Comunicare la Scienza attraverso la Storia: “Galileo. Immagini dell’Universo dall’Antichità al telescopio

Comunicare la scienza attraverso la storia.

Potrebbe essere questo lo slogan della mostra

“Galileo. Immagini dell’Universo dall’Antichità al telescopio”

Palazzo Strozzi, Firenze, fino al 30 agosto 2009.

Nell’anno dell’Astronomia, celebrato perché giusto 400 anni fa Galileo inventava il canocchiale, Firenze dedica allo scienziato toscano una mostra sull’astronomia, dalle origini ai giorni nostri, prendendo le mosse dalle culle delle civiltà, Mesopotamia ed Egitto, per salire a Roma, all’Islam, al Medioevo, al Seicento della Rivoluzione Scientifica e all’eredità di Galileo fino a noi.

Il percorso, storico e scientifico allo stesso tempo, è illustrato perciò da testimonianze delle concezioni astronomiche dei popoli antichi.

In Mesopotamia per primi si accorsero dell’importanza e della necessità di scandire il tempo, di misurarlo, e al tempo stesso di interrogare gli astri per organizzare il lavoro sulla terra in funzione del cielo. Si fondono e si confondono scienza e religione: il sole diventa un dio cui il re deve rendere conto (una tavoletta in calcare proveniente dall’Iraq e datata al IX secolo a.C. mostra proprio un re al cospetto del dio Sole in trono); in Egitto la dea Nut (rappresentata frontale nel coperchio di un sarcofago del 740-700 a.C) è la dea del cielo, collegata al Sole e al suo coclo quotidiano di alba e tramonto. D’altronde sono proprio gli Egizi che inventano l’anno, così come racconta Erodoto.

Galileo. Immagini dell'Universo dall'Antichità al telescopio

Con i Greci facciamo un passo in avanti. Se da un lato abbiamo gli dei, il carro del Sole e della Luna e i miti che cercano di spiegare il perché e il percome del Cosmo, dall’altro abbiamo i filosofi (i pitagorici, ad esempio) che disegnano un cosmo perfettamente organizzato e ordinato secondo precisi rapporti numerici. Ai Greci si deve l’intuizione della Terra rotonda e i calcoli di misurazione di essa.  In mostra è esposta la ricostruzione di uno degli oggetti più discussi e controversi che sia mai stato rinvenuto: il meccanismo di Antikythera, un complesso strumento di misurazione che doveva essere in grado di calcolare equinozi, eclissi, fasi lunari, la posizione del sole e dei pianeti. L’originale fu rinvenuto a bordo del relitto di Antikythera, naufragato intorno al 70 a.C. famoso per aver restituito anche la famosa statua bronzea dell’Efebo di Antikythera, esposto al Museo Archeologico Nazionale di Atene.

In Roma accanto alla ricerca astronomica si diffonde con crescente importanza lo zodiaco,  usato anche come strumento di propaganda imperiale.

La mostra prosegue poi con la spiegazione della concezione astronomica dell’Islam, un’astronomia matematica, basata su osservazioni sistematiche, calcoli e previsioni, quindi con l’Astronomia nel Medioevo, dove accanto agli strumenti di misurazione si diffondono iconografie e simbologie che tendono in qualche modo a cristianizzare il Cosmo. Esemplare è un arazzo da Toledo, in cui sono personificate le scienze, tra le quali l’Astronomia ha un ruolo non secondario, mentre nel centro campeggia un’immagine del cosmo secondo le concezioni medievali.

E’ con il Seicento, con Galileo, che avviene una vera rivoluzione nel campo dell’astronomia. Costretto ad abiurare le scoperte fatte col suo canocchiale, Galileo non riceverà in vita i giusti onori per le sue intuizioni. Ma l’eredità da lui lasciata ha gettato le basi dell’astronomia moderna, dal canocchiale si è passati al telescopio, dalla comprensione del funzionamento del sistema solare, oggi si cercano nuovi sistemi solari a zonzo nell’infinità dell’Universo.

Il percorso espositivo è concepito in chiave storica. Paradossalmente a Galileo, fulcro dell’esposizione, è riservata una sola sala di tutta l’intera mostra. L’astronomia ci viene spiegata attraverso i passaggi graduali che gli astronomi di ogni tempo hanno fatto, ogni piccola cosa che ci viene mostrata costituisce una grande conquista che a loro tempo questi uomini fecero. Con l’aiuto anche di installazioni multimediali ci viene spiegato il contesto culturale in cui tali scoperte furono fatte, in cui tali concezioni si svilupparono.

Una mostra accessibile a tutti (come per tutte le mostre di Palazzo Strozzi è studiato un percorso appositamente per i bambini) e con la possibilità di una visita in notturna: il giovedì sera l’esposizione tiene aperti i battenti fino alle 23.

Per info su orari e biglietto v. http://www.galileofirenze.it/index.jsp




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