Archeologia e crisi economica. La fine dell’età dell’oro irlandese

[Questo articolo è stato recentemente pubblicato su Report On Line]

Ireland - tigre celticaCon l’avvento del nuovo millennio, in Irlanda, grazie ad una politica di drastiche riduzioni fiscali per tutte le aziende del territorio irlandese, arrivò anche l’età dell’oro. La cosiddetta “Tigre Celtica” era nata, le multinazionali americane di qualsiasi settore (informatico, finanziario, turistico, etc.) facevano a gara per accapparrarsi uno stabile dove trasferire i propri uffici ed i lavoratori stranieri neo-assunti facevano la fila con curriculum in mano per riuscire ad affittare una stanza dove vivere (a prezzi vertiginosi e spesso in pessime condizioni).

Dublino ha visto in pochi anni raddoppiare il numero di condomini, uffici, businness point, agenzie di lavoro, tram, mense e bar. Nacque in quel periodo la leggenda della città dove chiunque, ma proprio chiunque, avrebbe potuto trovare lavoro nel giro di poche ore, dalla mattina alla sera.

In tutto questo sconvolgimento, anche l’archeologia – cosa più unica che rara – ha subito una crescita esponenziale, di fondi e di scavi. Le aziende private di servizi archeologici aumentavano ogni anno, e queste, non riuscendo a far fronte agli scavi assumendo archeologi locali, si ritrovavano a dover reclutare lavoratori più o meno qualificati nei siti internet e forum di altre nazioni europee.

Per dare qualche cifra, alla fine di marzo 2002, il numero di archeologi formalmente occupati in tutta l’isola irlandese (compreso quindi anche il Nord Irlanda – formalmente parte del Regno Unito) era di circa 650 persone. Un secondo sondaggio effettuato a metà del 2007, rivelava che il numero di archeologi occupati nella sola Repubblica d’Irlanda era salito a 1709.

Questa ascesa vertiginosa del settore archeologico era dovuta alla crescita del settore edilizio e quindi alla necessità di scavi di recupero.

E ora? Con la crisi economica il settore più colpito in Irlanda è proprio quello delle costruzioni, i proprietari hanno visto calare in pochi mesi il valore delle loro proprietà del 40%, le imprese di costruzioni più grosse sono sull’orlo del fallimento e, non riuscendo nemmeno a piazzare gli stabili già costruiti hanno congelato tutti i progetti per gli stabili in costruzione.

Nuovi dati statistici, pubblicati nello scorso giugno dall’IAI, l’Institute of Archaeologists of Ireland, mostrano come dai 1709 archeologi occupati nell’estate 2007 si sia scesi drasticamente a 516 nel giugno 2008. Il calo prosegue ancora del 31% nel successivo semestre, arrivando ad un totale di 248 archeologi occupati a gennaio 2009.

Di tutti gli archeologi che lavoravano nella Repubblica d’Irlanda nel 2007, solo il 27% (ca. 500 su 1700) ha poi mantenuto il suo lavoro nel 2008. La perdita del lavoro ha colpito sia gli archeologi a contratto temporaneo (l’82% in meno rispetto al 2007) sia quelli a contratto permanente, anche grazie al sistema dell’autolicenziamento volontario.

Purtroppo le previsioni per il prossimo futuro sono ancora pessime, con il tracollo delle imprese costruttive non c’è più spazio e denaro per l’archeologia; non ci sono più opere in cantiere e questo, sempre secondo l’Institute of Archaeologists, porterà ad un ulteriore crisi del settore archeologico per tutto il corso del 2009.




Trackback this Post |