Presentazione volume e mostra ‘Il primo miglio della via Appia’

Oggi (venerdì 16 dicembre) sarà presentato il volume ‘Il primo miglio della via Appia’ (Croma), un’ opera nata delle ricerche di studenti, laureati e dottorandi di archeologia che partecipano all’omonimo Seminario sotto la direzione scientifica di Alessandro Guidi, Daniele Manacorda, Maura Medri, Riccardo Santangeli Valenzani e Rita Volpe, in collaborazione con il Dipartimento di studi storico-artistici e archeologici dell’Università degli Studi di Roma Tre.

Lo annuncia in una nota l’ufficio stampa del Seminario ‘Il primo miglio della via Appia’. “Presenteranno il volume Andrea Augenti, professore di archeologia cristiana e medievale (Università di Bologna), Elisabetta Pallottino, prof.ssa di restauro architettonico (Roma Tre), e Domenico Palombi, ricercatore di archeologia classica (Sapienza); interverranno inoltre Francesca Cantù (Preside della Facoltà), Liliana Barroero (Direttrice del Dipartimento), Carlo Travaglini (Presidente del CROMA).

La presentazione si terrà alle ore 16.00 presso la di Facoltà di Lettere e Filosofia, Aula Professori di Presidenza, in via Ostiense, 236, Roma. A seguire, presso il Foyer dell’Aula Magna, sarà inaugurata la mostra ‘Il primo miglio della via Appia a Roma – Nuove ricerche. Seminario interdisciplinare 2010/2011’ allestita sino al 23 dicembre 2011.

“Il tema al centro del seminario -spiegano gli ideatori dell’evento- è l’archeologia e la storia di un paesaggio urbano corrispondente al tratto urbano della Via Appia, un tratto breve, ma carico di storia. Le trasformazioni recenti, da un secolo a questa parte, lo hanno profondamente modificato. L’area ha sempre giocato, sin dalla più remota antichità, un ruolo di interfaccia tra la città abitata e l’immediata periferia urbana.

Fuori e dentro le mura il paesaggio è stato inghiottito dal tempo: le residenze si alternano alle necropoli, prima pagane poi cristiane, i monumenti pubblici ai luoghi di culto, l’uso agricolo dei suoli ai giardini e alle ville aristocratiche, sino alle odierne ambasciate e ai tuguri dei senzatetto dell’età della globalizzazione. L’area si presta, infatti, a tanti e diversi approcci: le nuove ricerche si muovono tutte lungo un binario metodologico, che è quello della topografia storica e dell’archeologia dei paesaggi urbani, e si nutrono di un intreccio di fonti, dell’analisi dei resti monumentali e delle fonti iconografiche, della consultazione ripetuta degli archivi pubblici e privati.

I singoli interventi affrontano tematiche molto diverse, dalla più remota antichità ai secoli a noi più vicini, nella consapevolezza che la storia urbana si fa sì per epoche, ma che nessuna epoca può fare a meno delle altre, per essere meglio intesa o anche solo interrogata. Pensiamo -concludono- che sia importante nel fare ricerca imparare a comunicare, perché la comunicazione cambia radicalmente il rapporto fra il ricercatore e l’oggetto della sua indagine, in quanto la propensione alla comunicazione interviene nella fase stessa in cui si imposta la ricerca, perché è nelle scelte comunicative che si misura la capacità di raccontare la storia, portando a sintesi le strade che si percorrono per scriverla”.




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