Curiosità

Crollo dei visitatori nei musei: 1.6 milioni in meno per il 2008 e la crisi continua

I 30 musei italiani più visitati hanno accolto nel 2008 circa 23 milioni di visitatori, quasi un quarto di tutto il pubblico dei siti culturali della Penisola (circa 3.800 musei e 1.800 aree archeologiche). I Musei Vaticani, gli Scavi di Pompei e gli Uffizi sono stati i 3 luoghi d’arte più visitati, raccogliendo complessivamente 8,2 milioni di visitatori.

Ma si manifesta un trend negativo, che vede solo 6 su 30 musei con numeri in crescita, mentre per gli altri si riscontra una generale contrazione degli accessi quantificabile in circa 1,6 milioni di visitatori in meno rispetto al 2007.

Il trend negativo dei musei italiani sembra indicare non tanto una crisi delle singole strutture, quanto un calo generalizzato ‘di settore’, iniziato nel 2007 e acuitosi nel 2008, mentre per il 2009 i dati dell’affluenza confermano un ulteriore calo nelle visite anche se inferiore a quello del 2008.

Fonte:

http://www.ttgitalia.com/pagine/news_Meno_visitatori_nei_musei_nel_2008;_stabile_il_trend_2009 … IT

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“Echi dall’età del Ferro” Il 13 giugno a Castelletto Sopra Ticino la riscoperta dell’arpa celtica nel rapporto con la tradizione e l’archeologia cisalpina

Nell’ambito delle manifestazioni collegate alla mostra archeologica L’alba della città (www.albadellacitta.it), il Comune di Castelletto Sopra Ticino – Assessorato alla Cultura e il Gruppo Storico Archeologico Castellettese organizzano, in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Piemonte e del Museo Antichità Egizie, una serata dal titolo:

Echi dall’età del Ferro: i ritmi del banchetto e della festa
La riscoperta dell’arpa celtica nel rapporto con la tradizione e l’archeologia cisalpina

Sabato 13 giugno 2009 – ore 21
Sala Polivalente “Albino Calletti”,Parco Comunale “Giovanni Sibilia”
Castelletto Sopra Ticino (NO)

Arpa Celtica

Introduce il dott. Filippo Maria Gambari, con un intervento intitolato: Protostoria dell’arpa celtica: le musiche da banchetto nell’età del Ferro in Cisalpina ed in Gallia.

A seguire, Concerto di arpe celtiche, con Agnese Picco e Claudia Brosio, che eseguiranno arrangiamenti per arpa celtica di musica tradizionale irlandese, bretone e piemontese.

L’arpa celtica è, sul piano tecnico e morfologico, all’origine delle arpe da concerto attualmente in uso nella musica da camera e nell’orchestra. L’improvvisa “esplosione” dell’arpa celtica dall’Irlanda e dalla Scozia durante il Medioevo ne ha finora messo in ombra le più lontane origini.

Non sono frequenti le raffigurazioni di arpa nell’età del Ferro in Gallia Cisalpina e Transalpina, anche se alcuni esempi sulle incisioni rupestri della Valcamonica, sulle situle di produzione bolognese e nelle statue in pietra dell’età di La Tène in Gallia permettono di ipotizzare l’evoluzione di uno strumento introdotto in età orientalizzante nei centri dell’Etruria Padana a partire da Bologna e da qui trasmesso alle popolazioni celtiche, che ne cureranno i successivi sviluppi.

Per comprendere tale linea evolutiva bisogna rapportarsi con il progressivo prevalere di cetra e lira nella musica greco-romana, in cui l’arpa tende occupare un ruolo di secondo piano. Le melodie tradizionali europee rese per arpa mostrano alcuni elementi di base comuni, dal Piemonte alle Isole Britanniche, e riecheggiano reminiscenze di un passato lontano.

In occasione della serata sarà possibile visitare la mostra archeologica L’alba della città – Le prime necropoli del centro protourbano di Castelletto Ticino, che rimarrà aperta fino al 29 novembre 2009 con i seguenti orari:

Mercoledì e domenica ore 15.00 – 18.00

Sabato ore 10.00 – 12.00 e 15.00 – 18.00

Aperture straordinarie su richiesta

L’evento di sabato 13 giugno a Castelletto Sopra Ticino anticipa la “Festa Europea della Musica” del 21 giugno, in occasione della quale Agnese Picco e Claudia Brosio presenteranno un programma analogo presso Museo di Antichità di Torino.

Per maggiori informazioni:

Anna Maria Locarno

ODT & Associati

Tel: 335.7603449

Email: info@odt-associati.it

I Bronzi per Riace… Parole e paroloni !

La proloco “I Bronzi per Riace”, presieduta dalla Dott.ssa Anna Maria Bombardieri, ha organizzato una giornata studio dedicata ai Bronzi di Riace il 16 maggio 2009 a Riace Marina presso l’hotel Federica, in collaborazione con l’Università della Calabria e con il patrocinio del Ministero dei Beni culturali e della Regione Calabria.

Ho chiesto al Prof. Giuseppe Braghò di commentarci quanto emerso in questa prestigiosa sede, dopo la pubblicazione della sua ricerca-inchiesta con sui ha evidenziato e documentato molte criticità circa il possibile trafugamento di parti dei Bronzi di Riace, per i quali gli ultimi Ministri per i Beni Culturali Rutelli e Bondi hanno enunciato l’impegno a verificare il da farsi per ridare integrità a questi beni culturali che sono anche patrimonio dell’umanità.

Caro Pagni, ho letto – tra il “materiale” partorito dal convegno di Riace – un esilarante articolo (Gazzetta del Sud) in cui tale Prof. Giuseppe Roma (o qualcosa di simile) ha pubblicamente dichiarato che i Bronzi sicuramente rappresentano Castore e Polluce e che gli stessi, ancora sicuramente, nella mano destra reggevano originariamente delle redini, alle quali erano attaccati due cavalli.

Non intendo soffermarmi sulla bizzarria della seconda affermazione: al contrario, lancio un invito agli studenti (che frequentano il corso del docente UNICAL) di cambiarlo, se possibile. Prendano loro – in seconda ipotesi – delle redini in mano: soltanto per trascinare altrove un asino come il saccente Prof. Basterà d’altronde scorrere la pomposità del Curriculum Vitae dell’esimio relatore (specialmente soffermandosi sulla voce “Pubblicazioni”, le quali altre non sono che articoli ed articoletti ospitati su riviste e rivistine più o meno orfane di stima accreditata) per raccoglierne grandeur e preparazione specifica.

Si conosce, nel regesto ufficiale intorno alle due Statue, un solo altro esempio di pedanteria ilare, vezzosamente propinatoci dalla Brunilde Sismondo Ridgway, secondo la quale le magnifiche espressioni del periodo severo greco sono, nella squallida realtà, delle opere romane (!). L’archeologa nunziante, da allora, è universalmente riconosciuta come fantasiosa, e la gentilezza del termine è unicamente dovuta alla galanteria degli altri seri ricercatori. In tanti, e soltanto dopo la mia documentale inchiesta, si occupano ora dei Bronzi: ciò è positivo. Negativa è la maniera con la quale si disquisisce intorno ad essi.

Su Calabria Ora di ieri, domenica 24 maggio, si potrà leggere altra disquisizione di tale Danilo Franco, firmatosi senza qualifica professionale: potrebbe dunque essere fabbro, rigattiere, farmacista, botanico forse. Sono portato a ritenere il soggetto molto vicino all’ultima figura citata, trattando l’accaduto con ironia, che non fa male anche quando si toccano argomentazioni serie. Lo immagino dunque botanico poiché il noioso articolo può avelo scritto chi, con gramigne e carciofi, possiede familiarità.

La ricerca storiografica non è argomento da chiosco domenicale. Nessuno dei timorati convegnisti – oltre che il Danilo Franco – sostiene la via più consona per sciogliere i dubbi su origine e provenienza degli sventurati A e B: l’indagine della Magistratura e un futuro, approfondito scavo nell’area ri Agranci-Riace, misure da me più volte chieste al MIBAC. Spiego perché. Mariottini dice di aver visto per primo le statue. Crediamogli. Ancora, afferma che si trattava di “un gruppo”. Crediamogli. Continua, il sub capitolino, a narrare che al braccio sinistro di una di esse ha visto uno scudo. Crediamogli. Scrive nella denuncia, il fortunato pescatore, che le stesse sono differenti (e vistosamente) per postura, mostrandosi (una delle due) con braccia aperte e gamba sopravanzante,espressione contrastante con la realtà espositiva presente presso il Museo di Reggio Calabria,mentre la seconda corrisponde alla descrizione. Crediamogli.

A questo punto, il passo che Magistratura e Carabinieri della Tutela dovrebbero fare è banale soltanto: costringere il “papà dei Bronzi” a dire la verità. Lo stesso, in note interviste, afferma di voler parlare “soltanto col Giudice o con i Carabinieri”. Evidentemente, sussisterà qualcosa di riservato, da non svelare ai giornalisti e al popolo, sovrano (sulla carta).

Cos’ha fatto il Magistrato inquirente di Locri? A quali risultati sono pervenuti i Carabinieri? Tre anni dopo la personale, meritoria (parole di Ministro peri Beni Culturali, e non di botanico o convegnista griffato) inchiesta giornalistica, evolutasi nel volume “Facce di Bronzo”, nulla è dato sapere. Troppo facile. Strano e improprio, inoltre, che i convegnisti di Riace o il Danilo Franco ignorino di supportare la necessità primaria di stringere la morsa attorno a un falso eroe, per sapere. Probabilmente non amano o non vogliono, farlo.

Mariottini, se fosse quell’onesto “volontario servitore del bene pubblico” che dice di essere, dovrebbe toglierli, i drappi oscuri della menzogna. Certo, svelare le infamie di chi lo ha protetto fino ad oggi è pesante, e tanto. Meno pesante, tuttavia, dell’ombra che il cittadino Giuseppe Braghò, con “carte alla mano”, ha per sempre proiettato su Stefano & Co., lì dove Stefano sta per Mariottini e Co. sta per i noti personaggi istituzionali coinvolti nell’affaire Bronzi di Riace. Leggere, per credere. Dopo, e soltanto dopo, scrivere. O contestare, se possibile. Povera, poverissima Italia!

Cordialmente.

Prof. Giuseppe Braghò

P.S.: Ne autorizzo pubblicazione e divulgazione.

Cantiere-Evento 2009: dal 13 al 20 giugno visitabile lo scavo dell’area megalita di Aosta

L’obiettivo è trasformarla in un parco archeologico che diventi Centro di riferimento europeo per il megalitismo. L’area megalitica di Aosta, una delle più importanti per lo studio della preistoria continentale, dal 13 al 20 giugno sarà aperta al pubblico.

Presentato oggi agli organi di informazione, il cantiere-evento rientra nell’ambito del progetto ‘Sites ouverts’, realizzato dall’assessorato regionale alla cultura.

L’area megalitica di Aosta è costituita da un santuario all’aperto le cui prime tracce risalgono al quarto millennio a.C. e che è contrassegnato da allineamenti di statue-stele istoriate e da imponenti monumenti funerari costruiti con grandi pietre (megaliti).

“Il cantiere evento dell’area megalitica – ha spiegato l’assessore Laurent Vierin – è l’appuntamento più importante del calendario culturale della stagione estiva. Vogliamo così far conoscere lo stato dei lavori, i ritrovamenti archeologici, le prospettive di utilizzo dell’area, oltre a far percepire le potenzialità di sviluppo. Intorno all’area megalitica ci sono tante attese e curiosità che intendiamo soddisfare”.

Il cantiere evento prevede, oltre alle visite guidate (dal lunedì al venerdì dalle 13 alle 18, il sabato e la domenica dalle 10 alle 18; necessario prenotare), anche due conferenze: il 13 giugno alle 18.30 sui risultati delle ricerche archeologiche e il 17 giugno alle 18.30 sul progetto del parco archeologico.

Fonte:

http://www.regione.vda.it/notizieansa/details_i.asp?id=66712

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Presentata a New York “Ida”, per alcuni l’anello mancante dell’evoluzione umana

Il quasi completo e ben conservato scheletro presentato ieri nella sede del Museo di Storia Naturale di New York, appartiene ad una giovane femmina di primate vissuta 47 milioni di anni fa, di non più di 10 mesi al momento della morte e da alcuni considerata l’anello mancante dell’evoluzione umana.Ida - Antico primate

Trovato in Germania a meno di 25 miglia a sud di Francoforte è stato presentato martedì dagli scienziati che lo hano studiato, i quali sono convinti che aiuterà ad illuminare la linea evolutiva di scimmie ed uomini.

Il fossile è stato chiamato famigliarmente Ida, dal nome della figlia di uno degli scienziati, ma il suo nome scientifico è Darwinius masillae, in onore a Charles Darwin ed all’area in cui è stato ritrovato.

Il fossile ha il migliore stato di conservazione tra tutti quelli ritrovati finora, anche della tipologia dei primati, spiega Jorn Hurum, della University of Oslo Natural History Museum, uno degli scienziati che hanno presentato l’esemplare. E’ completo al 95%, conserva anche le punta delle dita con le unghie, è mancante solo di una parte di una gamba. E’ stato ritrovato anche il contenuto dello stomaco, che ha rivelato un’alimentazione a base di foglie e frutti.

I ricercatori hanno annunciato in una conferenza stampa di non affermare che Ida sia il diretto antenato di scimmie e umani, ma che questa scoperta possa dare buone indicazioni su come i nostri antenati dovevano apparire.

Esperti non legati alla scoperta riconoscono l’eccezionalità dell’esemplare per l’alto livello di conservazione dei resti, ma affermano che siamo lontani dalla scoperta dell’anello mancante che chiarirà la linea più antica dell’evoluzione umana.

K. Christopher Beard del Carnegie Museum of Natural History di Pittsburgh afferma inoltre che gli scienziati posseggono già un fossile, proveniente dalla Cina, risalente alla stessa epoca e già accettato dalla comunità scientifica come esemplare dell’antica linea evolutiva di scimmie e umani, ma è molto più piccolo del nuovo esemplare tedesco e aveva una dieta differente. “Sono animali radicalmente differenti” afferma Beard. Allo stesso modo John Fleagle della State University of New York afferma che l’analisi scientifica dell’esemplare fornisce solo un “debole legame” tra la creatura ritrovata e gli antropoidi, che comprendono gli antenati di scimmie ed esseri umani.

Ida è stata presentata a New York, al Museo nazionale di storia naturale, dove verrà conservata per farne una copia per una nuova esibizione sui mammiferi.

Articolo completo:

http://www.nytimes.com/aponline/2009/05/19/science/AP-Ancient-Primate.html?_r=1&em

Spedizione Nur, nel 2010 una nave nuragica solcherà il Mediterraneo

Dopo il successo vichingo del Sea Stallion, sta ora per nascere una nave nuragica. Non ha ancora un nome ma è destinata a una missione da favola. Sulla scia del Kon Tiki. Sarà un’imbarcazione di 11 metri. Fatta come solo gli antichi abitatori dell’isola avrebbero potuto costruirla.

Navicella nuragicaLa sua missione? Solcare il Mediterraneo. Dal Nord Sardegna verso l’Oriente. Prima, rotta su Creta. Poi, barra dritta verso le coste più a Levante. Tutto per emulare l’impresa di Thor Heyerdahl, l’antropologo norvegese che, a bordo della zattera chiamata come il Figlio del Sole, dimostrò la possibilità per le popolazioni incaiche di raggiungere la Polinesia partendo dalle spiagge del Sudamerica.

Ora il sogno è simile, l’avventura diversa. Stavolta un assortito gruppo di professionisti sardi intende trovare elementi indiretti di riscontro su uno dei temi più controversi degli ultimi anni. I nostri progenitori si dedicavano solo ai commerci con gli stranieri lungo i litorali e al piccolo cabotaggio vicino all’isola? Oppure erano capaci di compiere spedizioni molto più a est, sino alle coste dell’odierna Turchia? Gli animatori del progetto vogliono dimostrare la consistenza concreta di questa seconda ipotesi. Smentendo nello stesso tempo un abusato luogo comune: e cioè che perfino i sardi più antichi, prima delle invasioni, avessero un sacro quanto inspiegabile terrore del mare.

Il referente del programma è l’algherese Roberto Barbieri. Documentarista e skipper, contitolare di una scuola nautica, fa parte dell’Istituto subacqueo italiano «Oltre alla nave nuragica, vogliamo realizzare un video sul viaggio, che avrà inizio nel maggio 2010 e durerà più di tre mesi».
All’idea hanno aderito il docente-archeologo dell’università turritana Giampiero Pianu e il sub dell’antiquarium di Porto Torres Eugenio Muroni, che ha scoperto un nuraghe e importanti collegamenti legati ad antiche rotte a Cala del vino, l’insenatura vicina ad Alghero da cui partirà l’avventura. E, ancora, Maria Melis e Anna Depalmas, anche loro dell’ateneo di Sassari, oltre a tanti altri esperti, appassionati, scrittori, studiosi.

La nave, costruita a Sassari in un capannone della Comunità Primavera, nelle campagne di San Francesco, sarà pronta nella prossima primavera. «Si chiamerà Spedizione Nur – incalza Barbieri – Al di là degli aspetti legati a quella che possiamo definire una missione di archeologia semi-sperimentale, vogliamo esportare l’immagine della Sardegna rappresentando un ponte ideale di amicizia con gli altri popoli del Mediterraneo. Non a caso il suo simbolo sarà il bronzetto del capotribù con la mano alzata in segno di pace».

In assenza di reperti d’imbarcazioni nuragiche, sinora mai ritrovati, i promotori dell’iniziativa come modello di riferimento, si baseranno sulle navicelle ex voto, con i limiti oggettivi che tutto ciò comporta.
Il legname che sarà usato è da sempre presente in Sardegna: deriva da lecci, ginepri, pini. Le modalità costruttive non differiranno da quelle descritte da Omero nell’Odissea. La nave sarà un monoalbero, con timoni laterali. «Viaggeremo verso Creta, le isole del mar Egeo, le coste del Peloponneso e forse raggiungeremo Cipro e la costa siro-palestinese – chiarisce ancora Barbieri – Lungo la via del ritorno seguiremo i litorali greci. Per poi toccare la Puglia, la Calabria, lo stretto di Sicilia, le isole Eolie. Sino a raggiungere, alla fine, la Sardegna».

Fonte:

http://espresso.repubblica.it/dettaglio-local/%C2%ABi-nuragici-marinai-provetti-ricostruiremo-una-loro-nave%C2%BB/2082878

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Scavata necropoli del I a.C. in Egitto. Hawass annuncia: potrebbe essere la tomba di Antonio e Cleopatra

Fa scalpore, l’annuncio di un gruppo di archeologi, che avrebbe individuato nel sito dell’antica Taposiris Magna, ad Abusir, ovest di Alessandria. la sepoltura di due amanti.

Testa in alabastro - CleopatraSotto le rovine di un tempio dedicato a Iside che si affaccia sul mediterraneo, alcuni studiosi di una spedizione della Repubblica Dominicana hanno scoperto, con l’aiuto di un radar, tre camere alla profondità di 20 metri sotto le rocce. Secondo gli archeologi potrebbe essere la tomba della coppia più famosa e tormentata dell’antichità: Marco Antonio e Cleopatra.

Zahi Hawass, a capo degli archeologi, dirama un immediato comunicato stampa, in cui precisa che, dopo tre anni di scavo del sito sospettato di accogliere l’eterno riposo della coppia e dopo tre mesi di indagine sistematica con il georadar, ha identificato con i colleghi una vasta necropoli con più di 27 tombe (per un totale di 20 scheletri tutti del I sec. a.C.: quindi proprio il periodo di Cleopatra, nata nel 69 a. C. e deceduta nel 30 a. C.).

Ma si tratta di tombe ordinarie, destinate a gente comune: “tuttavia è l’ambiente ideale, dove occultare personaggi importanti per sottrarli alla vendetta dell’occupante romano – avverte Hawass -. E proprio in questa zona sono stati identificati tre spazi vuoti, riempiti da crolli molto successivi: fanno pensare ad altrettanti ipogei monumentali, ambienti degni di cadaveri illustri“.

Nel corso degli scavi scoperta una testa in alabastro di Cleopatra, 22 monete in bronzo con il ritratto della regina e un frammento di una maschera forse di Marcantonio.

Fonte:

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/ … View=Libero

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Bondi, Resca, McDonald ed il futuro dei musei italiani: saldi in vista?

Il 14 novembre 2008 il ministro dei Beni culturali Sandro Bondi, che già di suo non è una persona ferrata in materia, ha nominato l’ex direttore di McDonald Italia, Mario Resca, alla direzione generale dei musei italiani.

Le prime perplessità non si sono fatte attendere. «Dirigere una fabbrica importante o i musei italiani non è la stessa cosa» ha dichiarato al Corriere della Sera il 21 novembre Salvatore Settis, presidente del Consiglio nazionale dei beni culturali e direttore della Normale di Pisa. La nuova direzione rischia di creare problemi di competenze. «Visto, ad esempio – prosegue Settis – che (Resca, ndr) deve decidere sui prestiti, ma anche la sorveglianza sui poli museali di Roma, Napoli, Firenze, Venezia». Per dirla in breve, c’è il rischio che Resca non si limiti a far quadrare i conti, ma possa esprimersi nel merito della tutela, che è di stretta competenza dei dirigenti.

Mario Resca ha replicato alle accuse dicendo che il fatto che non si sia mai occupato di beni culturali non è un problema: “Non sapevo nulla di ristorazione e per dodici anni ho guidato la Mc Donald’s italiana” ha affermato. “Non sapevo niente neanche di gioco e ora dirigo il Casinò di Campione”. Ed ha aggiunto: “ll patrimonio custodito nei musei italiani è una miniera d’oro a costo zero” (da www.teknemedia.net).

Nell’articolo “Cheeseburgers Get Into the Mix in the Italian Debate on Museums ” a firma di Elisabetta Povoledo sul New York Times (in lingua inglese), l’autrice si preoccupa della crescente “fast-food culture” ed ironizza sul “McCaravaggio and medium Coke.”

In un’intervista al The Daily Telegraph, Resca conferma la direzione mercantilistica del suo mandato: “Roman ruins such as Herculaneum, Pompeii and Rome’s Forum would prove a spectacular backdrop to product launches (trad:resti romani come Ercolano, Pompei e il Foro Romano sarebbero una scenario spettacolare per il lancio di nuovi prodotti )”.

Cosa dobbiamo aspettarci, quindi, dai prossimi 3 anni di super-direzione del nuovo super-direttore? La speranza è che Resca venga educato da persone come Settis e faccia suoi i consigli di associazioni competenti come l’Associazione Ranuccio Bianchi Bandinelli.

Benché un bilancio sano ed in attivo sia cosa auspicabile anche per il sistema museale italiano non dobbiamo dimenticarci come il nostro compito primario sia quello della conservazione. Le opere non sono di nostra proprietà, abbiamo il dovere di “traghettarle” alle future generazioni nel miglior stato possibile (e così le future generazioni avranno lo stesso compito, in maniera ricorsiva).  L’auspicio ultimo è che non partano i saldi di fine stagione anche nei musei italiani …

Nel frattempo, all’interno di questo dibattito, si inserisce il testo “La crisi dei Musei” dello storico dell’arte francese Jean Clair che insorge con veemenza contro la debolezza delle attuali politiche culturali, avide di affittare le collezioni nazionali. “La deriva mercantile trasforma l’arte in spettacolo e i musei in luna-park… I musei stanno diventando cenotafi, involucri vuoti, le cui collezioni sono in giro per il mondo. Per ora in affitto, ma presto potrebbero anche essere messe in vendita… una situazione che snatura radicalmente il progetto iniziale del museo” (acquista il libro).

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Cani addestrati al ritrovamento di “siti archeologici”

Studiosi milanesi stanno addestrando unità cinofile specializzate nell’individuazione e nel recupero di resti umani del passato e reperti archeologici. Nove gli animali coinvolti, due le razze - Labrador e Golden Retriever – entrambe caratterizzate da un fiuto eccezionale e da grandi capacità di apprendimento.

Finora, grazie al loro aiuto, sono state fatte due importanti scoperte archeologiche: una in bergamasca, l’altra in Svizzera.

In bergamasca, nei pressi di Martinengo, è venuta alla luce una necropoli romana: i cani sono stati fondamentali per l’individuazione di almeno 27 aree di scavo, da cui è stato possibile riportare in luce tombe e urne cinerarie.

In Svizzera, invece, a ridosso del ghiacciaio Schnidejoch, sono stati scoperti – sempre grazie al fiuto dei quattrozampe – ossa e frammenti di cuoio appartenuti, probabilmente, a un individuo contemporaneo alla famosa mummia del Simulaun, rinvenuta in Val Senales nel 1991.

Prossima missione dei cani soprannominati non a caso “dogtective” – impiegati anche dalla medicina legale tradizionale – ancora il ghiacciaio svizzero, nel quale potrebbero nascondersi molti altri resti risalenti all’Età del Rame (5mila anni fa).

Le Unità Cinofile R.R.U. di Milano sono le uniche ad operare in Italia in questo settore e collaborano con i Carabinieri, la Polizia di Stato e l’Istituto di Medicina Legale dell’Università di Milano (LABANOF).

Fonte:
http://www.milanoweb.com/

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Le gemelle mai nate di Tutankhamon

Forse erano due gemelle i feti mummificati ritrovati all’interno della tomba di Tutankhamon, lo dice il professor Connoly, antropologo dell’università di Liverpool. I due corpicini presentano un’età gestazionale apparentemente diversa, questa differenza pare sia dovuta alla giovane età della madre, la regina Ankhesenamon.

Gli studi continuano per essere sempre più certi che i feti possano effettivamente essere le figlie del faraone oppure se questi piccoli corpi furono seppelliti con lui per simboleggiare la rinascita del re a nuova vita.

S.

http://www.egiptologia.com/content/view/2762/74/

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