Curiosità

Un successo il corso per guide a Palazzo Traversa a Bra (Cuneo)

(Bra, Cuneo) - Bilancio più che positivo, alla conclusione del corso per guide tenutosi a Palazzo Traversa a Bra. Gli incontri, organizzati in collaborazione con l’ufficio Turismo e Manifestazioni comunale, hanno riscontrato la partecipazione di un consistente numero di interessati, non solo fra le guide professioniste od aspiranti tali, ma anche fra cittadini interessati alla storia ed all’arte locali, facendo registrare un’assidua presenza ed un tangibile coinvolgimento.

Palazzo Traversa - Bra
Palazzo Traversa

Nel corso delle serate sono stati relazionati da Giovanna Cravero, direttrice del Museo, la storia di Palazzo Traversa e della formazione delle collezioni, le vicende dell’archeologia di Pollenzo con le delucidazioni in merito ai reperti esposti nelle sale. Ad intervenire agli appuntamenti in qualità di esperti una guida professionista, che ha sinteticamente introdotto le problematiche legate all’attività svolta, oltre che l’architetto Pino Carità che ha illustrato gli aspetti salienti dell’architettura carloalbertina.

A completamento delle lezioni si sono effettuati due sopralluoghi su siti archeologici. In specifico, Maria Cristina Preacco della Soprintendenza per i Beni Archeologici del Piemonte ha illustrato il percorso archeologico di Pollenzo, sulla scorta dei pannelli collocati, dal giugno dell’anno scorso, a segnalare i diversi monumenti.

Per ampliare l’orizzonte alle realtà archeologiche vicine a Pollenzo, è stata organizzata una “gita” di un giorno ad Alba ed a Bene Vagienna. Ad Alba, Luisa Albanese, responsabile delle attività didattiche del Museo Civico Eusebio, ha commentato la sezione romana del Museo ed i resti, recentemente messi in luce, del teatro e del tempio. Nel pomeriggio, Luisa Ferrero della Soprintendenza ha guidato il gruppo sul sito archeologico della Roncaglia dove, oltre al teatro ed all’adiacente tempio già visitabili da tempo, ha aggiornato i presenti sulle attività in corso nell’area del foro e dell’anfiteatro, oggetto di scavo alcuni anni or sono. In appendice al corso sull’archeologia, su richiesta dei partecipanti, si è tenuta una lezione su Palazzo Mathis, recentemente restaurato.

La professoressa Lidia Botto è stata invitata ad illustrare la storia dell’edificio ed i pregevoli affreschi seicenteschi che decorano il piano nobile, in particolare il salone dell’angolo nord-ovest.

Fonte:
http://news.comune.bra.cn.it/mo … id=3048

Il cratere di Euphronios: odissea di un capolavoro

Il 17 gennaio scorso il cratere di Euphronios è finalmente stato restituito all’Italia dal Metropolitan Museum di New York, dove era esposto fin dall’11 settembre 1972, dopo che era stato asportato clandestinamente da una tomba di Cerveteri nel 1971.

Il cratere di Euphronios, che raffigura la morte di Sarpedon, figlio di Zeus, durante la guerra di Troia, è un pezzo fondamentale nella storia dell’arte greca, ed è ritenuto il più bello tra i 27 vasi dipinti che si attribuiscono al suo autore. Il suo ritorno in Italia assume quindi ancora più importanza, perché torna a casa un’opera d’arte fondamentale nel repertorio dell’arte e della cultura greca di età arcaica.

La restituzione del cratere è stata lunga e complessa: le indagini sono cominciate da subito, da quando uno degli scopritori del vaso, che aveva venduto ad un trafficante d’arte il prezioso reperto, denunciò l’accaduto. Ma nel frattempo il cratere era stato portato in Svizzera, dove gli era stata costruita una falsa documentazione che ne attestasse una diversa provenienza. Infine, dopo molti tentativi fu venduto al Metropolitan Museum di New York per un milione di dollari. Trent’anni dopo, finalmente si è potuta ricostruire l’intera vicenda, e si sono aperte così le pratiche per la restituzione. Oggi pertanto ci viene restituito un prezioso reperto, privo, però, del suo contesto originario: abbiamo così perso tutta una mole di informazioni relative al luogo di rinvenimento.

Purtroppo gli scavi clandestini hanno infatti depauperato Cerveteri e la sua necropoli, cancellando così una grandissima mole di informazioni per la ricostruzione storico-sociale della città etrusca e dei suoi rapporti con la Grecia. A proposito del cratere di Euphronios, quindi, si può parlare certo di “arte recuperata”, ma anche, ahimè, di “archeologia perduta”.

In ogni caso, oggi il cratere di Euphronios è a casa, grazie al lavoro e alla professionalità degli uomini del Comando Tutela Patrimonio Culturale dei Carabinieri, che hanno ricostruito tutta la vicenda, assicurando alla giustizia i responsabili del commercio clandestino e premettendo così di ottenere la restituzione. Ora tocca stabilire dove il vaso troverà la sua definitiva sistemazione: Villa Giulia o Cerveteri? Sulla scelta peseranno fattori di ordine economico e turistico oltre che culturale: a Villa Giulia il cratere andrebbe ad arricchire una collezione che già di per sé è una tappa obbligata per gli amanti dell’arte etrusca e greca; a Cerveteri invece l’arrivo del vaso costituirebbe un cambiamento storico per la cittadina, che vedrebbe in esso un elemento catalizzatore per il turismo archeologico.

fonte: Il Carabiniere, aprile 2008

Modena - Musei da Gustare - Riscoperta dei sapori scomparsi al Parco di Villa Sorra (Castelfranco E., MO)

MUSEI DA GUSTARE
PARCO DI VILLA SORRA
Castelfranco Emilia (MO)

In occasione dell’appuntamento annuale con “Musei da Gustare” sono state programmate due iniziative dedicate alla riscoperta dei sapori scomparsi, dell’arte e dell’archeologia dedicata ai più piccoli:

20 APRILE ORE 16:00
PARCO DI VILLA SORRA
via Pieve, Castelfranco E. (MO)

A TAVOLA NELLA PREISTORIA

incontro dedicato ai più piccoli con Alfio Tomaselli, archeotecnico e l’associazione Forum Gallorum. Un viaggio attraverso le tecniche della scheggiatura della pietra, costruzione delle armi e accensione del fuoco; quando i supermercati erano grandi vallate e le bistecche correvano …

Al termine dell’intervento sarà offerto un assaggio di carne cotta allo spiedo.

La partecipazione agli eventi è gratuita e limitata ad un numero massimo di 100 persone.

Per informazioni ed iscrizioni:
tel. 059 959367 - e mail: museocivico@comune.castelfranco-emilia.mo.it

In collaborazione con:
Provincia di Modena
Sistema Museale della provincia di Modena

Altair4 - Le nuove tecnologie per far rivivere il passato

EgittoIn questi ultimi anni lo sviluppo delle tecnologie informatiche per la ricostruzione tridimensionale di ambienti hanno preso sempre più piede, anche nel campo archeologico. Recentemente lo staff di Archeoblog ha avuto modo di osservare i lavori prodotti da Altair4 Multimedia. Gli argomenti trattati contengono prevalentemente tematiche inerenti la divulgazione e valorizzazione del patrimonio artistico culturale, ed in questo ambito è da segnalare l’ampia produzione di ricostruzioni archeologiche tridimensionali realizzate dall’atelier per musei, produzioni televisive Web, DVD-VIDEO/ROM interattivi, I-pod e VideoMobile.

Pompei 3DSi passa dall’antico Egitto dei faraoni, all’eruzione del Vesuvio che distrusse Pompei, fino ad un viaggio a volo d’uccello sopra la Roma imperiale, con una capatina alla domus Neroniana; il tutto comodamente seduti in poltrona.

Le potenzialità delle nuove tecnologie non devono però far dimenticare che una ricostruzione storicamente corretta non può prescindere dallo studio delle fonti disponibili. Fa piacere, per chi come gli archeologi passa la vita a cercare di comprendere al meglio le vestigia di antichi popoli giunte fino a noi, scoprire con quanta cura ogni ricostruzione è progettata e studiata:

Una meticolosa ricerca di tutti gli elementi utili storici ed artistici, l’accurata lettura ed interpretazione dei rilievi, rappresentano sicuramente un aspetto imprescindibile in un’opera di ricostruzione archeologica, ma non sono ancora sufficienti se non vengono presi in esame i cosiddetti parametri di somiglianza. È infatti la somiglianza che ci permette di riconoscere in un dato elemento la sua appartenenza ad un particolare ambiente storico sociale. Roma 3DÈ la somiglianza che ci fa percepire più vero un paesaggio, interpretato e dipinto da un vedutista, da quello originale catturato da uno scatto fotografico. Sarà la somiglianza del ricostruito, con elementi appartenenti allo stesso gruppo culturale pervenuti fino ai nostri giorni, che al fine ci permetterà di riconoscere in una ricostruzione “UNA POSSIBILE RICOSTRUZIONE” La somiglianza o la non somiglianza, sono a livello inconscio fattori decisivi nell’accettare la realtà virtuale della ricostruzione come plausibile, rendendola fruibile ad un largo gruppo d’utenti; solo grazie allo stabilirsi di quest’equilibrio emozionale è possibile vedere la ricostruzione come parte di quel tessuto più ampio e complesso qual è stato l’ambiente storico culturale al quale l’opera ricostruita apparteneva. (fonte www.altair4.it)

Se la realtà virtuale vi incuriosisce, il consiglio è quello di visitare il sito web www.altair4.it e dare un’occhiata alle numerose ricostruzioni prodotte dal gruppo in questi anni.

Roma - Presentazione del volume “Le migliori tesi degli allievi dell’Istituto Centrale per il Restauro e dell’Opificio delle Pietre Dure negli anni 2003-2005″

Il 27 marzo, ore 17, verrà presentato, in un evento organizzato dall’Istituto Centrale per il Restauro, il volume “Le migliori tesi degli allievi dell’Istituto Centrale per il Restauro e dell’Opificio delle Pietre Dure negli anni 2003-2005”, presso la ex Chiesa di S. Marta, Piazza del Collegio Romano, 5 Roma.

Il volume contiene le migliori tesi degli allievi dei due Istituti negli anni 2003-2005, ovvero quelle che meglio testimoniano le linee di ricerca e i progetti di studio condotti dalle due Scuole di Alta Formazione italiane.

Si tratta di lavori che prendono spunto da più ampie esperienze di laboratorio e da cantieri didattici e che comprendono componenti scientifiche, storiche e tecniche, mostrando una ampia multidisciplinarietà. Appare così in tutta la sua evidenza l’alto livello professionale raggiunto dagli studenti. In alcune ricerche prevale il carattere scientifico, in altre si è dato più spazio alla prassi di restauro e non mancano argomenti di ricerca storico- tecnica.

Per quanto riguarda le tesi degli allievi dell’Istituto Centrale per il Restauro ci troviamo così di fronte a temi molto diversi quali, ad esempio, il restauro di una sciabola indo mussulmana in acciaio Damasco dell’Armeria Reale di Torino; gli studi sulla fontana degli Uccelli di Villa Silvestri-Rivaldi a Roma o la doratura nella pittura murale dei secoli VII-XV.

Nelle tesi degli allievi dell’Opificio delle Pietre Dure ritroviamo capolavori da manuale come la Croce di Ognissanti riferita a Giotto e altre opere come le Madonne con Bambino in stucco e cartapesta del Bargello o l’inconsueto Nano Morgante di Bronzino.

La presentazione di questo volume ha soprattutto il fine far conoscere ad un pubblico più vasto i risultati delle ricerche frutto della passione e della dedizione di questi giovani restauratori ed impedire che essi restino inesplorati e sconosciuti.

Ritrovato pliosauro di 150 milioni di anni fa - Immagini

E’ una notizia un po’ datata ma ci viene gentilmente chiesto di segnalarla comunque, ovviamente nulla in contrario da parte nostra. Nel caso ve la foste persa, ecco la notizia e le foto:

Ritrovato nel mare del Nord, nei pressi delle isole Svalbard, un fossile di un pliosauro di 15 metri. E’ il più grande esemplare finora mai ritrovato di questo tipo di rettile marino. L’esemplare risale a 150 milioni di anni fa. Ecco un’immagine del ritrovamento:

 Immagine del pliosauro

Dotato di una testa enorme fornita di grandi denti aguzzi, il pliosauro era sicuramente uno dei massimi predatori marini della sua era. I denti sono particolarmente robusti, e nella parte anteriore della mascella sono simili a lunghi canini, che servivano a penetrare nella preda e a ucciderla. I denti posteriori assomigliano a uncini, e con tutta probabilità servivano a spingere la preda verso la gola dell’animale.

Il Pliosaurus, con una lunghezza di circa dieci metri, potrebbe essere stato sufficientemente grande da inghiottire una preda senza il bisogno di farla a pezzi. La testa e il collo ampi potrebbero aver aiutato nell’operazione di inghiottimento.

D’altronde, il termine del muso stretto e alcuni resti rinvenuti all’interno della cavità addominale fanno pensare che questo animale fosse un predatore opportunista che si nutriva di una vasta gamma di prede, che includevano cefalopodi, pesci e altri rettili.

Le grandi orbite e le orecchie acusticamente isolate suggeriscono che il pliosauro si basasse principalmente sul senso della vista per cacciare. Le narici sembrerebbero essere state troppo piccole per essere utilizzate nella respirazione, e quindi potrebbero aver avuto una funzione olfattiva subacquea.

Fonti:
Immagini - http://www.repubblica.it/2 … ro/1.html 

Un “giallo” lungo due secoli: è questa la soluzione definitiva?

Il più grande stratega della storia, a quanto pare, non fu avvelenato a Sant’Elena: di chi stiamo parlando? Senz’altro di Napoleone Bonaparte. E’ questa la soluzione (definitiva?) di uno dei più appassionanti «gialli» della storia.

A quanto pare, dopo il meticoloso esame condotto dalle sezioni dell’Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn) di Milano-Bicocca e Pavia, in collaborazione con le rispettive università, gli analisti hanno utilizzato il piccolo reattore nucleare dedicato esclusivamente alla ricerca dell’ateneo di Pavia, mettendo in campo tecniche messe a punto per un esperimento in preparazione ai Laboratori nazionali del Gran Sasso.

La ricerca è stata compiuta su diversi tipi di capelli, a cominciare da quelli prelevati da Bonaparte fanciullo in Corsica, durante il suo esilio nell’Isola d’Elba, nell’isola di Sant’Elena il giorno della sua morte (5 maggio 1821) e in quello successivo. Assieme a questi, sono stati utilizzati capelli prelevati dal Re di Roma (il figlio di Napoleone) negli anni 1812, 1816, 1821, 1826 e altri prelevati all’Imperatrice Josephine alla sua morte nel 1814. Assieme a questi capelli «storici», si sono esaminati, per comparazione, anche dieci capelli di persone attualmente viventi. I capelli sono stati inseriti in capsule e quindi inseriti nel reattore nucleare di Pavia. La tecnica usata è quella della «attivazione neutronica» che ha due enormi vantaggi: da un lato non è distruttiva e dall’altro permette di ottenere risultati di grandissima precisione anche su campioni di piccolissima massa. La presenza di arsenico è stata in effetti riscontrata in tutti i capelli esaminati: ma i test hanno riservato alcune sorprese.La prima, è che il livello di arsenico presente in tutti i capelli di due secoli fa supera di ben due ordini di grandezza (cioè cento volte) il valore medio riscontrato nei capelli odierni. I capelli dell’Imperatore, infatti, presentavano un valore medio di presenza dell’arsenico attorno a dieci parti per milione, mentre i capelli dei nostri contemporanei raggiungevano un valore attorno al decimo di parte per milione.In altre parole, l’ambiente nel quale erano immerse le persone agli inizi dell’Ottocento portava evidentemente alla ingestione di quantità di arsenico che oggi riterremmo pericolose. La seconda sorpresa riguarda la differenza della concentrazione di arsenico tra il Napoleone ragazzo e i suoi ultimi giorni a Sant’Elena. Per i tossicologi è evidente che non si può parlare in questo caso di avvelenamento, ma di un costante assorbimento dell’arsenico. La risoluzione di un giallo: sarà definitiva?

azor 

Al macero la Carta Archeologica del Veneto

La Regione Veneto sta mandando al macero la cartografia al 5.000 e al 10.000 dell’intera regione, dato che ormai tali dati sono disponibili on-line agli utenti.

Chi volesse recuperare parte dei fogli cartacei (tra cui anche dei bellissimi fotopiani della provincia di Venezia e in parte della provincia di Padova), più alcune pubblicazioni della regione, quali ad esempio la “Carta Archeologica del Veneto” volumi I e II, può recarsi presso:

Servizio cartografico
via Cardinal Massaia 13-17
Mestre (VE)
dal lunedi’ al venerdi’ dalle 9.00 alle 12.00
preavvisando “necessariamente” al numero: 041-972208.

Archeologia&Informatica - III Workshop Open Source, Free Software e Open Format nei processi di ricerca archeologica

Workshop open source a Padova Presso l’Università degli Studi di PadovaDipartimento di Archeologia si terrà il 3° Workshop Open Source, Free Software e Open Format nei processi di ricerca archeologica. In continuità con le edizioni precedenti (Grosseto 2006 , Genova 2007), l’evento di portata nazionale si svolgerà nelle due giornate dell’8 e 9 maggio 2008 a Padova. La natura e le finalità del workshop – più ampiamente descritte nel documento di presentazione – possono sintetizzarsi nei seguenti punti:

  1. confronto tra diverse esperienze pratiche circa l’utilizzo del software open source nella disciplina archeologica e riflessione sull’opportunità e sui vantaggi dell’uso di tali applicativi in archeologia;

  2. necessità dell’utilizzo di linguaggi e formati aperti per la comunicazione e lo scambio del dato archeologico;

  3. problematiche legislative e culturali relative alla libera circolazione dei dati;

  4. vantaggi del software e della filosofia open source nell’ambito della didattica e della ricerca universitaria.

Al fine di organizzare nella maniera più opportuna l’evento, si richiede a tutte le persone interessate a partecipare come relatore, come pubblico o con un poster, una preiscrizione informale e non vincolante. A tale scopo è sufficiente inviare, entro il mese di febbraio, una semplice e-mail all’indirizzo: workshop.archeologiaos@unipd.it.
A quanti avranno comunicato la propria iscrizione sarà consegnato un attestato di partecipazione al workshop. E’ disponibile un “Documento di presentazione (PDF)” sul sito web ufficiale del workshop.

Per chi non conoscesse l’open source e il free software può visitare la pagina Cos’è il software libero? sul sito dell’Associazione per Software Libero e la pagina sull’argomento della wikipedia.

Rassegna del cinema archeologico di Rovereto - Aperte le iscrizioni

Lo scorso anno avevamo segnalato l’evento organizzato dal Museo Civico di Rovereto, quest’anno ci prendiamo per tempo e riportiamo una comunicazione arrivataci dagli organizzatori della Rassegna per segnalare la possibilità, a chiunque abbia una produzione cinematografica in ambito archeologico, di partecipare.

Gentile Signora/e

avrà luogo quest’anno la 19ª edizione della Rassegna Internazionale del cinema Archeologico, che si terrà a Rovereto nei giorni 6 -11 ottobre 2008.

Le ricordiamo che la partecipazione alla Rassegna è aperta a tutte le produzioni nel settore della ricerca archeologica, storica, paletnologica, antropologica e comunque aventi come scopo la tutela e la valorizzazione dei beni culturali. Il termine ultimo per l’iscrizione è il 30 APRILE 2008. La preghiamo di leggere attentamente le note che accompagnano la scheda.

Nella prossima edizione della nostra Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico abbiamo deciso di avere diverse sezioni. La sezione principale tratterà del Medioevo europeo ed extra-europeo (la storia e l’archeologia dalla fine dell’Impero romano alla caduta di Costantinopoli o alla scoperta dell’America). Un’altra sezione speciale sarà dedicata ai film d’animazione e cartoni ad argomento archeologico o storico.

Tutti i film inviati verranno catalogati e inseriti nella banca dati del Museo, che insieme alla rivista Archeologia Viva svolge un’importante attività di valorizzazione e promozione dei documentari attraverso manifestazioni a carattere culturale, scientifico e didattico.

Sperando nella possibilità di una Sua partecipazione, e rimanendo a Sua disposizione per eventuali chiarimenti, Le inviamo i nostri più cordiali saluti.

Scheda di partecipazione 

Dario Di Blasi - Direttore della Rassegna
Francesca Maffei - Segreteria organizzativa
Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico
Museo Civico di Rovereto
Largo santa Caterina 41
38068 Rovereto
Tel: +39 0464 439055
Fax: +39 0464 439487
e-mail: rassegna@museocivico.rovereto.tn.it
www.museocivico.rovereto.tn.it

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