I Bronzi per Riace… Parole e paroloni !

La proloco “I Bronzi per Riace”, presieduta dalla Dott.ssa Anna Maria Bombardieri, ha organizzato una giornata studio dedicata ai Bronzi di Riace il 16 maggio 2009 a Riace Marina presso l’hotel Federica, in collaborazione con l’Università della Calabria e con il patrocinio del Ministero dei Beni culturali e della Regione Calabria.

Ho chiesto al Prof. Giuseppe Braghò di commentarci quanto emerso in questa prestigiosa sede, dopo la pubblicazione della sua ricerca-inchiesta con sui ha evidenziato e documentato molte criticità circa il possibile trafugamento di parti dei Bronzi di Riace, per i quali gli ultimi Ministri per i Beni Culturali Rutelli e Bondi hanno enunciato l’impegno a verificare il da farsi per ridare integrità a questi beni culturali che sono anche patrimonio dell’umanità.

Caro Pagni, ho letto – tra il “materiale” partorito dal convegno di Riace – un esilarante articolo (Gazzetta del Sud) in cui tale Prof. Giuseppe Roma (o qualcosa di simile) ha pubblicamente dichiarato che i Bronzi sicuramente rappresentano Castore e Polluce e che gli stessi, ancora sicuramente, nella mano destra reggevano originariamente delle redini, alle quali erano attaccati due cavalli.

Non intendo soffermarmi sulla bizzarria della seconda affermazione: al contrario, lancio un invito agli studenti (che frequentano il corso del docente UNICAL) di cambiarlo, se possibile. Prendano loro – in seconda ipotesi – delle redini in mano: soltanto per trascinare altrove un asino come il saccente Prof. Basterà d’altronde scorrere la pomposità del Curriculum Vitae dell’esimio relatore (specialmente soffermandosi sulla voce “Pubblicazioni”, le quali altre non sono che articoli ed articoletti ospitati su riviste e rivistine più o meno orfane di stima accreditata) per raccoglierne grandeur e preparazione specifica.

Si conosce, nel regesto ufficiale intorno alle due Statue, un solo altro esempio di pedanteria ilare, vezzosamente propinatoci dalla Brunilde Sismondo Ridgway, secondo la quale le magnifiche espressioni del periodo severo greco sono, nella squallida realtà, delle opere romane (!). L’archeologa nunziante, da allora, è universalmente riconosciuta come fantasiosa, e la gentilezza del termine è unicamente dovuta alla galanteria degli altri seri ricercatori. In tanti, e soltanto dopo la mia documentale inchiesta, si occupano ora dei Bronzi: ciò è positivo. Negativa è la maniera con la quale si disquisisce intorno ad essi.

Su Calabria Ora di ieri, domenica 24 maggio, si potrà leggere altra disquisizione di tale Danilo Franco, firmatosi senza qualifica professionale: potrebbe dunque essere fabbro, rigattiere, farmacista, botanico forse. Sono portato a ritenere il soggetto molto vicino all’ultima figura citata, trattando l’accaduto con ironia, che non fa male anche quando si toccano argomentazioni serie. Lo immagino dunque botanico poiché il noioso articolo può avelo scritto chi, con gramigne e carciofi, possiede familiarità.

La ricerca storiografica non è argomento da chiosco domenicale. Nessuno dei timorati convegnisti – oltre che il Danilo Franco – sostiene la via più consona per sciogliere i dubbi su origine e provenienza degli sventurati A e B: l’indagine della Magistratura e un futuro, approfondito scavo nell’area ri Agranci-Riace, misure da me più volte chieste al MIBAC. Spiego perché. Mariottini dice di aver visto per primo le statue. Crediamogli. Ancora, afferma che si trattava di “un gruppo”. Crediamogli. Continua, il sub capitolino, a narrare che al braccio sinistro di una di esse ha visto uno scudo. Crediamogli. Scrive nella denuncia, il fortunato pescatore, che le stesse sono differenti (e vistosamente) per postura, mostrandosi (una delle due) con braccia aperte e gamba sopravanzante,espressione contrastante con la realtà espositiva presente presso il Museo di Reggio Calabria,mentre la seconda corrisponde alla descrizione. Crediamogli.

A questo punto, il passo che Magistratura e Carabinieri della Tutela dovrebbero fare è banale soltanto: costringere il “papà dei Bronzi” a dire la verità. Lo stesso, in note interviste, afferma di voler parlare “soltanto col Giudice o con i Carabinieri”. Evidentemente, sussisterà qualcosa di riservato, da non svelare ai giornalisti e al popolo, sovrano (sulla carta).

Cos’ha fatto il Magistrato inquirente di Locri? A quali risultati sono pervenuti i Carabinieri? Tre anni dopo la personale, meritoria (parole di Ministro peri Beni Culturali, e non di botanico o convegnista griffato) inchiesta giornalistica, evolutasi nel volume “Facce di Bronzo”, nulla è dato sapere. Troppo facile. Strano e improprio, inoltre, che i convegnisti di Riace o il Danilo Franco ignorino di supportare la necessità primaria di stringere la morsa attorno a un falso eroe, per sapere. Probabilmente non amano o non vogliono, farlo.

Mariottini, se fosse quell’onesto “volontario servitore del bene pubblico” che dice di essere, dovrebbe toglierli, i drappi oscuri della menzogna. Certo, svelare le infamie di chi lo ha protetto fino ad oggi è pesante, e tanto. Meno pesante, tuttavia, dell’ombra che il cittadino Giuseppe Braghò, con “carte alla mano”, ha per sempre proiettato su Stefano & Co., lì dove Stefano sta per Mariottini e Co. sta per i noti personaggi istituzionali coinvolti nell’affaire Bronzi di Riace. Leggere, per credere. Dopo, e soltanto dopo, scrivere. O contestare, se possibile. Povera, poverissima Italia!

Cordialmente.

Prof. Giuseppe Braghò

P.S.: Ne autorizzo pubblicazione e divulgazione.




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