“Memorie dell’antico nell’arte del Novecento” in mostra a Palazzo Pitti

Il Museo degli Argenti di Palazzo Pitti ospiterà ancora per pochi giorni la mostra “Memorie dell’Antico nell’arte del Novecento“. Con essa, attraverso l’esposizione di opere significative dell’arte del secolo appena concluso, si è voluto porre l’accento sull’antico quale forma d’arte comunque riconosciuta anche dalle correnti più innovative e astratte del XX secolo.

Memorie dell'Antico nell'arte del Novecento

Tutta la mostra è giocata sul continuo confronto/rimando tra opere d’arte contemporanea e le opere antiche da cui potenzialmente esse hanno tratto ispirazione. E’ così che accanto ad una corniola di Dioskourides, di età augustea, raffigurante Apollo e Marsia, viene posto il celebre “La nascita dei desideri liquidi” di Salvador Dalì, dipinto nel 1931-32, in cui viene inserito, a mo’ di citazione, un piccolo cammeo di età augustea.

Al busto-ritratto dell’Imperatore Traiano, di II secolo d.C., viene avvicinato “L’uomo antico” di Adolfo Widt, scultura marmorea del 1913, in cui palesemente si legge il ricordo dell’originale antico cui si ispira. De Chirico nel suo “Paesaggio Romano” del 1922 orna le sommità dei palazzi che raffigura, di capolavori della statuaria romana, e in “Composizione metafisica” mette in primo piano una testa marmorea di Apollo cui restuisce il colore rosso delle labbra.

Ritroviamo in mostra una testa di Apollo romana, per rendere più facile il riconoscimento, e accanto ad essa un’altra testa di Apollo del 1822, di piena fase ancora neoclassica, quando si copiava coscientemente l’antico, ad opera di Ottaviano Giovannozzi. Alla Chimera di Arezzo, ben noto capolavoro della bronzistica etrusca, si confronta la Chimera di Arturo Martini, 1933-1935, il quale reinterpreta a suo modo anche la Lupa, realizzando in terracotta ”La lupa ferita”, 1931, in figura di donna resa però carponi.

Il “Pianto di Adamo” di Francesco Messina, 1929, in bronzo, è una citazione della celebre Cacciata dal Paradiso Terrestre dipinta da Masaccio: anche l’arte medievale è letta come fonte di ispirazione per l’opera d’arte contemporanea. Anche il tema della kourotrophos, la dea/madre seduta con bambino in fasce in grembo, tipica dell’arte votiva italica e magnogreca, viene reinterpretata con una discreta fortuna presso i moderni.

Anche le arti applicate traggono ispirazione dall’antico e dal Rinascimento: è il caso della produzione vetraria, dei gioielli (un bracciale-orologio a forma di serpente di Bulgari ben esemplifica l’ispirazione a modelli antichi).

Nel 1982, sulla scia dell’entusiasmo per l’importante ritrovamento dei Bronzi di Riace, Mario Cereli realizza il “Ritratto di un mio amico greco (Guerriero di Riace)”, busto più grande del vero realizzato mediante assemblaggio in legno, in cui è perfettamente riconoscibile uno dei due Bronzi. Anche la scoperta della Cista di Palestrina, capolavoro in bronzo di fine IV-III secolo a.C. ispira Giò Ponti il quale realizza, in ceramica Richard Ginori, una cista in cui è grande l’attenzione e la citazione dell’antico, e che non a caso egli battezza “La conversazione classica” nel 1924.

Infine chiude (o apre) il percorso un Sileno con Dioniso bambino, calco di XIX secolo da un’originale statua marmorea di età romana imperiale, in cui il Sileno regge amorevolmente un bambino beato tra le sue braccia, cui è affiancato il Gruppo bronzeo “Stazzema”, del 2008, con un adulto con il viso defomato dal dolore, che tiene in braccio il corpo senza vita di un bambino, in ricordo dell’eccidio di S.Anna di Stazzema, del 1944.

Interessante il tentativo della mostra di avvicinare i visitatori all’antico volendo far vedere come in realtà esso non sia qualcosa di totalmente distaccato da noi, lontano nel tempo e materiale prendipolvere da museo, ma sia invece qualcosa di ben vivo e ben radicato nella nostra cultura, tanto da andare ad influenzare correnti artistiche che apparentemente si distaccano totalmente da quell’aderenza al vero e al realismo che è propria dell’arte antica.

Ben fatto il catalogo, edito dalla Giunti, nel quale si rintracciano le schede particolareggiate di tutte le opere esposte in mostra, sia moderne che antiche.

Info: Memorie dell’Antico nell’arte del Novecento,

http://www.unannoadarte.it/artedelnovecento/

fino al 12 luglio




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