will provide transport to all sites, from Sheffield.
    Please supply a CV, by post or email.
    arcus@sheffield.ac.uk
    http://www.shef.ac.uk/arcus/
  2. Archaeological Project Officer
    Archaeology Service Gloucestershire County Council
    Gloucester
    A Project Officer is required to organise and undertake projects for the County Archaeology Service. This represents an excellent opportunity to gain a wide range of experience in commercial projects and in heritage management within a small local authority based team. You will have significant experience in a commercial archaeological environment, including the preparation of project reports, supervision of teams of staff and implementation of safe systems of work. The ability to work accurately to deadlines and within project budgets is essential.
    An annual renewable contract to 31.3.09 is offered in the first instance (subject to standard local authority probation).

    recr3@gloucestershire.gov.uk
    http://www.gloucestershire.gov.uk/index.cfm?articleid=1949
  3. Archaeologist/IT Specialist
    L - P : Archaeology
    Aldgate, East London
    L - P : Archaeology are currently looking for an Archaeologist/IT Specialist to take care of the site GIS, survey, and database for an ongoing excavation in Aldgate. During the fieldwork stage of the project the candidate will work at the site office working with the field archaeologists to implement and refine the recording system. Tasks will include digitising context plans, basic site survey, collating survey data, overseeing data entry, and exporting data to the project website (www.lparchaeology.com/prescot).
    The successful applicant will be working under supervision of a senior member of staff. The role is well suited to applicants looking to gain a better understanding of GIS applications in commercial archaeology, learn basic survey techniques, and become familiar with the ARK digital recording system. Good IT skills and demonstrable previous experience with GIS are essential. A good understanding of survey methods and single context recording preferred.
    The initial contract is 3 months, with the project expected to continue for 6 months with the potential for post-ex work.

    l.richardson@lparchaeology.com
    http://www.lparchaeology.com/

IRLANDA

  1. Project Archaeologist
    Achill Archaeological Field School
    Archaeology Centre, Dooagh, Achill Island, Co. Mayo, Ireland
    Licensed Project Archaeologist required to oversee excavations and supervision and training of undergraduate students in archaeological methods and theory. A knowledge of surveying using a Theodolite and/or EDM would be an advantage. The Project Archaeologist would also be expected to provide weekly lectures to students on aspects of Irish archaeology and supervise weekly field trips to local sites and monuments.
    info@achill-fieldschool.com
    http://www.achill-fieldschool.com/
  2. La ditta ADS Ltd è alla ricerca di numerose figure professionali:
    • Site Director
    • Site Assistant
    • Site Supervisor
    • Finds Manager
    • Environmental Assistants (2 posti)

    la pagina con i dettagli di ogni posizione è http://www.adsireland.ie/recruitment.htm.
    Remuneration will be commensurate with experience and qualifications. All CVs should be sent to recruitment@adsireland.ie with a covering letter noting availability.

In Peru ritrovata piazza di 5.500 anni fa, è tra le più antiche al mondo

LIMA (Reuters) - Una piazza cerimoniale costruita 5.500 anni fa è stata rinvenuta in Perù da alcuni archeologi peruviani e tedeschi, che affermano sia una delle strutture più antiche mai trovate in America.

La piazza, di forma circolare con un diametro di circa 14 metri, era coperta dalle rovine di Sechin Bajo, a Casma, 370 km a nord di Lima. Vicino la piazza sono stati rinvenuti fregi raffiguranti un guerriero con un pugnale e trofei.

“La datazione fatta dagli studiosi tedeschi la pone a circa 5.500 anni fa. E’ una grande scoperta che potrebbe riscrivere la storia di un Paese”, ha detto Cesar Perez, scienziato all’Istituto Nazionale di Cultura in Perù che ha supervisionato il progetto.

Piazza peruviana di Sechin Bajo
La piazza ritrovata a Sechin Bajo
(fonte http://abcnews.go.com/)

Prima di questa scoperta, si pensava che fosse Caral — antica città peruviana — il primo insediamento urbano dell’emisfero occidentale, insieme a quelli di Mesopotamia, Egitto, Cina, India e Mesoamerica che risalgono a 5,000 anni fa.

Precedenti scoperte nell’area erano datate 3.600 anni fa, non si esclude che ci siano altre parti della cittadella ancora più antiche della piazza.

“Abbiamo trovato altre strutture al di sotto della piazza che potrebbero essere anche più antiche” afferma German Yenque, archeologo presente sullo scavo. “Ci sono quattro o cinque piazze, una sotto l’altra, il che significa che il sito è stato ricostruito ogni 100 - 300 anni”.

“Dopo lo scavo il sito verrà ricoperto” - continua Yenque - “per preservarlo e metterlo al sicuro dai tombaroli in attesa di trovare i fondi per scavi futuri”.

Abbiamo inoltre scovato un video, con sottotitoli in tedesco, sulle rovine di Sechin Bajo ed una ipotesi ricostruttiva:

Fonte e approfondimenti:
http://news.yahoo.com/s/n … archeology_dc_2
http://mysterium.blogosfere.it/20 … a-precolombiana.html

Scoperti due porti romani in Libia - Resoconto ed immagini

Palermo, 15 febbraio 2008 - Nel corso delle ricerche condotte tra la fine di gennaio e gli inizi di febbraio 2008 dalla Missione Archeologica in Libia diretta da Sebastiano Tusa e realizzata dalla Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana in collaborazione con l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli e l’IAS di Palermo, con l’accordo con il Department of Antiquities of Libya, si è iniziata l’esplorazione di due porti romani finora sconosciuti nascosti tra le dune costiere delle fantastiche spiagge della Cirenaica ad Est di Bengasi.

La missione rientrava in un vasto programma, finanziato dalla regione Campania, mirato a realizzare in varie aree costiere del Mediterraneo dei “dimostratori” ove potere applicare tecnologie innovative nel campo della analisi, conservazione e gestione dei beni culturali al fine di promuovere la conoscenza ed il potenziale inserimento delle piccole e medie imprese del settore. Il lavoro svolto è stato, infatti, mirato anche alla raccolta di dati utili alla realizzazione di un progetto finalizzato alla conoscenza e valorizzazione dei luoghi identificati in chiave culturale e turistica in pieno accordo con le autorità libiche.

Sul primo porto, nei pressi del villaggio agricolo di Hamama si è particolarmente accentrata l’attenzione degli studiosi italiani date le consistenti tracce di strutture in pietra emergenti tra la sabbia sia sulla costa che in mare. E’ probabile che si tratti di uno degli antichi porti utilizzati dalla non lontana Cirene per i suoi contatti mediterranei e, soprattutto, con Roma ai tempi dell’impero. Il sito potrebbe essere identificato con Phykous, menzionato da Strabone proprio nella zona in questione.

Nel corso di questa missione si è attuata una ricognizione analitica e sistematica del sito sia dal punto di vista tradizionale che applicando le più aggiornate e moderne tecnologie di rilevamento nel campo archeologico. In particolare il sito è stato percorso totalmente e sistematicamente a piedi mediante assi paralleli distanti tra loro circa m 5. Durante tali percorsi sono stati raccolti gli elementi ceramici, litici e metallici più diagnostici al fine di individuare le dinamiche occupazionali del sito. Sono stati raccolti circa 500 oggetti che sono stati posizionati mediante GPS, fotografati e disegnati al fine di potere procedere alla loro identificazione crono-tipologica. In tal modo si è ottenuto un quadro dinamico dell’occupazione del sito attraverso la dislocazione dei vari reperti.

I reperti sono stati parzialmente campionati dall’archeometra al fine di ottenere utili elementi di arricchimento nel campo della manifattura e provenienza dei materiali. La squadra addetta alla scansione laser ha effettuato la completa scansione del sito mettendo in evidenza sia l’altimetria esatta che tutte le strutture murarie emergenti. I prodotto finale di tale ricognizione è il modello tridimensionale del sito e la collocazione esatta di tutte le strutture e gli elementi visibili in superficie. La squadra dei topografi ha anche provveduto alla mappatura del sito mediante stazione totale per ottenere l’esatto rilevamento altimetrico e la registrazione degli allineamenti murari visibili in superficie.

 Rilevamento mediante scansione laser

In sintesi con questa campagna abbiamo completato la mappatura tradizionale e tridimensionale del sito con il rilevamento di tutte le numerosissime emergenze murarie visibili. Abbiamo anche effettuato la ricognizione completa del sito con la raccolta degli elementi diagnostici utili all’identificazione cronologica dell’insediamento.

Tra le strutture più significative sono state identificate quelle che si trovano all’estremità orientale del sito, sulla costa del mare, pertinenti probabilmente ad un faro o struttura di servizio al porto. Un grande edificio rettangolare (probabilmente a carattere militare) è stato anche identificato nella parte sud, mentre una concavità nella zona più settentrionale ha posto l’interrogativo della presenza di un eventuale teatro. Nella parte più settentrionale, già sulla scogliera, oltre alle numerose tracce di cavatura, si sono identificati i resti di una struttura rupestre in grotta adibita probabilmente a chiesa ed un’altra adibita a sinagoga data la presenza del candelabro a sette bracci inciso.

Faro di Phykous

La ricognizione nelle alture di fronte al sito ha messo in evidenza numerose tombe monumentali a camera scavata nella roccia, talvolta con camere supplementari lungo il dromos e nicchie. Nelle stesse colline si notano numerosi punti di cavatura della pietra e, nelle parti più sommitali, i resti di possenti strutture di controllo dell’area. Le strutture si dispiegano sia sulle alture ad est che ad Ovest della baia di Phykous.

Dall’analisi dei reperti ceramici e delle strutture murarie si può avanzare l’ipotesi preliminare che il porto di Phykous sia stato fondato intorno al IV sec.a.C. (a giudicare da alcuni frammenti di ceramica attica e campana a v.n. rinvenuti nell’area più orientale del sito). Ma la sua frequentazione più intensa si ebbe tra il III ed il IV sec.d.C. Tra i materiali di rilievo per la datazione una moneta in bronzo verisimilmente costantiniana.

Le limitate (a causa delle avverse condizioni metereologiche) ricognizioni in mare nelle acque antistanti il sito hanno messo in evidenza i resti di un probabile lungo e consistente molo costituito da paramenti in blocchi squadrati e riempimento interno incoerente. Tale molo si diparte dalla parte più protesa verso il mare laddove si trovano i resti del probabile faro e si dirige verso Est per proteggere la baia che si trova ad oriente del sito.

Blocchi pertintenti al molo di Phykous

Nel corso delle ricognizioni costiere si è esplorata anche l’area dove si sono localizzati i resti di un altro sito portuale, in località El Ougla, più ad Ovest, verso Bengasi. Le possenti mareggiate hanno inibito la possibilità di lavoro sia in acqua che a terra, ma hanno messo in luce interessanti strutture precedentemente ignote poiché sotto la sabbia. In particolare si è messo in luce un angolo di una spessa e possente struttura muraria con basamento obliquo funzionale al contatto con la forza delle onde del mare (probabilmente una torre). Nei pressi si è messo in evidenza un complesso di due vasche circolari rivestite in cocciopesto adibite verisimilmente alla lavorazione del pescato per la produzione di garum o affini. Dall’analisi dei materiali rinvenuti in superficie ed analizzati si evince una frequentazione del sito tra il III ed il IV sec.d.C.

El Ougla - Vasche circolari rivestite in cocciopesto per la produzione di garum

La missione è stata composta da Sebastiano Tusa (archeologo, capo missione), Marcello Rocca (subacqueo, direttore tecnico), Gaetano Lino (ingegnere, topografo), Claudio Mocchegiani Carpano (archeologo), Leopoldo Repola (topografo responsabile della scansione laser), Marianna Tedesco (archeologa addetta alla scansione laser), Giorgio Trojsi (archeometra), Stefano Tilia (topografo).

Statuette in oro e argento per le regine di Ebla

Ebla - Immagine degli scavi
Ebla - Porta Sud-Ovest
(fonte http://digilander.libero.it/jimdigriz/jor_syr/ebla.html)

 

ROMA (29 gennaio) - Dalla sabbia di Tell Mardikh, in Siria, è affiorato, per la prima volta, l’oro dell’antica città di Ebla. La missione archeologica dell’Università «La Sapienza» di Roma, guidata dal professor Paolo Matthiae, ha infatti riportato alla luce durante gli scavi una coppia di statuette femminili, probabilmente appartenenti al medesimo gruppo scultoreo: si tratta dell’ultima regina di Ebla, in argento e legno, che rende omaggio alla statua in oro di una sovrana defunta, forse divinizzata. La scoperta è annunciata dalla rivista «Archeologia Viva».

Dell’esistenza delle due effigi gli archeologi avevano già avuto notizia dai testi rinvenuti nel Palazzo Reale degli Archivi di Ebla, risalente al periodo glorioso della città siriana tra il 2400 e il 2300 a.C, ma non avevano mai avuto riscontro negli scavi. Le statue, realizzate con una raffinata tecnica miniaturistica, sono quasi intatte: una è in argento legno e steatite, l’altra in calcare, legno, oro e diaspro.

Entrambe testimoniano l’altissimo livello delle produzioni artistiche della Siria della seconda metà del III millennio a.C. Nel corso della stessa missione archeologica diretta dal professor Matthiae, lo scopritore della leggendaria Ebla ormai quarant’anni fa, è stato quasi completamente riportato alla luce anche il Tempio della Roccia, con strutture in mattoni crudi alte fino a tre metri e mezzo.

Il santuario, il più antico di Ebla, rappresentava il luogo di partenza del grande rituale della regalità documentato in diverse redazioni nelle tavolette d’argilla scoperte negli archivi del Palazzo
Reale. È in questo tempio che la regina, dopo aver trascorso la notte fuori dalle mura, incontrava lo sposo dando inizio alle cerimonie che duravano tre settimane.

Risale al 1975 la scoperta degli archivi reali di Ebla, contenenti oltre 17.000 tavolette d’argilla con iscrizioni cuneiformi in eblaita databali al periodo tra il 2500 e il 2200 a.C.
Da tali documenti è possibile inquadrare Ebla quale importante nodo commerciale oltre che come potenza internazionale nel mondo allora conosciuto; il re veniva eletto da un’aristocrazia di tipo mercantile. Sono stati rinvenuti reperti che testimoniano contatti e scambi commerciali, in generale, con tutta l’area del Vicino Oriente antico e, segnatamente, con l’Iran e l’Afghanistan.

Gli scavi della missione archeologica italiana avevano già fatto emergere la struttura urbana della città: un’ampia cinta muraria a cerchio, fortificata con possenti bastioni grandangolari, dove si aprono 4 porte disposte a croce, con al centro l’acropoli. La struttura radiale potrebbe rimandare alla concezione di un universo circolare. Rimangono anche i resti del Palazzo reale con tutti i suoi settori, dove sono stati rinvenuti gli archivi di stato, oltre a migliaia di tavolette ed oggetti d’uso comune.

Fonti:
http://www.ilmessaggero.it/
Wikipedia

Hai fotografato le piramidi? Devi pagare il bollo

Riportiamo una notizia quantomeno curiosa:

Le piramidi di Giza

IL CAIRO - L’Egitto vuole proteggere il proprio patrimonio archeologico con una legge sul copyright che gli consentirà di chiedere indennizzi a chi riprodurrà le piramidi, la sfinge e gli altri suoi antichi monumenti. Il segretario generale del Consiglio supremo delle antichità, Zahi Hawass, ha motivato oggi il futuro provvedimento con la necessità di aumentare i fondi per la manutenzione dei siti archeologici.

La nuova legge vieterà completamente la duplicazione dei monumenti storici egiziani” nel mondo intero, ha detto l’alto funzionario, aggiungendo che il parlamento esaminerà tra breve una proposta di legge del governo, la quale tuttavia non intende vietare agli artisti egiziani o stranieri di trarre ispirazione dai monumenti egizi, ma solo di fare riproduzioni esatte. (www.swissinfo.org)

Immediatamente, leggendo questa notizia, torna alla memoria l’impareggiabile Totò nella nota scena del turista truffato davanti alla fontana di Trevi in Tototruffa 62. Chissà se a breve vedremo delle scene simili sulla piana di Giza …

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