21 soprintendenti archeologi scrivono al Ministro Bondi “cosi’ non garantiamo la tutela del patrimonio”

La Uil Beni – culturali, con il segretario Cerasoli, convoca una manifestazione nazionale per il 22 settembre a Roma e diffonde una lettera di protesta di ben 21 soprintendenti archeologi che avvertono il ministro Bondi: così non possiamo più garantire la tutela delle opere d’arte. E se dei cantieri incontrano reperti archeologici, si bloccheranno. Ad esempio i lavori dell’Acea per l’adduttrice Torrenova-Eur, all’Appia antica, in Sardegna, Toscana e Calabria, in Abruzzo.

Di seguito, ecco buona parte della lettera dei soprintendenti al ministro Bondi con i loro nomi.

Il lavoro delle soprintendenze per i beni archeologici consiste (sembra quasi superfluo doverlo riaffermare) non solo nella gestione dei musei e delle aree archeologiche, nei lavori di scavo e restauro, ma in primis nell’esercizio della tutela, praticata tramite il controllo degli scavi svolti da terzi, in concessione, ma soprattutto in occasione della realizzazione di opere diverse (edili, infrastrutturali, di cava ecc…), che rischiano di interferire con contesti archeologici da salvaguardare.

In altre parole, all’attività di tutela ordinaria, che comunque comporta di doversi muovere su tutto il territorio, anche in zone disagiate e non servite da mezzi pubblici, si accompagna una attività straordinaria, di archeologia preventiva, per la quale si pone un problema anche di tempestività ed efficienza. Tali attività costituiscono in molte regioni la grande maggioranza degli interventi delle Soprintendenze per i Beni Archeologici.

Le recenti disposizioni che escludono l’utilizzo del mezzo proprio causeranno di fatto enormi difficoltà nella tutela del patrimonio archeologico nazionale, fino a renderla di fatto impossibile.

E’ bene ricordare che:

1) le automobili di servizio sono ormai in numero estremamente ridotto; mai più di una per ogni soprintendenza (talvolta in leasing), spesso nessuna, cui si aggiunge la disponibilità quasi ridicola dei fondi per la benzina.

2) il numero dei funzionari archeologi e dei tecnici in servizio è scarso rispetto ad un organico già inadeguato.

3) fino ad oggi l’attività di tutela è stata garantita dalla disponibilità (davvero esemplare) di molti funzionari ad esporsi, guidando auto di propria proprietà, senza alcun guadagno personale perché l’indennità chilometrica era ridotta al minimo ed anzi usurando il proprio mezzo di trasporto per senso del dovere e per forte e responsabile motivazione del proprio lavoro

4) non è pensabile che si possa garantire interventi ispettivi con sistemi alternativi, mobilitando a tempo pieno le poche auto d’ufficio ancora esistenti o utilizzando escamotages.

5) è assai dubbio che l’abolizione del mezzo proprio rappresenti anche un risparmio di spesa da parte della pubblica amministrazione: i costi dei mezzi pubblici che uno o più dipendenti del Ministero per i Beni e le Attività Culturali dovrebbe utilizzare per raggiungere le diverse località, più l’aumento di tempi di missione, probabilmente anche con il rimborso dei pasti e dei pernottamenti esterni, probabilmente provocherà anzi un aumento delle spese di missione, i cui fondi sono già oggi spesso insufficienti a coprire le necessità dell’ufficio.

6) la maggior parte dei cantieri legati all’archeologia preventiva avviene a spese della committenza esterna; gli archeologi che vi operano sono quindi economicamente dipendenti da coloro che realizzano opere di scavo; la direzione scientifica e il controllo costante dei funzionari del Mibac è l’unica garanzia che questi interventi avvengano secondo correttezza e nel rispetto del patrimonio archeologico.

7) la ridotta possibilità a condurre tempestivi sopralluoghi etc renderà ancora più lunghi i tempi per l’approvazione dei progetti, rilascio nullaosta, partecipazione a conferenze di servizio etc. etc. etc. con dilatazione dei tempi.

Per concludere, se questo indirizzo non verrà corretto, i sottoscritti soprintendenti per i beni archeologici comunicano che non sarà possibile garantire un adeguato livello di tutela del patrimonio archeologico sparso sul territorio e ne declinano la responsabilità

Il Soprintendente Archeologo del Piemonte – dott. Egle Micheletto
Il Soprintendente Archeologo della Liguria – dott, Filippo Maria Gambari
Il Soprintendente Archeologo della Lombardia – dott. Raffaella Poggiani
Il Soprintendente Archeologo del Veneto – dott. Vincenzo Tinè
Il Soprintendente Archeologo del Friuli Venezia Giulia – dott. Luigi Fozzati
Il Soprintendente Archeologo dell’Emilia Romagna – dott. Luigi Malnati
Il Soprintendente Archeologo della Toscana – dott. Fulvia Lo Schiavo
Il Soprintendente Archeologo delle Marche – dott. Giuliano De Marinis
Il Soprintendente Archeologo dell’Etruria Meridionale – dott. Anna Maria Moretti
Il Soprintendente Archeologo del Lazio – dott. Marina Sapelli
Il Soprintendente Archeologo dell’Abruzzo – dott. Andrea Pessina
Il Soprintendente Archeologo del Molise – dott. Alfonsina Russo
Il Soprintendente Archeologo della Basilicata – dott. Antonio De Siena
Il Soprintendente Archeologo della Puglia – dott. Teresa Cinquantaquattro
Il Soprintendente Archeologo della Calabria – dott. Simonetta Bonomi
Il Soprintendente Archeologo di Cagliari e Oristano – dott. Marco Minoia
Il Soprintendente Archeologo di Sassari e Nuoro – dott. Bruno Massabò
Il Soprintendente al Museo nazionale preistorico ed etnografico L.Pigorini – dott.Luigi La Rocca
Il Soprintendente al Museo Nazionale d’Arte Orien tale – dott.Maria Rosaria Barbera
Il Dirigente Archeologo presso il Segretariato Generale – dott. Elena Calandra
Il Dirigente Archeologo presso la Direzione generale alle Antichità – dott.Jeannette Papadopoulos

Fonte:

http://www.unita.it/news/culture/102982/lo_stato_uccide_larcheologia_la_protesta_di_soprintendenti




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