“Un Re, un Guerriero, un Eroe. La tomba 36 della necropoli sabina di Eretum” in mostra dal 7 novembre 2009

Un Re, un Guerriero, un Eroe | La tomba 36 della necropoli sabina di Eretum

Fara in Sabina, Sala Monte Frumentario
dal 7 novembre 2009 al 14 febbraio 2010

Sullo scorcio del VI secolo a.C., quando la cacciata dei re da Roma provocò gravi sconvolgimenti politici che portarono al crollo della supremazia della città, per i centri della Sabina tiberina si aprirono nuove prospettive. Ad Eretum, stretta da secoli fra la spinta espansionistica romana e la potente città sabina di Cures, salì al potere un personaggio eccezionale.

corredo tomba 36 eretum

La sua tomba, scoperta nel 2005, va contro tutte le tradizioni delle aristocrazie sabine: le dimensioni colossali – quattro vani per una sola persona -, i calderoni di bronzo allineati come in un santuario, l’uso di simboli regali arcaici e desueti come il carro da guerra e il trono a schienale ricurvo, la cremazione dei resti del defunto, sono tutti segni di un culto eroico a lui tributato al momento della morte.

La tomba 36 della necropoli di Colle del Forno, già al momento della sua individuazione tramite prospezioni geofisiche, è apparsa come una struttura eccezionale, in primo luogo per le sue dimensioni. In un panorama dominato da tombe di apparato modesto, con una sola piccola camera provvista di loculi sulle pareti, spesso reimpiegati più volte in modo da protrarne l’uso per diverse generazioni, l’immenso complesso formato da un enorme atrio scoperto, tre camere, e un corridoio d’accesso lungo più di 26 metri, rappresenta una anomalia che fu chiaramente cercata già fin dalla sua costruzione.

trono tomba 36 eretum

Lo scavo ha confermato pienamente la particolarità di questa tomba colossale, che fu concepita per ospitare le spoglie di una sola persona. Nella camera di fondo si apriva un solo loculo, che conteneva le ceneri del defunto, raccolte in una cassetta di legno, entro un panno ricamato d’oro; ai suoi lati, due calici già molto antichi al momento della morte del personaggio, evidentemente reliquie venerate di qualche antenato.

La grande camera conteneva solo il trono in terracotta e le armi del defunto; ai piedi del trono, un piccolo vaso votivo resta a testimonianza delle cerimonie svolte al momento della sepoltura. La camera sinistra conteneva un carro da guerra; i cavalli che lo avevano trainato furono sacrificati nell’atrio, e i loro corpi travolsero le cinque anfore in ceramica lì deposte: vasi apparentemente modesti, ma che in realtà dovevano avere un valore per il loro contenuto e per la provenienza di tre di queste da lontane terre del Mediterraneo orientale. Nella camera destra, una fila di grandi recipienti di bronzo conteneva ulteriori offerte alimentari al defunto. Un secondo trono in terracotta, sopra il tetto della tomba, ne segnalava la presenza ai posteri.

La tomba fu riaperta per un secondo defunto, una donna, deposta su un letto di legno lungo la parete destra della camera di fondo; questo intervento provocò il crollo del soffitto e di una parete della camera, che furono rappezzati in modo sommario. Nel corso dei lavori, gli oggetti contenuti nella camera di fondo e nell’atrio furono infranti e in parte dispersi.

Tutti gli aspetti della deposizione originaria costituiscono una deviazione esplicita dalle tradizioni funerarie delle aristocrazie sabine dell’epoca: la tomba individuale, l’incinerazione, la presenza di materiali di corredo, tra i quali oggetti ormai desueti, come il carro e il trono, quest’ultimo di un tipo riservato da generazioni solo a divinità, eroi e altri personaggi sovraumani.

Sono segnali degli onori inconsueti tributati al defunto, riconoscimento del ruolo che aveva ricoperto in vita: si tratta senz’altro di un sovrano, vissuto in un’epoca, la fine del VI secolo a.C., nella quale il crollo del sistema di alleanze su cui aveva poggiato la supremazia di Roma nella regione provocò un vuoto di potere propizio alla ricerca di nuovi assetti politici e istituzionali, talora sotto il segno di figure emergenti, che spesso paludano la novità del loro potere sotto il mantello di un recupero di tradizioni ancestrali. Quando questo re di Eretum venne a mancare, nessuno poteva ancora sapere che il suo successo sarebbe stato effimero, e la sua sepoltura assunse i toni di un rituale di culto eroico.

Enrico Benelli

http://www.sabinideltevere.it/ita/2009/11/07/un-re-un-guerriero-un-eroe-la-tomba-36-della-necropoli-sabina-di-eretum/

Info:
Museo Archeologico di Fara Sabina
www.sabinideltevere.it




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